Codici e libertà di espressione – #ltis13

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

Il più geniale scrittore di software che abbia conosciuto è un umanista.  Un giovane – nel senso che avrà circa la metà dei miei anni – troppo intelligente per aver fortuna nelle istituzioni. Questo mio amico, che si chiama T.,  è dotato di un’intelligenza straordinaria e singolare, una visione disperatamente pura per questo mondo, a volte pericolosamente pura. Studi classici, mi pare un dottorato nell’area della storia della letteratura – è un certo tempo che non ci sentiamo – comunque nessuna formazione scientifica o tecnica. Eppure non ho mai conosciuto nessun altro che fosse così profondamente competente e capace nel tirar su costruzioni informatiche. Un po’ come gli artigiani veri, che si fabbricano gli strumenti che occorrono loro. O giganti come Michelangelo, che forgiò scalpelli e cavò marmo. O come Donald Knuth, il matematico che ha creato \TeX [1], il più bel sistema di scrittura del mondo, usato da fisici, matematici, informatici, sociologi, ingegneri e altri accademici. Knuth creò questo sistema nel 1978 quando si innervosì per la scarsa qualità delle bozze inviate da un editore. Ed era proprio di Donald Knuth che T. si era innamorato. Quando lo conobbi, T. aveva letto molti scritti di Knuth e da questi si era lasciato ispirare al punto da creare da solo l’apparato necessario per fabbricare una vera e propria piattaforma didattica, utilizzando esclusivamente il Blocco note –  editore base di Windows: Avvio->Tutti i programmi->Accessori->Blocco note[2].

Ma che vuol dire “utilizzando esclusivamente il Blocco note“? Aprite il vostro e guardate cosa ci potete fare [3]. I menu sono talmente scarni che vi accorgete presto di poter giusto scrivere testo e salvarlo in un file. Ottimo per buttar giù degli appunti, un taccuino appunto. Ma voi sapete che esiste il testo marcato, che conoscete perlomeno nella forma di HTML. Ovvero testo corredato di codici che un software adeguato può trasformare in testo arricchito. Per esempio per interpretare correttamente un file HTML ci vuole un browser internet, come Firefox, Chrome, Internet Explorer, Safari o altri strumenti simili. Ma quel testo così marcato lo potete scrivere e modificare con un banale editore come Blocco note, ammesso che conosciate un po’ di HTML. Ebbene, T. costruì un complesso sito web avvalendosi di tutte le tecnologie software più avanzate, ma utilizzando unicamente il Blocco note.

Non sto esortando nessuno ad emulare T., per questo occorrerebbe molto tempo e anche un po’ di (affascinante) pazzia. Voglio invece mettere in evidenza il fatto che nella rete esistono le risorse per creare liberamente qualsiasi cosa, avendo per limiti esclusivamente quelli della propria fantasia e del proprio tempo.

Non è un caso che T. odiasse Facebook al punto di non nominarlo nemmeno: – Anche solo a nominarlo si fa una pubblicità dannosa – diceva, eccessivo ma meraviglioso. Facebook è in un certo senso all’altro estremo: con competenze nulle si possono fare varie cose, non molte in verità e in maniera del tutto stereotipata, in sfacciato ossequio al massimo scambio di informazione. Certo, qua e là qualcosa di buono si trova ma prevale l’oceano di rumore.

Non sto identificando tali estremi con il bene e il male, mi interessa piuttosto contribuire alla consapevolezza dell’esistenza di un territorio abitabile  molto più vasto di quello comunemente conosciuto.

È una fondamentale questione di libertà. La libertà individuale è tanto preziosa quanto fragile. In realtà non è mai garantita ed è costantemente minacciata, a volte smaccatamente, altre sottilmente, da poteri manifesti o occulti. La libertà va protetta, accudita. Nel caso dei sistemi digitali, la cura attiene anche alla scelta degli strumenti e dei sistemi da usare per le nostre attività. Si tratta di imparare a percepire la differenza fra sistemi tendenzialmente chiusi e sistemi tendenzialmente aperti e ove possibile, sostenibile e sensato, optare per i secondi.

Lo scenario non è fosco, è semplicemente complesso. Non è detto che prevalgano sempre i poteri forti. Ma a questi ci si può opporre solo con l’intelligenza e la preparazione degli individui. I cittadini consapevoli e preparati (educated) si orientano e scelgono, gli altri non scelgono e seguono la corrente. Non è di per se un male assoluto scegliere un sistema chiuso, il contesto lo può richiedere. Invece non è bene che i cittadini ignorino le opzioni importanti di cui dispongono.


P.S. È di XML che volevo parlare. Avevo scritto un pezzo molto più lungo a riguardo. Poi ho strizzato tutto quanto: qui il succo, che non contiene quasi nulla del testo originale, il resto l’ho riposto in un cassetto per un’altra volta.


  • [1] In realtà \TeX (si pronuncia tek) è “addolcito” in una versione che si chiama \LaTeX, più facile da usare. Ce ne sono altri ma \LaTeX è il più diffuso.Se a qualcuno interessa ne potremo parlare. Ora mi limito a dire che WordPress consente la scrittura di formule matematiche con \LaTeX. Vedere qui.Per esempio, se questa è l’equazione di secondo grado

    ax^2+bx+c=0

    queste sono le soluzioni

    \{x_1,x_2\}=\frac{-b\pm\sqrt{b^2-4ac}}{2a}

    Quest’ultima espressione è stata ottenuta con il codice seguente:

    $ latex \{x_1,x_2\}=\frac{-b\pm\sqrt{b^2-4ac}}{2a} $

    dove ho dovuto mettere uno spazio fra il primo “$” e “latex”, sennò WordPress interpreta il codice e produce la formula. Uno spazio basta a inibire il sistema: utile trucco per vedere il codice, ma anche esemplificativo della sua delicatezza.

  • [2] Può essere che questi nomi di menu e programmi siano inaccurati. Il sistema Windows di cui dispongo è in inglese e traduco i nomi a memoria. Per esempio in questo caso il percorso in inglese è:Start->All Programs->Accessories->NotepadSe qualcuno trova inesattezze mi corregga, per favore.
  • [3] Gli utenti Mac aprano TextEdit e lo pongano prima in modo testo, non rtf. Gli utenti Linux aprano gedit o quello che usano di solito.

57 thoughts on “Codici e libertà di espressione – #ltis13

  1. nadiamoretti ha detto:

    Grazie a @Francesco #51 e a @Claude #52!
    @Claude #52: ce la devo fare, mi piacciono troppo queste cose! ma a volte è un po’ demotivante capire un 5% di quello che ti spiegano… studierò! 🙂

  2. Claude Almansi ha detto:

    @Nadia #50 e Francesco #51, su Facebook

    Vorrei sfumare un po’ l’affermazione sull’uso compulsivo di Facebook fatto da una “stragrande maggioranza”.

    Ma prima, Nadia, il tuo post su PiratePad mi ha ricordato un’esperienza molto simile nel 99: da un anno, c’era uno scambio di corrispondenza tra due classi di scuola media: quella di una collega nel canton Giura dove insegnava italiano lingua straniera e la mia in Ticino, dove insegnavo francese, tutte e due fortemente multiculturali e piuttosto vivaci. Prima per posta normale, poi per e-mail con le loro lettere in tanti allegati. Poi la collega ed io abbiamo scoperto le comunità (poi gruppi) MSN e abbiamo deciso di aprirne una – “Viva Babele!” – perché le nostre rispettive autorità informatico-educative mugugnavano per quegli e-mail pesanti (erano i tempi dei collegamenti ISDN).

    Prima seduta con la mia classe: anche loro usano il forum per scambiarsi scherzi pesantucci ecc. invece di seguire la consegna. Cinque minuti prima della fine però, appare un messaggio: “Soressa, ma le nostre cazzate sono visibili da tutti?”
    Io felice. Rispondo: “Posso impostare la comunità su “privato”, così la vedono solo le due classi – però attenti, se non farete i bravi in futuro, la rimetto su “pubblico”!” Non ho dovuto eseguire la minaccia.

    Tornando a Facebook, e a un’esperienza mia di due anni fa. P., un mio parente, allora tredicenne, aveva optato per una classe “blended” a scuola media. Dopo un po’ i ragazzi si sono accorti che la docente di classe non padroneggiava bene l’interattività della piattaforma e anche loro ne hanno approfittato per cominciare a cazzeggiarvi. Però quando è emerso un bullismo in regola verso uno degli allievi da parte di 4-5 altri, P. ha avvertito la maestra. Lei, impanicata, ha semplicemente chiuso il forum. I ragazzi, delusi, si sono creati il proprio gruppo facebook, privato.

    E se lo so io, è perché a un certo punto P. mi ha chiesto un parere su una loro serissima discussione a proposito della piattaforma ufficiale della classe. Però me l’ha spedita come cattura di schermo chiedendomi la riservatezza, mica mi ha invitata nel gruppo. Lui e i suoi compagni, sin dall’inizio del loro uso di Facebook, hanno accuratamente suddiviso i loro contatti tra famiglia, compagni ecc. e lo usano moderatamente.

    Forse con le ragazze è diverso. D’altronde quando io, poi anni dopo mia figlia, eravamo adolescenti, passavamo ore al telefono con le compagne, facendo imbestialire i rispettivi genitori.

    Re “l’enormità di conoscenze”: tranquilla, rimane tutto in rete quindi avrai tempo di esplorare con calma. E a poco a poco vedrai emergere un fatto: tutti questi strumenti sono strettamente imparentati, un po’ come le lingue latine: nella loro sintassi XML che mica devi padroneggiare, ma è utilissimo lo scorcio che ce ne ha dato Andreas per capire perché sono così simili nelle loro modalità d’uso: se te ne serve uno, ti crei un account, fai il login e ci scrivi o ci fai. In fondo questo XML è un po’ come l’ebraico della Bibbia, dove la stessa parola indica il dire e il fare (non so l’ebraico: lo so da vari saggi sulla Bibbia che ho letto).

  3. nadiamoretti ha detto:

    @Luisella #25 e @Andreas #34 anche io ho avuto la stessa sensazione rispetto alla grande “potenzialità” di Fb come mezzo per veicolare informazioni che debbano raggiungere il maggior numero di persone, soprattutto se si tratta di adolescenti.
    Nel mio post di ieri sera ho accennato ad una situazione nella quale emerge chiaramente che la stragrande maggioranza di adolescenti utilizza Fb in modo intensivo, compulsivo e non di certo informato… La stessa cosa la fanno ogni volta che venga loro proposto di “lanciarsi nel web” e essi intravedano una qualche forma di relazione possibile (vedi esperienza con Piratepad…).
    Ora, è vero che non è giusto demonizzare, ma perché se si ha così tanta smania di comunicare non lo si fa anche de visu, come una volta? Perché si preferisce questo medium anche se le persone le hai a 2 metri, sedute dietro di te? Ok, qualche conclusione posso trarla anch’io…
    E d’altro canto, Fb, come dice Luisella, per questo suo essere prepotentemente presente nella vita di questi ragazzi, è anche il mezzo di cui noi ci possiamo avvalere se vogliamo arrivare immediatamente a loro…

    Però vorrei anche condividere questa esperienza con voi, negativa…
    Circa una settimana fa stavo aiutando una ragazza a studiare italiano e ad un certo punto le ho chiesto “Ma perché non provi ad impegnarti di più a casa, il pomeriggio?”
    Lei mi risponde “Ma prof, non ho tempo!” e io “Cosa dovrai mai fare?”
    Lei si fa seria, abbassa lo sguardo, mi risponde senza distogliere gli occhi dalle sue ginocchia “Prof, io il pomeriggio lo passo tutto su Facebook”
    “E perché non provi a staccarti un po’ da Fb e prendere in mano i libri? (che peraltro ha caricati sul pc 😦 !)” ecco arriva l’insegnante con la domanda-consiglio “intelligente”…
    “Prof… io non ce la faccio a smettere… arrivo a casa e devo andare su Fb… poi chatto… lo so, non faccio niente,… ma non ci riesco!”
    Non voglio essere melodrammatica, ma vi assicuro che il tono di voce di questa ragazza non era di certo quello di un’adolescente che è contenta di come passa i suoi pomeriggi… poi ha aggiunto “… è una droga…”. Ecco. Appunto. Il problema è che cose simili le ho già sentite troppe volte… e non so come fare ad aiutare questi ragazzi a vedere un’alternativa al pomeriggio con Fb… le parole non hanno grande presa, dovrei invitarli a passare il pomeriggio in un altro modo, fuori di casa, ma vi sembra possibile?

    @Andreas: ciò che mi piace (ma mi angoscia anche) di questo villaggio è che ognuno è portatore di un’enormità di conoscenze che vorrei approfondire perché mi interessano molto… dal Latex, alle sottotitolazioni di Claude, a tutti gli spunti che ognuno lascia come traccia nella comunità… però odio il fatto che il tempo sia così tiranno e ti obblighi a sorvolare su queste cose oppure a ritornarci di corsa senza poter approfondire… 😦 E non mi azzardo a dire “Lo farò questa estate”, perché so già che sarà comunque troppo breve e nondimeno caotica… Uff!

    1. valottof ha detto:

      @NadiaMoretti#50 Situazione tutt’altro che atipica quella della tua studentessa e non limitata ai soli “nativi digitali”, ho avuto risposte analoghe da più di un “adulto”, insegnanti in primis! Bazzico FB a puro scopo di marketing di idee, con connessioni saltuarie e rapide, ma sono bombardato via mail di sollecitazioni (o presunte tali) che spesso altro non sono che palleggiamenti e ripalleggiamenti della stessa zuppa in gran parte poco significativa perchè inserita in una logica di quantità e frequenza piuttosto che di qualità: non importa che ho da dire, l’importante è che mi faccia sentire ogni tot tempo per non sparire!
      Al di là poi di quelle che possono essere le esperienze personali (la scienza ci insegna a non basarci troppo su quel “ad esempio a me…” che pare illuminante ma corre il rischio di rappresentare l’eccezione che rimane in mente), vorrei far notare che il mercato pullula di smartphone e tablet il cui pregio maggiormente propagandato è la connessione 24/24 a FB, molto di più che la possibilità (ad es.) di utilizzare la posta elettronica.
      Si noti che FB ha perfino un indicatore apposito che, tra i tuoi amici, segnala chi è presente in maniera pressoché costante in quanto connesso via telefono. Se questo non è indice di dipendenza….

  4. Claude Almansi ha detto:

    @Luigi

    Vorrei tornare sulla tua frase in #45 che precede quella citata da Andreas in #46:

    “…allora il pensiero libero cerca e trova risorse e le personalizza, senza essere irretito nel caos di altri format, dettati da tanti pirati (u unico burattinaio non esiste … forse) che assaltano lelibertà e l’autonomia dell’individuo”

    Sono d’accordo se per quei “tanti pirati” intendi i produttori di contenuti tipo una certa editoria scolastica, e di software tipo quelli che spacciano a caro prezzo ai primi protezioni anticopia che un ragazzo delle elementari sa aggirare, ma che escludono persone con disabilità necessitanti certi tipi di tecnologia per accedere alla conoscenza. Anche se intendi altri produttori di contenuti che sfruttano opere nel dominio pubblico per sbatterci sopra il loro copyright.

    Però devi precisarlo, perché ci sono altri pirati che sono pirati etici: quelli ad esempio del partito dei pirati svizzero che hanno arrangiato l’hosting di Wikileaks dopo che Amazon aveva ceduto alle pressioni del governo US, oppure sono i primi a chiedere l’annulazione di un’elezione con voto elettronico se c’è stato un bug, o a militare contro “misure di sicurezza” o – di nuovo – di protezione del copyright, che violano la sfera privata.

    Cito i pirati svizzeri perché non conosco bene il partito dei pirati italiano, invece quello svizzero sì: qualche anno fa, a una riunione sul trattato ACTA organizzata dall’ufficio federale delle comunicazione con rappresentanti della società civile, è stato il rapporto del loro presidente a poi venire linkato dall’Ufficio federale delle comunicazioni come verbale per il pubblico.

    C’è pirata e pirata.

  5. sabinaminuto ha detto:

    @Luisella #40 No, io ho seguito la procedura sopra e alla fine la barra è apparsa ma solo se la selezione dopo che ho aperto un qualsiasi url.Cioè non è visibile appena accedo come da PC. Ora prova a farlo anche su Chrome per Ipad. Ma tu lo usi? Usi anche Puffin? Io a volte perchè mi fa aprire certe pagine in Java.
    Concordo su tutto quanto hai detto su Ipad, ma già lo sai.
    Concordo pure sull’uso di Facebook come grande bacheca della quale ci siamo serviti anche per il Flash book mob. Tuttavia il rapporto dei ragazzi con faccialibro è davvero pericoloso se non supportato da una consapevolezza dello strumento e da ciò che ne può derivare. Quest’anno me lo ha insegnato. C’è molto da lavorare su questo.

    @Claude #42 La tua idea sul mini progetto ltis13 relativa ad App ecc ecc mi trova entusiasta. E’ già da tempo che ci sto lavorando e ho avuto anche scambi molto interessanti con Luisella che già lavora con Ipad in classe. Ho selezionato e archiviato in Pearls un sacco di indirizzi web interessanti, quasi tutti in inglese. Conosco anche App..però. Prorio ieri ho anche letto una relazione diun insegnante ginevrino(mi pare) sull’uso di Ipad in una classe 2.0. Dunque se si fa io ci sono!

  6. luigi1957 ha detto:

    centrato in pieno il tema, prof. proprio qui, dal mio punto di vista sta la forza della scuola che, come dice L. Toschi, è il più grande tra i media: quale compito nell’oceano dei media e dell’informatica? educare al pensiero critico e libero. ecco perchè mi “filo” Ceccato; ecco perchè credo nella forza della mediazione ed ecco perchè non mi meraviglio che T., il suo amico, sia un libeo fruitore degli strumenti ed abbia una formazione umanistica. ritengo infatti che una delle “oscenità” della scuola sia un’ora o più di educazione ai media o alle tecnologie (errore già fatto con tutti i piani di formazione ministeriali ICT … di fine anni ’90 e del decennio trascorso .. da cui sono nati i laboratori di informatica … “templi delle tecnologie” ). è con lo studio della filosofia, della letteratura, della storia e della geografia che si educa all’uso dei media e delle tecnologie. quando si è guidata una persona alla consapevolezza (metacognizione e non solo …) allora il pensiero libero cerca e trova risorse e le personalizza, senza essere irretito nel caos di altri format, dettati da tanti pirati (u unico burattinaio non esiste … forse) che assaltano lelibertà e l’autonomia dell’indidviduo. è bello forse pensare davvero ad un “umanesimo tecnologico”?
    facciamoci coraggio
    Luigi

    1. Andreas ha detto:

      @luigi1957 #44

      è bello forse pensare davvero ad un “umanesimo tecnologico”?

      È bello ma soprattutto è obbligatorio, l’alternativa è un’orrida barbarie moderna. Purtroppo l’accademia è degenerata settorializzando il mondo del pensiero, e con questo uccidendolo. Gli uni pensano di risolvere le sorti del mondo con la sola tecnologia, gli altri si arroccano in un passatismo privo di prospettive. Di gente che esplori alla larga ve n’è pochissima. Questo mi piace di Morin.

      Qui avevi offerto dei cenni biografici di Ceccato. Se questo è il cuore del discorso…

      Per Ceccato formare, educare, non vuol dire trasmettere contenuti, ma insegnare a pensare in proprio, togliere gli stereotipi, avviare alla flessibilità ed alla libertà, facilitare la creatività, intesa però non come becero spontaneismo, ma come capacità di conoscere le proprie possibilità mentali, fino al pieno dominio del proprio pensiero; entrare in un aula non è mettere solo un segno sugli alfabeti essenziali, ma con pazienza e fantasia, portare alla coscienza gli alunni tutte le possibilità del loro pensiero. Nell’era digitale, della grande “moda” tecnologica, dove sembra, da parte di alcuni, che un tablet o un collegamento telematico, le “aule virtuali” possano rivoluzionare la didattica, senza un simile approccio si rimane nella palude, nel guado, illudendosi di fare cose nuove, ma balbettando tante parole che di fatto esprimono solo uno stallo, un vuoto, dimentico delle tecnologie millenarie dell’uomo e spoglio della forza del pensiero pulito, libero, creativo.

      …allora condivido in pieno.

      È bello farsi coraggio

  7. Claude Almansi ha detto:

    PS come Luisella, nel commento #42 ho dimenticato di chiudere un tag corsivo, io quello dopo Zadig in “la stessa cosa per Zadig”. Ce li puoi chiudere tutti e due, per favore, Andreas?

  8. Claude Almansi ha detto:

    @Sabina #31 e 35, @Andreas #32 e 33,

    re Diigo sui tablet:
    Stupida che sono! Non ci avevo pensato all’iPad. Eppure anch’io ho un tablet, ma android, e anche lì ho dovuto installare un’alternativa alla barra Diigo: PowerNote. Non male, salvo che non c’è l’opzione di condividere con un gruppo. Allora metto un tag per il gruppo nel segnalibro che aggiungo alla mia biblioteca, poi quando sono su un computer, uso il tag per raccogliere e condividere quei segnalibri.

    re quel che (non) si può fare con i tablet in generale:
    Per #ltis13 Maria Grazia Fiore ha indicato App…però, un blog stupendo dove lei ed altri descrivono app sia per iPad sia per tablet con android con una serie di criteri che consentono di valutarne la fruibilità per ciascun utente, in funzione anche di possibili disabilità o difficoltà di apprendimento.
    E questo, assieme ai diversi post e commenti su altri blog #ltis13 a proposito dei grattacapi dell’adozione di materiali didattici con il passaggio al digitale, tra imposizioni e direttive a volte contraddittorie – mi aveva dato un’idea di miniprogetto #ltis13: da una parte radunare risorse tipo appunto App…però, dall’altra impostare una specie di piattaforma fatta di diverse applicazioni web, che consentirebbe anche di invitare uno specialista a fare mini-corsi online su punti specifici.
    Non sono ancora riuscita a formularlo bene, allora lo butto qui così, sperando di rendere un po’ l’idea.

    @Francesco #36, @Luisella #38, @Andreas #32
    re PDF e tablet:
    Francesco, ne so meno di te sul fare PDF. Però uso un trucco datomi da Hartwig Thomas, che è stato consulente presso vari archivi: esportare come PDF/A, cioè PDF per l’archiviazione. I criteri di questo formato fanno sì che il PDF risultante è multipiattaforme e anche ragionevolmente utilizzabile con la sintesi vocale. Ovviamente, PDF/A limita anche quel che puoi fare nel PDF (niente video embeddati ad es.). Però sarebbe da esplorare quel che si può fare con EPUB.
    Tornando a PDF/A: sono membro di Lecture & Compagnie, un’associazione dove andiamo a leggere a persone anziane e/o con disabilità (o fare altre cose che vogliono). E l’anno scorso è stato mio privilegio leggere per Paul Berthoud, ex alto funzionario dell’ONU, classe 1922, con tutta la sua testa ma affetto da una fortissima disabilità motoria che gli impedisce di girare le pagine dei libri stampati. Ora lui ha pubblicato i suoi ricordi professionali sotto licenza CC BY-NC-SA nel 2008 in http://www.edinter.net/paulberthoud/narrative/index.htm come pagina web, ma anche con PDF scaricabile.
    Perciò prima ho pensato di scaricare il PDF sul mio tablet per poterne parlare con lui (non c’è connessione nella casa di riposo dove abita). Ma era formattato A4, un po’ scomodo sul tablet. Allora ho fatto un copia-incolla della parte HTML in un file ODT formattato A5 e l’ho esportato come PDF/A. E visto che c’ero, mi sono avvalsa della licenza CC per metterlo in http://archive.org/details/AProfessionalLifeNarrativeAndSomeRelatedStories – perché il software di archive.org – cioè Internet Archive – deriva automaticamente altri formati dai PDF: da qui i link (oltre al PDF caricato) a Read Online, EPUB, Kindle, Daisy, Full Text, DjVu ) nella barra di navigazione a sinistra: tutti prodotti dal software.
    E siccome dopo che abbiamo parlato del suo libro e della sua carriera, ha voluto rileggere Zadig di Voltaire, ho fatto la stessa cosa per Zadig: quello non l’avevo messo online, ma adesso l’ho messo qui (PDF, 292.1 KB).
    Cioè, questa spataffiata per dire che forse, come dici, non si possono usare tutti i PDF con i tablet, però molti sì, e sono facili da confezionare, se sono testuali.
    Beh non da confezionare con il tablet, certo: lì stiamo ancora alla situazione descritta nel video Tablet Newspaper (1994) [1] va bene per l’uso Read, meno per l’uso Read/Write:

    [1] Sottotitolazione in corso in http://www.amara.org/en/videos/wMXBxslc8HCH/en/632872/ 😉

    1. valottof ha detto:

      @luigi1957 #44 & @Andreas #46: l’informatica è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai tecnici!

      @Claude: mi è sparito il tuo commento a cui volevo risponderti ringraziandoti: pur conoscendo vari modi per produrre PDF (c’è anche un mio sofyware che li fa “al volo” per rilasciare attestati di formazione avvenuta) non sapevo di queste differenze dei formati. Comunque nel caso di mio cognato non credo avrei comunque avuto spazi per modificarli. Ma il comportaentp era strano: sia perchè funzionavano benissimo su apple ma non su samsung, sia per altre questioni che è inutile approfondire qui

  9. map85 ha detto:

    @ Andreas
    Anch’io, Andreas, come Francesco Vallotto, vorrei conoscere il tuo amico T., e non solo per la comune formazione
    umanistica, ma perché interessata a conoscere una persona così libera da schemi e stereotipi e così scevra da
    condizionamenti da riuscire ad evitare e ignorare Faceboock & Company.
    Grazie per questo input…

    “Ma non solo linguaggio matematico. Esistono varianti per molti altri scopi, per esempio per scrivere poesie!
    Ecco qui e qui (pdf).”
    Non appena inizieranno le mie vacanze andrò a studiare questo strumento che non conoscevo e a provare
    Blocco Note che di solito non uso.

    1. valottof ha detto:

      @Map85#41: con blocco note c’è poco da provare e pochissimo da fare! Di per sé è solo un piccolo editore che permette di scrivere testo puro; ovvero solo ed esclusivamente i caratteri visibili e non che digiti dalla tastiera (i non visibili sono ad es. la tabulazione ed il ritorno a capo che sono rispettivamente 1 e 2 caratteri non visibili)
      La “magia” non sta in blocco note, ma nel fatto che ciò che scrivi sia o meno interpretabile da un software – che a seconda di come opera si chiama interprete o compilatore – che trasforma ciò che scrivi in “azioni” da parte del computer. In questo modo operano tutti i linguaggi di programmazione e vengono costruiti tutti i software.
      Esistono programmi più o meno complessi che permettono di scrivere software senza “sporcarsi le mani” con il codice (ovvero con il linguaggio vero e proprio) oppure facendolo molto poco. Ad esempio Visual Basic ha un editor che ti permette di creare form per l’inserimento di dati semplicemente scegliendo i vari “oggetti” da una libreria e posizionandoli, dimensionandoli, ecc. Sono comodissimi per carità: ti permettono di fare qualsiasi cosa “standard” quasi senza conoscere nulla del linguaggio ed anche della programmazione.
      Ma chi ama programmare tendenzialmente evita di usarli, oppure riduce l’utilizzo al minimo giusto per fare le cose più routinarie, per il resto usa il linguaggio per tradurre la “sua logica” in azioni.
      Che poi scriva con Blocco note o altro poco importa

  10. Luisella ha detto:

    @Sabina @Andreas #33 #35 #37 Ci sono riuscita aprendo questa pagina sul computer, copiando il link fornito (che da iPad non riuscivo a copiare) e inviandomelo per mail. Poi sono andata sulla mail dall’iPad, ho copiato il link e l’ho incollato nel bookmard Web Highlighterfor iPad Safari, come indicato nelle istruzioni della pagina di cui sopra, e ora funziona. Tu Sabina, sei riuscita a copiare il link da iPad? A me selezionava tutto il riquadro e poi quando andavo a incollare non mi dava questa possibilitá…

  11. Luisella ha detto:

    @Andreas #32 @Francesco #36 Dubbi su iPad ne ho più che altro dal punto di vista etico perché comunque l’acquisto di prodotti di una multinazionale americana per/in una scuola pubblica solleva molte questioni morali. Dal punto di vista didattico iPad è favoloso. Ci sono milioni di App didattiche fatte veramente bene, per gli studenti è molto intuitivo da usare e pratico, per i disabili e i DSA è una manna, se faccio un’uscita didattica e la voglio documentare, con un solo strumento riesco a fare foto, video, bookmarkare il territorio con app legate al gps tipo Mobilytrip o simili, e poi usare i bookmark per fare una guida personalizzata on line dei luoghi visitati, difficilmente con un computer potrei avere una simile maneggevolezza (per non parlare del problema della durata della batteria, che in iPad è enorme rispetto a un computer portatile).
    Grazie anche a questo cMOOC ho anche iniziato a scoprirne i limiti anche tecnici: Piratepad e Google Translator Toolkit non funzionano su iPad, e probabilmente nemmeno Audacity, e credo non si possano visualizzare documenti scritti con OpenOffice.
    Però per l’anno prossimo, se avremo due classi 2.0 nel mio istituto, non vedo alternative valide alla soluzione iPad2 + Apple Tv + videoproiettore…
    @Andreas #34 mi sento un po’ sollevata allora… Sì, la soluzione è usare FB come una megabacheca per annunci e poi lavorare per far passare altro nelle teste di chi dobbiamo/dovremmo educare

  12. Luisella ha detto:

    @Sabina #31 @Andreas #33 ho provato a installare Diigolet per Safari su iPad ma la procedura indicata non mi funziona (non riesco a incollare il link fornito nei bookmarks). Ho un’idea per risolvere il problema passando dal computer, se funziona poi vi dico. In compenso sono riuscita a installare il Diigolet sulla barra degli strumenti di Chrome per iPad. Vai qui. Basta trascinare l’iconcina del Diigolet, fare il Sign in con username e password di Diigo e il gioco è fatto.

  13. sabinaminuto ha detto:

    @Andreas e Claude. ce l’ho fatta!
    Avevo cercato,prof ,sulla rete e infatti dopo essermi scornata un bel po’ con varie indicazioni e il mio inglese non sempre perfetto alla fine ho eseguito di nuovo gli step e funziona!
    Non avevo capito che la toolbar di diigo su ipad in Sfari non è sempre visibile quando accedi ma solo se lo selezioni dalla barra dei preferiti.
    Ora me ne vado a leggere il mio romanzo contenta! Buona notte! 😉

  14. Andreas ha detto:

    @Luisella #25 Infatti anche io uso Facebook, proprio perché raggiungo più facilmente gli studenti. Lo uso come un megafono o una megabacheca, ma non ci scrivo quasi mai niente, solo annunci. Sì, il lavoro da fare è enorme. Ma a ben vedere, non è mica una novità… Mi vengono in mente i patimenti di Giovanni Papini, esagerato ma affascinante, nemico acerrimo di ogni deriva al ribasso.

  15. Andreas ha detto:

    @Claude #30 Mi sa che Sabina lo vuole usare in Safari ma su iPad, che è un’altra storia. Ora non ho un iPad sotto mano. Magari lunedì provo.

    I tablet sono tanto belli ma tanto chiusi. Vedi leciti dubbi di @Luisella in #26. Un paio di anni fa ho tentato di usare iPad per tutto ma non c’è niente da fare, i tablet non ti danno tutta la libertà che hai con un computer. Android, che in realtà è una versione di Linux, è un po’ più flessibile perché la Apple con i vari iCosi ha praticato una politica di estrema chiusura, sviluppando il concetto di app, tanto carucce e spesso tanto cretine, fatte con la stessa logica di Facebook, che funziona per utenti utonti. È esattamente questo che vuole il mercato, il mega-mercato in questo caso. Per far questo ha tentato di imporre i propri standard con azioni anche molto aggressive. Oggi le colonizzazioni dei popoli si fanno così. Android è meno chiuso ma non è comunque aperto. Badate bene che tutti questi cosi potrebbero essere utilizzati con la stessa flessibilità di un computer e si può fare; per esempio con operazioni che si chiamano di Jailbreaking nel caso di iCosi, in modo da girare anche software non di app. Ma è roba da smanettoni che si assumono volentieri il rischio di non avere più l’iCoso a posto, dal punto di vista di Apple. Anche con Android si può fare una cosa simile, ma anche qui addio garanzie canoniche.

    1. Francesco Valotto ha detto:

      @Andreas#32: ho messo le mani su un tablet una volta sola: mio cognato9 avevabisogno di un catalogo più o meno interattivo da presentare ai suoi clineti. Dopo aver lavorato una mezza giornata per fargli avere un tot di PDF decenti che funzionassero a dovere li ho fatti scaricare sul tablet che.. semplicemente non li visualizzava: non era in grado di aprire QUEI pdf (altri li apriva). NOn ho capito il perchè ma c’ho rinunciato suggerendo a mio cognato di comprersi un portatile o rivolgersi altrove!

  16. Sabina ha detto:

    @Claude #30 ho provato giá a fare così ma proprio non va!
    Il pulsante che mi dici tu non si riesce a spostare e se lo premo appare una finestra con scritto APRI …
    boh…. Rinuncio ci ho perso tutta la serata!

    Grazie lo stesso

  17. Claude Almansi ha detto:

    @sabina #28

    Allora se vado con Safari in https://www.diigo.com/tools/toolbar , la pagina dice: “Toolbar for this browser is not available. You can use diigolet instead.” ( La barra strumenti [di Diigo] non è disponibile per questo browser. Puoi adoperare invece il diigolet.)

    e quella pagina Diigolet dice:

    Make sure the “Bookmarks Bar” is visible. If it is not, go to the menu View > Show Bookmarks Bar.
    Drag this button: Diigolet up to your Bookmarks Toolbar.

    (Sincerati che la “Barra dei segnalibri” [cioè quella di Safari] sia visibile. Altrimenti, vai al menù Visualizza > Mostra la barra dei segnalibri. Trascina questo pulsante Diigolet [immagine del pulsante] della barra dei segnalibri).

    C’è anche una cattura di schermo https://www.diigo.com/images/install-intro-safari.png illustrativa, e un link javascript che non funziona (ma perché la gente fa ste cavolate invece di fare dei link html come Dio comanda???) ma che corrisponde al video How to use diigolet.

  18. Luisella ha detto:

    E ancora, non mi ricordo più in quale commento di quale post (non posso usare cmd F…), Claude parlava di Issuu come di uno strumento non accessibile in quanto i documenti caricati su Issuu non possono né essere scaricati né letti con un lettore audio (e quindi non possono essere resi accessibili ai non vedenti). Lo stesso si può dire di Calaméo e anche di Kizoa giusto? Eppure Calaméo imperversa in tantissimi progetti didattici… Quindi non c’è molta consapevolezza di questi problemi, purtroppo.

  19. Luisella ha detto:

    Andreas, Claude grazie per il post e i tanti spunti.
    Giustissimo essere consapevoli come educatori, e operare per ampliare la visione del web dei nostri giovani. Il problema c’è. Ora come ora, per me il modo più veloce e infallibile per comunicare con i miei studenti fuori dalla classe è (purtroppo) facebook. Se mando loro una mail, forse (se sono fortunata) il 5% la vede subito, il 60% nel giro di una settimana (e quindi è già inutile averla mandata, nel frattempo glielo posso dire a voce, a scuola…), il restante 35% forse se ne accorge dopo mesetto (o forse no…).
    Se scrivo un messaggio su facebook, che sia “privato” o che sia nel gruppo della classe, un buon 70% lo vede nel giro di poche ore.
    Hai voglia di dire loro: “ragazzi non linkate MAI roba Facebook in posti pubblici, come questo perché Facebook è un luogo chiuso. Vale a dire che i link in Facebook li raggiunge solo chi è iscritto a Facebook e questo non va bene.
    Conseguentemente, sarebbe bene ->eticamente<- non mettere mai materiale originale solo in Facebook – o solo in qualsiasi altro luogo con un padrone che chiude – ma in luoghi pubblici, accessibili da tutta la rete, cioè da tutti."
    Loro mi risponderanno che su facebook ci sono tutti.
    Quindi, nella scuola superiore, il lavoro da fare è enorme. Si possono, faticosamente, creare dei canali di comunicazione alternativi. Con una classe, da quando è iniziato questo cMOOC, ci sto provando e qualche piccolo passo l’ho fatto. Ci proverò ancora di più da settembre.
    @Daniele #19 grazie per i link
    @Cristina #11 grazie per la riflessione…

  20. fedesargo ha detto:

    “un territorio abitabile molto più vasto di quello comunemente conosciuto”: ecco, questo secondo me è il concetto di OPPORTUNITA’. Sapere di stare in uno spazio dove ci si può muovere, fosse anche “solo” un blocco note…. Sì, sicuramente la mancanza di paletti fissi lascia un margine d’azione enormemente più grande e quindi lascia spazio alla fantasia, all’immaginazione, alla creatività. Io non demonizzerei altre forme di utilizzo del web, per il semplice fatto che, come sottolineava proprio Andreas parlando di Facebook, lì è privilegiata la comunicatività, ovviamente con tanto tanto rumore attorno….ma vi assicuro che, volendo impostarla in un certo modo, la comunicazione è possibile e può assumere forme interessanti, inusitate, ma comunque anche quello è uno “spazio”. Il problema (almeno il “mio” problema), in tutti questi casi, è che a volte l’eccessivo spazio e le eccessive opportunità e libertà, invece di essere uno stimolo per la creatività personale, bloccano. Un po’ come quando all’interrogazione si chiede: -parlami della rivoluzione francese- e il ragazzo, pur avendo studiato tantissimo, non sa da che parte cominciare e fa scena muta! L’aveva capito Sartre, che diceva che in fondo “siamo condannati ad essere liberi”….

  21. valottof ha detto:

    @Luciab#17: e da quando in qua non si possono scrivere formule con la LIM???!!! IO non ho una classe, per cui non ho la LIM: uso poco lo smartnotes con una tavoletta grafica giusto per simularla per i (pochi) test che mi servono, ma a me risulta che ci scrivi quel che vuoi! NOn so cosa accada se attivi il riconoscimento del testo scritto, ma mica te lo ordina il dottore!
    E poi non ti va scriverle così? Usa GeoGebra e fai della bellissima geometria analitica con tutte le funzioni che vuoi….

  22. Daniele ha detto:

    A proposito di social network, un tempo usavo “myspace”, poi, quando tutti sono andati su facebook ho lasciato perdere.
    Comunque ci mettevo anche alcuni disegni dei ragazzi, con il loro permesso, presi dal concorso “Un poster per la Pace”, che faccio tutt’ora, e, soprattutto, il Laboratorio di pittura che Gelmini(Aprea) ha abolito. Questo è una cartella che va, circa, dal 2005 al 2007 e quest’altro 2007/2009.

  23. Andreas ha detto:

    @luciab Mah, c’è un mondo là fuori… cercando per esempio latex iwb (Interactive WhiteBoard è la LIM, l’ho imparato ora…) si trova roba che verrebbe voglia di usare subito. C’è un mondo là fuori ma bisognerebbe che ci fosse un mondo anche nelle teste…

    Ad esempio, trovo questo
    http://colleenyoung.wordpress.com/2012/08/18/handwriting-recognition-latex-and-more/

    e poi da qui questo
    http://webdemo.visionobjects.com/portal.html?locale=default

    in cui ho provato Web Equation, è formidabile!
    Tu scrivi a mano e lui ti genera il codice latex! E altri codici ancora…
    Ma poi è collegato a WolframAlpha, un bellissimo servizio di matematica…

    Ora, non sono sicuro che latex serva ad un insegnante di matematica. Forse no. Certo, se scrivesse delle sue dispense allora sì, perché potrebbe scrivere delle splendide dispense. Ma chi scrive le dispense, nell’epoca della barbarie dei testi patinati?

    Comunque, credo che per tracciare formule con la penna sulla lim come se fosse una lavagna non ci sia alcun problema, o invece ci sono?

    Per quanto riguarda i social network, in particolare Twitter, ecco Twitter è molto diverso, ne parleremo, fino ad ora non ho fatto in tempo.

  24. luciab ha detto:

    Ecco un argomento in più da usare con i colleghi di matematica che sostengono di non poter usare la LIM perché non si possono scrivere le formule matematiche! Meglio che io mi faccia prima un giro in Latex-project.org, però, per verificare che non sia troppo difficile da imparare!!!
    Per quanto riguarda i social network, quoto Soudaz #3 che quota il prof. Anche Twitter, però…
    Con il passare degli anni ho sempre più bisogno di tempi lunghi e silenzio. Sarà mica che sto invecchiando? 😉

  25. Marvi ha detto:

    Da tempo mi frulla in testa questa idea, ma vi rendete conto di quanta responsabilità noi educatori abbiamo? Questo articolo cade a fagiolo, oggi sentivo un collega della media che diceva ai bambini l’opposto cioè che il pc i sistemi operativi sono un mezzo che devono facilitare la vita quindi perché scegliere prodotti open quando abbiamo tutto pronto tipo Office….meno male che esistono questi spazi, dove persone si incontrano e creano repository di buone pratiche…..latex è troppo per me ma ci provo…..

  26. Claude Almansi ha detto:

    @Andreas #12 – chissà cos’avrà pensato T. del Dizionario Bompiani degli autori, delle opere e dei personaggi, dove nelle forme del verbo avere che iniziano con la h, la toglievano e mettevano un accento sulla lettera successiva – cioè ha -> à , hanno -> ànno – per risparmiare carta?

    L’uso di XML che mi sono accorta per la prima volta di frequentare, ancora nel millennio scorso, è il Perseus Project che raduna – tra l’altro – i classici greci e latini. In quei testi, ogni parola è un link che apre una scheda con la sua traduzione, un suggerimento del suo ruolo sintattico in quella frase basato sul voto folksonomico degli utenti, e statistiche sul suo uso nell’opera. Vedi ad es. i primi versi dell’Eneide di Virgilio, e la scheda linkata sul pronome “qui” nel primo verso. E l’opera si può scaricare come file XML per pasticciarci, se si vuole, a patto di offrire a Perseus le modifiche fatte. E quel file racconta anche da chi e quando è stato elaborato.

    Allora sì, ho un po’ nostalgia dell’Eneide cartacea che mio padre aveva comprato di seconda mano quando era a liceo, e sulla quale i miei fratelli ed io abbiamo studiato, con tutte le annotazioni a margine in diverse scritture, un po’ sbiadite perché il libro era caduto nella vasca da bagno a un certo punto. Però a livello di comodità, molto meglio la versione Perseus.

    Altro esempio classico: quando ero lettrice di francese alla facoltà di Magistero di Arezzo negli anni 1980, alcuni docenti di lettere moderne mugugnavano perché il docente di filologia romanza era riuscito a far comprare il Pauly-Wissova ossia la “Realencyclopädie der Classischen Altertumswissenschaft”, cioè l’Enciclopedia reale dell’antichità classica, per la biblioteca: non solo costava un patrimonio, ma occupava un mucchio di posto: vedi le foto in https://it.wikipedia.org/wiki/Pauly-Wissowa . Oggi c’è una banda di matti come il tuo amico che ne sta editando le scansioni su Wikisource: https://de.wikisource.org/wiki/Paulys_Realencyclop%C3%A4die_der_classischen_Altertumswissenschaft . Grande, no?

  27. Andreas ha detto:

    @criszac68 #11 Mi sono attardato una decina di minuti sulla chiusa del post, giocolando con qualcosa come


    …Invece non è bene che i cittadini ignorino le opzioni importanti di cui dispongono, e certamente non è bene che le ignorino gli educatori.

    o qualcosa del genere. Poi mi son detto: – Mah… vuoi vedere che ci pensano loro a trarre la conclusione? E se lo fanno, allora è ancora meglio… – l’hanno fatto 🙂



    Noi educatori/formatori non ci possiamo esimere dal rendere consapevoli i nostri piccoli delle diverse possibilità di scelta che hanno: anche in questo sta la cittadinanza attiva tanto sbandierata nelle scuola che deve estendersi su tutto, pena un futuro dove le coscienze saranno completamente irretite dai poteri forti…

    Riguardo a T. mi viene ora in mente che una volta mi ringraziò perché aveva notato che quando scrivo la e maiuscola accentata non utilizzo mai l’apostrofo: non E’ quindi ma È.

    La ricerca ossessiva di T. della maestria nella padronanza del codice, l’attenzione per i minimi particolari in vista di obiettivi espressivi alti e puri, non è estranea alla passione per i libri stampati, per la scrittura manuale e la calligrafia. Anzi, mi pare quasi superiore a quest’ultima, non di rado un po’ retorica.

  28. criszac68 ha detto:

    Post davvero coinvolgente fin dal suo incipit, quando di T.si dice che era un umanista…e poi, ho trovato molto suggestiva tutta la trattazione in cui si dà particolare risalto alla creatività, a quel genio che può annidarsi in ciascuno di noi – chi più, chi meno…-. Ma il senso non è prodigarsi a diventar tutti geni, ma a valorizzare il fatto che questa possibilità meravigliosa sia insita in ciascun essere umano e che perciò è differente dalle altre specie. Ed il fatto che tali potenzialità immaginifiche possano sprigionarsi anche attraverso il mezzo informatico, che quindi, fa la sua funzione, quella cioè di essere strumento al servizio di, è di enorme valore. Ciò si amplifica quando la scelta verte su strumenti sobri, autentiche “tabulae rasae” dove il genio può dare il meglio di sé, esprimendosi appieno nella sua libertà e connotando la propria azione anche di un profondo senso etico, tanto prezioso in tempi di decadenza.
    Noi educatori/formatori non ci possiamo esimere dal rendere consapevoli i nostri piccoli delle diverse possibilità di scelta che hanno: anche in questo sta la cittadinanza attiva tanto sbandierata nelle scuola che deve estendersi su tutto, pena un futuro dove le coscienze saranno completamente irretite dai poteri forti…La mia adesione al cMOOC è stata molto dettata anche da questa preoccupazione e dalla responsabilità che attribuisco al mio ruolo.

  29. Claude Almansi ha detto:

    @Andreas #8 e Francesco #9 concordo. Nell’intervento di Aaron Swartz di cui ho inserito il video prima, lui descriveva il copyright come qualcosa che allo stesso tempo dovrebbe essere una cosa futile rispetto ai veri problemi, ma diventa strumento di controllo per restringere la libertà. E quel controllo tramite copyright lo stava già vivendo sulla propria pelle allora. Citava anche l’esempio di Wikileaks: in effetti, tra i tentativi di mettere Wikileaks a tacere c’era stato – molto prima del tentativo di chiuderlo tramite pressioni sul suo hosting dopo la pubblicazione degli scambi tra ambasciate US e State Department – quello della banca Julius Baer, tramite un processo per violazione di copyright…

    @Roberta #6 – poi la metti per iscritto e la condividi sul web, la tua riflessione sulle reti sociali, spero?
    Perché io ci vado a naso, veramente – poi dopo semmai trovo giustificazioni razionali come quella che Andreas – oltre alla citazione del suo amico programmatore qui – aveva scritta nel commento 52 a “Cronaca di una risposta – #ltis13”:

    “ragazzi non linkate MAI roba Facebook in posti pubblici, come questo perché Facebook è un luogo chiuso. Vale a dire che i link in Facebook li raggiunge solo chi è iscritto a Facebook e questo non va bene.
    Conseguentemente, sarebbe bene ->eticamente<- non mettere mai materiale originale solo in Facebook – o solo in qualsiasi altro luogo con un padrone che chiude – ma in luoghi pubblici, accessibili da tutta la rete, cioè da tutti."

    Allora quelle cose le leggo e le condivido, pensando "Ah già, per questo Facebook mi puzza e non lo uso quasi mai, anche se in teoria sarei co-admin di 3 pagine Facebook".
    Idem per Ning, già nel 2007, quando la sua fondatrice Gina Bianchini lo spacciava per "rete di reti" con impegno particolare per l'educazione: c'era già un lieve lezzo di marcio in Ning allora, che si è andato rafforzando con la chiusura della possibilità di crearvi app, poi delle reti "plus" gratuite per l'educazione, poi di tutte le reti gratuite, fino alla trasformazione di Ning in mero hosting di siti interattivi a pagamento, poi venduto a una ditta pubblicitaria quando quella formula ha fatto fiasco.
    E Google+ ? Puzza meno, forse, perché il business model di Google è basato sull'apertura: alcuni degli pseudo-mooc ai quali Coursera chiude occulatamente l'accesso appena finita l'ultima lezione per poterli riproporre, continuano egregiamente da soli in communità aperte Google+, anche questo laboratorio #ltis13 ha la sua comunità "cMOOC Cafè" su Google+. Poi ci sono gli Hangout, che consentono di aggiungere una sottotitolazione e/o un'interpretazione in lingua dei segni in diretta, e vengono trasmessi live su YouTube, con i commenti in tempo reale che diventano una chat scritta. Però anche lì, c'è il lezzo della googlocrazia…

    Per non fare troppi link qui, li ho radunati in https://groups.diigo.com/group/ltis13/content/tag/%22social+network%22 – beh, anche Diigo…

  30. valottof ha detto:

    @Andreas: grazie per questo elogio del blocco note. Condivido totalmente la filosofia del tuo amico T, credo che mi piacerebbe conoscerlo!

    @Claude #2: uso le parole di Sergio Bellucci che avevo ri-postato a suo tempo su un mio blog: “Ricordare Aaron, oggi, significa prendere un impegno preciso: tenere aperto un varco culturale e politico per impedire che le questioni delle nuove libertà siano derubricate a mera questione commerciale tra grandi gruppi o di sicurezza nazionale con attività di controspionaggio. Il nostro futuro dipende soprattutto da questo

  31. Andreas ha detto:

    @Claude #2 Grazie. Io sono dalla parte di Aaron. Sono contro un potere che trasforma in criminali menti geniali e spiriti nobili solo perché rompono le uova nel paniere a biechi e bassi interessi economici, gestiti da figure spregevoli.

  32. Andreas ha detto:

    @ivemara55 #1 Quello in Word è un gadget che può tornare utile per chiusa molto Word e occasionalmente deve scrivere qualche formula. Latex è lo standard de facto della scrittura scientifica internazionale. Se devi scrivere un paper con molte formule, simbolismi complessi, ampio uso di indici superiori e inferiori, magari multipli e variamente ornati, simboli calligrafici, variazioni tipografiche fini, nidificazioni successive eccetera, allora usare i gadget offerti dai word processor di tipo WYSWYG (What You See What You Get), quali Word, Open Office e altri, diventa un incubo oppure non possono farcela a produrre quei risultati. Ma è tutto il processo che si professionalizza. Se tu hai centinaia di formule, centinaia di voci bibliografiche, di voci di indice, o anche migliaia, Latex ti consente di gestire tutto stabilmente e dandoti il controllo su ciò che fai e come lo fai. Il tutto con risultati tipografici professionali, di altissima qualità. Interi libri vengono scritti così.

    Ma non solo linguaggio matematico. Esistono varianti per molti altri scopi, per esempio per scrivere poesie! Ecco qui e qui (pdf).

    C’è poi l’aspetto culturale, se vuoi, quello del controllo da parte di te, autore, che desideri di avere il controllo su ciò che fai. Ora non so più come funziona il sistema per le formule in Word, un tempo (15 anni fa) si chiamava Equation Editor ed era una sorta di videogioco dove tu componevi le formule con un sistema grafico. Mi ricordo che portando il file da un computer all’altro, con stampanti diverse, poteva andare tutto a pallino. L’ho odiato! Con Latex, tu possiedi il codice, universalmente valido, che produce un risultato grafico costante, e che puoi condividere con autori di tutto il pianeta.

    Ma non c’è dubbio, richiede un po’ di apprendimento, perché è un linguaggio di markup. Devo dire che non è molto difficile. È molto tempo che non lo uso, ma scrivendo quelle due formule ho visto che mi viene quasi spontaneo scriverle correntemente, con quei codici.

    In sintesi, per impieghi occasionali non è detto che valga la pena, ma per impieghi più professionali, una volta imparato è difficile rinunciarvi.

  33. Robertalinf12 ha detto:

    Grazie prof e Claude per gli input: per un esame IUL dobbiamo preparare una riflessione sull’utilizzo dei social network (in particolare Facebook) e dei forum…quanto avete scritto casca giusto a fagiolo!!!

  34. Claude Almansi ha detto:

    PS Dimenticavo: visto che era stata creata una pagina di sottotitolazione http://www.amara.org/en/videos/FE2FZMLRcnqR/info/f2c2012-aaron-swartz-keynote-how-we-stopped-sopa/ per questo video, è possibile leggere la trascrizione generata dai sottotitoli inglesi con calma in http://www.amara.org/en/videos/FE2FZMLRcnqR/en/485116/ … oppure continuare la traduzione di quei sottotitoli in italiano in http://www.amara.org/en/videos/FE2FZMLRcnqR/it/486349/

  35. soudaz ha detto:

    “” odiasse Facebook al punto di non nominarlo nemmeno: – Anche solo a nominarlo si fa una pubblicità dannosa – diceva, eccessivo ma meraviglioso. Facebook è in un certo senso all’altro estremo: con competenze nulle si possono fare varie cose, non molte in verità e in maniera del tutto stereotipata, in sfacciato ossequio al massimo scambio di informazione. Certo, qua e là qualcosa di buono si trova ma prevale l’oceano di rumore.””
    Capire come sei arrivato a questa conclusione mi riempie di gioia; forse ha ragione mia moglie, Luisa, dice che mi accontento di poco; invece questa volta sono convinto che mi accontento di tanto.
    Merci Andreas
    Costantino

  36. ivemara55 ha detto:

    Ora capisco le incomprensibili stringe di caratteri che diventano magicamente formule ed espressioni matematiche quando apro pagine web che le contengono…certo che non è mica tanto immediata una scrittura in TeX o LaTeX…e la funzione di Word con cui scrivo “le mie cose matematiche” ha qualcosa a che vedere con questo metodo di scrittura?

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