Una piccola esplorazione su cosa è il software oggi – #linf12

Questa settimana è dedicata a due argomenti: le tipologie del software e il concetto di web feed. Chi di voi  non abbia idea di cosa siano i feed non si allarmi, ogni cosa a suo tempo: li introdurremo fra qualche giorno.

Affrontiamo ora la questione del software, vale a dire di quella poliforme e impalpabile sostanza che da un lato è semplice testo e dall’altro magia, capace di trasformare un computer in qualsiasi altra cosa, laddove per computer si deve intendere tutto ciò che ben conoscete: computer veri e propri, telefoni, tablet e tutti gli ibridi che stannno di mezzo e anche tutta l’internet. È semplice testo per coloro che lo creano,  scrivendo istruzioni in un editore di testo (vedremo meglio…). È magia per tutti gli altri.

La riflessione che proponiamo all’inizio di questo corso non concerne l’acquisizione di abilità di programmazione ma la consapevolezza della natura degli strumenti software che state usando, la consapevolezza che non siete obbligati ad usarne un certo tipo solamente perché l’avete trovato nel computer e infine, la consapevolezza che la scelta del software comporta ben precise implicazioni economiche e sociali.

Varietà di software

Con il software si può trasformare il computer in qualsiasi altra cosa: una macchina per scrivere, una macchina per fare musica, per dipingere, per fare disegno tecnico, per scambiarsi lettere, per cooperare e mille altre cose. Non solo, oggi con il software si può trasformare internet in qualsiasi cosa, perché tutto ciò che può fare un computer oggi lo può fare anche Internet, e molto di più. Tutto questo crea delle opportunità meravigliose ma, come è naturale, presenta anche tanti nuovi problemi. Nel corso verranno svolte delle considerazioni a riguardo. Qui mi limito a mostrare le varietà di software fondamentali nel modo più sintetico possibile. Prima il software propriamente detto, che deve essere installato sul proprio computer.

  • Software libero: software sviluppato da comunità di programmatori che credono in un’etica della condivisione. Sono i veri hacker. Il loro software è distribuito liberamente insieme al codice sorgente, ovvero alle istruzioni di programmazione che così ciascuno può leggere e, se è in grado, può modificare. Potete dare un’occhiata alla definizione di software libero di Wikipedia e a un panegirico del sottoscritto sul tema dell’etica hacker. Meglio ancora sarebbe guardare il video della recente conferenza tenuta da Richard Stallman, il padre dell’idea di software libero: Una società digitale libera (Nota sulla sottotitolazione del video). Esempio di software libero: LibreOffice.
  • Software open source: software distribuito liberamente insieme al codice sorgente da programmatori oppure anche da aziende. Le aziende possono trovare convenienza nella libera distribuzione di certe versioni dei loro prodotti nell’ambito delle loro strategie di marketing. Ecco la definizione di software open source di Wikipedia. La differenza rispetto al mondo del software libero è che chi fa software open source non si pone alcun problema etico, mentre chi fa software libero individua un nesso diretto fra la scrittura e l’impiego del software e la libertà d’espressione degli individui. Esempio di software open source: OpenOffice.org.
  • Software proprietario: software che viene prodotto da un’azienda e venduto senza i codici sorgente in chiaro, ma solo nel formato cosiddetto eseguibile, cioè in grado di girare su un computer. Questo software deve essere acquistato o sotto forma di CD o DVD appositamente preconfezionati o scaricato direttamente dalla rete in seguito ad un pagamento con carta di credito. Contrariamente al caso del software libero o open source, utilizzare software proprietario che non sia stato regolarmente acquistato costituisce un illecito perseguibile a termine di legge. Esempio di software proprietario: Microsoft Office.

E poi ci sono i web service, che svolgono le stesse funzioni di un software ma semplicemente accedendo ad appropriate pagine web mediante un browser internet, tipo Mozilla Firefox, Chromium, Internet Explorer, Safari o altri simili. In questo caso non c’è niente da installare sul proprio computer. Uno dei vantaggi principali dei web service è che molto spesso consentono alle persone di lavorare in collaborazione, ovunque esse si trovino. Nella maggior parte dei casi l’impiego di tali servizi è gratuito e quasi sempre si “paga” facendo un account gratuito; abbiamo visto nel post la consapevolezza della propria identità nella rete cosa significhi gratuito in questo contesto.

Esempi di web service con account sono GoogleDocs e Zoho, che riproducono le funzionalità delle note suite tipo “Office”. Un esempio di servizio che invece non richiede account, può essere quello di Piratepad, una sorta di editore di testo semplice tipo Blocco note (se usate Windows, dove in inglese si chiama Notepad) o TextEdit (utenti Mac) o Gedit (utenti Linux). Uno dei significati della parola pad è taccuino. Quindi le versioni elettroniche, i cosiddetti editori di testo possono essere pensati come strumenti di scrittura semplificati, buoni per buttar giù degli appunti. In realtà le differenze fra questi e i cosiddetti word processor, tipo Word e derivati, sono più rilevanti, ma ci ritorneremo a suo tempo sulla differenza fra gli editori di testo e i word processor.

Piratepad è invece un editore di testo che si presenta sotto forma di servizio web, consentendo di elaborare testi in modo condiviso. Tali testi, elaborati in rete nella forma di appunti di lavoro condivisi, vengono chiamati in gergo tout court pad. Qui potete iniziare a scrivere subito un pad, giusto per divertimento.


Esempio di cooperazione in internet

Il video che vi ho indicato è sottotitolato in alcune lingue, che possono essere selezionate cliccando in basso a sinistra sotto la finestra del video. Ma questo video è anche una buona occasione per esplorare le possibilità di collaborazione offerte da Internet oggi.

La conferenza che vi propongo è nella versione disponibile in Universal Subtitles, un servizio che consente la trascrizione e traduzione cooperativa in qualsiasi lingua dei video. Quando accedete al link potete notare sulla sinistra della pagina che potete selezionare la sottotitolazione che preferite. Quelle sottotitolazioni sono state fatte da persone qualsiasi che hanno agito a titolo volontario. In questo momento sono disponibili le seguenti sottotitolazioni

I sottotitoli in italiano sono stati introdotti dai partecipanti del corso Metodi e tecniche delle interazioni educative che ha avuto luogo nel I semestre dell’anno scorso. Siamo arrivati al 77% ma chiunque può continuare. Quest’ultima non è l’assegnazione di un compito, ma un’occasione per chi si sentisse gratificato a provare.

Avevo confezionato un tutorial per mostrare in cosa consista il lavoro, in pratica:

Nel video mi sono dimenticato di dire che, se uno vuole contribuire, si deve fare un account in Universal Subtitles.

22 thoughts on “Una piccola esplorazione su cosa è il software oggi – #linf12

  1. Maria Grazia ha detto:

    L’ha ribloggato su Speculum Maiuse ha commentato:
    La riflessione che proponiamo all’inizio di questo corso non concerne l’acquisizione di abilità di programmazione ma la consapevolezza della natura degli strumenti software che state usando, la consapevolezza che non siete obbligati ad usarne un certo tipo solamente perché l’avete trovato nel computer e infine, la consapevolezza che la scelta del software comporta ben precise implicazioni economiche e sociali. (cit.)

  2. simouni ha detto:

    Ho effettuato l’accesso a piratepad, ma non con eu, bensì con .net (il primo non me lo apriva). Sono andata poi nel piratepad del laboratorio loptis e visto che in passato non avevo mai salvato ho messo lì la pagina di collegamento.

    1. Andreas ha detto:

      Già, vedo. Esploreremo appena possibile, magari Claude ci aiuterà, lei è molto pratica di Amara… sarà che io a Amara sto sulle scatole perché mi viene sempre in mente Cozzamara, nemico giurato di Jonny Stecchino?!

    1. Flavia ha detto:

      @ Lisa: si potrebbe anche utilizzare l’italiano popolare o il gergo giovanile … tanto per rimanere in tema con gli argomenti di studio di questo semestre: è una f….. 😉

  3. Andreas ha detto:

    Eccomi Flavia, e tutti gli altri.

    Questione piratepad. Non dovrebbe porre problemi. Ho fatto un micro-video al volo:

    Se continui ad aver problemi, raccontaceli.

    Wikispace, GoogleDocs. Tornerà utile la tua esperienza, come quella che altri partecipanti avranno di sicuro, qua e là. Più che la “esternate” e meglio è. Lo strumento principale per farlo, saranno appunto questi vostri blog. Flavia si è già lanciata, altri seguiranno. Qualcuno dirà – Ma come faccio a seguire tutti i blog? – tranquilli, stasera arriva un post che ci consentirà di impadronirci dello strumento adeguato. Sto ancora leccandomi le ferite post-fulmine, ma dovrei farcela, al più tardi domani…

    Open source – Free software. Chiedeva Flavia:

    … mi sembra di aver capito che il software OS è gratuito e modificabile grazie al codice sorgente, mentre il software free non è modificabile anche se gratuito, è così?

    No. In ambedue i casi il software viene distribuito liberamente insieme al codice sorgente. All’atto pratico, dal punto di vista dell’utente che lo vuole usare e basta, non cambia niente. La distinzione origina nelle motivazioni che inducono gli autori a scrivere il software.

    Nel free software predomina l’aspetto etico: scrivo un programma e lo distribuisco perché credo che sia una cosa buona farlo; mi gratifica l’idea di fare insieme ad altri una cosa che può servire a migliorare lo stato delle cose. Quando distribuisco il mio software chiedo che anche coloro che lo ricevono si comportino allo stesso modo, qualora decidano di svilupparlo o modificarlo. Il punto del free software non è che sia gratis – al limite qualcuno può anche chiedere denaro per un free software – bensì che si mantenga e si propaghi la libertà di utilizzarlo, di diffonderlo ulteriormente, di modificarlo.

    Il software open source può invece essere prodotto anche da un’azienda. Può sembrare strano che un’azienda distribuisca qualcosa gratuitamente. Questo è uno dei fatti nuovi emersi nel cyberspazio: può capitare che convenga distribuire liberamente un prodotto perché così amplio il mio mercato e perché così alimento un ecosistema economico il cui rigoglio favorisce tutti noi che produciamo. Potete dare una scorsa alla descrizione di MySQL, uno dei più popolari strumenti di gestione di database. MySQL è liberamente utilizzabile, è di livello professionale, e attualmente è sviluppato dalla Oracle Corporation, il più grande produttore mondiale di sistemi database. Ovviamente le motivazioni di Oracle non sono etiche ma prettamente commerciali.

  4. Flavia ha detto:

    Caro prof Andreas
    ho trovato molto interessanti le letture di questa settimana; ho scoperto che un hacker non è ciò che fino ad ora io credevo, colpa di cattiva cinematografia 🙂
    Non conoscevo l’editor di testi Piratepad, volevo provarlo ma non mi si carica….
    Ho utilizzato parecchio wikispaces per la lettura collaborativa oppure google docs.
    Volevo un chiarimento in merito al software open source: mi sembra di aver capito che il software OS è gratuito e modificabile grazie al codice sorgente, mentre il software free non è modificabile anche se gratuito, è così?
    Grazie

    1. Andreas ha detto:

      Ma che sarà mai!? – rimproveravo ieri mattina la mia lupona che guaiva sotto il tavolo, terrorizzata dai tuoni… TATAC!!! Buio in testa e fuori… agghiacciante… poi la ricognizione: beh, in pratica il fulmine mi ha fracassato tutto ciò che mi connette al cyberspazio, e non solo. Ironico: proprio quando mi serve dare l’impressione di quante belle cose vi siano, mi trovo sbalzato fuori. Sto scrivendo su un cellulare, malmesso per giunta, con i tasti che cigolano e un joystick iper-consunto. Domattina ti rispondo, Flavia, appena avrò reperito una connessione…

  5. Andreas ha detto:

    Oh… grazie Claude!

    Ai fini del presente corso “laboratorio informatico” – per gli studenti del I anno – che è diventato la parte propedeutica di “editing multimediale” – che gli studenti troveranno al III anno – metto in evidenza due preziosi spunti di riflessione suggeriti da questo commento di Claude, fra molte altre cose:

    1. ma come cambiano in fretta le cose in questo mondo!
    2. ma che bello avere amici più bravi di te che ti aiutano…
  6. Claude Almansi ha detto:

    Caro Andreas,

    A proposito della parte sulla sottotitolazione: sono cambiate diverse cose da quando tu avevi pubblicato il video ” Istruzioni per sottotitolare in italiano un video di Stallman” embeddato qui. Perché la natura del software è anche mutevole 😉

    Ad es. Universal Subtitles si è ribattezzata “Amara” ad aprile, a dimostrare che non ci sono italofoni tra gli amaro-concipienti. Con Roberta Ranzani ci abbiamo fatta una risata un po’… amara, ma ci dicevamo come Giulietta, in fondo, “What’s in a name?”.
    Col corno. Nomen est omen: agli amaroni è venuto il pallino dei team imprenditoriali per finanziare il progetto. E – presumibilmente per far serio presso gli imprenditori – con tanto di opzioni di moderazione, workflow e compiti nella parte “gestione” dei team. Le quali – se non impostate da esperti – paralizzano la sottotitolazione collaborativa. Lo so perché sono admin di un paio di team dove avevo messo come condizione di non aver alcun tipo di moderazione ecc, ma gli amaroni hanno lo stesso imposto workflow e compiti a tutti i team per 4 settimane a giugno, anche a quelli che non li volevano e non li avevano impostati. Il casino è stato davvero impressionante (io avevo rimosso un sacco di video dai team dov’ero admin, affinché vi si possa collaborare normalmente), finché hanno ceduto alle proteste e tolto l’imposizione. Ma incombe un bis ancora più casinofero, temo: vedi Preview of Amara Team Dashboard sul forum di aiuto.
    E i video fuori team sono a rischio di trovarsi fagocitati da un team ai cui gestori può venire il prurito del controllo. Vedi Getting Error Message: “These subtitles are moderated. See the Film & TV team page for information on how to contribute.” di gerrich, che si è così trovato nell’impossibilità di continuare a sottotitolare in tedesco il video per il quale aveva creato lui la pagina Amara, perché era stato annessato dal team Film & TV i cui admin avevano imposto workflow e compiti. Ci avevano poi rinunciato, ma era rimasto il compito bloccante per i sottotitoli tedeschi. Dopo 10 giorni di inazione da parte loro e/o di altri amaroni, mi sono iscritta al team e ne ho rimosso il video per liberare quella sottotitolazione, poi l’ho riaggiunto al team.
    Ma anche con i video non fagocitati da team controllofili, è diventata più complicata la sottotitolazione: Se cambi il numero di sottotitoli originali, ogni tanto scompaiono tutti quelli che da essi sono stati tradotti. Non puoi più avere due piste per la stessa lingua. Non puoi più dichiarare una traduzione compiuta se non hai riempito tutti i campi, nemmeno se alcuni non servono – a meno di rinunciare definitivamente all’interfaccia che ti dà anche l’originale per quella dove sottotitoli direttamente dal video. E se te lo fa qualcun altro, sei fritto lo stesso. Vero, c’è anche un’opzione “Save and Exit” (registra ed esci), ma quella contrassegna i sottotitoli come incompiuti: se cerchi di dichiararli compiuti, anche lì, il software rifiuta.

    Poi viceversa, YouTube ha molto facilitato la sottotitolazione diretta. in particolare, ha attivato la sottotitolazione automatica anche per l’italiano, con possibilità di correggere quei sottotitoli automatici – e qualsiasi altra serie di sottotitoli aggiunta al video – direttamente nell’interfaccia di gestione del video. Inoltre, puoi condividere con altri la revisione o la traduzione dei sottotitoli in un’interfaccia molto comoda: ti ho mandato un invito alla revisione di quelli italiani di Istruzioni per sottotitolare in italiano un video di Stallman (copia x ST automatici) (copia del tuo inserito qui).

    Solo problema, ma grosso: gli invitati devono avere un account Google per poter collaborare, cioè si tratta di una monocultura assoluta, come un tempo quella Microsoft, ma in più grave, perché con impatto più ampio.

    Allora ovviamente, provo queste nuova possibilità YouTube / Google, ma con molta cautela. E allo stesso tempo cerco di convincere quelli di Amara ex Universal Subtitles di rinunciare a far pensare il software al posto dell’utente con matasse ingarbugliate ed ingarbuglianti di “se” negli script del software. Da qui la mia attiva partecipazione a quel thread “Preview of Amara Team Dashboard” già menzionato.

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