Come seguire le fonti in internet II – #linf12

Simbolo feed
Simbolo feed

Per dare modo a tutti di mettersi in pari con le attività che vado proponendo, senza lasciare troppo inattivi coloro che le hanno già completate, intercalo il flusso delle proposte con degli articoli che svolgono il ruolo di approfondimenti degli argomenti precedenti oppure o al tempo stesso di preparazione dei prossimi.

In un post precedente vi ho chiesto di usare un aggregatore – RSSOwl o un’altra applicazione, Google Reader o un altro servizio web – per seguire facilmente gli aggiornamenti su questo e sui vostri blog, siano essi nuovi post o commenti fatti da chicchessia.

In questo post, che recupero e rinfresco da una versione precedente,  vi mostro invece come un aggregatore possa essere utilizzato per seguire fonti di ogni tipo, con particolare riferimento alla stampa quotidiana. Successivamente potremo scoprire altri impieghi, magari ne scoprirete alcuni voi.

Le immagini che trovate in questo post si riferiscono a edizioni dei giornali degli anni scorsi, le grafiche e i layout dei quali possono essere cambiate. Questo non inficia il senso del discorso e i riferimenti ai feed nelle varie fonti li potete trovare voi stessi.

La selezione e l’ordine di apparizione di alcune testate giornalistiche nel post non hanno a che vedere con le mie opinioni personali. Il criterio che avevo seguito e che seguo è quello di rappresentare una pluralità di casi. Anzi, i metodi web che stiamo proponendo possono avere proprio il valore di consentire un equilibrato approvvigionamento di fonti anche molto diverse, per ispirazione politica, per origine nazionale o cosmopolita, per maggiore o minore innovatività.

Supponiamo che io sia un tranquillo cinquantenne che si compra tutte le mattine il suo giornale. Un bel giorno qualcuno mi dice che quel medesimo giornale si trova anche su Internet, la cosa mi incuriosisce e vado a vedere. Potrebbe per esempio essere questo

libero

Scopro che ci sono molte notizie ma non tutto quello che si trova nella versione cartacea, a meno che non faccia l’abbonamento, seguendo per esempio uno dei link che ho evidenziato. La novità interessante è che si può fare sia l’abbonamento alla versione cartacea che ad una versione elettronica, sfogliabile sul PC o in un’app sul tablet, scaricabile in formato pdf. Provate a seguire i link per vedere di che si tratta, potete anche farvi un’idea delle differenze di costo.

More about Illusioni perduteLa cosa mi interessa ma, si sa, è un po’ un problema in tutto il mondo, i giornali hanno un padrone e non è sempre facile leggere dentro alle notizie, se n’era già accorto Balzac all’inizio dell’800, forse ora dalle nostre parti è ancora peggio …

E allora che faccio? Vado a vedere anche un giornale per così dire di segno opposto, per esempio questo:

repubblica

Ecco, qui posso vedere le stesse notizie “dall’altro lato” e se voglio posso fare l’abbonamento alla versione elettronica anche qui.

Certo, queste versioni web dei giornali sono stipate di titoli, immagini, notizie, annunci, pubblicità, link e di tutto e di più, condensato con una densità pazzesca. Faccio fatica a trovare quello che mi interessa, magari desidero essere informato solo su alcuni temi ma ogni giornale li comprime nello spazio disponibile a modo suo. Diventa faticoso e irritante …

Qualcuno, magari un figlio impietosito vedendomi annaspare in questo mare di informazioni, mi informa che esistono i feed RSS e mi mostra come funzionano.

Mi spiega anche che i siti più ricchi, come quelli dei quotidiani, offrono feed distinti per categorie di notizie distinte. Come per esempio si può vedere in fondo alla pagina principale di Libero:

feeds libero

Talvolta le categorie sono ulteriormente suddivise, si tratta di andarle a cercare e non è sempre immediato. Per esempio in Repubblica, bisogna entrare nelle singole sezioni. Supponiamo che ci interessi il feed delle notizie di scienze: repubblica scienzefeed repubbl scienzeEbbene, se seguiamo questo link, nell’angolino in fondo a destra (!) troviamo il feed che ci serve.

La cosa si è fatta interessante e mi vien voglia di aggiungere altri giornali. Mi rendo conto che tutte le testate del mondo, anche le più famose, si stanno sforzando di recuperare online ciò che stanno perdendo inesorabilmente con le tradizionali versioni cartacee.

Trovo che Don Tapscott, il famoso autore (insieme a Anthony D. Williams) del best seller Wikinomics, in un recente e molto discusso articolo, Colleges Should Learn From Universities’ decline, dà per scontato che l’era dei giornali stia volgendo al termine, almeno nella forma nella quale li abbiamo conosciuti sino ad oggi. Cita vari casi di importanti giornali statunitensi che sono già scomparsi e racconta come per esempio il New York Times abbia svariati milioni di lettori ma solo una minoranza di questi acquista la copia cartacea ed i suoi profitti vengono principalmente dalla pubblicità sulla versione stampata. Il problema cruciale di tutte le testate: quale nuovo modello di business? Forse le app sui tablet? vedremo…

newsp dead watchScopro addirittura che esiste un blog che funge da osservatorio della morìa di giornali e la cosa interessante è che il suo autore, Paul Gillin, non è un giovane entusiasta delle nuove tecnologie bensì un anziano signore che ha fatto il giornalista per 25 anni, i primi 17 dei quali su giornali convenzionali, e che dichiara di amare proprio nella tradizionale forma cartacea.

Paul Gillin sostiene che alla fine il 95% dei giornali americani convenzionali spariranno e che sulle ceneri di questo disastro economico risorgerà un nuovo tipo di giornalismo nel quale l’aggregazione da fonti plurime e i contenuti generati dai lettori medesimi giocheranno un ruolo primario.

In effetti, se da un lato le testate giornalistiche tradizionali annaspano, allo stesso tempo stanno emergendo numerose forme alternative, direi quasi ibride. Per un certo tempo le notizie che trovo su questo fenomeno sono tutte di origine straniera ma poi scopro che anche da noi sono comparse delle realtà interessanti.

Ne trovo alfine una che non viene dall’altra parte del mondo, anzi, è proprio locale, si potrebbe dire dietro l’angolo, e si chiama l’Altracittà: un laboratorio di giornalismo dal basso, libero e indipendente.

È un vero e proprio giornale perché viene anche stampato ma la cosa interessante è che chiunque può contribuire con un articolo.

altracitta

E questa è una cosa che mi piace perché c’è tanta, troppa distanza fra tutto ciò che è istituzione e quello che è la vita delle persone, con i loro reali e cogenti problemi.

Anche dal punto di vista tecnico la versione online di l’Altracittà è interessante perché sfrutta efficacemente le potenzialità del web. Per esempio è anche un blog, infatti gli articoli si possono commentare.

Questo per mettere in guardia coloro che, scolasticamente, riducono il mondo in categorie rigide, che presto si rivelano luoghi comuni e deboli, se non fallaci, descrizioni della realtà. Nei più la parola blog attiene all’idea di diario intimistico o a scritti di autori sconosciuti e quindi poco affidabili. Questa è una visione miope, meglio sarebbe ignorare del tutto il fenomeno.

Il blog oggi è una forma di comunicazione declinata in innumerevoli varianti, molte delle quali sono prettamente professionali. Un esempio è la succitata testata Altracittà, un altro esempio di grande successo è il Fatto Quotidiano, un giornale sia cartaceo che online che nei blog di tanti autori professionisti dell’informazione, e non solo, trova l’ingrediente principale. Un sempre maggior numero di grandi giornalisti vicaria la propria produzione giornalistica con un blog. Per esempio, in un post intitolato I signori della scarsità, ho tradotto un articolo che George Monbiot, giornalista del Guardian, aveva pubblicato sulla sua testata ma anche nel proprio blog. Uno dei valori aggiunti della versione sul blog sta nel fatto che questa è arricchita da un’accurata descrizione delle fonti. Un fatto molto importante questo.

Vedete? Laddove il blog viene comunemente associato all’idea di inaffidabilità delle fonti si rivela invece uno strumento che contribuisce proprio alla credibilità dei testi.

Invito a leggere il testo di Monbiot, nel post che vi ho indicato, perché concerne un aspetto cruciale della letteratura accreditata di tipo scientifico. Un’anticipazione di ciò che discuteremo a proposito della letteratura scientifica.

Per ampliare e aggiornare il panorama delle fonti possibili, cito un esempio davvero bello di come un blog possa essere usato per creare una comunità di pensiero dal basso e al di fuori di ogni inquadramento istituzionale. Un professore di economia, Alberto Bagnai, che usa il web per insegnare, forse nel modo più bello e efficace che si possa immaginare.  Il suo blog, Goofynomics, può funzionare come un vero e proprio corso di economia di base che viene però realizzato mediante un dialogo continuo intorno ad un tema di grande rilevanza e attualità. A questo punto non è una risorsa semplice da consultare, data la ricchezza della sua pur breve storia. Va quindi consultato con attenzione ed è per questo che il link che ho proposto punta ad un post di istruzioni per l’uso che l’autore ha molto lodevolmente offerto.

Altro che diario intimistico! Questo è uno straordinario esempio di come un uomo di grande competenza e cultura possa utilizzare i mezzi moderni senza indulgere in inutili effetti speciali ma solo al servizio dello sviluppo del pensiero critico.

Anche qui, attenzione: in questo contesto propongo una risorsa a prescindere dalle mie personali opinioni, che qui sarebbero off-topic. Mi interessa mettere in evidenza l’impiego intelligente dello strumento e quanto ricca e composita possa essere oggi la “rassegna stampa” che ciascuno di noi si può confezionare su misura, con un po’ di accortezza e intelligenza.

18 thoughts on “Come seguire le fonti in internet II – #linf12

  1. Francesco Mastriani (@framastriani) says:

    🙂 Prof anche io ignoravo lo scandalo del lucrare su ciò che dovrebbe essere un diritto di tutti : cosa facciamo ? torniamo indietro e contemporaneamente si predica bene da ogni luogo ? E’ molto avvilente ciò che ho letto riguardo alla letteratura scientifica … SIGH … 😦

    1. Andreas says:

      Probabilmente il primo passo utile consiste nel sviluppare il pensiero critico, che ci consente di porci domande e non dare per scontato ciò che appare ovvio.

      Non è certo facile né sufficiente ma è certamente un passo necessario.

  2. Luisa Scotto di Perta says:

    Grazie per aver aperto una finestra su un argomento molto importante, direi fondamentale per l’umanità intera. Lei, caro prof., è un computer nel computer… E’ molto grave leggere tali fatti, che rispecchiano ancora una volta come al centro della vita di individui completamente assoggettati al profitto e all’interesse ci sia solo il proprio bieco ed egoistico tornaconto…Una volta, passeggiando per le strade di Napoli, nel periodo di Natale, lessi un manifesto che forse qualcuno conoscerà, scritto credo da un capo indiano che recitava più o meno così: “quando avranno pescato l’ultimo pesce del mare, quando avranno ucciso l’ultimo uccello nel cielo, quando avranno tagliato l’ultimo albero sulla terra, quando avranno inquinato l’ultimo fiume o tutta l’aria che respiriamo, solo allora capiranno che NON possono mangiare il danaro che hanno accumulato nelle loro banche”….

  3. Claude Almansi says:

    Oops, grazie per la correlazione con il commento di M. Antonella, Andreas: non l’avevo visto quando ho messo il mio, altrimenti avrei risposto al suo. E grazie anche per la precisazione re “flusso RSS”: un mio francesismo, purtroppo – i francesi cercano di tradurre tutta la terminologia tecnologica, con conseguenze noiose.
    Diversi anni fa erano usciti i risultati di un sondaggio sull’uso degli strumenti interattivi “Web 2.0” da parte dei giornalisti svizzeri e ne discutevamo su una mailing list della “società civile” (cioè che riuniva attivisti per i diritti umani e civici e professionisti dell’informazione). Allora le autorità linguistiche francofone non aveva ancora escogitato termini francesi per quegli strumenti. Mi ero stupita che in una domanda a scelta multipla su quali strumenti avevano utilizzato, più giornalisti avessero segnato “podcast” che “RSS feed” o “blog”, visto che i podcast funzionano tramite RSS feed e sono blog con dentro i post un file audio o video. Risposta di un giornalista: “Beh, chi se ne frega di queste cose che non hanno nemmeno un nome in francese?” Ri-risposta fuori lista da un altro giornalista: “Non te la prendere: lui scrive così perché è impiegato da un giornale: noi freelance non ci possiamo permettere di rimanere così restii all’innovazione.”
    Se vi volete fare una risata, leggete la sezione “Terminologie” di http://fr.wikipedia.org/wiki/Podcasting , però ecco, ci sono cascata anch’io qui, con “flusso RSS”.

    Tornando alla domanda fondamentale di Lisa: credo che noi adulti, soprattutto se insegnanti, possiamo contribuire qualcosa all’esplorazione entusiasta della tecnologia da parte dei giovani, cioè dei ragazzi medi – non dei geniacci come era Aaron Swartz a 14 anni, e come c’erano anche nelle generazioni precedenti, tipo quelli che si fabbricavano la radio da soli (e si annoiavano a lezione di fisica) in quella dei miei genitori.

    Però appunto, ai ragazzi medi, noi possiamo insegnare a fare sistematicamente domande, anche e soprattutto quando noi adulti non siamo in grado di fornire le risposte. “Chi l’ha fatto, e per quale motivo?”, “A chi, a cosa serve?” in particolare. Non poter rispondere non significa che non si debba usare la cosa, ma che va usata nella consapevolezza delle domande aperte intorno ad esse.

  4. Andreas says:

    Claude (commento #9) riprende la notizia sulla morte di Aaron SWartz, proposta da M.Antonella nel commento #10 al post L’attimo fuggente (ancora colori).

    Sono contento che emergano notizie del genere (a parte la tristezza di quest’ultima), che causano nella comunità riflessioni come quella di Laura:

    E’ commovente come si stia muovendo la Rete, che come al solito è l’unica voce libera da sistemi economici e strategie di potere.
    Quello che penso è che certe menti nn possono essere costrette nei vincoli che si è costruita la nostra società e che la diversità è una grande ricchezza, anche e soprattutto quando genera solitudine, ma a volte questa consapevolezza nn basta.

    Quello che Claude chiama flusso RSS è proprio un web feed, ovvero quegli oggetti che voi utilizzate in RSSOwl e Google Reader per seguire gli aggionrnamenti dei siti. Esistono anche altri tipi di codifica, per esempio Atom, ma hanno le stesse funzioni. Di XML non abbiamo ancora parlato, e non so se ce la faremo o se la cosa sconfinerà in editing multimediale, al terzo anno. Per il momento glissiamo.

    Cruciale il quesito posto da Lisa:

    come poter fornire le strumentalità che serviranno alle bambine e ai bambini delle nostre scuole per essere liberi costruttori del loro avvenire senza rischiare che rimangano schiavi dei mezzi stessi?

    Proprio per questo dobbiamo per forza abbandonare modelli scolastici basati solamente sull’apprendere cose o strumenti e spostarsi invece sulla capacità di apprendere, per se: sicuramente molto di ciò che possiamo insegnare oggi, domani non servirà più loro, ma dovranno usare cose che oggi non esistono e quindi non possiamo insegnare. E allora? Allora che sia tutta una palestra di apprendimento.

  5. Lisa says:

    queste notizie gravano non solo sulla mia condizione di ignoranza in materia che mi fa apparire un argomento come questo pura fantascienza, ma su quella di insegnante che avrebbe il dovere professionale di saper operare anche in certe materie. da una parte sento l’inadeguatezza dei mezzi, degli strumenti, delle risorse che la scuola offre alle nuove generazioni che avrebbero tutti i diritti di essere considerate il “dopo noi”, dall’altra la paura di non essere capaci di controllare quello che i nostri ragazzini potrebbero fare con queste “modernità”. allora la scuola (e in particolare quella italiana) mi appare proprio vetusta…e mi rincuora il pensare che ci siano comunque persone che a qualsiasi età e in qualsiasi condizione si adoperano per stare al passo con i tempi, per rendere anche la scuola un ambiente di apprendimento motivante, accattivante e attuale (penso a tutte le colleghe anche di questo per-corso) che possono vantare esperienze significative…resta comunque il pesante interrogativo: come poter fornire le strumentalità che serviranno alle bambine e ai bambini delle nostre scuole per essere liberi costruttori del loro avvenire senza rischiare che rimangano schiavi dei mezzi stessi?

  6. laural3 says:

    Grazie Claude per l’approfondimento, sono andata un po’ in giro ad informarmi.. non conoscevo, nè Aaron Swartz, nè i suoi codici di flusso e ne intravedo ora appena la sua immensa utilità e ve ne sono grata per avermeli fatti conoscere. E’ commovente come si stia muovendo la Rete, che come al solito è l’unica voce libera da sistemi economici e strategie di potere.
    Quello che penso è che certe menti nn possono essere costrette nei vincoli che si è costruita la nostra società e che la diversità è una grande ricchezza, anche e soprattutto quando genera solitudine, ma a volte questa consapevolezza nn basta.

    1. Flavia says:

      Hai ragione Laura, purtroppo non tutti pensano che la diversità sia una ricchezza.
      Anche nella scuola si cerca di omologare gli alunni, il mito dell’alunno medio … ma chi è? Chi l’ha mai visto!
      Evviva la diversità, certo più difficile da gestire, ma molto, molto più stimolante.
      Questo è il mio pensiero.

  7. Claude Almansi says:

    Aaron Swartz, che inventò il codice RSS a 14 anni, si è ucciso a 26 anni la settimana scorsa. Tra le testimonianze della pagina dedicata alla sua memoria, c’è quella della mamma di un bambino autistico, RSS changed our lives. Traduzione:

    Devo far sapere a chi ha conosciuto e amato Aaron che il suo lavoro ha cambiato la vita di mio figlio in meglio, per sempre.
    Diagnosticato autistico a due anni, l’aiuto migliore ottenuto da mio figlio è venuto dai flussi RSS e dagli articoli ai quali sono potuta accedere, che offrivano la verità scientifica sull’autismo. Ogni mattina leggevo i flussi RSS di giornali universitari di tutto il mondo per imparare di più sull’autismo regressivo di mio figlio, la sindrome dell’X fragile (nota soltanto negli ambienti accademici), sul genere MTHFR e sulle nuove terapie critiche. Grazie al lavoro di Aaron, ho potuto sapere dell’University College Davis, della terapia scientifica attuale e delle ricerche che ci hanno consentito di ottenerla. Mio figlio adesso ha quattro anni e sta progredendo benissimo … A CAUSA dell’informazione scientifica alla quale avevo accesso. Ho un Master in scienze bibliotecarie ed informatiche e ho fatto il tirocinio presso Elsevier. Ho visto ogni aspetto della facciata a pagamento dell’editoria accademica e ho percepito la mia ignoranza come un macigno appeso al collo, a grave danno della salute di mio figlio. Però Aaron, tu ci hai aiutati. Grazie. Finché non capiremo che la gente non svilupperà mai una consapevolezza scientifica A MENO CHE abbiamo accesso all’informazione, non riusciremo mai ad evolverci da popolo di credenze a popolo di idee.

    Aaron, hai fatto delle cose grandi. Hai cambiato la mia vita e la vita di mio figlio. Mi dispiace così tanto che tu sii morto. Farò del mio meglio perché le tue idee non vengano dimenticate.

    Sinceramente, Dana Weber, madre di due bambini, a San Diego

    Anche quella pagina in memoria di Aaron ha un flusso RSS: http://www.rememberaaronsw.com/rss.xml . Vista dal lato sorgente, sembra una collana con tutte le perline strutturate identicamente ma diverse, e “item” come gancetti:

    <item>
    <title>titolo</title>
    <link>link</link>
    <description>contenuto specifico;</description>
    <guid>identificatore globale unico</guid>
    <pubDate>data di pubblicazioe</pubDate>
    </item>

    La prima volta che ho visto il codice di un flusso RSS – allora non c’era bisogno di passare dalla sorgente: i browser non lo traducevano in chiaro – non riuscivo a crederci. Allora ho chiesto a un amico di farmi una lezione sull’xml. La meraviglia per quella semplicità è rimasta, e rimane.

    Ogni volta che vedo un blog, un podcast, un tweet o un aggregatore di queste cose, penso ad Aaron Swartz, che a 14 anni era riuscito a raggiungere quella straordinaria efficacia – non per puro gusto dell’estetica, anche se probabilmente, questa rientrava nel piacere dell’elaborazione – ma perché voleva conferire agli altri i potere dell’accesso alla conoscenza: di quella pagina a sua memoria ho saputo tramite una notifica e-mail – anch’essa generata da flusso RSS – di DemandProgress.org (Esigi il progresso), l’associazione da lui fondata.

  8. Andreas says:

    @Sabino Berardino

    suggerirei – mi pare non sia stato citato, anche nell’altro post – un altro strumento, mobile però: currents di google
    applicazione per cellulari che consente di fare le stesse cose in mobilità 😉
    https://www.google.com/producer/currents

    Grazie! Oppure anche il medesimo Google Reader se uno usa qualche Android-coso, forse anche i-coso ma non sono sicuro – non posso comprare tutte le diavolerie possibili 😀

    Ma in generale, ci sono anche altri modi. Per esempio oggi si può usare Twitter per ottenre un risultato simile. Vorrei arrivare presto a questo.

    @Roberta @Flavia @Lisa @Laura

    Mi pare di capire che alludiate all’articolo I signori della scarsità. Roberta aspetta successive informazioni. Ipassaggio dal tema della letteratura scientifica era incidentale e non avevo previsto di approfondirlo, a meno di non trasformare i due mesi scarsi che abbiamo a disposizione in un vero semestre! Ma mai frenare la curiosità, non sia mai detto! Chi vuole può andare a curiosare nell’intero “pachetto” che ho confezionato per gli studenti di medicina sulla letteratura scientifica, che potete trovare nella colonna a destra, sotto la vostra sezione, comunque ecco il link diretto a Letteratura scientifica. In particolare potrebbero essere di maggiore interesse le sezioni Metodo scientifico e letteratura scientifica, La questione dell’accesso alla letteratura scientifica e I signori della scarsità che alcuni di voi hanno già letto.

    Per inciso, faccio notare come un semplice blog possa fungere da Content Management System (CMS) per uso didattico. Tutto il materiale accumulato in vari anni si trova qui dentro. E non è solo una questione di contenuti, che nella mia visione sono l’aspetto meno importante, bensì dell’agire didattico, di cui qui rimangono le tracce. Quando affronto un nuovo corso, vado sì a ricercare i vecchi contenuti per riaggiustarli alla bisogna ma soprattutto così facendo mi tornano in mente le azioni compiute, che sono quelle che contano veramente, credo.

    @Lisa

    Prof: per aggiungere certi feed (di quotidiani e/o simili) al mio aggregatore basta che aggiunga manualmente l’http del sito interessato o sarebbe operazione inutile e mi devo attenere a quelli che hanno il simbolo rss ?!!! scusi l’ovvietà ma a volte faccio fatica ad interpretare…grazie ;(

    No, non devi aggiungere l’URL del sito ma dei suoi feed, che ottieni dalle iconcine rosse o simili. Anche perché uno stesso sito può offrire molti tipi diversi di feed, nel caso dei quotidiani per esempio i feed sulle notizie limitate solo a certe categorie.

    @Mariantonietta

    Hai fatto bene a documentare la tua “svista”. Sono inconvenienti comuni ed è utile condividerli.

  9. laura says:

    Sono sconvolta, nn conoscevo questo tipo di realtà… per dirla alla Roberta: mi si è aperto un mondo! ma nn in senso positivo purtroppo. Voglio approfondire.

  10. Mariantonietta says:

    Pardon. Svista incredibile, non riuscivo a vedere il file scaricato perchè nella finestra per caricare c’era impostato il tipo di file opml.Quindi non mi faceva vedere i file singoli. Ora tutto risolto. Grazie comunque, sapere che c’è un sicuro approdo ti fa affrontare questi problemi in maniera diversa.
    Mariantonietta

  11. Mariantonietta says:

    Ho un problema nell’inserire il file opml in Rssowl. Seguendo la procedura, ho scaricato la versione aggiornata del 5/01 sul Desktop.Poi ho aperto RSSOwl, file, prima opzione file o siti … e cliccando su esplora vado a cercare in Desktop ma non ritrovo il file salvato. . Ritorno sule desk. ma il file c’è. Come mai con l’opzione esplora non mi fa vedere questo file, ma ho notato anche altre cose che ci sono sullo schermo. Sono stanca o non ci vedo bene? Grazie

  12. Lisa says:

    E poi si parla di investimenti “sulla conoscenza” e di progresso del mondo occidentale rispetto ad alcuni mondi “sottosviluppati” culturalmente, viene la claustrofobia al pensiero della libertà che ci viene negata quotidianamente…
    @ Prof: per aggiungere certi feed (di quotidiani e/o simili) al mio aggregatore basta che aggiunga manualmente l’http del sito interessato o sarebbe operazione inutile e mi devo attenere a quelli che hanno il simbolo rss ?!!! scusi l’ovvietà ma a volte faccio fatica ad .interpretare…grazie ;(

  13. Flavia says:

    Anch’io come Roberta non ero informata sulla questione, per cui ho letto con attenzione il post e gli articoli indicati.
    Mentre leggevo continuavo a scuotere la testa e a sospirare amaramente :”Come è possiblile tutto ciò?”
    L’indignazione porta a qualcosa? Al momento solo sconforto ed è questa la fregatura!

  14. Roberta says:

    Salve prof. Non conoscevo la questione, quindi mi è sembrato utile leggere l’articolo in questione. Aspetto le successive informazioni sulla letteratura scientifica, per poter riuscire magari a farmi una opinione. Grazie

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