Recuperando valore – un secondo progetto – #loptis

Parallelamente alla traduzione del paper in inglese vorrei proporre una seconda attività in collaborazione. L’idea è venuta all’inizio di novembre, leggendo i commenti al post Lo screenshot: ho fatto il blog di classe – io ho usato il flipping – anch’io il blog…

Anche solamente due o tre anni fa questo non sarebbe successo. Oggi il mondo corre – non è mai stato fermo, anche se molti credono il contrario, ma ora corre proprio. Bisogna tenerne conto, come bisogna tener conto del fatto che ti puoi ritrovare valore dove non te lo saresti aspettato, magari valore in quantità, che sarebbe sciocco trascurare. Ecco quindi l’idea di comporre insieme un quadro delle esperienze compiute e di quelle che sono ancora in corso.

Ho aperto una nuova pagina wiki per ospitare questo secondo lavoro: Pratiche tecnologiche a scuola. A titolo di esempio ci ho messo quella che potrebbe essere la descrizione delle mie attività, che ho strutturato nelle voci

  • Tecnologia
  • Metodo
  • Periodo (Attività in corso, terminata, periodica…)
  • Scuola
  • Classe
  • Lezione appresa

È solo una proposta che voi potete anche migliorare. In ogni caso invito coloro che hanno fatto delle esperienze del genere ad aggiungerle nella pagina wiki. Per ora si tratta di aggiungere il proprio contributo uno dietro l’altro, editando ammodino. Provvederemo successivamente a dare alla pagina una struttura adeguata.

Suggerisco di editare nel modo codice, almeno in parte: vi è maggiore garanzia che si riesca a fare un editing omogeneo. Per fare questo, cliccate in alto a destra su Edit. tasto edit di wikispaces

Poi sulla freccia a sinistra del tasto Save e, sul menu che si apre, Wikitext Editor. tasto wikitext editor in wikispaces

Andate in fondo al testo e aggiungete il vostro. Potere anche copiare pari pari il testo che ho messo qui, sotto la barra, alterandolo poi opportunamente.

Un consiglio. La reattività del wiki non è immediata, per noi che popoliamo la terra dalla banda stretta. Questo accade perché un bel po’ delle sue funzionalità sono realizzate mediante non poco codice Javascript che cala nel computer alla bisogna. Se i nostri beneamati governanti avessero investito un po’ di energie in pianificazione infrastrutturale a suo tempo (ormai un decina di anni fa e oltre), ora avremmo una cosa che si chiama banda larga e strumenti come questi funzionerebbero a razzo, ma così non è. Quindi? Beh, bisogna considerare prezioso ogni singolo clic: magari sembra che non succeda nulla ma lui – il computer – sta facendo del suo meglio per ciucciare gli agognati codici dai rubinetti striminziti delle italiche infrastrutture… cliccate, rilassatevi e abbiate fede, sempre…

Copiare da sotto la riga in poi…


—-
=Pinco Pallino=
==Tecnologia==
E qui viene la descrizione delle tecnologie usate.

==Metodo==
Qui il metodo

==Periodo==
===Attività in corso, terminata, periodica…===
Qui la durata dell’esperienza, se è ancora in corso oppure se è terminata, se avrà un seguito, se è divenuta routine eccetera.

==Scuola e classe==
Scuola…

==Lezione appresa==
Ogni tipo di considerazioni sugli esiti dell’esperienza

—-

43 thoughts on “Recuperando valore – un secondo progetto – #loptis

  1. Claude Almansi says:

    Andreas, è successa una strana cosa in http://loptis.wikispaces.com/Pratiche+tecnologiche+a+scuola da quando l’ho guardata stamane:

    Tutti quelli che erano link interni alla pagina, cioè i nomi del sommario, gli appelli di note a pié di pagina e viceversa, nelle note, tutti i ^ che riportano all’appello di nota, adesso rimandano alla home.

    Non ho fatto un revert alla versione di stamane, perché nel frattempo Rosa Zaccuri ha fatto modifiche al suo testo che non voglio cancellare. Ma comunque non possono essere state le sue modifiche a cambiare quei link interni, almeno non posso immaginare come sarebbe possibile.

    Provare a togliere il sommario, poi a rimetterlo? Per le note, le posso rifare 1 a 1, o si possono togliere.

      1. Claude Almansi says:

        Mi spiace per il momentaccio, Andreas. Spero che passi presto, perché è un momentaccio.

        Per http://loptis.wikispaces.com/Pratiche+tecnologiche+a+scuola non brucia nulla: come ti ho scritto, ho chiesto allo staff di Wikispaces di risolvere e di spiegare com’è successo, così forse evitiamo ripetizioni, e la pagina rimane utilizzabile così com’è: basta non cliccare sui link interni.

        BTW, nella loro newsletter di oggi, quelli di Wikispaces annunciano di essere stati comperati da TLS: da quanto scrivono, anche in http://blog.wikispaces.com/2014/03/letter-to-the-wikispaces-community.html , dovrebbe andar meglio di quando Google comprò Jotspot nel 2006, lo bloccò per 18 mesi mentre ne cannibalizzava i pezzi per farne quell’obbrobrio chiamato Google Sites: TLS è un’iniziativa educativa, mentre Google non lo è.

  2. marinaa60 says:

    Colgo l’occasione di questo post per fare un piccola riflessione generale, alimentata dalla lettura degli interventi e dei commenti.
    Il punto è, mi pare, decidere se possiamo sottrarci alla responsabilità educativa su questa nuova frontiera tecnologica della civiltà.
    Spesso, per indifferenza o perché trascinati in un mondo che non è il nostro, un mondo in cui non siamo nati, lasciamo che i nostri ragazzi siano soli nella costruzione dei loro riferimenti.
    Andreas ha scritto: “C’è un altro protocollo che ci può riguardare, anche se meno importante. Per conoscerlo possiamo fare un piccolo esercizio”.
    Ecco, come applicare la proprietà commutativa oppure fare l’analisi grammaticale. Dobbiamo imparare, ci serve, (ed io ora non sono più a livello zero), ma l’arte dell’insegnare è far incontrare la realtà allo studente.

    Non imparerò certo tutto di ciò che sarà trattato in questo blog, ma la strada mi sta indicando che in essi, conoscendone il linguaggio, cercherò un ausilio effettivo, servendoci di essi.

    Per quanto riguarda l’interessante proposta, io sono distaccata da circa cinque anni, dunque non ho una classe che posso utilizzare come test. Questo è il motivo per il quale non posso svolgere l’attività… ha qualcos’altro da propormi?

  3. simouni says:

    buongiorno, vorrei partecipare al progetto, potreste mandarmi l’invito? Purtroppo non sono un insegnante quindi pensavo di progettare un finto lavoro sulla base di ciò che ho svolto in questi anni di università o…ditemi voi cosa potrebbe andar bene. grazie!

    1. Claude Almansi says:

      Molto interessante il progetto della Scuola Addolorata che descrivi.

      Nelle conclusioni della seconda fase, scrivi: “Il Blog è ancora in vita, anche se è fermo lì come la vetrina di un negozio, in attesa che qualcuno decida di occuparsene ancora e di riallestirla.” Però cosa ne è del canale YouTube? La gestione è ancora tua o l’hai trasmessa ad altri quando hai cambiato scuola?

  4. FABIO BONGIORNO says:

    Gentile Prof. ho seguito il consiglio delle colleghe Barone e Mezzatesta e mi sono cimentato in un nuovo inserimento di un progetto realizzato qualche anno fa. Ho seguito tutte le indicazioni tecniche e spero di aver centrato. Grazie sempre per i preziosi consigli. FABIO BONGIORNO

    1. Andreas says:

      Quello che puoi fare in WordPress.com è di caricare il documento in pdf fra i media, poi aggiungere il link al pdf così caricato: se qualcuno lo cliccherà allora il documento apparirà in una pagina del browser. Non puoi tuttavia far sì che il documento pdf si possa leggere direttamente nel post. WordPress.com è piuttosto restrittivo nei confronti di ciò che si può includere (embed) nei post e nei commenti, a favore della stabilità del sistema.

      C’è tuttavia un’alternativa: caricare prima il proprio lavoro in un servizio web di diffusione di documenti, precisamente Scribd oppure Issuu – le istruzioni per fare l’upload le trovi qui per Scribd e qui per Issuu.

      Il prezzo che devi pagare è quello di fare un account con uno di questi servizi. A qualcuno va, ad altri no.

      Detto questo, l’abitudine di schiaffare documenti pdf da tutte le parti non è una buona pratica di editing. Come non è buona quella di diffondere ovunque documenti doc. I documenti pdf sono stati concepiti per essere distribuiti in rete in maniera che poi possano essere stampati correttamente su qualsiasi stampante. Sono per esempio ottimi per stampare i contrassegni di assicurazione che le compagnie di assicurazioni online inviano provvisoriamente, quando paghi la polizza. Quelli li puoi esibire sul parabrezza dell’auto e hanno valore proprio grazie al fatto che sono documenti pdf, fatti apposta per queste cose.

      Nel caso della pubblicazione di un post su di un blog, sarebbe appropriato, e buon esercizio di editing – 😉 – scrivere il documento, o una sua intelligente sintesi, sul post e aggiungere il link al documento in pdf, in maniera che coloro che lo desiderino possano stamparne una copia.

        1. Andreas says:

          Sì. Se vogliamo, è un modo di venire incontro al lettore: invece di propinare l’intero documento, offrire prima la possibilità di capire di che si tratta – sarà il lettore poi a decidere se approfondire o meno. Senza contare che di solito, costringersi a scrivere una sintesi, aiuta spesso a capire meglio il proprio lavoro.

          1. Claude Almansi says:

            Concordo con tutto quello che hai scritto sopra, Andreas. Due piccole aggiunte:

            1. Si può anche caricare un PDF nell’Internet Archive (IA): https://archive.org/ . Questo crea una pagina-cartella con link al PDF e ad altri formati che il software deriva da esso dopo un po’.
            Ad es. la pagina-cartella https://archive.org/details/WithALittleHelp è stata creata quando ho caricato il file PDF nell’IA, poi il software ha automaticamente derivato gli altri formati e schiaffato il lettore “Read online” nella descrizione.
            Se farai lo stesso, Mariantonietta, potrai linkare alla pagina-cartella, o direttamente al file PDF.
            E volendo, potresti anche embeddare nel blog wordpress.com quel lettore “Read online, seguendo le istruzioni in http://en.support.wordpress.com/embedding-ebooks/ . Come dice Andreas, quegli embed di lettori di PDF non sono una buona idea, però quello dell’IA ha un vantaggio: nel risultato c’è un link alla pagina corrispondente dell’Open Library, che linka a sua volta alla pagina-cartella IA originale.
            Poi l’IA consente anche di aggiungere metadati che facilitano il reperimento del testo, e una licenza creative commons che permette ad altri di sapere cosa ne possono fare senza dover chiedere il permesso.

            2. Quanto a ripubblicare il contenuto come post nel blog: su wordpress.com c’è anche la possibilità di tagliare il post tra un breve estratto iniziale che appare nella pagina principale del blog, seguito da un link “more” che porta al post completo: spiegazione illustrata in http://en.support.wordpress.com/splitting-content/more-tag/ . Perciò potresti anche, ad es. aver la parte da “In viaggio verso Monte Catalfano” a “Tema del percorso didattico: AREA DELL’EDUCAZIONE AMBIENTALE: “INSIEME… DIAMOCI UNA REGOLATA”” nell’estratto iniziale, e il resto dopo il tag “More”.
            Due suggerimenti per la pubblicazione in un post:
            a) Evita il tutto maiuscole: equivale a berciare nei testi online.
            b) Usa gli stili di paragrafo – spiegazione in http://en.support.wordpress.com/visual-editor/#styles – per formattare le intestazioni delle varie parti, così i ciechi ci potranno navigare dentro più facilmente (1). E comunque così il testo viene più piacevole per tutti.

            (1) Vedi Giorno 27: Usate intestazioni vere del manuale Affrontare l’accessibilità – per un sito più accessibile in 30 giorni – beh l’inizio sui tag di intestazione H1,H2,H3 per ora – la parte sulle CSS forse lasciala per dopo: tanto in un blog wordpress.com non controlli la CSS.

  5. Maria Teresa says:

    Finalmente dopo svariati tentativi siamo riusciti con i colleghi Barone e Bongiorno ad inserire i nostri lavori …..forse…….spero 🙂

  6. FABIO BONGIORNO says:

    Buonasera Prof. ho inserito il progetto relativo alle pratiche tecnologiche a scuole e, non senza difficoltà, sono riuscito a completare correttamente l’inserimento. Inserirò a breve il documento originale sul mio blog. Alla prossima

    1. Andreas says:

      Benissimo, complimenti!

      Le difficoltà sono previste, fanno parte del gioco, e non per sadismo 😀

      Certo, ora avrete acquisito un minimo di confidenza con questo specifico strumento, questo preciso wiki. Un obiettivo valido, ma certo non l’obiettivo fondamentale. Forse in futuro vi capiterà di usare Wikispace, ma anche no. Troppi sono i casi possibili in questo campo, troppo mutevoli e troppo varie e imprevedibili le necessità che dovrete affrontare, perché si possa spacciare per obiettivo importante l’acquisizione di una così specifica competenza. Il vero obiettivo è quel briciolo di autonomia che avrete conquistato confrontandovi con l’inerente difficoltà del fare in un ambiente ritenuto più o meno estraneo. Il prossimo problema che dovrete affrontare – all’aperto, non qui in #loptis – avrete una chance in più di cavarvela da soli. Oggi nessuno può più confidare nelle competenze acquisite una volta per tutte o addirittura nella disponibilità del “tecnico” di turno.

      Le uniche armi valide sono flessibilità e esperienza: quanti più problemi avrai superato con mente flessibile tanti più ne risolverai. Il resto è tutta roba che passa. Chi non si adegua è destinato a fare vita grama.

  7. Luisella says:

    Ciao prof! Io ho provato a mettere la mia esperienza, però penso di aver fatto un pasticcio, perché l’elenco non si è aggiornato da solo e perché quello che ho aggiunto compare in cima, in una tonalità di colore più chiaro rispetto agli altri contributi. Cosa ho combinato? Non ho esperienza di wiki…. e mi fa piacere imparare… grazie fin da ora per eventuali suggerimenti su come sistemare la cosa 😉

    1. Claude Almansi says:

      Ciao Luisella,

      È come se tu avessi preparato il tuo testo su un file .odt o .doc, poi l’avessi incollato nell’ “editore ricco” anziché nell’editore wikitext, come indicato nel post qui sopra.

      Facile da sistemare:

      – copia – in visualizzazione normale – quel che hai scritto e che si trova adesso in cima;
      – apri Edit/Modifica;
      passa in modalità wikitext come spiegato nel post sopra;
      – incolla quel che hai copiato tutto in fondo alla pagina
      – controlla con Preview/Anteprima: il tuo contributo dovrebbe apparire correttamente (altrimenti esci con “Cancel” e torna qui a chiedere)
      – se va bene, torna tutto in cima alla pagina per tagliare quanto avevi scritto prima: se ti confondi con l’editore wikitext, a questo punto puoi tornare nell’editore ricco per fare il taglio.

        1. Andreas says:

          Sì scusate, andando di corsa l’ho sistemato senza pensarci, poco didatticamente… 😀
          Comunque concordo sulla diagnosi di Claude.
          Grazie per il contributo Luisella!

      1. Luisella says:

        Ok, grazie Claude! Non avevo letto con sufficiente attenzione il post di Andreas. Stavo provando a sistemare tutto ma qualcuno lo ha già fatto per me. Ora provo comunque a fare qualche piccola correzione cosí mi esercito nella modalità wiki 😉

  8. sabinaminuto says:

    Ho fatto prof! Tutto molto, molto riassunto. Ma non volevo essere pedante. Mi dica se devo correggere il tiro o se può andare. Spero di aver compreso quello che lei chiedeva.
    Buon anno, ancora

    1. Andreas says:

      Grazie Sabina. Mi pare che vada bene. Sai, non ho una ricetta sicura, con l’esempio che avevo proposto cercavo un compromesso fra un’informazione abbastanza completa ma anche abbastanza contenuta affinché nell’insieme non venisse fuori un papiro indigeribile. Vediamo dove si va a cascare.

    2. Claude Almansi says:

      Bello il tuo progetto – e inserendo link al blog e al sito pubblici della tua classe, hai evitato il rischio del “papiro indigeribile” menzionato da Andreas: così chi ha ancora fame può seguirli, chi invece è sazio si ferma alla pagina wiki finché gli torna l’appetito.

      T’ho fatto alcune domande rispetto all’età dei tuoi allievi nel commento http://loptis.wikispaces.com/share/view/65560168 sulle parole “Si è scoperto che i nativi digitali così detti faticano molto se devono sforzarsi di applicare un protocollo o anche semplici regole nella videoscrittura. ” 😉

  9. laura says:

    Qui posso partecipare anch’io, (appena rientro in possesso di un PC e non di un tablet).
    Mi piacerebbe raccontare l’esperienza, ancora in corso, di Scuola 21; appunto impensabile solo qualche tempo fa… almeno per noi.

  10. marina.p says:

    Anch’io potrei esserci, in questo lavoro in …ITALIANO!
    Peró, non ho capito bene cosa dobbiamo scriverci… Io non ho grandi esperienze da raccontare, nè tantomeno utili per qualcuno: è grazie a questo gruppo che sto imparando e facendo esperienze molto belle!
    Faró come i miei alunni: prima sbircio un pochino e poi provo….😊

  11. Claude Almansi says:

    😀 Sono nella situazione opposta a quella di Mariantonietta: l’inglese per me non è un problema, invece non insegno più – la mia ultima esperienza nel campo risale al 2007: un laboratorio d’aggiornamento al galoppo: 5 giorni per consentire agli iscritti a un Master bilingue inglese-francese di rispolverare abbastanza il loro francese per cavarsela poi nei corsi e seminari in quella lingua.

    Gli strumenti a disposizione si sono evoluti da allora, poi quel laboratorio era quel che adesso chiamano “flipped” e a quei tempi “blended” (che mi faceva ridere, perché mi evocava il “blender” per fare le pappe).

    Allora faccio la lurker, questa volta. E da lurker m’interessano già due cose:

    – L’istruzione di passare dall’editore wikitext: garantisce l’unità di stile grafico e evita (in parte) gli scherzi del software, poi comunque è un’esperienza utile se si vuol ad es. modificare qualcosa in una pagina Wikipedia o crearne una nuova: ci sono varianti tra i due codici wikitext, ma hanno una base comune.

    – L’evoluzione della pagina vista attraverso le sue revisioni, partendo dalla prima poi andando avanti col pulsante “Newer Version” (versione più recente)

    E mi rallegro molto di continuare a sbirciare questa evoluzione attraverso i contenuti che verranno aggiunti da voi insegnanti attivi.

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