Letteratura scientifica 5

Aggiornamento 22 marzo. Un aspetto particolarmente interessante della vita cyberspaziale è che ti può capitare di seminare il fagiolo magico: la sera butti un umile seme e il giorno dopo trovi un pianta ricca e prosperosa. È successo qui con l’interessante e insperata testimonianza di Claude, che lei ci ha potuto regalare perché è quasi tre anni più grande di me …


Fotografia della Biblioteca Centrale Nazionale a Firenze

Biblioteca Centrale Nazionale, Firenze (clicca sull'immagine per vederla bene)

L’edificio monumentale che ospita la Biblioteca Nazionale Centrale a Firenze rappresenta bene l’importanza che si dovrebbe dare ai luoghi dove si sono conservate le tracce della cultura umana. La più grande biblioteca italiana, in Firenze, la culla del rinascimento. Un bel simbolo che ci deve stare molto a cuore, anche nell’epoca in cui le sorgenti si consolidano paradossalmente dematerializzandosi e pervadendo gli illimitati spazi digitali. Persone non troppo più anziane del sottoscritto hanno iniziato il loro lavoro dedicando molte lunghe giornate a frequentare questi luoghi, leggendo e prendendo appunti. Un lavoro molto lento e molto faticoso ma non per questo meno proficuo. Forse non è male ricordarsi quello che un tempo si doveva fare per forza, anche oggi, dove in pochi millisecondi si accede a ciò che allora richiedeva una settimana, dove con un click si trasferisce un’opera monumentale in un lettore da due etti. È bene non dimenticare che il nostro cervello va sempre alla stessa velocità…


Non è comunque nemmeno il caso di arroccarsi in nostalgie o snobismi. Vediamo quindi di usare bene le nuove tecnomagie, ovvero di usarle ma con la solita testa che i nostri predecessori hanno usato con profitto in quelle biblioteche, approfondendo sì processi e strumenti particolari, ma non trascurando di percepire il contesto, mai.

A questo è volta la serie di post scritti a proposito delle letteratura scientifica biomedica, che ripropongo anche quest’anno. Vi trovate riferimenti a persone e situazioni dell’anno precedente, ma questo non inficia per nulla il messaggio che devono dare. Ho controllato i link ma qualcosa può sempre sfuggire: non vi peritate di segnalarmi quelli non più validi che mi fossero sfuggiti.

5 comments

  1. Sono pienamente d’accordo con @Lorenzo Pelagatti !!!!! Anche potendo comperare e-book e avere la soddisfazione di leggere immediatamente l’ennesimo volume della mia saga preferita non posso cedere: il richiamo della carta è troppo forte!!!!! Ma resta comunque il fatto che nella nostra quotidianità sia ormai molto difficile trovare i tempo per stare giorni a scartabellare in una bella biblioteca polverosa….e i browser ora ci rendono più semplice la vita!!!!! Sono un bell’aiuto e non da poco!!!

  2. Sono d’accordo sul non lasciarsi andare a nostalgie e snobbismi nei confronti della tecnologia… ma il fascino di un libro è insuperabile, è qualcosa che l’elettronica (almeno per ora) non è in grado di raggiungere!! Un libro ha un corpo, è qualcosa di tangibile!! sfogliare le pagine di un bel libro da quasi soddisfazione! Un libro è un tesoro… nonostante ciò va riconosciuto che la tecnologia sotto molti punti di vista apre molte più possibilità molto più velocemente!!! A Prato infatti hanno aperto una nuova biblioteca da pochissimi anni, all’avanguardia dal punto di vista architettonico e del servizio! offre infatti un ottimo database online di testi, prestito di e-book e reti wireless completamente gratuite a tutti… tutto questo affiancato ovviamente ai tradizionali libri in carta e inchiostro!! Trovo infatti che quello di Prato sia un ottimo esempio di quello che il giusto equilibrio tra due cose riesce a fare!!!
    la tecnologia senza la vecchia biblioteca con i suoi libri probabilmente non otterrebbe assolutamente lo scopo desiderato!!

  3. … Persone non troppo più anziane del sottoscritto hanno iniziato il loro lavoro dedicando molte lunghe giornate a frequentare questi luoghi, leggendo e prendendo appunti. (…)
    Non è comunque nemmeno il caso di arroccarsi in nostalgie o snobismi. Vediamo quindi di usare bene le nuove tecnomagie, ovvero di usarle ma con la solita testa che i nostri predecessori hanno usato con profitto in quelle biblioteche, approfondendo sì processi e strumenti particolari, ma non trascurando di percepire il contesto, mai. …

    Concordo pienamente, fanciullo ;-) Avendo quasi 3 anni più di te, anch’io mi sono sorbita quella gavetta in biblioteche, e in particolare alla Nazionale di Firenze quando abitavo Cortona negli anni 80. Per mesi e mesi (1985?) ho preso il treno il mercoledì, il giorno che non insegnavo, col quale riuscivo, correndo da S. Maria Novella, ad arrivare in Nazionale alle 10:20. Compilavo le schede di prestito dal catalogo cartaceo in fretta e furia per riuscire a consegnarle prima delle 10:30, per ottenere i primi 3 volumi/ora al turno delle 11:00. Ogni tanto quando le consegnavo alle 10:28 il bibliotecario mi diceva “spiacente, le abbiamo già mandate”. Oppure alle 11:00 c’era solo un volume e 2 schede ritornate con sopra “alluvionato” (cioè in restauro dal tempo dell’alluvione del 1966) o ” fuori in prestito”.

    E questo, bada, nell’auletta per ricercatori al 1° piano. All’inizio avevo virtuosamente rifiutato di avvalermene, in quanto antidemocratica, però la specie di fiera del pesce a pianterreno dove tutti stavamo in piedi ad aspettare che il nostro nome venisse urlato quando arrivavano i nostri libri mi metteva troppa angoscia, quindi vabbé, ho tradito i miei principi e raggiunto i privilegiati, però con cattiva coscienza: lavoravo sì in un’università, ma solo come lettrice, e quel che facevo in biblioteca non era mica ricerca accademica, ma raccolta di testi per un’antologia per la cui curatela un Grazanti – un editore commerciale – ci aveva pagati, mio marito e me.

    La cosa grande in biblioteca è che ci sono i bibliotecari. Un giorno che mi era sfuggita una parolaccia – anche se bisbigliata – all’ennesima scheda con “alluvionato” uno di loro è venuto verso il posto dove lavoravo: “Ho notato che lei viene ogni settimana. Posso chiederle in cosa consiste la sua ricerca?” mi chiede. Confesso. “Adesso mi butta fuori”, penso. Invece no: “Che bello! Un libro per la gente normale!” bisbiglia. E prosegue a spiegarmi che sì, c’è la regola dei 3 volumi/ora, ma che li devono tenere per 48 ore. Quindi posso preparare le schede da una settimana all’altra, per tutte le ore di consegna dal giorno prima del mio arrivo fino alla sera quando riparto, in teoria. “Ma magari non esageri: una quindicina di volumi per iniziare le potrebbero andare?”. L’avrei abbracciato, solo che il luogo mi metteva soggezione. Però una volta che avevo chiamato per dire che avevo un impedimento imprevisto, quindi potevano cestinare le mie schede, invece, i bibliotecari hanno cambiato la data alla settimana successiva. Allora la volta dopo avevo portato i cioccolatini per ringraziarli.

    A un algoritmo di motore di ricerca non puoi portare i cioccolatini. Però quanto a “Non è comunque nemmeno il caso di arroccarsi in nostalgie o snobismi”: la prima volta che ho usato l’internet era nell’aula dei computer del liceo di Bellinzona, alla fine dello sorso millennio. Ho sbirciato sul computer dello studente accanto a me e ho visto che usava un programma con un’icona di ruota timone. Trovo lo stesso programma sul mio: si chiama Navigator. Lo apro. “E mo’ come cacchio faccio a cercare qualcosa?”, penso. Allora, i browser mica erano come Chrome, e non avevano nemmeno la casella per la ricerca con Google. Anzi, Google non c’era nemmeno – e non c’era nemmeno Wikipedia, se riuscite ad immaginarvelo.

    Chiedo allo studente accanto. Lui fa apparire un coso che si chiama Altavista in quel Navigator, vi fa un coso che chiama “preferito” e mi dice come usarlo per tornare a quell’Altavista in seguito. 30 secondi. Faccio la mia prima ricerca. “Un quarto di secolo di esperienza acquisita in biblioteca nella fogna! Che bello!” penso.

    Poi invece no. Cioè “Che bello!” sì, ma l’esperienza in biblioteca non ho dovuto buttarla nella fogna. L’internet, già allora, era una specie di Biblioteca di Babele di Borges, quindi, come dici tu, Andreas, le strategie sono le stesse. Poi anche nell’internet ci sono i bibliotecari per aiutare gli utenti: quelli veri che lavorano in biblioteche sono anhe online, ma soprattutto , tutti gli utenti possono potenzialmente fungere da bibliotecari per un settore dato: vedi Wikipedia…

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