Glossario

Pensiamo che un laboratorio del genere possa funzionare se la comunità si prenderà cura di coloro che sono indietro.

Il fatto che qui si esplori lo spazio virtuale non cancella il passato, in particolare non si nega il valore degli incontri personali. Anche se i media usati intelligentemente consentono di creare e sviluppare relazioni intense e profonde, quando mi capita di parlare direttamente con qualcuno dei partecipanti imparo sempre qualcosa di importante.

È così che ho capito quanto un ostacolo apparentemente banale come quello dei termini gergali in inglese possa essere di impedimento per chiunque non abbia particolare confidenza con questi mezzi e non conosca l’inglese.

Lasciamo perdere il fatto grave e ridicolo che il sistema di istruzione italiano non abbia saputo mettersi al pari di una necessità da lungo tempo ovvia. Quando ragazzetto di 8 anni, nel 1963, inciampai in un libro divulgativo di scienze mi fu chiaro che l’inglese era la prima cosa che dovevo imparare. Per meri motivi burocratici, malgrado il mio fermo desiderio, non fu possibile studiare l’inglese, né alle medie né al liceo. Ho odiato quei personaggi che liquidavano quelle mie richieste come fossero un capriccio. E siamo sempre allo stesso punto. Tanti, troppi dei miei studenti ventenni si lamentano del fatto che “internet sia quasi tutta in inglese”…!

Bando alle lamentele, vediamo di fabbricare un rimedio. Da questo commento di Claude in giù abbiamo discusso intorno alla possibilità di comporre un glossario elementare di termini gergali in inglese. In quella discussione trovate alcune ipotesi. Abbiamo concluso con l’idea di creare un glossario appositamente per questa comunità, partendo dalle sue medesime esigenze.

Ho creato una pagina Glossario dove ho inserito i primi tre termini che mi erano stati chiesti. Per ora la curiamo Claude ed io. Ecco come funziona:

Chiunque, svolgendo le attività del laboratorio, incontri un termine che non conosce lo scriva subito in un commento a questo o altri post, senza vergognarsi. Claude e io provvedemo ad aggiornare conseguentemente la tabella.

È una cosa molto semplice ma è molto importante. Anche i vostri eventuali consigli sono importanti.

32 thoughts on “Glossario

  1. Ric ha detto:

    Nel tentativo di essere utile nella compilazione del glossario, mi viene in mente un altro (recente) uso del termine HD: High Definition, riferito ai video ed agli schermi TV.
    Per il termine “feed” tenderei ad usare il senso di “alimentazione” che mi sembra esprima bene il concetto.
    Se non è troppo banale, tradurre il termine browser con “programma di (o per la) navigazione”, “net surfing” con “navigazione web”; lo stesso termine web, che spesso traduciamo con “rete”, in realtà dovrebbe trasmettere il senso di una “ragnatela”, riferendosi ai tanto collegamenti tra i suoi nodi.
    Server: Elaboratore che offre un servizio (generico) ai suoi utilizzatori, come, per esempio, “sfogliare” le pagine di un blog o prenotare un volo.
    Sono troppo elementare?

    1. Claude Almansi ha detto:

      Grazie Ric

      Lasciando “feed” per la fine, quanto a:

      – sigle HD e HDTV: non sono passate nell’uso comune italiano, ormai? E non sono tanto usate nelle “TI” per “tecnologie internet di #loptis.
      – browser: stessa domanda – poi se si vuol proprio italianizzare, c’è “navigatore”, già consolidato.
      – tradurre “net surfing” con “navigazione web”: no, perché il net e il web sono cose diverse; sì a tradurre “surfing” con “navigazione”
      – tradurre web con “ragnatela”: no, perché “ragnatela” sarebbe “cobweb” – “web” è più generale. Inoltre ragnatela implicherebbe un ragno al centro, il ché è in contraddizione con il concetto del web. Già “tela”, come “toile” in francese, sa di bieca anglofobia, però almeno è entrato nell’uso, ormai.

      – Tradurre “feed” con “alimentazione”: no perché l’equivalente di “alimentazione è “food” (vedi FAO), non “feed”. “feed” nel senso alimentare indica un alimento per animali, “mangimi”, ma non in questo contesto – anche se “mangimi dall’erogazione veramente semplice” per “RSS feed” mi piacerebbe abbastanza.
      Scherzi a parte: meglio tenere e spiegare “feed” come ha fatto Andreas. Nel 2004, quando era uscito Firefox 1 col suo lettore di feed incorporato, mi ero fatta un mazzo così a cercare di tradurre “feed” in http://adisi.livejournal.com/20329.html , con risultato penoso. Ma allora bisognava provarci perché i feed erano quasi esclusivamente noti ai geek e ai militanti del diritto all’informazione (spesso gli stessi). Oggi quasi tutti li usano, anche se non se n’accorgono sempre.

      1. Andreas ha detto:

        Ok. In realtà ho poi aggiunto una nota su HD inteso come high definition, perché lo si incontra aggeggiando con i video e ricordo che in passato qualcuno me lo aveva chiesto. Ho poi aggiunto browser perché, anche questo, mi è stato chiesto in una conversazione recentemente da un partecipante.

  2. sandramtt ha detto:

    Un termine che mi imbarazza è RSS: li adopero e me ne servo largamente dopo le sollecitazioni del prof Andreas, ma non so definirli chiaramente.

    1. Andreas ha detto:

      Ho inserito la voce feed nel glossario perché rappresenta il concetto fondamentale. RSS è uno degli standard con cui si codificano i feed – un altro è Atom. RSS è uno degli acronimi più confusi, che viene risolto almeno in tre modi diversi e questo confonde la gente; fra l’altro uno di questi, Really Simple Syndication, fa riferimento alla sindacazione, termine decisamente poco comune in italiano, e quindi poco chiaro: indica, nella diffusione radiotelevisiva, la vendita dei diritti di trasmissione di programmi radio e televisivi alle emittenti televisive locali.

      Per afferrare il concetto importante direi quindi di focalizzare l’attenzione su feed.

  3. Andreas ha detto:

    Avevo troppa fame, non riuscivo a connettere. Ciò che ho liquidato con “Unix way of thinking” vuol dire usare blocchi funzionali di ottima qualità – sviluppati negli anni 70 – liberamente disponibili, anzi già presenti in qualsiasi sistema Unix – quindi anche Linux – componendo i quali si può fare quello che si vuole, basta ingegnarsi. Come dire più pensiero -> più libertà.

  4. Andreas ha detto:

    In realtà non uso né un foglio di calcolo né un database, almeno per come la gente li conosce oggi. Tecnicamente parlando utilizzo gli strumenti della shell Unix, con i quali si lavora su dati espressi in semplice modo testo, ASCII o Unicode. La filosofia è quella dello “Unix way of thinking”. A questo livello, la differenza fra foglio di lavoro e database sfuma e si precisa nei modi con cui sono pensate le strutture dei dati e le relazioni fra di esse.

    1. Claude Almansi ha detto:

      Beh, forse è piuttosto una questione di non usare un cannone per sparare a un passero: qui non si tratta di preparare un dizionario tipo Crusca o OED, ma un glossario specifico, e per questo bastano le funzioni che consente un foglio elettronico e le cose che chi si intende di programmazione sembra poter fare con la sua versione .csv (“sembra” perché io no).

      In passato, quando ho fatto dei glossari terminologici su fogli di calcolo Google Docs/Drive per traduzioni collaborative, usavo un modulo (form) per nutrire il foglio: una specie di maschera, no? E probabilmente in realtà, tutto il processo è gestito da un vero database di Google.

      Però qui, i partecipanti devono poter fare le richieste di traduzioni direttamente nei commenti dei post dove appaiono le parole inglesi. Forzarli ad andare alla pagina di una maschera / modulo sarebbe un ostacolo inutile.

      Come sopra nella mia risposta a M. Antonella: aspetta eventuali modifiche di tiro di Andreas.

      1. valottof ha detto:

        Confermo che con il CSV si fa quel che si vuole essendo un puro formato test delimitato.

        Aggiungo una nota di colore. Qui da noi nel veneziano si dice “andar a s-ciosi col mitra” dove gli “s-ciosi” sono le lumache! 😀

  5. map85 ha detto:

    Claude Almansi says:
    JUNE 20, 2013 AT 11:46 PM
    Una cosa che ho messo un sacco di tempo a capire è che un file Google Drive si può pubblicare dando accesso in sola lettura. Lo scrivo nel caso Lucia temesse pasticciature (-menti?).

    REPLY
    fbartoli says:
    JUNE 21, 2013 AT 12:02 AM
    si l’idea però è proprio di condividerlo per condividere risorse quindi andrebbe in effetti condiviso con permesso di editarlo, no?
    REPLY
    Claude Almansi says:
    JUNE 21, 2013 AT 12:23 AM
    Però se ci scriviamo tutti tra adesso e domenica c’è un alto rischio di caos. Si possono anche autorizzare commenti ma non modifiche: cfr. http://tinyurl.com/amara-NE-bugs (un foglio di calcolo GD).
    ___________________________________________________

    Ho inserito questi tre commenti che evidenziano qualche disagio
    nell’uso di Google Drive, che non permette interventi, aggiunte ed eventuali modifiche…
    E allora perché non usiamo per il glossario e le traduzioni uno strumento duttile e di facile approccio come WikiSpaces???
    Lo abbiamo usato insieme a Claude alcuni anni fa per un lavoro collaborativo, che prevedeva una prima stesura in italiano e una successiva traduzione in inglese, e ha funzionato molto bene…
    ricordi, Claude???
    Io, poi, l’ho usato quest’anno per e con i miei alunni e ne sono molto soddisfatta…
    Che ne dici, Andreas???

    1. Claude Almansi ha detto:

      Certo che ricordo, M. Antonella 🙂 Però qui è diverso.

      Da una parte ci sono le richieste di traduzioni di parole inglesi che tutti partecipanti devono poter fare o qui o nei commenti alla pagina Glossario, o addirittura sotto un post qualsiasi dove la parola appare: chiedere alla gente di crearsi un login wikispaces per farlo in un wiki sarebbe aggiungere un ostacolo inutile.

      Dall’altra c’è la lista delle parole richieste con traduzioni che appare e verrà aggiornata in quella pagina Glossario, ma viene prodotta e gestita tramite un foglio di calcolo con tutti i lemmi. E quel foglio è bene che lo gestisca solo Andreas, visto che è il nodo operativo del glossario: troppo facile crearvi pasticci se ci mettiamo le mani in più.

      Cioè a quanto ho capito. Aspetta a vedere se Andreas corregge il tiro.

      Buona notte,

      Claude

    2. Andreas ha detto:

      Sì, confermo quello che ha detto Claude. Di solito prediligo le gestioni molto condivise, con decise sfumature anarchiche, ma questo glossario vorrei guardarlo da vicino all’inizio, perché gli attribuisco un preciso significato didattico, poi vedremo.

  6. maeroby ha detto:

    Grazie per questa opportunità:per me inglese analfabeta è una bella cosa così scrivo questo termine knowledge: In senso lato, il concetto può riferirsi alla gestione e alla condivisione della conoscenza ed è portato avanti fin dall’antichità con lo sviluppo di biblioteche e strumenti di comunicazione. È però nei tempi più recenti della rivoluzione digitale che l’insieme di strategie e metodi per identificare, raccogliere, sviluppare, conservare e rendere accessibile la conoscenza delle persone che fanno parte di una organizzazione (o, al limite, di una comunità di pratica), assume la moderna connotazione e prende il nome di knowledge management, o gestione della conoscenza organizzativa, avvalendosi in genere di strumenti dell’information technology.

    1. Andreas ha detto:

      Grazie a te. Mi sono permesso di aggiungere questa voce affidandomi però ad una sintesi presa in prestito da Morin che mi pare si attagli bene all’idea di conoscenza che ispira questo percorso.

      1. Claude Almansi ha detto:

        Bellissima la sintesi di Morin. A livello terra terra, c’è anche una lieve differenza di campo di significato tra conoscenza e knowledge: “conoscenza” può anche essere una cosa conosciuta, quindi può essere usato al plurale.
        In inglese “knowledge” indica piuttosto il fatto di conoscere, quindi si usa solo al singolare – e con una certa diffidenza in Inghilterra, almeno in tempi pre-digitali. Una mia amica, allieva di Piaget, era andata in Inghilterra a fare un master in psicologia sociale, e mi aveva raccontato che nei lavori scritti non solo le cancellavano la parola “epistemology,” ma le sottolineavano “knowledge” in ondulato …

  7. criszac68 ha detto:

    Trovo questo percorso di “aiuto reciproco”, come lo ha definito il prof, importante non solo per le ricadute pratiche che avrà, ossia: consentire a chi come me è tabula rasa in inglese, di avere una bussola per orientarsi…ma soprattutto, per le preziose motivazioni che lo hanno ispirato, di grande valore pedagogico e filosofico. Mi spiego: più volte, noi stessi abbiamo riconosciuto di sentirci parte di una comunità, perché come bene ha detto il prof nel suo post, ” se i media vengono usati intelligentemente, consentono di creare e sviluppare relazioni intense e profonde…” e penso che questo si attagli alla nostra esperienza. Allora, quando le relazioni umane sono profonde, “ti sono entrate dentro”, diventa irrinunciabile la cura di ogni persona, perché ognuno si senta a suo agio, possa dare il meglio di sé e per questo, vanno create le condizioni affinché avvenga.
    Nello snodarsi di queste settimane passate insieme, mi sono sempre sentita supportata, guidata, incoraggiata, valorizzata…insomma, ho sentito che su di me, su noi tutti/e, venivano messe in atto quelle stesse azioni che quotidianamente cerchiamo di concretizzare con i nostri bimbi e bimbe…Quando si dice che il ruolo del maestro è fondamentale si afferma una verità incontrovertibile; poi, è altrettanto vero che conta anche come i destinatari dell’azione educativa rispondono di fronte a certi input e sollecitazioni e,qui, ognuno di noi, ha fatto la sua parte…Ma il collante, lo sappiamo, della nostra comunità è rappresentato proprio da quei valori e da quelle azioni coerenti con cui il prof continua prendersi cura di noi…E questo è uno dei motivi per cui, sfiniti da tutte le incombenze di fine anno scolastico, con temperature opprimenti, continuiamo a sentire la voglia di incontrarci. Magari, imparando anche qualche parolina di quell’inglese così respingente

  8. valottof ha detto:

    Aggiungerei il fatto che chi ritiene di avere una risposta adeguata la inserisce come risposta alla richiesta, in questo modo potete limitarvi ad un copia-(correggi)-incolla senza dover pensare anche alla traduzione/spiegazione

  9. maestro ale ha detto:

    La mia conoscenza della lingua inglese è alquanto elementare e non mi permette certo di partecipare attivamente a questa parte del lavoro…va beh lo so che non sembro molto attivo….il punto che voglio mettere a fuoco è un altro: è la prima volta, da quando frequento corsi di tutti i tipi, che sento che è bello far parte di una comunità dove le cose vengono affrontate con semplicità e velocità. Grazie di esistere 😀

    1. Andreas ha detto:

      🙂

      Comunque questo del glossario non è un lavoro da esperti, ma un’occasione di aiuto reciproco.

      Se uno incontra una parola che non conosce, va a vedere nel glossario (pre ora ce ne sono tre 🙂 ) e se non la trova la chiede subito a tutti mediante un commento, così si trasforma un problema in una soluzione: chiedo->imparo->contribuisco->la comunità vive.

  10. fabrizio bartoli ha detto:

    Un aspetto, parallelo, del problema è quello della scelta della lingua da usare in tag, post, siti web e blog: se si usa solo o in toto l’italiano ci si chiude alla interrelazione col mondo esterno (che comunica, appunto, in inglese) se ci si vuole delocalizzare (nel sensopositivo) occorre aprirsi o comunicando in inglese o provvedendo strumenti ‘compensativi’ tipo doppi post, doppi tag, pagine biliingue etc onerosi come tempo e non sempre facilmente realizzabili. Restando a itis e in particolare a questo momento di internazionalizzazione che ha coinvolto me e lucia in modo un po’ peculiare, io do la mia disponibilità, per ciò che sono in grado di fare, naturalmente. Ma che ne pensate di quanto proposto in merito all’inglese sul documento di google drive che stiamo condividendo qui (inserisco il link per non appesantire il post… ecco che ricado nel gergo anglosassone…!) https://docs.google.com/document/d/1lG9DmZ9s5_CIWL7G82PKzQV3lK-SvRinmknRNxP2kes/edit
    ciao fabrizio

    1. Luisella ha detto:

      Ciao Fabrizio, se clicco sul link di Google Drive non mi permette l’accesso. Non è un documento pubblico? Oppure hai messo il link della modalità edit (riecco l’inglese 😉 ) come sembrerebbe leggendo la parte finale del link?

      1. fbartoli ha detto:

        Hai ragione. lucia ha creato e condiviso il file con me e credo andreas e claude: essendo lei il creatore/condivisore del file deve o aggiungere lei l’email di ciascuno interessato e editarlo oppure renderlo pubblico a tutti. Ora la avviso via mail ove non leggesse questo post. ps mi conforta sapere che anche se all’ultimo istante non ce la cantiamo da soli io sono sommerso dalle scadenze, purtroppo e mi rincresce lasciare tanto da fare a lucia…le idee ci sono ma il tempo no

    2. Claude Almansi ha detto:

      Sdoppiare i tag principali con la loro traduzione inglese sarebbe abbastanza facile – magari Andreas nomina amministratori del gruppo Diigo #ltis13 un po’ di volontari, che li possono aggiungere d’un colpo a tutta una pagina di post col tag italiano di cui si vuol dare la traduzione.

      Ma sul tradurre i nostri bilanci ho qualche dubbio. Tradurre prende tempo. Invece se si desse il link al pad piratepad che li raccoglie, i non italofoni potrebbero farseli tradurre da Google translate poi, se del caso, fare domande su quanto risulta non chiaro.

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