One Laptop Per Child e neuroni specchio

Il Salone de’ Dugento in Palazzo Vecchio a Firenze ha ospitato due bei eventi. Ieri, la presentazione del computer portatile XO immaginato pensando al problema del digital divide, con la partecipazione di Nicholas Negroponte, l’ideatore del progetto One Laptop Per Child. L’undici gennaio scorso, nell’ambito della prima conferenza Luigi Amaducci, la lezione sul sistema dei neuroni specchio fatta da Giacomo Rizzolatti, il ricercatore italiano che ha scoperto questo importante sistema.
Le attività di OLPC Italia prendono le mosse da Firenze con l’intento

di creare un modello pilota di cooperazione decentralizzata intercittadina, city-to-city, supportato da un network di partner pubblici e privati che sostengono azioni ed iniziative create ad hoc per i paesi in via di sviluppo. La cooperazione a livello locale porta ad un sistema di solidarietà civica che oltrepassa le barriere burocratiche create dai Governi centrali.

L’iniziativa presentata ieri si chiama Give 1 Get 1:

Ciascun studente italiano che acquisterà un laptop, donerà un altro laptop ad un suo coetaneo di un’altra città del Sud del mondo.

Il progetto OLPC rappresenta una bellissima iniziativa che purtroppo è a rischio elevatissimo. L’Economist nel numero del 25 novembre 2004, in un articolo intitolato Managing complexity, rivelava che secondo lo Standish Group, un’azienda di consulenza in progetti di Information Technology, ha stimato che il 30% di tutti i progetti software abortiscono, la metà sfondano il budget previsto, il 60% sono considerati un fallimento da parte delle organizzazioni che li hanno iniziati e il 90% disattendono la scadenza prevista.

Il progetto OLPC è molto complesso e concerne gli aiuti ai paesi in via di sviluppo, una cosa che si rivela sempre difficilissima da realizzare, per di più in un settore, quello della formazione, che spesso rappresenta una delle ultime preoccupazioni dei governi e che è di per se estremamente poco incline all’innovazione. Le dichiarazioni d’intenti servono a poco: l’interesse dei governi in termini reali si misura dagli stanziamenti e nelle scuole di tutto il mondo, con qualche differenza, prevale di gran lunga un modello di insegnamento che ben poco ha a che vedere con il pensiero di Seymour Papert cui il progetto OLPC si ispira.

Una bambina ieri ha centrato il problema, come ha ricordato l’amico Antonio Fini:

Scusa, ma COME possiamo usarlo questo computer, a scuola?

Nicholas Negroponte sostiene che XO è molto più di un computer portatile, è un progetto educativo. Il software non è organizzato per applicazioni bensì per attività in una maniera che i bambini trovano naturale comprendere. Il progetto si ispira ai fondamenti costruttivistici ed è fondato sull’esperienza di Logo, un’applicazione sviluppata negli anni settanta da Seymour Papert per l’apprendimento della matematica basato sull’attività personale sulla creatività spontanea.

Logo era una bellissima applicazione che, incidentalmente ho potuto apprezzare insieme ad un mio figlio che allora frequentava le medie: consentiva ad un bambino di imparare con grande rapidità molti elementi basilari della matematica; non solo, in poco tempo si ritrovava a padroneggiare gli elementi fondamentali della programmazione. Tuttavia, l’impatto di Logo nella scuola è stato limitatissimo. Del resto cosa ci si poteva aspettare da qualche floppy disk distribuito in modo casuale nelle scuole e impiegato in attività e tempi marginali? Logo poteva funzionare solo nell’ambito di un metodo completamente diverso dove l’insegnante doveva giocare un ruolo fondamentale imperniato sullo stimolo e sul suggerimento. Invece Logo è stato solo una curiosità fra le tante capitata magari in qualche ora di applicazioni tecniche.

Lo strumento può essere stato pensato in modo costruttivista quanto si vuole ma è completamente inutile se viene calato nella realtà scolastica convenzionale.

Probabilmente il laptop XO è più facile da usare di Logo (peraltro Logo è contenuto nell XO) e i bambini sono già molto più vicini al computer ma questo non sarà sufficiente se non vi sarà un cospicuo impegno degli insegnanti a ripensare i propri metodi e se nel novero delle attività scolastiche non verrano creati spazi e tempi adeguati.

Anche il successo dell’iniziativa Give 1 Get 1 è legata al ruolo delle scuole. Give 1 Get 1 avrà un senso se diverrà qualcosa del tipo Give 1000000 Get 1000000 ma sarà difficile che questo possa avverarsi senza un massiccio impegno da parte del mondo scolastico. Difficile essere ottimisti visti i trascorsi.

Eppure il pensiero che la scuola debba rinnovarsi profondamente è vasto nel mondo e sostenuto da personalità di grande rilievo. In ultimo come non pensare alla scoperta di Giacomo Rizzolati e dei suoi collaboratori della funzione che svolgono i neuroni specchio. Sta emergendo l’evidenza che l’apprendimento cognitivo sia una funzione secondaria, tardiva e superiore dell nostro cervello e che questo sia fatto per imparare principalmente in modo imitativo.

Sarebbe veramente importante che si trovasse il coraggio di metter mano in modo coraggioso e sostanziale ad una revisione dei metodi applicati nelle scuole ma non è sempre e solo colpa degli altri, delle istituzioni. I cambiamenti globali partono da un cambiamento reale degli individui. Tutti possiamo iniziare, nella vita quotidiana.

Per ora contentiamoci del nesso bello e suggestivo fra questi due eventi di qualità che hanno avuto luogo nel Salone de’ Dugento. Grazie a chi li ha organizzati.

One thought on “One Laptop Per Child e neuroni specchio

  1. eleonora ha detto:

    Non conosco la teoria dei neuroni a specchio,ma sicuramente le difficoltà raccontate da chi ha portato un olpc a bambini che non avevano idea di cosa fosse un pc, dimostra che senza un modello da imitare, poche sono le cose realmente intuitive.
    Se vuoi qui ci sono le mie slide http://www.slideshare.net/epanto/one-to-one-uk/
    dove cito quest’articolo
    http://www.laptopmag.com/news/trends/OLPC-XO-Goes-to-Africa.aspx

    ed in particolare ”
    All children who get an XO WILL NEED TRAINING!!!!! There is nothing OLPC can do about it; there is nothing the children or their parents can do about it. Without training, the XO is nothing more than a little pretty green-and-white box that looks like a misshaped, overgrown bunny with no teeth.

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