Daily: affrontare la complessità

Sociogramma 28 aprile 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.
Sociogramma 28 aprile 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.

Da un paio di giorni sto giocolando con il materiale che mi serve a scrivere la quinta puntata sulla letteratura scientifica che non riesco a concludere, perché proprio quando mi sembra di avere tutto ciò che mi serve, ecco che inciampo in qualcosa che mi sembra di non poter trascurare. La lotta con la complessità. Occorre sfrondare, potare. Meglio pensarci domattina.

Vedo che la pressione della complessità affligge molti di voi, a giudicare da vari post sulla letteratura scientifica e PubMed. È una reazione del tutto naturale che deriva, in parte, dall’illusione che la scuola dà di poter affrontare il mondo con il manuale in mano e con la certezza di essere un giorno adeguatamente esperti per poter affrontare i problemi posti dalla professione. È sempre stata una pia illusione – tutti gli uomini saggi del passato ne sono stati perfettamente coscienti – ma oggi la mole e la complessità dello scibile rendono tale illusione addirittura ridicola.

La vera sfida che aspetta gli studenti, in qualsiasi campo, è quella di attrezzarsi per affrontare la complessità, la vastità, il problema privo di soluzioni apparenti. L’apprendimento delle informazioni, dei cosiddetti basics, sono il meno, sono la parte facile del discorso, onerosa quanto volete ma facile. Coloro di voi che diverranno medici prescriveranno un gran numero di terapie senza avere realmente in mano la soluzione del problema. Talvolta somministrerete la meno dannosa delle terapie, ben sapendo che i benefici saranno risibili rispetto ai danni, se non del tutto assenti. E il grande medico, o anche il buon medico, si distinguerà per destreggiarsi meglio nell’ignoto, non certo nell’ovvio.

Alice dice:

Se questo assignment fosse stato pubblicato tra un annetto o due, non avrei avuto da ridire su nulla. Il problema è che spunta fuori ora, quando non abbiamo alcuna conoscenza che ci consenta di capire a pieno gli articoli presenti su PubMed. E’ inutile dire che il medico deve sempre rimanere aggiornato, al primo anno NON siamo medici (forse ci si avvicina verso il terzo anno con le prime “cliniche mediche”). Se leggessi ora un testo non sarei in grado ne’ di apprezzarlo ne’ di giudicarlo.

Certo, se ci limitiamo a considerare PubMed come un programmetto che bisogna imparare a usare allora questo ragionamento non fa una piega. Ma la faccenda è assai più complessa. Quasi mai oggi è sufficiente porre le questioni su di un semplice piano di istruzione. Ben più importante è prendere le misure al mondo. Sviluppare percezioni, abbracciare la natura dei problemi.

I discorsi che facciamo su PubMed sono in buona parte un pretesto per iniziare a capire qual è la natura delle fonti alle quali vi dovrete abbeverare, e questo è il momento buono per farlo. Negli anni a venire ingurgiterete una gran quantità di informazioni e vi istruirete moltissimo ma avrete pochissimo tempo per esercitarvi nell’ambiguo, nell’ignoto e nell’immenso, che sono i territori nei quali dovrete invece cimentarvi. Finché studierete, avrete poco tempo per pensare e per esercitare l’intuito.

Ecco, lo scoramento di Marta o quello di Alibianchi, che oggi in aula pareva disorientata dall’impossibilità di non poter afferrare il “tutto”, è terapeutico. Ora è il momento buono per farsi male con la complessità. Non basteranno certo questi episodi – forse per alcuni, non certo per tutti – ma qualche iniezione in più di antidoto contro la sicumera dell’esperto idiota non guasta.

6 thoughts on “Daily: affrontare la complessità

  1. Andreas ha detto:

    @Anonimo

    Non so perché tu abbia tirato in ballo la complessità computazionale. Io parlo di complessità del mondo, rispetto alla quale la complessità computazionale è niente. Il solo fatto di essere in ambito computazionabile vuol dire avere semplificato enormemente le cose.

  2. Anonimo ha detto:

    Talvolta credo che la teoria della complessità computazionale sia molto più presente nella quotidianeità e nella semplicità di quanto possa apparire ad un primo approccio …

  3. alibianchi ha detto:

    ” E finalmente io ti domando o uomo sciocco. Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi esser troppo vasta? Se la comprendi vorrai tu stimar che la tua apprenzione si estenda più che la potenza divina , vorrai tu dir d’immaginarti cose maggiori di quelle che Dio possa operare? Ma se non la comprendi, perchè vuoi apportare giudizio alle cose da te non capite?”
    Galileo “Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo”

    Contro la disinvoltura dell’esperto idiota, ma motivata dall’amore per la conoscenza, l’ansia del sapere, la passione per la bellezza, accetto di non riuscire a visualizzare con i miei soli sensi la quarta diminsione dell’ipersfera che discrive la “forma” del cosmo…
    potrei girellare nell’universo seppur finito, illimitato.Equivale a compiere questo giro all’infinito http://www.youtube.com/watch?v=2N8NaUHR5XI&feature=player_embedded

  4. Matteo ha detto:

    Ad ogni modo, speriamo che da ora a quando Pubmed potrà rivelarsi davvero lo strumento più prossimo per il reperimento di informazioni per la professione, ci possano essere nel mezzo altre esperienze, per esempio come questa che facciamo con lei, che più che delle semplici informazioni si preoccuperanno di veicolare un metodo, un approccio…allo studio, all’interdisciplinarietà, alla vita. Insomma, che altri medici docenti abbiano cura di insegnarci a pensare, piuttosto che trasmetterci solo e soltanto informazioni e ragionamenti confezionati, ancorché sotto la voce: linee guida.

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