Una sintesi di questo blog redatta dall’agente Claude

Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti sull’AI — il link conduce a un indice aggiornato.


Da molto tempo avvertivo il bisogno di mettere ordine in questo blog dove ho disordinatamente accumulato ricordi e pensieri intorno a tante esperienze didattiche, sia come docente che discente. Ma la pigrizia e l’infantile desiderio di tuffarsi sempre nella prossima avventura me l’hanno sinora impedito, anche perché la mole crescente del materiale (1’186 post dal 2007 ad oggi) mi faceva passare sempre più la già scarsa voglia. Diciamo che ci avevo rinunciato, ma non avevo previsto l’arrivo dell’AI!

Woman hiking in forest with social media comments about blogging, SEO, and tags
Vabbè, così ho provato anche il generatore di immagini di WordPress…

Ebbene, visto che il più delle volte passo il tempo a segnalare trappole e disfunzioni dei Large Language Model ecco invece una storia positiva. Chiariamoci: non sono “contro” l’AI. Mi concentro sulle criticità per contrappeso ad una narrativa dominante distorta e alla percezione comune dell’AI quale intelligenza altra e fonte di riferimento primaria, che è il modo peggiore per affrontarla. Con questo articolo inizio invece a documentare casi d’uso interessanti, prendendo le mosse proprio dal tentativo di recuperare il filo d’Arianna di questo blog.

Ho fatto due esperimenti, utilizzando nel primo caso NotebookLM, una versione di Gemini (Google) che invece di appoggiarsi alle risorse reperibili in Internet fa capo esclusivamente alle fonti proposte dall’utente, e nel secondo Claude (Anthropic) come agente in grado di accedere ai miei blog ospitati dalla piattaforma WordPress: https://iamarf.org e https://lacanet.org. I risultati sono ottimi in ambedue i casi: nel giro di una mattina ho fatto un lavoro che a mano avrebbe richiesto almeno una settimana. Qui riporto l’esperimento con l’agente di Claude, che ha il vantaggio di poter accedere all’intero insieme di materiali presenti nel blog, testi, immagini e video compresi. Descriverò il lavoro con NotebokLM in un altro articolo perché interessante per altri versi.

Due parole sugli agenti AI. Si tratta di sistemi di intelligenza artificiale che si basano sui “classici” LLM ma anziché operare con la logica dei chatbot possono lavorare in maniera autonoma per raggiungere obiettivi specifici, ragionando, pianificando e utilizzando strumenti esterni senza supervisione costante. La modalità d’uso, almeno nella versione descritta qui, è apparentemente uguale a quella di un chatbot dove scrivere i propri prompt. La differenza sta nel fatto che i prompt possono richiedere l’esecuzione di compiti complessi, senza la supervisione dell’utente. In fondo riporto le istruzioni per consentire a Claude di operare come agente su un blog WordPress.com.

Detto questo, penso che la cosa migliore sia invitare il lettore ad esaminare il documento prodotto dall’agente di Claude. Il testo non è stato corretto manualmente in nessuna parte. Lo propongo così come è uscito dalla “penna” di Claude. Dopo qualche considerazione.

Il risultato è sorprendente anche se non perfetto. L’introduzione, dove individua i fili nei quali, più che nelle singole iniziative, risiede la coerenza profonda di un percorso ventennale apparentemente frammentato, è ottima. Ciò nonostante sarebbe un errore pretendere di ottenere un risultato completamente soddisfacente al primo colpo. Occorre procedere per gradi, affinando il prodotto con interazioni successive.

Intanto la richiesta iniziale deve fornire contesto. Ecco l’inizio del mio primo prompt:

Tante persone negli anni mi hanno chiesto di scrivere libri sulle mie attività e il pensiero sviluppato in circa vent’anni di peregrinazioni didattiche di vario genere — una sorta di ricerca azione ventennale. La maggior parte di quello che scrivo circola liberamente nei miei blog e nei social. Anche ciò che acquisisce la forma di libro: il Piccolo Manuale di LibreLogo (https://iamarf.ch/unifi/Piccolo-manuale-LibreLogo.pdf) e Building Knowledge with Turtle Geometry (https://iamarf.ch/unifi/turtle.pdf) , che distribuisco con licenza Attribuzione (CC BY 2.5 IT: puoi usare come vuoi ma devi attribuire la paternità dell’opera e perpetuare la licenza su eventuali tuoi derivati, se non vuoi infrangere il Diritto d’Autore). Li pubblicherò mai in forma cartacea? Non lo so, mi piace il divenire. Tralascio per ora gli scritti accademici, perché mi paiono di minor valore.

Il blog principale, https://iamarf.org, testimonia diverse fasi e iniziative che ho intrapreso dal 2007 ad oggi. Non è facile orientarsi in questa selva di quasi 1200 articoli, nemmeno per me. Ma ho necessità di farlo per aiutare le persone che mi chiedono informazioni riguardo a questo percorso.

Dopodiché formulo il compito:

Vorrei redigere una scheda per ciascuno degli argomenti seguenti che ne sintetizzi il contenuto riportando in fondo l’elenco degli indirizzi URL dei post ordinati cronologicamente.

Poi la lista degli argomenti, qui giusto i primi:

Seguono i temi che mi vengono in mente più facilmente — magari tu ne scovi altri, aggiungili pure:

2007-2027: Iniziativa MedWiki con la quale convinsi un gruppo di studenti volontari a digitalizzare tutte le dispense e le “sbobibature” sulle quali lucravano varie fotocopisterie nei dintorni per poi metterle su un server che finanziai con i miei fondi di ricerca. Un progetto di collaborazione per una condivisione democratica dei materiali di studio. Riuscii a far collaborare gli studenti per realizzare un servizio utile che risolvesse il problema dell’accesso alle risorse didattiche di migliore qualità e a costo zero.

2007: Corso online “Opened” (Open Education) di David Wiley a cui ho partecipato come studente. È stato l’antesignano dei MOOC (Massive Open Online Course). Il metodo innovativo di Wiley basato sull’impiego del blog, uno del docente e uno per ogni partecipante, mi consentì di rivoluzionare i corsi a medicina, dove lo applicai subito a tappeto, inventando il concetto di Blogoclasse.

E via dicendo, per una lunghezza totale del prompt di circa 9’000 caratteri. Un discreto impegno a fronte del documento finale di 33’000 caratteri. Ma ne vale la pena perché una richiesta scritta chiarendo bene le intenzioni aiuta il sistema a svolgere meglio il compito. In altre parole si tratta di investire bene il proprio tempo nel riflettere sul compito delegando alla macchina le parti meccaniche e ripetitive.

Una volta confezionata bene la richiesta, l’agente parte. Ti vai a fare un caffè e torni per trovare il risultato che, di prim’acchito, ti meraviglia sempre: ma guarda come l’ha scritto bene! Questo è un momento delicato perché lo stupore abbassa le difese. Invece occorre armarsi di pazienza, andando a spulciare tutto il documento con spirito critico. E lì magari uno si accorge che sì, il tutto è incredibilmente buono ma ci sono imperfezioni e omissioni che devono essere prese in considerazione per non vanificare il lavoro. Ne cito due emerse al primo giro di questo esperimento.

  1. Il sottotitolo della sezione 11 a pagina 15 (FabLab, Stampa 3D e Making) suonava: “Entrismo” nei luoghi della fabbricazione digitale. Ora io avevo specificato di avere dissipato tempo intrufolandomi nei Fablab ma “entrismo” è un termine molto specifico che designa la pratica politica impiegata da taluni individui per trasformare dall’interno grandi organizzazioni, con particolare riferimento ai trotskisti che cercavano di sterzare in chiave rivoluzionaria l’attività di partiti riformisti. L’associazione individuata dall’agente è curiosa e, se vogliamo divertente, ma solo in parte corretta: vero che le mie esplorazioni dei fablab avevano il carattere dell’infiltrazione ma solo per motivi di età, potendosi i frequentatori abituali annoverare fra i miei figli, se non nipoti — mi è effettivamente capitato di fabbricare una stampante 3D accanto al figlio di un mio amico — ma senza intento di influenzare alcunché. Quindi un errore netto, che al giro successivo ho chiesto di correggere con L’esplorazione dei luoghi della fabbricazione digitale.
  2. Il secondo problema invece riguardava un’omissione importante. Nel prompt avevo chiesto di esplorare delle attività didattiche, svolte intorno al 2011, dove generavo quotidianamente dei sociogrammi per descrivere le dinamiche delle classi (pag. 9 e seguenti). In questa documentazione giocava un ruolo importante il cosiddetto “Daily”, un articoletto corredato con il sociogramma del giorno che scrivevo quasi tutti i giorni per indurre la comunità ad osservare se stessa e le persone a riflettere sul proprio ruolo al suo interno. Si tratta di un sottoinsieme di una novantina di articoli che l’agente si era completamente perso. Anche qui la cosa è stata corretta a un giro successivo chiedendo esplicitamente di inserire i “Daily” nel documento.

Questi errori non sono imputabili a un difetto di funzionamento del sistema, ma sono inerenti al modo con cui i Large Language Model sono progettati, essendo basati esclusivamente sull’individuazione di schemi ricorrenti nel sistema di pesi appresi durante l’addestramento. Il rischio che un’affinità semantica risulti inappropriata in quanto frutto di una fortuita vicinanza statistica non può essere eliminato ma fa semplicemente parte del gioco. Giova ribadire che la natura statistica della macchina impedisce la produzione di esiti completamente deterministici. Ad esempio, chiedendo di elencare tutti i post caratterizzati dalla presenza di un’etichetta (tag) precisa, tipo “elaborati-studenti”, non è affatto detto che li recuperi sempre tutti. La prima volta che ci ho provato ne ha recuperati 19 invece dei 37 esistenti. Perché? Non lo so. In questi casi, sempre che si sappia o si intuisca che qualcosa non torna, non resta che riprovare, magari rimaneggiando la richiesta e facendo attenzione a eliminare eventuali ambiguità.

I due esempi bastano per mettere in luce un aspetto importante della relazione fra umano e agente. In virtù della soprendente qualità delle risposte facilmente si tende a dare per scontata conoscenza implicita che invece l’agente non possiede e a cui fa fronte con le sue armi statistiche; altro non può fare. Tutto ciò nulla toglie alle straordinarie prestazioni dell’AI, che nelle varianti più recenti sono dei veri e propri capolavori di ingegnerizzazione. Non ha molto senso stare discutere se siano intelligenti o meno, vale invece la pena di capirne bene la natura e di imparare a valutare accuratamente cosa dobbiamo fare noi e cosa dobbiamo affidare alla macchina.

Ciò implica che quando si ricorre all’AI si conosca bene il contesto e si sappia definire con cura quello che si vuole. Sussiste l’apparente paradosso: all’AI si deve chiedere quello che si sa, non quello che non si sa. Il paradosso è apparente perché lo strumento è portentoso quale longa manus in compiti di cui conosciamo perfettamente natura e scopi ma non è un’enciclopedia in cui trovare nozioni certe.

Infine un pensiero al contesto: chi paga il conto per queste meraviglie? I costi dell’AI sono stratosferici. Il contesto tecnologico-finanziario che distribuisce l’AI nel mondo non è un’impresa a regime ma una realtà esplosiva mai vista prima che per ora è stata finanziata sulla fiducia. Le promesse sono entusiasmanti ma i ritorni sono ancora lontani da coprire gli investimenti. Inoltre il contesto è pericolosamente sbilanciato: la quasi totalità dell’AI a cui accedono miliardi di persone è gestita da un manipolo di aziende americane e da qualche realtà cinese. Non è uno scenario tranquillizzante dato l’evidente valore strategico della tecnologia.

La gratuità è ingannevole perché tesa ad accalappiare e fidelizzare utenza ma appena uno chiede qualcosa in più scattano i piani a pagamento. Non fa eccezione il lavoro appena descritto. Anzi, in questo caso il pagamento è stato duplice. Da un lato WordPress consente di accettare l’intrusione di un agente AI solo se il piano di gestione del blog è a pagamento; dall’altro Claude consente sì di attivare gratuitamente la funzionalità di agente per lavorare su un blog WordPress ma poi si va poco lontano, quanto basta per constatare che la cosa si fa interessante, poi se non paghi non finisci il lavoro. Ci sono cascato ma era inevitabile per documentare qualcosa di sensato.

Il meccanismo è aggiustato come un orologio svizzero.


Come collegare l’agente Claude a WordPress

Descrivo il procedimento giusto per mostrare che è molto semplice ma dal punto di vista pratico interessa solo chi ha un blog in WordPress.com. Non le versioni di WordPress ospitate su un proprio server o altri servizi di blogging. Per altre situazioni basta chiedere ad una qualsiasi AI.

Abilitazione di WordPress

In WordPress va attivato MCP (Model Context Protocol). In pratica è il sistema che consente ad un agente AI di accedere alle informazioni di un blog e di controllare quali sono le operazioni che l’utente vuole autorizzare. Ad esempio operazioni di sola lettura ma non di alterazione dei contenuti. Si procede così:

  • Nella dashboard di WordPress.com si va sul proprio profilo in alto a destra e si clicca “Il mio account WordPress.com”
  • Nel menu a sinistra di seleziona “IA e MCP”
  • Si seguono i link per selezionare le autorizzazioni che si vogliono dare in lettura e in scrittura
  • Infine si clicca la voce “Collega assistente IA esterno” seguendo le istruzioni appropriate per l’agente che si intende utilizzare — Claude in questo caso
Attivazione dell’agente in Claude
  • Nella barra di sinistra si seleziona “Customize”
  • Poi “Connect your apps”
  • Si cerca il proprio servizio con la barra di ricerca perché sono davvero tanti — WordPress.com per noi
  • Si seleziona

A questo punto, basta che il nostro prompt contenga richieste relative al proprio blog, affinché l’agente si attivi automaticamente.

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