Fare il proprio giornale

newsp dead watchVari amici mi hanno chiesto di produrre una versione in italiano del mio The iamarf Daily che avevo propagato in Facebook e Twitter.

Ne approfitto per spiegare come sta la faccenda, al di là di qualche risposta semiseria che mi è capitato di dare in Facebook.

Tecnicamente, per produrre il proprio daily occorrono due cose:

1) un account in Twitter [1]
2) un account in paper.li

Quando si fa l’account in paper.li si utilizza il proprio account in Twitter. A quel punto, dopo una semplice configurazione, il servizio di paper.li parte automaticamente e quotidianamente esegue una ricerca semantica dei messaggi prodotti dal proprio giardino Twitter [2].

Ricerca semantica significa che i messaggi vengono raggruppati in base al significato che portano.  Ecco per esempio le categorie che paper.li ha scoperto nel mio giardino Twitter di qualche giorno fa: headlines, education, stories, technology, business, art & entertainment, environment, #CC, #OER.

Sono quelle che potete vedere sotto all’intestazione del mio giornale, e che oggi saranno magari mutate.

La prima, headlines, è quella composta dai titoli principali che appare automaticamente. Le altre invece sono state letteralmente scoperte da paper.li, in base ai messaggi trovati nel mio giardino e devo dire che ha fatto un ottimo lavoro.

Ogni categoria può essere cliccata per accedere ad un’altra pagina dove si trovano altri articoli pertinenti a quella categoria, oltre a quelli che già appaiono fra le headlines.

Il prefisso # significa che il termine che precede rappresenta un concetto rilevante e viene utilizzato per etichettare i messaggi che si riferiscono in qualche maniera a tale concetto. In gergo i termini così formati (#CC, #OER …) si chiamano hashtag.

Non basta la ricerca semantica per ottenere un buon giornale, il proprietario deve soprattutto avere cura del proprio giardino. Lo strumento può trovare contenuti ma non li può certo inventare!

La semplicità di Twitter inganna molti, che lo scambiano per uno strumento buono per la comunicazione di messaggini insulsi, una sorta di estensione ad Internet del chiacchiericcio prodotto dagli sms.

Invece Twitter è diventato uno strumento di informazione fondamentale. Il motivo è semplice: un numero crescente di organizzazioni pubbliche e private emette tweets. Ormai tutte le testate del mondo, le agenzie giornalistiche, le agenzie finanziarie e chiunque sia interessato in qualche maniera a diffondere  informazioni utilizza un canale Twitter.

La qualità del proprio giornale, ivi inclusa l’attinenza ai propri interessi, dipende dalla composizione del proprio giardino Twitter.

Cogliamo qualche esempio a caso dal mio giornale.

  • http://twitter.com/TheEconomist Impiego volentieri fonti giornalistiche di economia perché hanno la tendenza ad attenersi ai fatti e sono anche ricche di notizie tecnologiche che a me interessano per motivi prefessionali. Inoltre preferisco di gran lunga lo stile giornalistico anglosassone, focalizzato sugli argomenti e non sulle personalizzazioni. Sono anni che leggo l’Economist. Un tempo ero abbonato alla rivista. Con Twitter e la versione online non ne ho più bisogno.
  • http://twitter.com/dtapscott Don Tapscott, autore di Wikinomics e Macrowikinomics insieme a Anthony D. Williams, è uno dei più lucidi osservatori del mondo del business e della tecnologia con una spiccata attitudine a guardare nel futuro. Ho imparato veramente molto dai suoi testi.
  • http://twitter.com/creativecommons Le licenze Creative Commons consentono a chiunque abbia prodotto una qualsiasi opera di decidere esattamente quali diritti riservarsi e quali cedere. Sono uno strumento fondamentale grazie al quale si può aggiustare il compromesso fra la protezione dei diritti sulle proprie opere e la convenienza comune a dar vita ad un ecosistema delle idee, humus per la creatività di tutti.
  • http://twitter.com/infofirenze Un servizio di informazioni su fatti di Firenze e Toscana.
  • http://twitter.com/ansa_cronaca Agenzia Ansa. Il surplus prodotto dal giornalismo italiano è quasi illeggibile. Ogni tanto includo qualche giornale ma per brevi periodi.
  • http://twitter.com/orporick Credo che sia un insegnante di matematica. Non lo conosco ma mi godo i suoi tweets, che riguardano soprattutto la sua vita di insegnante. La sua è una forma di poesia.
  • http://twitter.com/altracitta Testata locale di giornalismo partecipativo. Interessante evoluzione del giornalismo.
  • http://twitter.com/wikileaks Il sito che rivela documenti tenuti segreti da governi e organizzazioni per motivi di opportunità. Agisce secondo i principi di libertà di parola e di pubblicazione con l’intento di contribuire alla verità storica.
  • http://twitter.com/oldaily L’Oldaily è una sorta di mini-quotidiano, una manciata di notizie al giorno, sui temi dell’istruzione e delle tecnologie didattiche. Una fonte formidabile per me. Stephen Downes è (quasi) l’unico accademico del quale mi fido (quasi) completamente.

Ecco, questi sono alcuni esempi tratti dal mio attuale giardino di 356 riferimenti Twitter. Sono presi fra quelli che compaiono più spesso e che determinano l’ossatura del mio giornale.

Il giardino va curato. Per esempio, può succedere che un utente marginale, rispetto ai miei interessi, per qualche motivo si metta a twittare con maggiore frequenza diluendo così il giornale. In tal caso elimino dal giardino quell’utente. Oppure scopro nuovo fonti significative che vale la pena di introdurre. Per esempio, ne ho aggiunte due o tre giusto nell’atto di scrivere questo testo.

Il risultato è quello di ottenere un giornale di altissima qualità, personalizzato sui propri interessi e sulle proprie necessità.

Sono molti anni che non acquisto i quotidiani nazionali, bastandomi ciò che essi offrono in Internet e un giornale radio al giorno. In un post di qualche tempo fa avevo descritto come seguire la stampa mediante il meccanismo dei feed RSS . Ma ora The iamarf Daily offre un mix di notizie culturali e tecnologiche, di divertimento e curiosità, di informazione locale e internazionale che per me è perfetto e che posso sempre riaggiustare in base alle mie mutevoli esigenze.

Veniamo ora alla versione italiana. Vari amici mi hanno chiesto se è possibile avere una versione italiana del giornale.

Prima di tutto, perché il mio quotidiano è quasi tutto composto da fonti estere? Per due motivi:

1) Se seguissi solo fonti italiane il 90% del mio nutrimento culturale e tecnologico svanirebbe. L’Italia (oggi) non produce quasi niente di ciò che mi serve.

2) Il servizio paper.li attualmente è in grado di eseguire ricerche semantiche in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Mi sono informato e mi hanno detto che è prevista anche l’attivazione dell’italiano ma non ho saputo in che tempi. Che significa questo? Significa che il giornale viene impaginato in modo più stupido perché il sistema automatico non riesce a riconoscere efficacemente le categorie in cui piazzare gli articoli.

Un caro amico mi ha scritto in Facebook:

“buhaiolo [incipit toscano per introdurre un’affettuosa critica … ] … traducilo per la gente comune … sennò se tu parli a chi sa l’inglese e basta come tu fai a diffondere le notizie? o lo fai bilingue o te lo leggi te … ovvia”

A questo punto avrete capito che il meccanismo di formazione del giornale è completamente automatico, il lavoro consistendo semplicemente nell’accumulare un determinato insieme di riferimenti da seguire in Twitter.

Mettersi a tradurre tutto ciò che appare nel quotidiano è chiaramente improponibile. Tuttavia niente ci impedisce di formare un Twitter di riferimenti italiani e darlo in pasto a paper.li, qualcosa viene fuori di sicuro.

Tutto ciò non toglie che uno si possa costruire un giornale in italiano. A titolo di esempio, ho raggruppato alcuni dei miei riferimenti in un’aiuola (in gergo si chiama lista; Twitter consente di raggruppare i riferimenti in liste).

Ci ho messo quattro riferimenti con l’intento di avere una composizione di fonti equilibrata integrando vari livelli di localizzazione e evitando, nei limiti del possibile informazione faziosa, che purtroppo dalle nostre parti di questi tempi prepondera: l’Ansa (http://twitter.com/ansa_cronaca) per notizie generali, Altracittà per informazione locale partecipata (http://twitter.com/altracitta), informazioni dal territorio fiorentino (http://twitter.com/infofirenze) e informazioni dalla valle dove vivo ValdarnoCafe (http://twitter.com/ValdarnoCafe).

Qui potete vedere il risultato. Il giornale viene comunque anche se è un po’ meno strutturato perché manca la ricerca semantica. Appena i ragazzi di paper.li avranno esteso il sistema all’italiano sarà possibile confezionare il giornale nella nostra lingua.

Io continuerò a tenermi il giornale internazionale. Mi ritroverò semplicemente qualche notizia in italiano in più perché il motore semantico di paper.li sarà a quel punto in grado di classificare i riferimenti nazonali che nel mio giardino sono pur presenti.

Due sono le cose rilevanti da rammentare in questo discorso.

La prima è che Twitter (o qualche sua mutazione) avrà un futuro luminoso nella diffusione dell’informazione. Questo è tanto sicuro quanto sicuro è il declino della distribuzione cartacea delle notizie.

In secondo luogo, il quotidiano fatto in casa è un ottimo esempio di come la distinzione tradizionale fra produttore e consumatore vada progressivamente sfumando. Questo vale per l’informazione come per tante altre tipologie di prodotti.

Esisteranno sempre, probabilmente, dei centri di raccolta e integrazione delle informazioni di livello professionale ma questi non rappresenteranno il canale esclusivo attraverso il quale le notizie raggiungono i consumatori.

Nel mio quotidiano per esempio arrivano notizie da testate giornalistiche convenzionali ma anche da singoli individui, che dicono cose che mi servono o che mi piacciono.

Inoltre, il supporto e la composizione finale delle notizie saranno  determinate dall’utente finale, che si occuperà così dell’anello finale della produzione dell’informazione, sarà appunto un prosumer, vale a dire un producer oltre che un consumer.

Qualche decina d’anni fa si tentava di ravvivare il mortorio scolastico insegnando a leggere i giornali. Ecco, ora bisogna insegnare a fare i giornali. Può essere un’ottima occasione per dare una scossa alla scuola.


[1] Se non sai cosa è Twitter te lo spiego qui in due parole, in rete puoi trovare tutti gli approfondimenti che vuoi. Si tratta di un servizio di microblogging che consente di inviare ad una comunità di altri utenti Twitter brevi messaggi, non più lunghi di 140 caratteri.

Ma Twitter conta ora diverse decine di milioni di utenti, sarebbe quindi folle che tutti leggessero i messaggi di tutti. In realtà tu, se hai un account in Twitter, sei seguito da un insieme di utenti, i propri cosiddetti “followers”, che si sono “abbonati” ai tuoi messaggi.

Tu, a tua volta, avrai deciso di abbonarti ad un altro insieme di utenti. I due insiemi di solito non coincidono, anche se hanno quasi certamente un’intersezione. Vale a dire che non è detto che tu mi segui se io ti seguo, e viceversa.

Perché un utente si abbuona ai messaggi di un altro? Per una grande varietà di motivi, fra cui per esempio la conoscenza personale, l’incontro casuale in Twitter o i qualche altro ambiente della rete. Altri particolari a riguardo emergono dal testo del post.

[2] Il “giardino Twitter” è un’espressione che mi sono inventato in questo post per designare l’insieme degli utenti che io ho deciso di seguire. Poiché di solito i giardini si coltivano con attenzione, se non addirittura con affetto, l’espressione serve a far capire che coloro che noi seguiamo in Twitter sono qualcosa di più di un mero insieme.

7 thoughts on “Fare il proprio giornale

  1. Elena ha detto:

    Andreas io ho seguito le istruzioni ma il mio giornale è sempre vuoto. UFFA

    cosa ho sbagliato?

    dove c’è scritto paper focus si devono mettere i termini che ti interessano giusto?

    Io ho elencato prima quelli in inglese e poi quelli in italiano, devo separarli con una virgola?

    Fammi sapere….

    Elena che sperimenta i twittwrini

  2. Mariaserena Peterlin ha detto:

    Mi da da pensare il fatto che il giornale fatto con i link italiani sia due terzi di cronaca nera e un terzo di gossippaccio arcoriano.
    Mi da molto da pensare.
    Nel frattempo dico che l’idea del tuo giornale è molto interessante e mi ingegnerò a seguirlo.
    Nemmeno io compro i quotidiani da anni (prima ne compravo 3 al giorno).
    Ho aderito, per i miei ragazzi, all’iniziativa “Il quotidiano in classe” ed entravo in classe con fasci di giornali prelevati dall’edicolante stizzito che me li faceva trovare buttati per terra (ahi que dolor la cervicale…) forse perché era insofferente al fatto di non poterci lucrare.
    I ragazzi in classe leggevano e si discuteva.
    Poi però ne facevano palloni di carta (imbrigliati con strisce di nastro adesivo sgraffignato ai bidelli) e ci giocavano a pallone in classe durante la ricreazione.
    Le mie colleghe ghignavano acidule: hai visto che se ne fanno dei tuoi giornali?
    Ho divagato, mi scuso.
    Però penso che se invece anche agli studenti si aprisse la possibilità di creare un giornale libero e pensante usando questa tecnologia ne vedremmo di interessanti e anche ci si conoscerebbe meglio.

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