Non esiste un solo tipo di diario – #linf12

Quando giovanotto ebbi la fortuna d’essere condotto in quello che era l’Everest del mondo che esploravo, a Berkeley, la prima cosa cosa che mi colpì appena entrato nel più tecnologico laboratorio che avessi mai visto, fu un leggio di legno che troneggiava in mezzo a tutti quegli apparecchi, con sopra un quadernone aperto e tutto scritto con diverse calligrafie. Quello era il diario dove tutti i membri del gruppo di ricerca annotavano gli accadimenti quotidiani.

Ecco, la parola blog viene subito associata a quella di un diario intimo, forse a causa di tanta stampa che semplifica un po’ troppo, o segue un po’ troppo supinamente i gusti che rendono di più. Anche quello che trovai in quel laboratorio di Berkeley era un diario, ma serviva a tracciare il percorso del gruppo e contribuiva a rinforzare il senso di un’identità e di un obiettivo comune.

Orbene, anche questa comunità virtuale, per ora bisognosa di molte cure perché appena nata, si può giovare di un pratica così semplice. Rinnovo quindi l’invito a scrivere un post, ciascuno sul proprio blog, con una piccola cronaca degli sforzi fatti fino ad ora. Scriveteci esattamente le cose che vi sareste detti oggi pomeriggio se vi foste trovati tutti insieme a prendere un te insieme e l’argomento fosse caduto su questo nuovo (per)corso che avete iniziato insieme. Claude ci ha già dato l’esempio.


P.S. Ho aggiornato il file opml con il blog ultimo arrivato, di Rosaria.

11 thoughts on “Non esiste un solo tipo di diario – #linf12

  1. Andreas says:

    No no, non è necessario comunicarlo qui. È proprio grazie all’aggregatore che tutti noi dobbiamo accorgerci di ciò che scrivono gli altri, senza che questi lo debbano comunicare qua e la.

  2. Claude Almansi says:

    Nel 2002 parlavano di “blog” in una lista di discussione e non capivo la parola. Allora l’ho messa in un motore di ricerca e ho trovato che stava per “weblog”, allora così era chiaro: i log sono quelli che tengono i marinai, anche, non solo gli scienziati. Poi subito dopo c’era un link a blogger.com, che non era ancora di Google. era proprio ciò che cercavamo per un’associazione cui partecipavo: come una sfilza di e-mail già belli pronti e datati. Allora ne ho aperto uno.

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