Daily: luci e ombre dei servizi web

Sociogramma 20 marzo 2011
Sociogramma 20 marzo 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell'altro.

Ho appena letto il commento di Claude al pre-assignment 1. Tre tipi di osservazioni, in ordine di importanza crescente.

Fatti specifici

Claude mi aiuta con questo commento ad allargare la visione con alcune osservazioni.

GoogleDocs negli istituti scolastici

La prima riguarda l’impiego di GoogleDocs in ambiente educational. In effetti, Google cita la figura di amministratore di dominio pensando alle scuole. Questa è una cosa che ha senso per le scuole fino alle superiori comprese, che concernono, quasi esattamente, con l’età minore degli studenti.

Per quanto riguarda l’università, ha senso se si impiegano le strutture e l’organizzazione informatica dell’università e questa contempla una qualche sorta di accordo con Google per l’impiego dei suoi strumenti a fini didattici. Non mi risulta che a Firenze ci sia una cosa del genere e spero che non ci sia, ne ora ne in futuro. Io non uso nessuna di queste strutture ne lo farò in futuro.

Gli studenti qui sono dei maggiorenni che seguono delle lezioni dove viene raccontato loro che esistono delle cose che si possono usare e che rappresentano una delle evoluzioni rilevanti nella IT (Information Technology). Ovviamente, come per tutto il resto, questi strumenti vanno usati con il cervello, quando ha senso e quando le circostanze, la natura dei dati e delle collaborazioni lo consentono. Non certo mettendo i dati del proprio conto bancario “là fuori”, giusto per fare un esempio banale.

In ogni caso noi non utilizzeremo a fini didattici GoogleDocs eccetto che per un piccolo esempio che avrà il valore di un foglio di carta sul quale uno si fa un esercizio con il lapis, poi da buttare via.

Sarebbe interessante se qualcuno andasse a vedere altri servizi del genere per vedere come sono forniti. Io ho citato solo Zoho nel post ma so che ce ne sono altri. Se per caso qualcuno ci scrivesse un post ci avverta con un commento qui.

Il problema dell’accessibilità

La questione dell’accessibilità ai cechi è molto istruttiva perché esemplificativa del concetto di accessibilità degli strumenti alla totalità della popolazione. È un problema generale che riguarda tutti  i sistemi hardware e software. È auspicabile che Google provveda a devolvere una parte del proprio megabudget a coprire questa lacuna, ovviamente.

Prendere appunti sui video

Infine, Claude ci suggerisce la possibilità di usare la sottotitolatura di un video didattico per prendere appunti da esportare: Dirottare DotSUB per prendere appunti. Molto interessante.

Questione dei servizi web

Più importante ancora è la questione generale che si pone con i servizi web. Quando uno li prova, si rende conto che hanno delle marce in più e che rendono possibili nuove forme di cooperazione, di organizzazione e nuovi spazi creativi. Pongono tuttavia atri problemi, come è naturale. Problemi inerenti a dati che vanno a spasso per il mondo, all’agreement (non si legge mai ma c’è)  che uno stabilisce con il gestore al momento dell’iscrizione, alla gestione del copyright laddove ciò è rilevante (ritorneremo su questo fatto), all’inerente volatilità che questi servizi possono avere.

Usare un servizio web per editare un documento, o quello che volete, perché in quelle circostanze si hanno dei chiari vantaggi, è del tutto ragionevole. Entusiasmarsi immaginando nuove possibilità, prima inimmaginate, è auspicabile ma è altrettanto opportuno domandarsi quali nuovi problemi possano eventualmente emergere. Entusiasmarsi al punto di trasferire tutti i propri dati in un servizio del genere, fidandosi solo di quello, è stupido.

Stabilito questo, subentrano questioni di preferenza personale. Io amo provare  e sperimentare le possibilità di tutto e quindi passo più tempo “fuori” che dentro ai computer che uso. Tuttavia, se mi capita di impiegare un servizio web sistematicamente, faccio sempre in modo da avere copie salvate in formati standard e non proprietari [nota] e se possibile anche copie ridondanti, su due diversi dischi rigidi per esempio. Naturalmente solo dei dati importanti, non di tutto! Quali sono i dati importanti? Quelli che sono costati tempo di lavoro apprezzabile e la cui perdita causa turpiloquio irrefrenabile. Quelli sono i dati importanti.

Valore aggiunto dell’esperienza aperta

Il commento di Claude, infine, ne genera un altro ancora che è il più importante di tutti: il valore dell’esperienza aperta. In questa circostanza abbiamo avuto una cyberinsegnante di passaggio. Sì perché il cyberpassante è una figura ambigua e per questo molto interessante, nella quale le figure di studente e di insegnante si possono sovrapporre variamente. L’apertura della classe consente in un certo senso di far sì che essa viaggi nel cyberspazio e che possa fare degli incontri utili. Così, ruzzolando nel cyberspazio, raccatta e intrappola quei pallini blu che la possono arricchire in modo inaspettato.

Ultim’ora

Vedo in questo momento una proposta di Roberta per la sottotitolazione di un video, andiamo a vedere di che si tratta …

Nota: Standard vuol dire che li usano tutti nel mondo. Non proprietario vuol dire che non sia un formato proprietà di un’azienda che lo può cambiare quando vuole. Per esempio, il formato dei file Microsoft Word (quelli il cui nome finisce in .doc) è proprietario. Il formato dei file scritti con OpenOffice (.odt) è libero.

5 thoughts on “Daily: luci e ombre dei servizi web

  1. roberta r. notanative ha detto:

    Oh sì, i phisher sono furbi, ma spesso trovano il terreno fertile per le loro truffe. Pare che girino ancora quelle email delle finte Poste in cui si invita l’ignaro utente a cliccare per la verifica dei dati 😦

    Quando si crea un account – a parte che quasi nessuno legge ciò che sta per sottoscrivere, intendevo quello per scarsa chiarezza – può anche succedere che si sottoscriva qualche piccola clausola che dice che il fornitore si riserva la facoltà di modificare i termini del servizio senza avvisare.

    Ho avuto anche io la mia personale disavventura di furto di dati, nel mio caso una Postepay che ricaricavo con piccole cifre e usavo per mandare fiori e regalini alle mie amichette di penna. Ho scoperto che era stata usata per un acquisto su un sito di vendita di materiale porno gay, nientemeno, per una somma di circa 10 euro, dopodiché l’ho chiusa. Ho denunciato il fatto alla Polizia Postale più che altro per dovere di cronaca.
    (p.s. indovinate che browser usa la P.P.? Sì, quello, proprio)

  2. Claude Almansi ha detto:

    Ciao Roberta,

    concordo con Andreas: i problemi che menzioni sono davvero importanti. Concordo pure fino a un certo punto con il suo “Si tratta comunque di imparare ad usar[e questi strumenti] consapevolmente e a usare il cervello.” Anch’io in passato ho scritto varianti sul tema, tipo “Non va spento il cervello quando si accende il computer.”

    Però ecco, quel che dici della quantità di applicazioni Google che si possono usare con lo stesso account che è quello dell’indirizzo e-mail fa sì che il phishing (furto di dati) diventa sempre più appetibile e i phisher si fanno sempre più furbi.

    Ad es. io ci sono cascata, per giunta con un account twitter che non era nemmeno il mio ma quello di etcjournal. Cfr. OT Phishing Scam via Twitter. E di messaggi come quello che vi menziono ne ricevo a valanghe relativi ai miei account di posta elettronica. Solo che lì ho più esperienza nel diffidarne.

    Re il tuo: “Secondo me le opzioni di privacy non sono adeguatamente chiare e pubblicizzate su nessun network, l’agreeement c’è ma non è ben evidenziato ed esplicitato.”, invece non concordo: quando crei un account devi dichiarare di accettare le condizioni di servizio e la dichiarazione sulla privacy (oppure solo le condizioni di servizio, dove trovi un link alla dichiarazione sulla privacy), di solito.

    (Ci sono eccezioni, è vero: i formulari di iscrizione ai corsi sulle / con le Google Apps di didasca.org non hanno nessun link né alle condizioni di servizio né alla dichiarazione di privacy di Gooogle Apps, malgrado il fatto che quella sia particolarmente capestra: nella fattispecie, se partecipi a un corso didasca.org, gli amministratori di didasca.org possono vedere tutto ciò che combini con le varie applicazioni dell’account Google Apps che creano per te. Ma appunto, sono eccezioni).

    Infine, re: “Fermo restando che l’unico sistema sicuro per salvaguardare i nostri dati e i nostri documenti è… non pubblicarli da nessuna parte” – beh non funziona nemmeno questo, salvo se escludi anche l’elenco telefonico: vedi, in Navigare Meglio – aprile 2008: Truffe online – nuovi sviluppi, il paragrafo sul mio amico vittima di un truffatore che si era visto recapitare comandi di pagamento relativi a un annuncio fatto a suo nome sul sito di una casa d’asta online, anche se lui non aveva manco il computer, e tanto meno una connessione internet…

  3. Andreas ha detto:

    I dubbi che esprimi su Google, MS, Facebook e tanti altri sistemi del genere sono fondati.

    Si tratta comunque di imparare ad usarli consapevolmente e a usare il cervello.

    I problemi di privacy sono antecedenti e sono già sorti con il largo uso di videocamere installate in luoghi pubblici e con la telefonia cellulare, tanto per fare due esempi ormai arcinoti.

    La questione si intreccia tuttavia con quella che definirei come la società della paura. Più che aumenta la sicurezza in tutti i sensi, rispetto al passato, e più che si moltiplicano paure di ogni tipo. Ecco, si tratta di dimensionare ragionevolmente le cose.

    Sì, la questione del copyright la vorrei riprendere.

  4. roberta r. notanative ha detto:

    Ecco, a proposito della questione “morale” dei servizi web, io spesso ho l’impressione (non so quanto fondata) che Google stia esercitando uno strapotere sui nostri dati, di cui non tutti sono pienamente consapevoli. Non mi piace ad esempio, che tramite l’indirizzo gmail sia rintracciabile un album di foto su Picasa. Mi mette in imbarazzo. Secondo me le opzioni di privacy non sono adeguatamente chiare e pubblicizzate su nessun network, l’agreeement c’è ma non è ben evidenziato ed esplicitato.
    MSN poi è una cosa paurosa, ma in fondo è Microsoft e da loro possiamo aspettarcelo 🙂
    Per fare un altro esempio, quanto sarà enorme e utilizzabile in quanti modi il database dei compleanni di Facebook?
    Fermo restando che l’unico sistema sicuro per salvaguardare i nostri dati e i nostri documenti è… non pubblicarli da nessuna parte, nemmeno nella forma più anonima possibile, quanto possiamo fidarci? Non lo so.
    La questione del copyright mi interessa, spero che verrà ripresa presto.
    Saluti
    Roberta

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