Chi vuole provare la scatolina dei pirati (buoni) in classe? – #loptis

Riflessioni sulla PirateBox alla luce dell’esperienza fatta nell’incontro di Paderno sull’Adda e, volendo, una proposta.
Puoi scaricare la versione in pdf


Lunedì prossimo il laboratorio itinerante andrà all’ITES di Prato: una trentina di ragazzi, età delle superiori. Occasione ottima per mettere alla prova i balocchi del laboratorio.

Pare che sia una scuola ben dotata, quindi internet ci sarà di sicuro. Ma quante volte ci doveva essere di sicuro e poi mancava il “tecnico” che sapeva la password del wireless, proprio quel giorno s’era ammalato; oppure il wireless era debole, proprio in quell’ala del casamento; oppure c’era una meravigliosa connessione via cavo, ma il cavo era corto, troppo corto per quello che tu volevi fare; oppure c’era il cavo ma l’istituto non disponeva di una configurazione predisposta per gli ospiti , allora bisognava aggeggiare con la configurazione, proprio in quell’istituto lì, l’ultimo che avresti immaginato;  oppure l’aula era davvero magnifica, ampia, luminosa, magnificamente insonorizzata, impianto audio sontuoso, ma la connessione internet mancava proprio.  Insomma, non è cosa che si possa dare per scontata. Siamo probabilmente al top per il numero di cellulari a testa ma internet è ancora un optional: tutti ne parlano ma quando ti serve per lavorare non sei mai sicuro di quello che troverai.

La questione non è marginale. Ragionare di tecnologie con ragazzi che ci vivono immersi, mentre tu magari proietti delle slide perché “abbiamo problemi tecnici”, è un suicidio. Meglio lasciar perdere. Tant’è che il laboratorio s’è sempre mosso con il piano B, ovvero un bel po’ di roba già scaricata nel computer da tirar fuori alla bisogna.

Ma ora la musica è cambiata, grazie alla scatolina dei pirati [Ma perché pirati?].

Come si usa la PirateBox?

foto della piratebox in azione

 

Funziona così. Quando arrivi in aula prendi la scatolina, ci infilzi una chiavetta USB – di cui diciamo dopo – la attacchi ad una presa di corrente qualsiasi e la lasci lì. Quando inizi a parlare, spieghi agli astanti che possono prendere i loro congegni e collegarsi alla rete wireless che si chiama “PirateBox – Share Freely” – va bene tutto: smartphone, tablet o computer, chiunque si trovi nel raggio di una trentina di metri con un congegno in grado di percepire una rete wireless può collegarsi. Poi dici che devono aprire il browser internet e digitare l’indirizzo http://piratebox.lan/. A ciascuno apparirà qualcosa del genere (anche se cliccate sul link precedente):

screen della piratebox

In questa pagina, in alto c’è un’intestazione, personalizzata per l’occasione, in basso a sinistra uno spazio per la chat e a destra i comandi per scaricare o caricare dei file.  Ma scaricarli da dove? Non da internet, perché la rete wireless generata dalla scatolina è privata e scollegata dalla rete esterna. E allora da dove? È qui che entra in gioco la chiavetta USB, perché tu l’hai preparata prima mettendoci dentro tutto quel che serve: invece di “preparare le slide” hai preparato la chiavetta.

Come si fa a preparare la chiavetta? Forse è più semplice che imparare a usare PowerPoint. Inserisci la chiavetta nel tuo computer, e vi accedi come usuale, con il gestore dei file. Se è la prima volta che la usi per questo scopo, allora ci crei dentro una cartella di nome PirateBox e dentro a questa un’altra cartella di nome Shared. Al di fuori della cartella PirateBox puoi lasciare quello c’era  prima, quindi va bene una chiavetta qualsiasi, purché ci sia del posto libero. Poi non ti rimane che organizzare i materiali da offrire, sistemandoli adeguatamente all’interno della cartella Shared. L’organizzazione può consistere in un indice più o meno argomentato che faccia riferimento ai vari file sistemati in apposite sottocartelle, tipo testi, ebook, immagini, audio, video, software, pagine web ecc. Con l’espressione “indice argomentato che faccia riferimento a”  intendiamo un file scritto in HTML – ecco dov’è che possono anche servire i pochi elementi di HTML che abbiamo proposto in passato, così pochi che basta un semplice editore di testo, senza doversi complicare la vita con sistemi di web-authoring, che sarebbero del tutto esorbitanti in questo caso. Vale in generale:

Il processo di (vera) alfabetizzazione tecnologica, che è un processo culturale, passa dalla semplice manipolazione dei codici e non dall’acquisto di complesse applicazioni di elaborazione, e magari dei relativi quanto inutili corsi di formazione. La manipolazione del codice dovrebbe avere nell’istruzione la stessa dignità delle discipline che esercitano il pensiero, come la matematica, della quale poi non è altro che un aspetto in grado di agevolare il collegamento fra teoria e pratica.

Tornando alla PirateBox che hai appena preparato, con il tuo computer, collegato alla stessa rete, puoi proiettare i contenuti, discuterli nell’ordine che preferisci, lavorarci sopra. In realtà la scatolina offre anche altre possibilità.

  • Gli studenti possono scaricare tutto quello che tu offri loro attraverso la PirateBox. Viene spontaneo pensare agli studenti che, in certe facoltà rincorrono i professori per “avere le slide”. Ecco, qui saremmo in un altro mondo: lo studente se ne va con le mie parole nella testa ma anche con i materiali su cui ho basato la mia lezione, magari esercizi da fare, video da rivedere, concetti da approfondire… Tutto questo senza dover affrontare il tormento della rete che c’è ma più spesso non c’è, vuoi per obiettive carenze infrastrutturali, vuoi per gestione miope delle medesime.
  • Tu naturalmente sei stato attento a rispettare le norme sul diritto d’autore. Vale a dire che ti sei sincerato che i materiali che offerti possono essere distribuiti liberamente, nel contesto in cui ti trovi. L’attenzione che hai posto nel selezionare i materiali e il fatto che la rete sia privata dà garanzia che tutto si svolga nell’ambito della legalità.
  • Questa modalità di distribuzione apre nuove prospettive. Ti sarebbe piaciuto mostrare quel certo video ma è troppo lungo, non vuoi spezzare il discorso per tutto quel tempo. Benissimo, ne mostri solo un pezzetto, per quello che ti serve e per stuzzicare l’appetito, chi vuole se lo può scaricare per vederlo più tardi.
  • I partecipanti possono interagire fra loro attraverso la chat. Anche se non ce la fai a seguirla, la puoi scorrere dopo: un’altra forma di feedback che ti può svelare qualcosa di utile – feedback spontanei, a volte sono i migliori.
  • Chiunque può caricare una propria risorsa nella PirateBox: vuoi vedere che qualcuno ti regala qualcosa di interessante, prima o poi?
  • Potresti preparare varie chiavette USB da usare in contesti diversi. Oppure varie cartelle per incontri di tipo diverso – PirateBox-1, PirateBox-2 eccetera per poi nominare di volta in volta PirateBox quella che ti serve.
  • I ragazzi potrebbero presentare lavori organizzati da loro, soli o in gruppo, nelle proprie chiavette: Andrea inserisce la propria chiavetta nella scatolina e viene al computer del docente a discutere il proprio lavoro.
  • Metti che nella tua scuola ci sia l’aula informatica, sì proprio quella, quella inutile che sta sempre chiusa. Bene, oggi ci trasferiamo lì. Attacchi la PirateBox alla corrente, tutti si collegano e fai scaricare un software: AbiWord, un word processor potente e agile allo stesso tempo. Loro lo possono scaricare perché tu l’avevi messo nella sottocartella Software della chiavetta. È legale perché AbiWord è distribuito con licenza General Public License. Poi segui una semplice procedura per far funzionare il tuo computer come server AbiWord, quindi poni in condivisione un documento, al quale tutti gli studenti potranno collaborare con il loro AbiWord – Martina Palazzolo e Paolo Maurri spiegano qui come si fa. E in questo modo porterai avanti il lavoro collaborativo che avevi in mente di far fare agli studenti. Al termine ognuno se ne andrà con la sua copia dell’elaborato.
  • Fra i materiali che vuoi offrire ci sono anche diversi ebook, anzi ormai sono tanti e non è facile navigare in una lista come quella disponibile nella PirateBox. In questo caso puoi seguire le istruzioni di Roberto Marcolin, che spiega bene come costruire un archivio di ebook a partire da una libreria Calibre. Provato: funziona ottimamente.

La parte importante del post è finita. Per favore, continuate solo se avete riflettuto bene su ciò che abbiamo scritto fin qui, cercando di immaginarne l’applicazione nei vostri contesti. Quindi rilassatevi e leggete con fiducia, poi facciamo una proposta.

In effetti, fin qui tutto molto semplice. Al massimo, un minimo di HTML, può bastare quello che abbiamo visto in passato in questo laboratorio. Il resto è un po’ più complicato. Non tanto, ma un po’ sì…

Dove si compra la PirateBox?

Da nessuna parte, bisogna farsela. Cosa ci vuole quindi?

  • Un pezzo di hardware: tipicamente uno di vari computer-che-stanno-su-una-scheda-sola che ci sono a giro – a qualcuno sembra una novità ma siamo già invasi: facile che li vediate esplodere presto. Cose tipo Rapsberry Pi o OlinuXino, giusto per fare degli esempi. Qui abbiamo usato un router Tp-Link MR3020 – ci è costato 37.98 € spedizione compresa, lo si riceve in due giorni da Internet. Molto carino, ma così com’è serve a fare un’altra cosa: creare un punto internet wireless a partire da uno smartphone collegato alla rete: insomma voi siete in una riunione, collegate il balocco al cellulare e così date internet agli altri via wireless. Invece, per farlo funzionare come una PirateBox bisogna mettere un altro sistema operativo nell’oggetto e farci alcuni cambiamenti.
  • Questo lavoro è stato fatto in un progetto ideato da David Darts e sviluppato da un team condotto da Matthias Strubel. Nell’ultima Versione PirateBox 1.0, sono riusciti a rendere abbastanza agevole l’installazione di tutto il software ma non si tratta di pigiare un bottone: è semplice per persone abituate a lavorare con interfaccia a comandi in sistemi tipo Linux. In sintesi: chiunque lo potrebbe fare ma un’istruzione sostanzialmente a-scientifica e ferma a mezzo secolo fa ha impedito la diffusione di una vera cultura tecnologica, che non consiste certo nel riempire le classi di LIM e tablet. E che sarebbe una sfaccettatura della vera cultura: non quella buona per andare ai quiz televisivi ma quella che ti mette in condizione di leggere il mondo nel suo divenire e di costruirvi immediatamente sopra…

Bene, per trasformare il router MR3020 in una PirateBox bisogna seguire le istruzioni fornite da Matthias Strubel. Ho già dato il link ma non lo enfatizzo. Chi ha le competenze per fare il lavoro sarà già andato a leggere le istruzioni: buon divertimento. A noi stanno a cuore i problemi dei più, che difficilmente si lanceranno in un’impresa del genere.

E invece sarebbe davvero interessante che un po’ di gente la sperimentasse per capirne meglio l’utilità potenziale. Quindi ecco la proposta:

Chi è interessato compra il router MR3020 e noi glielo trasformiamo in una PirateBox

I dettagli organizzativi li aggiusteremo, intanto vediamo se la cosa interessa a qualcuno.


Ma perché pirati?

Il progetto è ispirato al pensiero dei movimenti di cultura libera, che promuovono la libertà di distribuire e modificare i lavori frutto della creatività sotto forma di contenuti liberi. Fra questi movimenti si annoverano anche i partiti pirata, i cui programmi contemplano solitamente le seguenti priorità:

  • diritti civili
  • riduzione del peso di ogni forma di intermediazione, politica e economica
  • riforma delle normative sul diritto d’autore e sui brevetti – giudicate troppo favorevoli agli interessi degli attori economicamente più forti
  • libera condivisione della conoscenza
  • rispetto della privacy dei cittadini
  • trasparenza delle organizzazioni
  • libertà di informazione
  • neutralità della rete

     

Il primo partito pirata è stato quello svedese, sorto nel 2006 e a sua volta ispirato dal movimento Piratbyrån (Bureau della pirateria), nato in contrapposizione alle attività dell’ufficio istituzionale svedese “Anti-Pirateria”, accusato di favorire gli interessi delle grandi companies mediante attività lobbistiche. Il termine “pirata” che si sono attribuiti tali movimenti rappresenta quindi il recupero di un termine utilizzato scorrettamente per criminalizzare comportamenti legittimi ma che sono in contrasto con i grossi interessi economici.

59 thoughts on “Chi vuole provare la scatolina dei pirati (buoni) in classe? – #loptis

  1. Filippo Pelagatti ha detto:

    Salve Professore, sono il rappresentante di Medicina, più volte ci siamo visti in commissione didattica e quant’altro.. questa piratebox è davvero esaltante, ci sono già delle adesioni da parte degli insegnanti a firenze?

    1. Andreas ha detto:

      Ciao Filippo!

      Di Firenze e dintorni ci sono:

      • un insegnante di Campi
      • una ricercatrice dirigente dell’Indire
      • una professoressa di chirurgia
      • una bibliotecaria di lettere

      Non male come varietà, eh?
      Vuoi provare anche te?
      🙂

      1. Filippo Pelagatti ha detto:

        Guardi la cosa mi tenta, il fatto è che a settembre andrò in erasmus… magari però posso usarla laggiù… ora ci penso è! 🙂

  2. Isa ha detto:

    Gentile Professore, seppur con un ritardo abissale, sono desiderosa di sperimentare a scuola ciò che ho provato a Paderno. Potrebbe inserirmi nella lista, anche per un eventuale secondo turno? La ringrazio molto

    1. Andreas ha detto:

      Ok Isa. Ti iscrivo nel laboratorio, perché mi facilita la gestione. Domanda: di che città sei?

      Conseguentemente riceverai di quando in quando la newsletter che notifica la pubblicazione dei post. Potrai cancellare l’invio se vorrai.
      Ciao 🙂

      1. Isa ha detto:

        Grazie ancora. Attendo altri dettagli, intanto ho già in mente qualche idea per l’utilizzo della PirateBox. Alcune colleghe sono interessate ad una prova “su classe”, ne ho parlato anche con la DS che vuole vederla pure lei.

      2. isa ha detto:

        Mi scuso, ma da cellulare ho letto solo parte del messaggio precedente. io sono di Brivio, provincia di Lecco, a pochi chilometri da Paderno e da Antonella

          1. isa ha detto:

            Grazie, Paolo. Ho letto le istruzioni per costruirsi da soli la piratebox, ma da un certo punto non sono sicura di riuscirci! Ho letto che tu sei riuscito, ma non sapevo come contattarti.

            1. maupao ha detto:

              Quindi ti sei già procurata tutto il necessario? Bene! Se vuoi possiamo vederci così sistemiamo le cose e sono curioso di vedere le tue idee in proposito. La mia mail è paolo at paolomauri punto it
              A presto

              1. isa ha detto:

                No, il necessario non l’ho ancora procurato, stavo “studiando” per cercare di capire se ne fossi capace e poi fare gli acquisti. Adesso sto per partire per le sospirate vacanze, ma al rientro ti contatterò di sicuro.
                Visto che siamo vicini, è un motivo in più per provare, perché, in caso di necessità, si può avere un aiuto. Intanto sarò sempre reperibile su isa punto sozzi at gmail punto com
                Grazie

  3. maestro ale ha detto:

    Salve Prof. è un bel pezzo che non intervengo, ma vi seguo sempre con interesse. La scatolina dei pirati mi attira molto, specialmente se, come quasi sicuro, a settembre avrò la fortuna di aggiornare molti colleghi sull’uso delle tecnologie nella didattica: un’occasione da non perdere. Le mie competenze smanettatorie dal punto di vista dei codici e di linux sono più che basse per cui sarei felice di far parte del gruppo di acquisto.
    Se mi accetta posso anticipare le spese tramite la Donazione.

  4. nilocram ha detto:

    Ciao Andreas, un piccolo contributo alla tua iniziativa: ho tradotto la guida all’installazione della PirateBox 1.0, puoi trovarla qui:
    https://nilocram.wordpress.com/2014/06/30/e-arrivata-la-piratebox-1-0/

    E poi puoi sempre contare sulla mia vasta esperienza nel mettere fuori uso le PirateBox, nei miei esperimenti mi è successo diverse volte, per fortuna ho potuto contare sull’assistenza di Giovanni Mojoli un vero mago dell’OpenWrt.
    Scherzi a parte, sono disponibile a dare una mano in caso di problemi nell’installazione e nella personalizzazione a chi ha iniziato la sua avventura con la PirateBox.
    Buon lavoro ( e buone vacanze) a tutti 🙂

    Roberto

    1. martina ha detto:

      Due PirateBox configurate … grazie a Paolo!
      Abbiamo usato le chiarissime spiegazioni della guida tradotta da Roberto dal link sopra. Grazie grazie!!
      Ora tocca ai materiali!
      Come funziona l’indice ragionato?
      E come si può scrivere il “Benvenuto” come quello che si legge nell’immagine pubblicata da Andreas?

      1. Andreas ha detto:

        Ti rispondo considerando che sei in contatto con un’agguerrita cricca di smanettoni. Chi non è pratico di queste robe glissi per ora – vedremo a suo tempo.

        L’indice ragionato è un banale file scritto in HTML. Basta quel poco che abbiamo fatto in questi corsi per essere in grado di aggeggiarlo.

        Il benvenuto sta nel file standard al quale la PirateBox accede di prim’acchito quando le si chiede qualcosa – è un file che convenzionalmente si chiama index.html.

        Puoi scaricare i miei esempi che ho impacchettato in questo file zip.

        Nell’archivio zip trovi i due file.

        1. index.html che deve stare nella directory /opt/piratebox/www
          della piratebox – questa directory è quella letta in primis quando accedi alla PirateBox, il file index.html si deve chiamare così
        2. AAA-INDICE.html che deve stare nella directory /mnt/usb/PirateBox/Shared – questa è la directory dove si trovano i contenuti della chiavetta USB inserita nella PirateBox, il file AAA-INDICE.html si può chiamare come si vuole, basta ricordarsi di aggiornare conseguentemente il link corrispondente nel file index.html

        Questi due esempi possono essere facilmente modificati in base alle proprie necessità.

        Per lavorare nel sistema operativo (OpenWrt) della PirateBox ti puoi collegare in ssh, dopo averla collegata al tuo computer con il cavo ethernet:

        ssh root@192.168.1.1

        dai la password che avevi/avevate assegnato durante l’installazione e ti ritrovi nella directory /root della PirateBox. Verifica dando il comando pwd. Poi da lì ti sposti nelle altre directory con comandi del tipo

        cd /opt/piratebox/www

        Per editare un file, nel sistema OpenWrt c’è l’editore vi – universalmente presente in tutti i sistemi Unix. Potente per chi ha imparato a usarlo, scomodissimo per chi non lo conosce.

        Ma uno può benissimo lavorare su questi file localmente, sul proprio computer, trasferendo poi tutto sulla PirateBox. Si può fare in modi diversi.

        scp index.html root@192.168.1.1
        scp AAA.INDICE.html root@192.168.1.1

        poi vai dentro:

        ssh root@192.168.1.1

        ti ritrovi in /root

        e se fai

        ls -l

        vedrai che ci saranno i due file. A quel punto li copi dove devono stare:

        cp index.tml /opt/piratebox/www
        cp AAA-INDICE.html /mnt/usb/PirateBox/Shared

        Ovviamente, il secondo file, AAA-INDICE.html lo puoi anche schiaffare subito nella chiavetta USB quando è collegata al tuo computer.

        Un’altra cosa. Leggendo il mio file AAA-INDICE.hmtl si vede che c’è un link a “Un piccolo catalogo di eBook” e che il link punta a

        libreria/_catalog/index.html

        Ebbene, la directory libreria è quella nella quale ho messo il catalogo ricavato dalla mia libreria in Calibre, seguendo le ottime istruzioni di Roberto Marcolin.

        1. martina ha detto:

          Bene … per ora copiato e salvato il tutto per avere a disposizione queste spiegazioni anche offline.
          Ci provo.
          🙂
          Grazie!!

      2. nilocram ha detto:

        Ciao Martina, io sono molto meno smanettone e con la riga di comando ho le mie difficoltà, perciò ho usato una procedura più semplice.
        Per editare i file della PirateBox e per spostarli ho usato WinScp un client visuale per windows (http://winscp.net/eng/download.php). Puoi vedere come si usa con Ubuntu nel dettagliatissimo tutorial di Michele Maffucci, a partire dal passo 21 (http://www.maffucci.it/2014/01/12/condividiamo-la-conoscenza-costruiamo-una-bibliobox/).

        Naturalmente, prendi solo quello che ti serve, i file che interessano a te sono altri, ma il tutorial è fatto molto bene e penso valga la pena di riutilizzarlo.

        Buon lavoro e complimenti per l’installazione 🙂

        Roberto

  5. marilena ha detto:

    Ciao Andreas, mi sono così entusiasmata all’idea di provare la scatolina dei pirati che ho ordinato il router MR3020 prima ancora di aver terminato di leggere il post e … solo dopo ho visto che potevo far parte di un “gruppo d’acquisto”.
    Comunque visto che lavoro a Careggi potrei portarlelo (per esempio un giorno che fai ricevimento studenti) così ci lavori quando puoi/vuoi!!! 😉
    Grazie !! 🙂

  6. Andreas ha detto:

    Sì, fare tutto in presenza sarebbe bello, ma troppo difficile da organizzare: io stesso non potrei fino alla seconda metà di luglio

    Inoltre l’Italia è lunga 1500 Km, inevitabilmente mancherebbero delle persone, questo creerebbe delle disparità che in questa fase vorrei evitare.

    Vanno inoltre distinti bene due aspetti: la configurazione e l’utilizzo. Ora mi interessa verificare l’utilità nell’impiego reale. Se l’intuizione dell’utilità in classe si conferma, allora si potrà affrontare il problema di facilitare la configurazione, in un modo o nell’altro. Se non si conferma, inutile perdere tempo con gli aspetti tecnici. Ora si rischia di scoraggiare delle persone confondendo i due livelli. Quindi è bene coinvolgere i volenterosi facilitando al massimo la sperimentazione.

    Certo, vedremo di scrivere delle istruzioni semplici e chiare. In realtà con ciò che chiamiamo configurazione si devono intendere due aspetti distinti. Uno è l’installazione di una particolare versione di Linux nel router e il suo adattamento affinché funzioni come una PirateBox. L’altro è l’organizzazione dei materiali nella chiavetta USB. Il primo è un aspetto tecnico e in questa fase tutto sommato meno interessante. Il secondo riguarda invece l’organizzazione del lavoro di ciascuno e questo è bene che ognuno impari a farlo da se – su questo occorrerà concentrarsi da principio. Poi immagineremo anche qualche sorta di pagine wiki per raccogliere e confrontare le esperienze, certamente.

    Se qualcuno vuole contribuire prima, come dice Antonella, va bene, ma solo dopo che avrò saputo precisamente le cifre, che comunicherò.

  7. map85 ha detto:

    Mi sembra una buona idea quella di Martina: incontrarsi a metà strada…e siccome tutte le strade portano a Roma, proporrei di incontrarci là, oppure anche a Firenze, dove Andreas giocherebbe in casa… 😉
    M.Antonella

  8. Andreas ha detto:

    Bene, da questi commenti e dalle email siamo a una decina di adesioni. Procediamo così: io mi procuro i router e durante l’estate, tempo permettendo, li configuro. Durante questo periodo, vi contatterò via email per sapere se volete che appaia qualche particolare dicitura nella pagina di intestazione. In una chiavetta USB porrò una struttura base, che poi voi potrete adattare e arricchire successivamente secondo le vostre esigenze. Prima dell’inizio della scuola, invierò a ciascuno router e chiavetta per posta oppure, laddove sia possibile o capiti l’occasione, ci incontreremo direttamente. Nel pacchetto metterò i documenti relativi alle spese: router (34.99 $: 25.64 € ad oggi) + chiavetta USB + spese ricezione router – spese invio PirateBox. Voi, dopo avere ricevuto il tutto, mi rimborserete in qualche modo; forse secondo le linee guida di Paolo Attivissimo, vedremo di preciso – non ho esperienza a riguardo.

    1. Martina ha detto:

      Butto lì una proposta che … tentar non nuoce, almeno, così dicono.
      Premesso che non ho idea, al momento, del tempo e dei prerequisiti che ci vogliono per configurare una PiratedBox, mi chiedevo …

      1 – Sarebbe pensabile organizzare una giornata, un pomeriggio in cui ci troviamo tutti (lo so … lo so … siamo molto distanti, ma è una proposta, una idea, poi per la realizzazione passiamo alla fase II) e ci consegni le PiratedBox non ancora configurate da configurare insieme? Diciamo che noi siamo le tue mani e così, configuri contemporanemente tutte le PiratedBox.

      2 – Se la configurazione è off limits allora si potrebbe pensare ad un incontro in cui, contestualmente alla consegna delle PiratedBox già configurate, ci dai in tempo reale e in presenza le varie spiegazioni su come utilizzarla (e naturalmente ti rimborsiamo quanto hai anticipato).

      Vari vantaggi (validi per entrambi i punti 1 e 2):
      a) possiamo, in diretta, farti le domande più stravaganti;
      b) ci conosciamo e visto che lavoriamo usando lo stesso strumento potremmo scambiarci le idee in proposito;
      c) […]
      uno svantaggio: organizzare il viaggio ( che tutto sommato può essere una bella cosa)

      PS. esclusi il 2 e il 16 luglio a me andrebbe bene anche questa prima metà del mese. Eventualmente a settembre ma mi piacerebbe avere del tempo per provare la macchinetta con calma e l’inizio della scuola è un momento piuttosto intenso.

      Ciao
      Martina

      PS. proviamo nel frattempo a configurarla anche Paolo ed io e magari possiamo esserti d’aiuto (Più facile che sia Paolo a poterti aiutare).

    2. Gerardo Totaro ha detto:

      Prof. io sarei per la spedizione e rimborso come da Lei descritto e possibilmente la creazione di un piccolo vademecum iniziale che potrebbe diventare un documento condiviso ed arricchito delle esperienze di quanti utilizzeranno la PirateBox
      Oppps Sempre grazie !!

    3. antonellacolombo2013 ha detto:

      Grazie, Andreas, per la tua disponibilità anche in termini di risorse economiche e per questo ti scrivo. Mi capita spesso di impegnarmi per svariati motivi ad anticipare del denaro per acquisti di “gruppo”, ma chissà perchè alla fine perdo sempre qualche pezzo ; -), per cui io personalmente vorrei anticiparti la cifra necessaria per l’acquisto della “scatolina”: mi va benissimo tramite paypal o se preferisci puoi indicarci, tramite email, il codice iban della banca per un bonifico o altro.

      Bellissima la proposta di Martina!

      Io ci sto e se dovesse essere in zona, (so che è un difficile) sapete che sono disposta ad ospitarvi!

      Grazie
      Antonella

  9. M.Antonella ha detto:

    Alla riapertura della scuola proporrò ai miei alunni di sperimentare la PirateBox e poi ti farò sapere i risultati, Andreas.
    Nel frattempo ne parlerò nella Scuola che Funziona, a meno che non voglia farlo tu stesso con una nuova discussione “ad hoc”…
    M. antonella

  10. marina.caprini ha detto:

    personalmente sono molto interessata già vedo l’utilizzazione! io lavoro in un CTP di Roma e con il suo aiuto la sperimenterei. Come fare per l’acquisto e per il resto???

  11. soudaz ha detto:

    A ma piace e vorrei provare in classe il prossimo anno scolastico. Per cui mi iscrivo alla lista degli acquirenti.
    Ciao
    Costantino
    Ieri ho discusso la relazione per l’anno di prova; la novità, il prossimo anno sarò in una nuova scuola a Brusson e non più a Pont Saint Martin e Gressoney Saint Jean.
    Per questa ragione, che era nell’aria , non ho insistito per una tua trasferta a PSM e GSJ; vedremo il prossimo anno, alle pendici del Mont Rose ma lato Antagnod Ayas.

  12. soudaz ha detto:

    Reblogged this on Il Blog di Tino Soudaz 2.0 ( un pochino) and commented:
    A ma piace e vorrei provare in classe il prossimo anno scolastico.
    Ciao
    Costantino
    Ieri ho discusso la relazione per l’anno di prova; la novità, il prossimo anno sarò in una nuova scuola a Brusson e non più a Pont Saint Martin e Gressoney Saint Jean.
    Per questa ragione, che era nell’aria , non ho insistito per una tua trasferta a PSMe GSJ

  13. Andreas ha detto:

    Ok, aspettate, allora potremmo fare una sorta di gruppo d’acquisto. Aspettiamo un po’ per vedere quanti ne servono. Poi cerchiamo il modo migliore di acquistarli tutti insieme – cosa alla quale posso pensare io. Poi ognuno paga il suo quando lo riceve funzionante.

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