Ancora sui social networks

English (translated by Ilaria Montagni)

Facebook sì o no? La domanda è stupida ma ricorre quando emerge qualche nuovo fenomeno di massa. “O non ce l’ha fatta proprio lui questa domanda?” diranno molti di voi. Sì, l’ho fatta proprio io la domanda stupida, con l’assignment 5. L’ho fatta per provocare una riflessione più ampia su cosa possa voler dire “essere online” e avvalermi del vostro aiuto per vederci più chiaro. Proprio per questo infatti stiamo facendo il sondaggio che, per inciso, è obbligatorio per tutti, anche per coloro che non usano nessun strumento di social networking e persino per gli appassionati dei quiz.

Leggendo le risposte che si stanno accumulando nel questionario, ne abbiamo 106 per ora, colpisce una reazione che mi sembra abbastanza ricorrente e che si potrebbe riassumere così: “Ah quanto è meglio la vita fisica di quella virtuale!”. Questa è una di quelle affermazioni sulle quali è talmente ovvio concordare, situazioni patologiche a parte, che uno finisce per fermarsi lì, perdendo l’occasione di approfondire qualcosa di importante. In questo post vorrei suggerire un approfondimento della questione e mi piacerebbe poi sentire cosa ne pensate.

Come ho avuto occasione di dire o scrivere qua e là, a me FB non piace e ci passo pochissimo tempo. Non mi piace perché tutto è estremamente volatile, perché si deve far fronte a troppe richieste, perché richiederebbe troppo tempo valutare se l’adesione a un certo gruppo abbia senso o meno, perché si è costretti a udire anche voci che si vorrebbe non sentire, tanti e tanti contatti fugaci e superficiali, un generale traccheggiare, perché tutto finisce col ridursi a mera quantità e in questa quantità un inesorabile e dilagante annacquamento delle parole.

Povere parole, quanta fatica fanno a fare il loro mestiere oggi. Quante se ne emettono  ma poi pochissime giungono a destinazione. Dette alla coop, dette in classe alla messa e al comizio in piazza, trasmesse in mille modi, stampate, radioemesse, televisionate, telefonate telefonate e telefonate e essemmessate, e poi lette, spesso giusto viste, sui manifesti, gli striscioni sui lampioni, i cartelloni, i cartelloni dove vanno e vengono come nello screensaver, appunto e poi sullo screensaver, sulle magliette e tutto il resto con cui ci si copre e poi e poi …

Voglio dire che di tutto ciò che disturba in FB il mondo è già pieno, il mondo non virtuale. Perché forse le scritte a pennarello sui sedili degli autobus o quelle spruzzate sui muri delle case son tanto diverse da quelle sulle pareti   di FB? O quella conversazione che l’altro giorno m’ha sfondato i filtri della mente mentre bevevo una birra “… perché lui se la mette così, cioè nel senso, perché deve uscire con noi, cioè, voglio dire, nel senso … lei … lui… come mi vede …  non me ne può fregar di meno … a un certo punto … non ci posso credere … veramente … allucinante … nel senso …”, quella conversazione è tanto diversa da quelle che si svolgono in FB? O le parole vomitate da palinsesti televisivi demenziali, milioni, miliardi di parole emesse in ore e ore di dedizione quotidiana di fette di popolo certamente di gran lunga maggioritario, son quelle parole meglio di quelle che svolazzano in FB? Le parole tritate dal frastuono delle discoteche? Quelle condite da quintali di salatini ed ettolitri di aperitivi da folle che pienano i bar, folle a volte strabuzzanti su marciapiedi se non strade? Molto diverso tutto ciò da FB? O le parole dotte, tecnologiche, nuove di conio, emesse in gran copia in una miriade di convegni, conferenze, congressi, eventi, manifestazioni scientifiche, quelle no saranno serie, porteranno significati importanti, cose difficili, cose da specialisti? Chissà … succede tuttavia che quando ti capita di udirle nel tuo mondo, scopri che son tanto spesso ripetute, ridondanti come la schiuma di una birra versata male venduta al prezzo di una birra versata bene, a volte anche parole mariuole. Insomma parole stropicciate strapazzate diluite, o che son tanto diverse da quelle che inondano FB? E le parole della politica? Oh, lasciamo stare …

Certo che la vita reale è meglio di quella virtuale ma siamo sicuri che la vita reale sia sempre così magnifica? O forse esistono forme di partecipazione virtuale che hanno qualità umana superiore a tanti aspetti della vita reale?

Questo quindi è il mio primo punto: nella vita reale si può comunicare in modo denso e empatico partecipando a gioie e dolori del prossimo ma si può anche vivere truffando, scompigliando, calpestando o semplicemente annacquando sentimenti preziosi; parimenti nel mondo virtuale si possono stabilire connessioni meravigliose online come si può contribuire alla universale diluizione delle parole.

Ma allora, cosa può fare la differenza? Come stare online? Come non farsi travolgere da qualcosa che ci sembra inutile se non dannoso o semplicemente stupido come potrebbe essere FB o qualche altro social network?

La risposta secondo me è a monte, molto più a monte di qualsiasi strumento si decida di usare per fare qualsiasi cosa, quindi molto più a monte anche degli strumenti online. La risposta sta nel proprio atteggiamento verso il mondo esterno, nello spirito con il quale usciamo di casa la mattina o con il quale ci accingiamo a fare una cosa nuova.

In passato mi è capitato di assistere ad alcune conferenze di Patch Adams, il medico americano che ha posto il sorriso e l’empatia nella borsa del medico. Molti lo conosceranno per il famoso film sulla sua vita interpretato da Robin Williams. Il punto fondamentale da cui Patch Adams parte per tutte le sue considerazioni è proprio l’atteggiamento verso il mondo esterno dove propone di sostituire il paradigma

non posso fare questo per colpa di …

… della stanchezza, della mia negazione in matematica, della mancanza di tempo, della recessione economica, della pioggia, del figlio che non mi fa dormire, della malattia, del fatto che non so l’inglese, della mia negazione per la tecnologia, della sfortuna … oh non ho tempo di respirare … non posso non posso … ah questa non è cosa per me … io e questa cosa siamo lontani …

con

ora faccio questo perché ho l’obiettivo di …

cioè essere disposti ad usare qualsiasi modo e strumento per perseguire un obiettivo preciso

In altre parole, il problema non è se stare nella vita reale o stare nella vita virtuale, ma utilizzare gli strumenti della vita reale e di quella virtuale per perseguire un obiettivo, più in generale per realizzare un progetto, magari infine per realizzare il proprio progetto di vita.

In questa luce tutti gli strumenti del mondo sono potenzialmente utili e possono essere allo stesso tempo dannosi. In FB si perde tempo e si costruiscono relazioni evanescenti se ci si passa del tempo in mancanza di meglio. Altrimenti, possiamo provare a domandarci se FB non possa avere una qualche utilità per qualche nostro obiettivo e quindi plasmarne le caratteristiche ai propri fini.

Così è con tutti gli altri strumenti del mondo e quindi con tutti gli strumenti di social networking. Si tratta di capire quali sono le potenzialità peculiari di ciascun strumento. Il cacciavite è molto buono per avvitare le viti e la zappa per dissodare il terreno. Se per perseguire un nostro obiettivo può essere utile avvitare viti o dissodare terreni faremo bene ad impadronirci del loro impiego. Se, in mancanza di obiettivi meritevoli, ci appassioniamo all’uso della zappa, ne diventiamo schiavi.

La potenzialità fondamentale degli strumenti di social networking è quella di facilitare enormemente le connessioni con persone animate da interessi simili nel resto del mondo. Tutto qua. Si tratta di utilizzarli giusto per quello che possono dare e nella misura in cui migliorano la nostra capacità di raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi.

Concludo tornando dove siamo partiti: che ci possiamo fare con FB? Io ho risolto la questione come segue. Non ho tempo e voglia di passare il tempo in FB e ciò che vedo non mi piace. Tuttavia, FB è estremamente popolare, ci sono quasi tutti dentro, o comunque tanti. Per il tipo di lavoro che sto facendo ho una notevole necessità di raggiungere le persone per far sapere loro delle cose. Allora uso FB come una cassa di risonanza. A me piace molto di più Twitter. Quando voglio fare sapere che ho scritto un post, per esempio, e desidero che quel post raggiunga una certa popolazione, scrivo un messaggio in Twitter. Così intanto raggiungo la comunità di persone che mi seguono in Twitter ma poiché ho configurato FB in modo da replicare i messaggi che scrivo in Twitter, raggiungo anche coloro che mi vedono in FB. D’altro canto, ho anche configurato FB in modo da notificarmi per email i messaggi che la gente mi indirizza in FB. Tutto qua. Per il resto in FB butto via tutto.

Anche uno strumento apparentemente stupido può migliorare la vita di una persona.

28 thoughts on “Ancora sui social networks

  1. annouk009 ha detto:

    Quando mi sono iscritta Facebook, all’inizio trovavo entusiasmante il fatto di poter riallacciare contatti con persone del mio passato scolastico e non…tant’è che sono seguite cene di classe, aperitivi vari, ecc ecc.
    Ma dopo questa prima fase di entusiasmo, mi sono trovata ad avere scambio quasi esclusivamente con quel piccolo gruppetto di persone che vedo tutti i fine settimana o giù di lì, o cmq con amici di una vita lontani da me per motivi vari…
    E’ normale che dopo 20 anni che non vedi una persona hai un’infinità di informazioni da scambiare, ma io penso che nella vita sia fisiologico il fatto di mantenere contatti solo con certe persone ed altre perderle di vista…uno tende a tenersi vicine le persone che gli danno qualcosa di unico (per lui) e le altre si perdono per strada inevitabilmente. Con facebook, alla lunga succede la stessa cosa…

  2. Alessandra ha detto:

    Facebook è ormai la più grande comunità in rete a livello mondiale, i suoi utenti sono diventati in pochi mesi più di 4.000.000 solo in Italia e tutto questo soprattutto grazie alla potenza del passaparola. Sorge perciò spontaneo porsi delle domande: Quali sono le ragioni di questo improvviso successo? E’ forse solo una moda passeggera o rappresenta un cambiamento radicale nel modo di comunicare? Forse è giusto riflettere….
    Io credo che il “fenomeno Facebook” rappresenti sicuramente una moda del momento ma penso anche che esprima il bisogno, da parte di molti, di recuperare forme di relazioni personali o almeno virtuali, poiché è proprio intorno agli “amici” che ruota il Mondo di Facebook.
    Ma che cos’è l’amicizia allora?? Una tra le definizioni che ritengo più esplicative è quella fornitaci da Epicuro:
    « Di tutti quei beni che la saggezza procura per la completa felicità della vita, il più grande di tutti è l’acquisto dell’amicizia »
    Il concetto di amicizia (quella vera) ha quindi un significato profondo per cui l’amico è colui che in ogni istante è disponibile all’ascolto, è disposto al “sacrificio” in caso di bisogno, è colui con cui condividiamo gioie e dolori, è colui che nella vita di ciascuno di noi è una presenza (fisica non solo virtuale) indispensabile, mentre l’amicizia su Facebook è senza impegno, volatile come i bit che la compongono.
    Facebook sembra un Mondo aperto ma in realtà rappresenta un microcosmo chiuso in cui molti dei “FB Friends” sono persone a cui non rivolgi nemmeno un saluto se le incontri per strada. Limita il dialogo, quello costruttivo fatto di parole dette in faccia e risposte per confrontarsi.
    Inoltre portare la propria vita su FB significa abdicare più o meno volontariamente alla privacy, perché FB è alla fine solo uno strumento e come tale esige un uso consapevole e non si sostituisce alla vita reale. La nostra vita privata per definizione, infatti, non deve essere pubblica ma da concedere solo ai pochi di cui c fidiamo.
    Tuttavia rimane il fatto che grazie a questo social network si può ritrovare uno sconfinato spazio in cui vi sono conoscenti, colleghi, compagni di classe (dalla materna all’università) ed è quindi anche un territorio locale e allo stesso globale che per alcuni aspetti diventa molto piacevole offrendo la possibilità di riallacciare contatti con persone che abbiamo perso di vista, vedere le foto di persone care e lontane…. Neutralizzando così almeno in parte l’effetto lontananza-dimenticatoio. Grazie a Facebook si è quindi potuta creare una rete di collegamento tra persone la cui partecipazione può rivelarsi molto gratificante.
    Ma allora FB si o no??? Credo che come in tutte le cose della vita bisogna trovare il giusto mezzo ovvero riconoscere che è un semplice strumento a cui bisogna porre dei limiti.

  3. Lucia ha detto:

    Questo articolo me l’ ha inviato il prof. tempo fa per ” guarire ” il mio scetticismo che si percepisce effettivamente sul mio blog !! Bè l’ ho letto con piacere,condivido al cento per cento.. Lo scetticismo e la sfiducia nella tecnologia di cui parlo nel blog sono il frutto di un’ esasperazione dei mezzi di comunicazione di massa, rappresentano per me la potenzialità, la volontà di, tipica dell’ essere umano, divenuta ormai involuta, ermetica… Questo perchè condivido l’ idea che non è il quanto, ma sempre e comunque il come ci si agginge a vivere, on line come nella realtà di tutti i giorni.
    Comunque questo è un mondo che non fa per me, ne sono cosciente e in questo mi rispetto, credo che non sia un buon segno accendere il computer e sentire ogni volta la noia di doverlo fare, no??
    Cioè voglio dire, nel mio piccolo le cose le sto facendo, sto cercando di dar vita pian piano al mio blog, rispondo alle email, cerco di interessarmi a questi ” stupidi strumenti ” che certamente rendono migliore la vita di tante persone ma in questo momento non la mia, forse non sarà così per sempre ma ad oggi nella mia vita scelgo di esserci io e pochi altri…Comunque prof continuo a leggere i suoi articoli e a riflettere come mi ha invitato a fare !!
    Scusi prof non so se può aiutarmi a risolvere l’ ultimo impiccio sul blog : praticamente vado sul mio blog ma non riesco a scrivere nessun post, cioè è proprio “sparita” l’ opzione crea nuovo post o forse non c’è mai stata e me la sono sognata ??
    Insomma non ci scrivo più niente da dicembre perchè non ci riesco più…Potrebbe gentilmente illuminarmi?? La ringrazio tanto

  4. Francesca Schiaroli ha detto:

    no via non mi avete convinto…resto una fan di FB! Credo che FB sia una sorta di mondo parallelo,ovviamente è virtuale ma a mio avviso è intrecciato con la realtà. I miei contatti di FB sono i mei amici nella vita reale,parlo con loro su FB ma poi 10 minuti dopo li vedo per fare un aperitivo. Insomma non me la sento di definire FB un mondo del tutto virtuale,piuttosto lo vedo come uno strumento virtuale del mondo reale usato da persone reali che hanno la fortuna di rimanere in contatto con gli amici e portare avanti i loro rapporti anche se sono lontani. Per esempio,per me che passo metà della settimana a casa e metà a Firenze FB è stata la svolta,con quanto costano le chiamate e gli sms,e chi l’averebbe sentiti mai gli amici senza FB?!

  5. martina ha detto:

    Non impazzisco per FB, mi lascia abbastanza indifferente…ma credo comunque che rispecchi la nostra società dove tutti hanno bisogno di un pezzetto di protagonismo o di sentirsi circondati da “amici”. Ma chi li ha 300 amici nella vita reale con i quali parla, vive o si confida quotidianamente?
    Io no, e neppure ci tengo(che paura!). Stessa cosa per FB, ti scrive in bacheca chi nella vita di tutti i giorni ti avrebbe mandato un sms. Credo lo si possa sfruttare per comunicare e scambiarsi informazioni come si potrebbe fare con un’ e-mail; non è necessario infognarsi in test demenziali o pubblicare 675 foto, appartenere a gruppi o postare in bacheca di 100 persone!

    such is life!

  6. iamarf ha detto:

    Carissimo Sandro,

    – aprire un blog usando wordpress.com (pochi orpelli, funzionamento stabile, possibilità di scrivere pagine statiche, grande visibilità potenziale)

    – usare FB come “diffusore” …
    1) accettare più friends che sia possibile
    2) quando scrivi un post metti il riferimento in FB o anche quello che ti pare per attirare la gente

    Ricorda però che al fine di attirare le persone per condividere ciò che pensi devi andare a cercare quelle che sono, con qualche probabilità, sulla tua lunghezza d’onda (questo non significa necessariamente che siano d’accordo con te sui tuoi argomenti, potrebbero anche avere idee contrarie), devi ascoltarle, cioè leggere ciò che scrivono, fare loro dei commenti con lo scopo di provare ad intrecciare i tuoi pensieri con i loro ed allora forse qualcuno verrà a visitarti, oltre ai visitatori occasionali e casuali, ed allora forse potranno nascere connessioni, amicizie, comunità …

    Leggi questo.

    Un affettuosissimo saluto
    A

  7. Sandro Puggelli ha detto:

    ciao andreas ho letto questo https://iamarf.wordpress.com/2008/12/21/ancora-sui-social-netrworks/#comments
    mi piace e ho deciso di postarlo nella mia pagina di facebooook, sono finito qui perché con FB si è reso possibilie ieri fare una bellissima cena delle elementari… così sotto consiglio e curiosità ci sono entrato anch’io
    però mi sembra un gran porcaio, nel senso cose buone frammiste a cose cattive, in generale una gran confusione… un gran porcaio appunto.
    mi sono appunto subito chiesto se può fare per me o no, una cosa forte però ce l’ha: la possibilità di beccarci tutti, o quasi.
    questo è ganzo da morire.
    però è troppo incasinato, troppo confusionario, troppe cose.. e per di più troppo poco personalizzabile.. mi immaginavo una mia pagina tutta bianca in cui, un po’ alla volta, avrei aggiunto quegli essenziali componenti che ci avrei voluto mettere… mi immaginavo una pagina improntata sul sociale o così… magari donde chiacchierare insieme a gente interessata dei problemi del nostro mondo e azzardare soluzioni, come dicevo nei miei auguri di Natale qualche giorno fa.
    conosci uno strumento in cui è possibile fare ciò?
    twitter?
    o dovrei proprio fare un sito nuovo?
    tvb

  8. iamarf ha detto:

    Giusto, egocentricamente,

    … un luogo dove si possa parlare liberamente di quello che ci succede, di quello che capita nel mondo reale…Questo è l’aspetto più importante che i socialnetworks hanno e che stanno trascurando in favore dei rapporti veloci…

    Ma questo è quello che accade già nel mondo reale e nella mainstream information (TV e stampa), è un problema sociale generale e non un problema online.

    Il corso online sulle Open Educational Resources con circa 50 partecipanti di tutto il mondo al quale ho partecipato l’anno scorso, il corso online sulla teoria e la pratica dell’apprendimento connettivistico con oltre 2000 partecipanti di tutto il mondo dei quali circa 200 attivi al quale ho partecipato quest’anno, sono alcune delle circostanze dove ho conosciuto carissimi amici e collaboratori, alcuni conosciuti poi di persona con sostanziale arrichimento della mia vita reale. Le varie comunità di persone che credono nella possibilità di migliorare il lavoro dell’insegnante e di poterlo trasformare radicalmente, comunità che ho conosciuto grazie alle precedenti esperienze e che hanno trasformato e ampliato in modo straordinario le prospettive che riesco a intravedere, e una miriade di altre connessioni che riesco solo a sfiorare, tutto questo è roba reale. Estremamente reale e tutta roba nata online.

    Roba estremamente reale, estremamente bella e estremamente ricca alla quale non avrei mai potuto aspirare dagli angusti recinti del mio mondo accademico, dall’Università di Firenze, dalle aule dove si perpetuano riti sempre più sterili e autoreferenziali (salvo alcune eccezioni), dagli innumerevoli e vari congressi scientifici ai quali ho partecipato e contribuito in passato.

    Ed il mio è solo uno degli innumerevoli esempi che si possono immaginare.

    Bisogna però desiderare qualcosa e credervi con fermezza, tenacia e apertura, apertura a quello che dicono gli altri. Questo è vero negli episodi della vita reale come in quelli della vita online.

    Chiaro?

  9. egocentricamente ha detto:

    Domande inquietanti su feisbuc che mi sovvengono or ora:
    Pochi minuti fa ho aperto il simpatico programma e sul mio profilo c’era una richiesta. Albero Genealogico.
    La cosa pare simpatica, mi incuriosisce e leggo…
    si tratta di rispedire l’invito a tutti i contatti e un mega calcolatore in una parte remota della terra elabora i dati tracciando ipotetici legami di parentela. Vabbè sull’invito c’è scritto che uno può perfino trovare dei parenti di cui non conosceva l’esistenza… al che io mi sono detta, beh se la media dei quozienti di intelligenza dei miei parenti noti è (per parentela) anche solo in parte assimilabile a quella dei parenti ignoti, non ci perdo niente se questi rimangono tali, e poi come dice il proverbio i parenti son come le scarpe, più sono stretti più fanno male, quindi meglio averli alla larga! Questa riflessione mi fa titubare e non reinvio assolutamente l’invito, in compenso mi metto a leggere i commenti dell’autore del gruppo di feisbuc.
    Il fondatore è un tale Luca Catalano e devo dire che ha dimostrato una cosa pazzesca: un milione e duecento e più persone, ovvero un quarto di chi ha feisbuc, si è iscritto a quel gruppo, per sapere se tra gli amici degli amici degli amici degli amici, poteva nascondersi un suo parente. Il 16 dicembre il fondatore del gruppo ha scritto che era una bufala (http://www.facebook.com/group.php?gid=40745866164)
    ma a distanza di 10 giorni io ho ricevuto l’invito, chi me l’ha spedito non ha letto tutto o comunque può essere che chi ha aderito in buona fede, non si è ancora accorto di essere stato preso in giro. Ora la mia domanda è: ma la privacy di più di 1 milione di persone? cioè il simpatico Luca ha fatto questo scherzo, ma i dati a cui accede feisbuc quando fa la domanda berlusconiana “consenti?” dove vanno a finire??? nome cognome indirizzo e mail…. insomma è uno scherzo che ha fregato più di un milione di dati… tutti conferiti spontaneamente perchè le premesse erano diverse dalle reali intenzioni!
    Il tutto poi sta continuando anche se il simpatico Luca ha dichiarato che era solo uno scherzetto… a me non sembra che questa cosa sia proprio da ignorare!

  10. Olivia ha detto:

    Facebook sì, facebook no. Ne ho già parlato nel mio blog. Principalmente sono d’accordo nel ricordare che è un mezzo… certo, un mezzo influisce sul messaggio… ma più di tutto siamo noi che lo usiamo a determinare l’effetto.

    La possibilità offerta da Fb che perferisco in assoluto è quella di trovare la gente per nome e cognome. Un potente nipote dell’elenco telefonico.

    Seguono i gruppi, quelli veri, legati alla vita reale.

    Io ho l’impressione di tenermi veramente più in contatto con più persone, da quando ho facebook.
    Es. vedo un’amica di un’amica ad una festa. Prima di Fb ci saremmo incontrate tramite l’amica comune almeno 6-7 volte prima di scambiarci direttamente email e n. di telefono. Ora ci si vede e, se c’è simpatia, il giorno dopo ci si aggiunge su facebook ed il contatto è diretto.

    E poi… come si organizzano bene i festoni?!?

    Quanto ai blog… magari scrivo un post, così non verrà letto, ma non andrò off topic in questo commento 😉

  11. egocentricamente ha detto:

    Leggendo tutte le risposte al post, io rimpiango molto il vecchio forum dei Baustelle che per me è stato il primo luogo sociale virtuale dove mi sono iscritta!
    E’ stato chiuso. Alla fine era un ricettacolo di spammer che copiavano lì i loro links pornografici.
    Perchè mi manca? perchè c’era tanto dialogo: una persona scriveva qualcosa, tutti commentavano. A differenza del blog che è concettualmente “uno a molti” il forum è “molti a molti” e permette lo scambio e la contaminazione su molteplici argomenti e su diversi livelli.
    La maggior parte degli amici di forum adesso sono su FB a spettegolare tutti di tutti, io compresa!
    Come ho già avuto modo di dire non mi piace molto FB, ma ci vado così come frequento altri socialnetworks per i miei scopi personali (generalmente legati alle cose che mi fanno piacere) come fa Gaia. Anche io scambio immagini o video e mi tengo informata sulle notizie che riguardano i miei artisti rock preferiti. Non mi sento aliena, nè schiavizzata, però mi manca lo scambio di opinioni, mi manca quello che un tempo era il bar, dove ci si ritrovava a giocare a carte o a bere un caffè e si chiaccherava con tutti.
    Del resto siamo nell’epoca dei grandi centri commerciali e dei fast food dove si va veloci e non ci si ferma per relazionarsi con nessuno!
    Mi sono creata un blog subito dopo la chiusura del vecchio forum, un pò per sfogo, proprio perchè mi mancava una dimensione che avevo conquistato e che mi era stata tolta, ma non è stata proprio la stessa cosa. Il mio blog ha avuto diversi rimaneggiamenti nel tempo, assolvendo a più funzioni, per un pò è stato come fare terapia di gruppo, per un altro pò invece è stato privato e chiuso agli altri. Insomma non che abbia cercato di svitare le viti con la vanga, ma con il mio strumento ho fatto cose diverse rispetto a quelle per cui era nato.
    Oggi che mi ritengo abbastanza tecnologicizzata per la mia base di partenza (ho preso la patente europea ECDL nel 2006 a 36 anni!!) o perlomeno per i miei scopi, continuo a sentire la mancanza di un luogo dove si possa parlare liberamente di quello che ci succede, di quello che capita nel mondo reale… e trovare soluzioni o comunque prospettive diverse. Questo è l’aspetto più importante che i socialnetworks hanno e che stanno trascurando in favore dei rapporti veloci… delle “sveltine” (perdonatemi il termine) che lasciano proprio l’amaro in bocca!

  12. Chiarapi ha detto:

    Oggi sono uscita presto, per evitare le code, la gente, le corse….insomma il delirio del Natale.
    E così leggendo i vostri commenti mi sono fatta una domanda ma anche nella rete virtuale si corre così veloce senza vedere, osservare capire ciò che c’è dentro?
    Si forse si! Mi rendo conto che, quando mi sono iscritta su FB ero entusiasta, “ravanavo” nella vita degli altri, rendevo partecipi gli altri della mia vita ed ora il gioco è finito!!!
    Mi stufo, sento i miei amici che odiano FB che si vogliono cancellare ma hanno paura di essere tagliati fuori dal mondo…
    Ma quale mondo quello virtuale o quello reale? Forse il confine non c’è più tutto è mischiato, non apperteniamo al reale e nemmeno al virtuale?
    Molte persone a cui ho chiesto di FB dicono che hanno paura, ma paura di cosa forse del vuoto che abbiamo intorno.
    Sono d’accordo sul fatto che:”Non esistono cose positive e cose negative, esistono i nostri atteggiamenti e le nostre azioni le quali, qualsiasi strumento si usi possono essere volte in benessere (profondo) per gli altri oppure no” ma a volte si perde questo scopo si fa perchè lo fa l’altro, come:il regalo di natale , gli auguri, l’iscrizione a FB,il vestito comprato…ma noi perchè lo facciamo, perchè ci piace, ci incuriosisce ci serve???
    Insomma io sotto l’albero vorrei trovare un pacco con dentro…CURIOSITA’ INTELLIGENTE!!!!! Si può????
    BEH BUON NATALE A TUTTI

  13. iamarf ha detto:

    Ecco, questo è proprio l’atteggiamento su cui volevo far riflettere. Il rifiuto aprioristico e la semplificazione estrema per dire questa cosa non è per me. La parola odio suona male a Natale … Natale? Perché quello che vedete accadere a livello di massa vi sembra molto attinente all’idea originale di Natale? Oddio, se vogliamo far riferimento ad un punto di vista religioso, visto che si è nominato il Natale, e considerata la straordinaria profondità, umanità e ricchezza del Vangelo, forse è meglio anche lasciar perdere le origini del Natale, poiché nulla delle cosiddette tradizioni natalizie si ritrova nel Vangelo.

    Vangelo che parla tutto di capacità di capire il diverso, il lontano, capacità di ascoltare l’infinita ricchezza del mondo, capacità di meravigliarsi di fronte alle novità, di stupirsi. Volontà di vivere per il benessere (totale, anche ma non solo materiale) dell’uomo. In tutto il Vangelo Gesù strapazza potenti e categorie di potenti ben noti (a quei tempi) e cerca la diversità fra lebbrosi, puttane, pubblicani (gli odiosi tavlolta rinnegati esattori di Roma) e pagani (di allora).

    Cercava e mostrava l’esistenza della vita laddove tutti ritenevano esistesse solo il male.

    Il Natale è solo consumo, pancia piena e l’unico giorno nel quale molti si ricordano di appartenere ad una parte religiosa e mettono le cose a posto presentandosi alla Messa. Lo dico come si può dire da laico o da credente.

    Stupirsi del mondo, rimanere bambini meravigliati. O non abbiamo qui già letto e scritto ormai molte parole su cosa voglia dire agire positivamente anche nei social networks?

    Non esistrono cose positive e cose negative, esistono i nostri atteggiamenti e le nostre azioni le quali, qualsiasi strumento si usi possono essere volte in benessere (profondo) per gli altri oppure no.

  14. aliciotta ha detto:

    sapete che vi dico…….io odio FACE BOOK………odio Badoo
    e tutti sti cavoli di social network che girano ora…….sembra una cosa banale da dire ma è vero…e poi ne sento tanti che come erano entusiasti inizialmente nell’usare fb adesso non lo tollerano…un motivo ci sarà?!
    ma poi c’è un sacco di gente che vive sui cavoli altrui già di suo…se poi li aiutiamo con fb è inutile….comunque BUON NATALE e almeno per queste vacanze un invito ad uscire e a spegnere il computer…

  15. iamarf ha detto:

    I’m enjoying this discussion very much and probably I will try to recap some ideas in a next post.

    Hello Jørgen, benvenuta Gaia e ciao Veggie.

    Gaia, as she told us in her comment, is a friend of a student, Ilaria, Veggie is a student of Medicine who was in my class last year and Jørgen was one of my class fellows in the Connectivism & Connective Knowledge course.

    Thanks for your comments, Gaia, Veggie and Jørgen, because they are a nice implicit answer to the question raised by some of the students:

    “Why nobody is commenting my posts? We are all so egocentric!”

    The short answer I suggest here is taken from Stephen Downes article Seven Habits of Highly Connected People: do not concentrate only on your own product but do read what other people have written and talk to them trying to find connections between your project and other’s project. If you will persist, you will get something back, for sure.

    You see, Gaia, Veggie and Jørgen are intersecting their thoughts with our ones while their are coming from quite different communities.

    Dear Jørgen, thanks to Ilaria, you can find an english version at the top of my post … wonderful students, several of them are continuing to do things I’m not asking while improving substantially the quality of the course.

    By the way, if sometimes you will be planning to make a trip in Italy, I would be glad to host you so that we could discuss about the students work, this would be a very good way to fill the language gap.

    PS: Ilaria and, possibly, others: do not be afraid to correct my english, I know to be rather bad 🙂

  16. Gaia ha detto:

    Ciao Veggie,
    io ti ho letto fino in fondo eccome 🙂
    Scusate se m’intrometto nel discorso anche se non sono una “collega”, ma il post mi è stato segnalato da Ilaria, che è mia amica, così sono venuta a leggerlo.

    Premetto che sono d’accordo praticamente su tutta la linea con Veggie e anche con il post del professore, che è molto interessante.

    Un paio di anni fa ho fatto un lavoro simile al vostro, durante un laboratorio universitario, e ho creato un urban blog, che adesso giace abbandonato perché nessuno lo commenta mai e io mi sono stufata di scriverci (perché che urban blog è, se poi nessuno mai partecipa alle discussioni?!).

    Io sono un’entusiasta dei social network e, studiando cooperazione, mi piace approfondire tutto ciò che può portare all’ibridazione tra questi strumenti e il non-profit (Ilaria lo sa bene, le ho fatto una testa così!).

    Sono la classica “geek”: account su FB, Flickr, Youtube, Myspace, Blogger, Plurk, Twitter, Tumblr, Linkedin… e vari servizi minori che ora non starò qui a elencare. Mi piace usarli e non tanto per una questione narcisistica, quanto perché mi permettono di condividere le cose che scrivo, fotografo, riprendo, ecc… con le persone che conosco, con gli amici, sopratutto con quelli che sono lontani da me, magari all’estero. E si può dire quel che si vuole, ma internet è il modo più rapido ed economico per farlo.

    Inoltre uso il blog e i social network un po’ come fossero un portfolio virtuale, come strumenti per approfondire le tematiche che mi interessano (come il non profit, appunto).

    In sintesi, per me non si tratta di sostituire la vita virtuale a quella reale, ma di usare quella virtuale per facilitare e (perché no) arricchire quella reale.

    Buon lavoro a tutti coi vostri blog e con le vostre vite reali 🙂

    Gaia

  17. Veggie ha detto:

    Premessa: non possiedo un account su Face Book. Il che penso che dia già un buon indizio su come la penso al riguardo. Ma prima di fare i malpensanti, leggetemi fino in fondo.

    Non mi sono iscritta a FB poiché i commenti di persone che conosco e che si sono invece iscritte, mi hanno lasciata alquanto perplessa. La conclusione che ne ho tratto è che FB sia improntato soprattutto allo scambio di pettegolezzi e al rimorchiare.

    La mia amica M.: <>
    (e, dico io, se erano 15 anni che non la risentivi ci sarà pure stato un motivo, no?!)
    No, decisamente, una cosa che non mi attira…

    A prescindere da questo… Parlando di divario tra “vita reale” e “vita virtuale”… Non credo che poi questo sia così profondo come a prima vista possa sembrare. Lo scarto tra noi e gli altri comincia sempre nel momento in cui siamo noi a decidere ciò che di noi stessi agli altri vogliamo mostrare. Che non necessariamente è una porzione più ampia nella vita reale che non sul web.

    Ho passato 6 anni a raccontare cazzate su di me per giustificare qualcosa che preferivo non si venisse a sapere. Mi sono cucita addosso un personaggio, e di fronte agli altri ho recitato la mia parte. Magari l’ho fatto così bene che gli altri vedendomi, hanno pure creduto che quella persona fossi io, ma non lo ero. Agli occhi degli altri io ero “la ragazza dal kimono d’oro”, quella celiaca e con problemi ti ipertiroidismo, quella che sta assente da scuola per via del lavoro, quella che ha 5 gatti che ogni tanto giocando con lei la graffiano, quella che ha l’allergia al tessuto dei pantaloni, quella che ha l’allenamento di karate tutte le sere, quella che va sempre tutto alla grande, quella che ha la media del 9 e tanto basta per giustificare tutto il resto. Questa è vita reale? Questa è stata per tutti vita reale. Per tutti quelli a cui l’ho raccontata. Vita reale per tutti tranne che per me. Perciò non posso fare a meno di chiedermi: c’è poi così tanta differenza tra l’andare a sciorinare balle in giro e il costruirsi una vita sul web?

    Tengo un blog, e lì sono mille volte più sincera di quanto non riesca ad esserlo nella vita quotidiana. Diciamo pure perché s’interpone uno schermo, diciamo pure perché non solo sola, diciamo pure perché non sono esposta… ma almeno lì sono me stessa. Con tutte le limitazioni del caso, ma sono me stessa. Molto più me stessa e molto più reale di quanto, giorno dopo giorno, vado a lavoro e magari dico che ho le occhiaie perché non ho dormito bene la notte quando in realtà so benissimo che quelle occhiaie vengono da tutt’altra parte. Perciò, non si vive solo nella realtà. Si vive solo nei momenti in cui siamo noi stessi. Sulla Terra come On-line.

    È vero, l’importante non è il mezzo, ma l’uso che si decide di farne. Quanto si decide di dare di noi stessi. Quanto si decide di essere noi stessi. Ho visitato blog nati forse da persone migliori di me, ma sicuramente scopi molto peggiori dei miei. Ho cercato di ribaltare le carte in tavola, e di dare un senso a quello che stavo facendo. Sapendo che chi ha un “perché” per fare qualcosa sopporta qualsiasi “come”. Un mezzo è solo un mezzo. Sono le persone che ci stanno dietro che decidono tutto, che possono fare in modo che la stessa cosa sia “bianco” o “nero”, o, per usare una metafora a me più congeniale, “tutto” o “nulla”. Parafrasando una frase che una volta ho letto da qualche parte, “non sono le armi che uccidono. Sono le persone”. Una pistola, come FB, come un blog… sono solo oggetti. Un qualcosa d’intransitivo. Un qualcosa che di per sé è privo di connotazione positiva/negativa. Siamo noi che decidiamo che uso farne. Siamo noi che dobbiamo cercare di trarre il meglio possibile dai mezzi che abbiamo… per fare di ogni piccola cosa il nostro capolavoro.

    (Scusate la prolissità… Non mi avete mica letta fin qui, vero??!)

  18. Michele Ravenni ha detto:

    concordo con voi…ancora nessuno ha mai commentato i miei post, sebbene ogni tanto io abbia proposto qualcosina (anche di divertente, non riguardante gli assignments…sinceramente pensavo ci sarebbe stato anche divertimento oltre che interesse per il social networking…probabilmente perchè molti leggono soltanto gli articoli dal reader e non approfondiscono più di tanto…personalmente quando un articolo mi interessa corro a visualizzare la pagina!!!!

  19. lostincinemas ha detto:

    Mi avete illuminato, davvero…
    No, personalmente non credo si tratti di menefreghismo: qualcuno ha commentato gli articoli nel mio blog, io ho fatto altrettanto in altri, ma avete ragione.

    Ne approfitterò da queste vacanze.

    Grazie!!!

  20. giuggy ha detto:

    In effetti concordo con Ilariabu… alla fine nessuno (tranne quelle rare volte i compagni di corso) vanno a visitare gli altri blog e a lasciare commenti ai post…
    Nella vita purtroppo in effetti contano solo “i pettegolezzi” e quindi su facebook per esempio è più facile farsi gli affari degli altri per uno scopo particolare… vai a curiosare nelle informazioni, nelle foto.. tanto tutto quello che metti è visibile per la maggior parte delle volte…
    quando invece si tratta di fare qualcosa che va oltre, di scrivere magari post che non siano cretini o che non dicano cavolate, che insegnino qualcosa… a nessuno interessa! Ognuno si fa il suo blog, fa i suoi compiti e poi se ne frega degli altri!
    La vita non magnifica… ma la si può rendere migliore se solo ci sforziamo di essere meno “pecore” e di seguire quello che tutti fanno solo perchè, appunto, lo fanno tutti! Non dico che bisogna fare l’inverso, le pecore nere… sono per le vie di mezzo! Bisogna usare di più la propria testa forse.. allora magari, invece di usare fb per farsi gli affari degli altri, lo si potrebbe usare in modo più utile…
    Non lo so eh? Insomma, questo è un mio pensiero…

  21. ilariabu ha detto:

    cmq, nessuno ascolta mai, né nella vita vera né in quella virtuale.
    quanti di noi del corso che abbiamo avviato un blog abbiamo effettivamente dei commenti ai nostri post?
    sul mio non scrive mai nessuno
    a nessuno frega niente degli altri
    sul blog o sui messaggi che scrivi su FB o sui manifesti in un comizio: le tue parole sono vane
    rimane sempre tutto uguale

  22. lostincinemas ha detto:

    Beh, no, la vita reale non è sempre così magnifica.

    Ma in un film splendido che ebbi modo di proiettare con un gruppo di ragazzi di scuola media il protagonista, più o meno sui titoli di coda, concludeva dicendo che, alla fine, la vita è fatta così.

    Quel film si chiama Pleasantville, ve lo consiglio davvero.

    Citazioni a parte, lo spunto del Prof viene da un sondaggio sul social networking che è stato proposto a me e ad almeno altri 105 studenti provenienti da una ventina di corsi di laurea.

    Tutto sommato, si diceva poco sopra, il riflesso della vita virtuale è bene che resti così com’è, cioè un semplice riflesso. Leggendo poi l’articolo del Prof mi sono reso conto che l’entropia di Feisbuc, dopotutto, non è altro che il riflesso stesso della babele mediatica che ci circonda costantemente, per non dire incessantemente.

    C’è quasi la tacita sensazione che non si tratti più di una moda: oramai è un’appendice, come le invenzioni meccaniche di Leonardo da Vinci che, nella sua mente, sarebbero servite per amplificare le capacità umane.

    Ma se il genio era quasi riuscito ad inventare una macchina volante (gli sarebbe bastato poco, in fin dei conti), mi sembra che oggi, a secoli di distanza, le planate tecnologiche non riescano a spiccare verso chissà quale orizzonte.

    Sì, lo ammetto, uso Feisbuc, ma mi tengo bene alla larga da gruppi, fan club, sondaggi, bischerate, iniziative, catene di tanti santi (ci fosse solo Sant’Antonio…) e troppi altri ammenicoli da far perdere l’orientamento.

    Ecco il punto: dov’è finita la bussola?

    Se dobbiamo continuare a navigare nella Rete, come mai abbiamo volutamente smagnetizzato il polo nord?

    E’ come lo sguardo della Medusa: una volta che l’hai fissato, poi è difficile schiodarsi.

    Però, dopo tutto questo, ci deve pur essere una scappatoia, una botola, una via di fuga da una trappola luccicante e senza sbarre.

    Forse, a parer mio, si rischia di annegare come Narciso, ammalati e compiaciuti dal nostro stesso riflesso.

    Insomma, si torna sempre a parlare di loro…dei riflessi.

    No, tranquilli, niente soluzioni drastiche: continuerete a trovarmi su FB, ma c’è davvero ben altro, persino nel mondo virtuale tanto decantato, criticato, esaltato, evitato.

    E, se vuole il cielo, ci sono le persone.

  23. ilariabu ha detto:

    passato il mio iniziale entusiasmo per fb, mi sto pian piano allontanando… a dire la verità vorrei proprio eliminare il mio account personale, visto che per lavoro ne devo tenere un altro e da quello posso mantenere bene le relazioni di lavoro. Però tutti gli amici dell’università sono su fb… cmq, ho eliminato parecchi amici, scremando e limitando un mondo che mi fa quasi paura ora. Riesco a vedere proprio tutto e, sinceramente, vedere i commenti altrui mi interessa ben poco… molto meglio la formula “blog”: vado a curiosare solo se è voglia, non perché me lo dice una bacheca che non so come disattivare.

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