A molti amici diversi …

non esiste l’ovvio
non esiste l’evidenza
non esiste l’assoluto
non esistono le cose

per qualsiasi ovvio si potrà sempre scoprire
un punto di vista sotto il quale non è più ovvio
eccetera

esistono solo le relazioni fra le cose
nel senso che nessuno saprà mai cosa sono le cose di per sé
le possiamo invece percepire come addensamenti di relazioni

è delle relazioni fra le cose che ci possiamo occupare e non di altro

il mondo intero è fatto di sole relazioni
ma ogni relazione è sempre solo fra due nodi
e non c’è un nodo fisso e l’altro mobile
non c’è un nodo più vero di un altro
non vedere la specularità della relazione
annulla la relazione medesima
perdere una relazione è un altro passo verso la morte, quella vera

noi non siamo ciò che affermiamo d’essere
qualsiasi cosa affermiamo d’essere
anche se lo affermiamo con forza e purezza d’animo
noi siamo esclusivamente ciò che di noi si riflette negli altri
noi esistiamo esclusivamente nella moltiplicazione delle nostre immagini riflesse
frutto della cura posta nelle relazioni

si esiste solo
dimenticando se stessi

è per questo che le relazioni sono preziose
ogni relazione in meno è un brandello di vita in meno

gettare una relazione vuol dire giudicare

l’altro, a sua volta riflesso di innumerevoli immagini di sé
è sempre troppo complesso per poter essere giudicato

non è calcolo opportunistico
è ricerca e studio della vita
non vi è niente di più alto
non vi è conquista più grande

io ora credo questo
e temo che al di fuori di questo si possa annidare il germe dell’intolleranza

15 thoughts on “A molti amici diversi …

  1. iamarf ha detto:

    vedi, se volessimo potremmo andare all’infinito, escogitando una risposta per ogni frase dell’altro ma finiremmo semplicemente per giocare a ping pong

    un ping pong nel quale non vedo la percezione della complessità, pervasiva in tutte le scienze, dall’inizio del 900 in poi

    non vedo una chiara percezione della complessità come esce dal gioco fra determinismo e caos nei sistemi dinamici non lineari o nei problemi inversi, nei quali, per inciso, ho nuotato risolvendo problemi per una ventina d’anni

    non vedo la percezione della complessità dell’animo umano, emersa ampiamente, per esempio, nel romanzo dell’800

    non vedo la percezione poetica che nutre l’uomo creativo

    rimarebbe solo il ping pong ma allora preferisco quello vero

    di giocare a questo sono stanco
    e uno quando è stanco a diritto di chiedere di smettere di giocare, no?

  2. gianni ha detto:

    ‘l’uomo va poco lontano con la logica, se pretende di spiegare troppo’
    questa tua stessa frase è un costrutto logico: l’uomo arriva dove può con la logica, se si sposta un passo più avanti, crede di averlo fatto.

    ‘credo del resto più nella suggestione poetica che nella logica’
    l’una per sedurre, l’altra per spiegare

    ‘oltre un certo numero di iterazioni quasi certamente il rumore prevale sulla convergenza’
    ciò che accade dopo un numero di iterazioni abbastanza alto è già implicito nel SISTEMA e nelle condizioni iniziali. il rumore prevale se alla fine (o meglio, all’inizio!) questo si cercava. se si cercava di convincersi l’un l’altro, ancora prevale il rumore. se l’obiettivo è l’apprendimento e la ricerca della verità e la strada è la logica, è il rumore che converge a zero.

    ‘conviene partire da un altro punto iniziale’
    è il secondo segnale di chiusura, perdona quest’ultimo commento, non voleva essere la richiesta di un terzo.

  3. iamarf ha detto:

    una relazione non si compone di una sola discussione

    l’uomo va poco lontano con la logica, se pretende di spiegare troppo

    quando dico che non ho altro da dire a riguardo e perché sento di non poter dare di più su questa suggestione, è un mio limite che dichiaro appena lo sento

    credo del resto più nella suggestione poetica che nella logica

    il pensiero, come le discussioni possono convergere ma possono anche divergere o oscillare infinitamente, come oggi sappiamo che fanno i sistemi complessi

    oltre un certo numero di iterazioni quasi certamente il rumore prevale sulla convergenza

    e conviene partire da un altro punto iniziale

  4. gianni ha detto:

    tra le mille passioni dopo la laurea in fisica (non ultime la giocoleria e l’uniciclo 😉 ) c’è stata e c’è la logica. accompagnata dall’enorme ambizione di avvicinarmi ad una struttura di pensiero che sia contemporaneamente completa e non contradditoria.
    trovo allarmanti, non divertenti, eventuali incapacità di trovare risposte (almeno a livello concettuale) e ancor peggio dichiarazioni contradditorie.

    tipo ‘gettare una relazione vuol dire giudicare’ è una frase vera fino a che ‘non credo di avere altro da dire a riguardo’

    propongo di uscire da questo empasse per una strada… divertente, guardando dogville di lars von trier, e per una più cervellotica, tenendo presente che, essendo tu (io/noi tutti) uno dei tanti nodi della rete e non un nodo speciale perché si è noi stessi, come noi ci aspettiamo dall’altro un pensiero, un essere, una diversità, lo stesso l’altro si aspetta (e si merita) da noi. ovvero l’essere portatore di un pensiero, una diversità da proporre e sostenere orgogliosamente, coraggiosamente.

    come potresti scoprire guardando il succitato film, il porsi page-blank all’altro non è un atto di umiltà, ma di grande presunzione. siamo persone e abbiamo una propria rappresentazione della realtà. questa non è una cosa da dimenticare perchè potrebbe essere falsa (e probabilmente lo è), ma da sbandierare con soddisfazione soprattutto perché è l’unico modo per scoprirlo (che è falsa) e quindi migliorarla

  5. iamarf ha detto:

    @gianni 🙂
    divertente
    ma è evidente che è il mio pensiero
    che non può aver certo la pretesa di essere assoluto
    è semplicemente come io vedo il mondo
    un punto di vista su altri 7 miliardi

    @Mariaserena
    grazie 🙂 ci rifletterò
    per ora
    la coerenza mi fa paura, non credo di essere all’altezza
    ho troppo spesso errato in molti diversi modi
    mi devo limitare ad alcune semplici cose:
    aiutare chi momentaneamente è più debole, di qualsiasi colore in qualsiasi senso (i miei studenti quando devo fare il prof, per esempio);
    ribellarmi a chi è momentaneamente più forte, se iniquo,
    anche se mio superiore (il magister ludi della mia Castalia per esempio);
    riflettere sui punti di vista diversi dal mio, come questo che mi hai offerto 🙂

    non seguo nessuno, né Pirandello né Dante né altri
    preferisco navigare e sbagliare da solo
    la mia bussola quelle poche cose che ho detto

    mi posso trovare tavolta in compagnia di qualcuno, celebre o sconosciuto, e questo fa piacere ma niente più

    e procedere a vista nell’oceano dell’incertezza
    alla ricerca di qualche raro arcipelago di certezza
    via via costruendo la propria immagine
    osservandone il riflesso nelle anime altrui

    con questo, cari amici, vi ringrazio e non credo di avere altro da dire a riguardo

  6. Mariaserena Peterlin ha detto:

    Sì, apprezzo molto il saper esprimere così limpidamente un pensiero così complesso.
    Io penso molto diversamente.
    Pur avendo sempre grande attenzione alla sensibilità ed al pensiero altrui non posso non dissentire proprio dal punto in cui si afferma

    “noi non siamo ciò che affermiamo d’essere
    qualsiasi cosa affermiamo d’essere
    anche se lo affermiamo con forza e purezza d’animo
    noi siamo esclusivamente ciò che di noi si riflette negli altri
    noi esistiamo esclusivamente nella moltiplicazione delle nostre immagini riflesse
    frutto della cura posta nelle relazioni

    si esiste solo
    dimenticando se stessi”

    il motivo del mio dissenso è molto semplice, forse troppo per la complessità di tutto il discorso.
    Per accettare di essere esclusivamente ” ciò che di noi si riflette negli altri” si dovrebbe avere una ragionevole certezza che anche negli altri esista (posto che esista) la stessa forza e purezza d’animo con la quale ci si espone e ci si dichiara.
    Altrimenti sarebbe più prudente essere coerenti con se stessi (in limpidezza e purezza, o almeno avere questa meta e intenzione) e lasciare che gli altri risolvano il loro problema di ciò che pensano di noi.
    Su questo seguo il maestro Dante e non assolutamente Pirandello (che tra l’altro quando letterarieggiava era parecchio assai diverso da quando viveva… nessuno si ricorda delle sue sublimi tessere politiche, delle sue polemiche personalistiche contro altri scrittori e di tante altre comprensibili non virtù?)
    Ammiro di più una “torre ferma che non crolla già mai la cima per soffiar dei venti” di colui relativizza tutto, anche i sentimenti.
    Ovviamente coltivando i sentimenti anche chi la pensa diversamente ci può esser molto caro, nell’altro caso, a mio modestissimo e femminile avviso, non ce ne può importare di meno dell’essenza e si va al ballo in maschera dell’apparenza.
    E come sempre anche qui io mi espongo e canto felice il mio canto libero.
    🙂

  7. elisa ha detto:

    quanto è difficile superare se stessi… la barriera che ognuno di noi ha verso l’altro..eppure siamo perchè ci sono gli altri ..è un continuo confronto ….superare il monologo verso il quale tutti propendiamo è un cammino tortuoso , non semplice..un dualismo, io e l’altro che implica una circolarità, un flusso di andata e ritorno…
    e la coerenza in questo caso non ha significato …tutti possiamo rivedere il nostro pensiero e modificare il nostro giudizio …che è soggetto alle azioni nostre e degli altri e mai astruso dalla realtà …”noi siamo ciò che riusciamo a riflettere negli altri” da qui non si sfugge e per qunto possiamo sforzarci di sembrare noi stessi..anche noi siamo un divenire, soggetti alle influenze altrui …non è così semplice accogliere quanto affermi, ma credo che non ci sia altra strada da percorrere se non quella di cercare un significato in ogni relazione e sforzarci di coniugarla con con il nostro pensiero, con la nostra azione, per far sì che ciò che siamo non rimanga statico e ammufisca in bella vista …senza che nessuno possa prendere ciò che potrebbe essere benefico per se stesso ….giustamente si impara, ascoltando, riflettendo e rielaborando ….un gran bel miscuglio che, più vario è , meglio è …

  8. clementina crocco ha detto:

    “è questa la vera formazione cui dobbiamo ambire: che il pensiero profondo divenga respiro comune e non esibizione di pochi”
    condivido in pieno questa meravigliosa riflessione;il vero senso della condivisione e trasmissibilità dei valori profondi che sottengono agli impegni di tutti coloro che dedicano la vita alla cultura, alla formazione e alla dedizione dei principi umani e umanitari.
    Il “non ovvio” vuol dire principalmente non dimenticare mai la propria insignificanza, contestualizzare il proprio agire, proporre e indurre meditazione e riflessione, ascoltare la voce altrui, imparare.

  9. M. Antonella ha detto:

    “…noi non siamo ciò che affermiamo d’essere
    qualsiasi cosa affermiamo d’essere
    anche se lo affermiamo con forza e purezza d’animo
    noi siamo esclusivamente ciò che di noi si riflette negli altri
    noi esistiamo esclusivamente nella moltiplicazione delle nostre immagini riflesse…”

    Mah, questo lo sostiene anche Pirandello:
    nel romanzo “Uno, nessuno, centomila” egli afferma che
    ogni uomo è convinto di essere “uno”,
    con il suo carattere, il suo modo di agire, reagire,
    interagire, poi…a un certo punto della sua vita gli
    può capitare di essere visto e considerato diverso da un’altra persona con cui è o entra in relazione,
    la moglie, un figlio, un amico, il fruttivendolo…
    e accorgendosi che ad ognuno di quelli,
    (cento? mille? diecimila? centomila?)
    con cui gli capita di stabilire un rapporto interpersonale, più o meno profondo, egli dà un’immagine diversa di sé, alla fine scopre di non essere più
    nessuno,più nulla…giungendo così al più completo
    annichilimento…
    Non solo…
    Noi cambiamo e ci accorgiamo di essere
    diversi non solo orizzontalmente, nello spazio, ma anche
    verticalmente, nel tempo…
    A distanza di qualche anno, talvolta di pochi mesi, la nostra coscienza e conoscenza di noi stessi muta in relazione alle esperienze che facciamo, alle situazioni
    in cui ci troviamo coinvolti, talvolta nostro malgrado,
    alle persone con cui entriamo in contatto…

    E allora?

    Meglio esercitare la sospensione del giudizio, su di noi
    come sugli altri…
    (ricordi la poesia di Montale “Non chiederci la parola…”?
    termina con questi versi:
    “Codesto solo oggi possiamo dirti:
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”)

    e coltivare gelosamente la pianticella del dubbio!

    E per riderci su ti trascrivo un haiku del solito
    Amleto Dubbioso:

    “Perché, Ofelia,
    un dubbio opprimente ti
    rende demente?” 😉

    1. iamarf ha detto:

      Grazie Antonella

      interessante che anche mia figlia mi abbia scritto poco dopo che avevo pubblicato il post: ” Babbo ma questo è uno, nessuno, centomila”

      l’ho ringraziata come ringrazio ora te

      interessante che l’abbia letto, credo, trent’anni fa e che, pur avendone dimenticato i particolari e neanche averlo coscientemente rammentato, abbia spontaneamente, da uomo qualunque, avuto pensieri analoghi

      a me piace proprio questo: che i pensieri sgorghino spontanei, perché significa che sono frutto di un’interiorizzazione profonda, significa che la propria mente è saldamente ma elasticamente sospesa alle menti di tanti altri uomini presenti e passati, significa che i tanti pensatori del passato rivivono veramente e non solo in forma di icone

      è questa la vera formazione cui dobbiamo ambire: che il pensiero profondo divenga respiro comune e non esibizione di pochi

      grazie anche per Montale e l’haiku

      P.S. commento da un blackberry, spero che funzioni decentemente

      Sent from my BlackBerry® wireless device

  10. iamarf ha detto:

    @Maria Grazia

    @Antonio
    qui entra la percezione della complessità
    e, conseguentemente, delle reti

    la nuova sensibilità si gioca sulle relazioni
    invece siamo ancora tutti
    vittime dell’ossessione reificante

    la nuova sensibilità concerne l’esercizio del giudizio
    sulle relazioni
    non sulle cose
    non quindi sulle persone

    quando appiccico un’etichetta ad una persona la reifico
    e così sono fuori strada
    è come se l’avessi ammazzata, nella mia mente

    io posso giudicare che si siano formate categorie di presentisti, passatisti o qualsiasi altra cosa
    (io, per inciso, concordo molto sul contenuto di queste definizioni)
    ma mai e poi mai tacciare il tale o i tali di “essere qualcosa”

    questo è ciò che rifiuto per me e rifiuto quindi anche per gli altri
    innumerevoli volte mi è accaduto di dover rivedere, radicalmente, le idee che mi ero fatto

    la percezione di rete non esiste ancora
    non la vedo quasi mai in nessuno
    siamo agli albori in questo

    ma sarebbe molto semplice
    basterebbe osservare con mente sgombra (!) una delle tante reti in natura

    la rete cresce esclusivamente in virtù dello stabilire connessioni e del ripercorrerle, più e più volte
    mai le recide
    piuttosto semplicemente non le percorre
    e una connessione pochissimo percorsa si nullifica spontaneamente rispetto alle altre
    è così che emergono i pensieri dalla rete di neuroni
    è così che la mente ricorda e dimentica

    questa è la grande forza della debolezza
    mai niente disfare, mai niente recidere
    sempre aggiungere, sempre offrire
    ricevendo in virtù della simmetria della relazione

    l’idea di disfare per rifare appartiene all’infanzia dell’umanità
    se ancora vige vuol dire che l’umanità è ancora nella sua infanzia

    è il pensiero infantile del dio che fa, disfa, sposta, divide, decide, giudica
    è il sogno aberrante che conduce alle guerre
    è un delirio che conduce l’uomo a perire nell’immensa complessità della natura
    che se la ride delle sue spade
    esattamente come degli arzigogoli del viaggiatore islandese di Leopardi

    è il delirio che hanno avuto alcuni signori nel corso della storia
    di tutti i colori
    il delirio di dividere il mondo a fette
    l’apoteosi del riduzionismo
    delirio demente
    il contrario delle reti viventi

    MINIMANIFESTO DEL BUON NODO DI RETE
    ovvero
    SINTESI DELLA NUOVA SENSIBILITA’

    non combatto nessun altro nodo
    lotto per delle visioni
    che penso buone per la rete di cui faccio parte
    tentando di realizzarle
    sapendo perfettamente che non ci riuscirò
    non giudico nessun altro nodo
    giudico severamente gli effetti
    delle mie azioni sulle relazioni con gli altri nodi
    rispetto semre ogni altro nodo come mio pari
    chiamo vero ciò che vedo sospeso fra le relazioni più vive e intense
    rispetto le relazioni estinte

  11. Maria Grazia ha detto:

    Io credo che l’esistenza sia un infinito percorso di mutamento. Se non fosse così avremmo davanti a noi la prospettiva di una noia mortale, in cui già sapremmo cosa pensare, cosa fare, chi saranno i nostri amici, quali i nostri nemici…

    Vent’anni fa pensavo come immutabili cose che si sono trasformate profondamente: visioni del mondo, principi a cui *tutti* si sarebbero dovuti attenere, modi di relazionarsi agli altri e così via. Del resto, poi ci pensa la vita a metterti di testa in giù ogni tanto per costringerti a farti vedere le cose in un altro modo.

    Esercitare una sospensione del giudizio rispetto a chi incontro o alle cose che mi succedono mi può permettere di cercare – più che di capire – di comprendere (in senso fenomenologico, mi verrebbe da dire), di intuire processi e motivazioni che vi sottendono. Questo mi fa crescere, umanamente, soprattutto quando incontro persone e situazioni che non mi sono affini per variegati motivi.

    La diversità non è mai un problema, anzi. Lo è piuttosto il porsi in maniera rigida rispetto all’altro, sbandierando la naturale asimmetria della relazione come una sua presunta inferiorità. Quando ho un sospetto del genere, cambio semplicemente strada, così evito di venir meno a ciò che credo sia l’unico principio in cui tutti si dovrebbero riconoscere: il rispetto dell’altro.

    Buona domenica 🙂

  12. Antonio Saccoccio ha detto:

    qui andiamo su problemi vitali esistenziali direi. al limite del filosofico. dico la mia.
    condivido il fatto che noi non siamo ciò che affermiamo d’essere. indiscutibilmente ci creiamo mille immagini di noi stessi, spesso falsissime. e condivido la difficoltà nel giudicare, data la complessità della realtà.
    non riesco a capire però come si possa uscire dalla faccenda del giudicare. io credo sia negativissimo il pregiudizio. e che si debba praticare molto spesso la sospensione del giudizio. ma non riesco a pensare ad una totale abolizione del giudizio. mancandoci la capacità di giudizio, non sapremmo più cosa scegliere per noi. e tutto ci sarebbe pericolosamente indifferente.
    anche tra le relazioni, si tratta di scegliere a chi dedicarsi, di chi prendersi cura. altrimenti avremmo infinite relazioni debolissime, il che significherebbe non averne nessuna.
    ho centrato la questione? 😉

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