Daily: questo non sarà mai il mio mondo …

Sociogramma 16 marzo 2011
Sociogramma 16 marzo 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell'altro.

Proietto scampoli di vita d’aula qui nel cyberspazio. Là rimangono circoscritti nella memoria di pochi, qua volano chissà dove. Non tanti ma qualcuno capita in quelle sei ore settimanali di happening informatico. Una dozzina per volta, più o meno. Rispondo, quando posso. Quando non posso, prometto di rispondere dopo essermi documentato. Estrapolo fatti generali da domande specifiche, tutte le volte che ci riesco, pronto a tuffarmi in ogni fuori tema succoso che mi capiti a tiro.

Prof volevo fare una domanda

Dimmi

Io vorrei fare l’esame con i quiz

Perché?

Perché il computer non è il mio mondo

Che vuol dire?

Perché il computer non sarà mai il mio mondo

Ecco, non c’è di peggio per farmi uscire dai gangheri, specie se il malaugurato amico è capitato mentre sto per fracassare i 100 € di computer con dentro la mia macchina sparamappe che non vuole funzionare come dico io. Quando si dice i casi avversi …

Non ho il problema della “mia materia”. Dovrebbe essere abbastanza evidente, visto e considerato come la stiro, la spalmo, la impasto, la sporco e la trasformo in un esperimento tecno-socio-pedagogico, come dice Roberta. Ho problemi con i limiti, specialmente con quelli auto imposti. Figuriamoci se dichiarati da un giovane.

Porsi un limite è incompatibile con lo studio. Lo studio, quello vero, quello che poi funziona, lo si potrebbe definire come l’esatto contrario: non porsi mai limiti. Lo studio non è mandare a memoria una certa quantità di nozioni in un certo tempo, non è imparare a vomitare a richiesta quelle nozioni in un certo modo. Lo studio è essere sempre totalmente disposti a superare il prossimo ostacolo per dare significato a quel tratto di percorso. Lo studio funziona solo se si alimenta di passione e fatica. Fatica perché affrontare ostacoli nuovi è faticoso, passione perché questa è necessaria per sobbarcarsi quella fatica.

Questo non è tanto un sermone allo studente quanto al docente. Sì perché la passione non si può imporre. La passione viene da sola e non si può imporre con al sola esortazione “Studia tanto!” Può essere del tutto inutile, occorre anche creare le condizioni. Quello dell’insegnante è un lavoro difficilissimo, quasi impossibile. Richiede, a sua volta, tanta passione e tanta fatica. Anche il lavoro del medico. Tutte le attività umane che si confrontano direttamente con la complessità del mondo. Se la scuola ha condotto un giovane a studiare con l’idea del limite delle proprie possibilità, allora ha fallito la sua missione. Con i limiti si va poco lontano, si può al più lavoricchiare con l’idea di rispettare il mansionario. Una condizione subumana.

Quando voi dovrete tentare di risolvere un quesito per un proprio paziente, spesso avrete bisogno di consultare i vostri pari e, se necessario, il resto del mondo. Per esempio la letteratura scientifica biomedica internazionale, mediante il database PubMed. La Macchina vi consentirà di trovare gli articoli (forse) giusti frugando in una frazione di secondo dentro a un repositorio che oggi annovera più di venti milioni di articoli classificati, e vi consentirà di farlo da qualsiasi parte del mondo.

Ma non solo, oggi …

The Machine is Us/ing Us

un video di Michael Wesch che è stato visto più di dieci milioni di volte (nella versione inglese)

8 thoughts on “Daily: questo non sarà mai il mio mondo …

  1. mariaserena peterlin ha detto:

    Io vado di narrazione, ma breve. Non si sa mai.
    III elementare (mia) passione e curiosità per i numeri, ma cambio scuola e con la nuova maestra sbaglio le divisioni a due cifre. La maestra mi prende in giro e mi ammolla anche qualche pedagogico schiaffone “a fin di bene) per punire le mie lacrime di umiliazione per lo sfottò (che cretina sono stata!).
    Nasce la incompatibilità verso l’aritmetica, ma recupero in quinta elementare con altra maestra.
    Esami ammissione alle medie (quanto sono vecchia…); sono brava e passo il compito di mate alla compagna di banco che piange perchè no riesce a farlo,veniamo scoperte 😦 ; ma la fedifraga accusa me e dice che io ho copiato da lei. Infame! Io rimandata e lei promossa. Con la mate ho chiuso, convivenza freddissima da l’ in avanti.
    Arrivano i pc. Anno 1984 arriva Apple. Me lo vogliono insegnare con la programmazione… mi incaponisco e stavolta imparo un po’ di basic. If…then; Print; data.. ecc ecc che goduria cercare i syntax error! Che brivido il “fatal error” :-))
    Certo molto avvincente il rapporto con APPLE IIe.
    Mi chiedo : cos’è l’odio per una “materia”?
    E’ la paura (indotta o da pigrizia)?
    Cos’è l’amore per una materia? Questa la so! Per me è un amore come tutti gli amori. Invaghirsi e divertirsi con, reggere le difficoltà.
    Non ti arrabbiare Andreas… non ho ancora visto il video qui sopra (sono poco seria) perchè mi urgeva la risposta al volo.
    E’ davvero un peccato che un universitario sia così rigido; ma è anche vero che la scuola apre la partita col sapere e sbaglia tante di quelle mosse che si disimpara a giocare.
    Poi noi insegnanti ci rimaniamo male, ma … alle volte ce tocca…

  2. Claude Almansi ha detto:

    Cacchio, ho sbagliato l’uso del tag “cite”. La ricopiatura va fino a “…anche i governi “democratici”.”

  3. Claude Almansi ha detto:

    Ricopio un commento che avevo scritto sulla tua copia di questo post nel sito di La Scuola che Funziona, ma visto che quel sito è visibile solo a chi vi è iscritto, rieccolo:

    Ma anche senza la passione non si può più dire “il computer non sarà mai il mio mondo” perché lo è: nei trasporti pubblici, nell’automobile, nella macchina espresso, nel frigorifero.

    Poi ci sono quelli che usano i computer per fare cose su di noi. Nel video della conferenzaTED The birth of the word, Deb Roy spiega prima come ha videoregistrato tutte le stanze di casa sua per i primi anni di suo figlio, per studiare come imparava a parlare, in base a quali relazioni con gli altri di casa.
    Cavoli suoi, fino a un certo punto. Poi spiega come un suo dottorando all’MIT che partecipava all’elaborazione digitale di quel materiale video ha avuto la brillante idea di usare gli stessi strumenti e metodi alle interazioni tra ciò che sciorina la TV e le reazioni che questi contenuti TV suscitano nel Web sociale (Facebook ecc).
    Bellissimo – però quid se qualche governo usasse questa metodologia a fini propri? E non intendo soltanto governi dittatoriali. La tentazione di sorvegliarci ce l’hanno anche i governi “democratici”.
    Ripensandoci, però, in vista della tua spiegazione sul tuo sparamappe, in fondo state lavorando alla stessa cosa, no?

  4. Andreas ha detto:

    Ciao M. Antonella 🙂

    Certo che ti do il permesso … Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License 😀

    100 Euro perché è un vecchio netbook, sai uno di quelli piccoli piccolini, un Acer Aspire One, che funziona molto bene con un bel Linux che ci ho messo dentro

    lo sparamappe è un software che ho scritto io e che sto ancora sviluppando: consente di generare sociogrammi e indici statistici di social network analysis a partire da una comunità di blog i cui autori si commentano a vicenda.

  5. M. Antonella ha detto:

    Ciao, Andreas!
    Ogni tanto mi soffermo a leggere i tuoi post…
    soprattutto se non sono troppo lunghi… 😉

    E questo mi sembra particolarmente interessante
    perché alcune cose che dici mi confortano e mi riconfermano
    nelle mie convinzioni, sostenute e difese lo scorso anno
    in un duello all’ultimo…
    inchiostro sulla ScheF!

    “Lo studio è essere sempre totalmente disposti a superare il prossimo ostacolo per dare significato a quel tratto di percorso. Lo studio funziona solo se si alimenta di passione e fatica. Fatica perché affrontare ostacoli nuovi è faticoso, passione perché questa è necessaria per sobbarcarsi quella fatica.

    Questo non è tanto un sermone allo studente quanto al docente. Sì perché la passione non si può imporre. La passione viene da sola e non si può imporre: studia tanto. Può essere del tutto inutile. Quello dell’insegnante è un lavoro difficilissimo, quasi impossibile. Richiede, a sua volta, tanta passione e tanta fatica.”

    Quello che dici quassù è a mio avviso pienamente condivisibile,
    e se me ne dai il permesso, inserirò queste tue frasi in qualche
    discussione nel nw di cui sopra.
    Good luck!
    ___________________________
    P.S.
    “…sto per fracassare i 100 € di computer con dentro la mia macchina sparamappe …”

    Mi dici dove riesci ad acquistare a 100 € un computer corredato per giunta di sparamappe???

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