Una rara ora astrale

Per il tran-tran quotidiano uso un orologio con le lancette di marca Chronos, che serve per arrivare puntuale agli appuntamenti. Ma per le cose importanti ne uso un altro, completamente diverso, di marca Kairos. Il primo si trova in tutti i negozi mentre il secondo è difficile da reperire e, soprattutto, ci vuole tempo per imparare ad usarlo. La migliore descrizione che ho trovato è quella di Mastro Hora:

Il vecchio signore si diresse alla sua volta con le mani tese, sorridendo festoso. Mentre si avvicinava a Momo sembrava di vederlo ringiovanire ad ogni passo. Quando si fermò — le prese le mani e gliele strinse affettuosamente — pareva appena d’età poco maggiore di Momo.
«Benvenuta!» esclamò con allegria. «Un benvenuto di cuore nella Casa di Nessun Luogo. Permettimi, piccola Momo, che io mi presenti: Io sono Mastro Hora, Secundus Minutius Hora».
«Ma che davvero mi aspettavi?» domandò Momo stupefatta.
«Lo credo bene! Visto che ti ho mandato la tartaruga Cassiopea perché ti portasse qui».
Tolse dal panciotto un orologio piatto tempestato di brillanti e ne fece scattare la calotta.
«Sei anche arrivata con eccezionale puntualità» costatò mostrandole il quadrante.
Momo vide che non aveva numeri né lancette ma solo due sottilissime spirali sovrapposte che giravano lente in direzioni contrarie. Nei punti in cui le linee si incrociavano, apparivano, a volte, minuscoli puntini luminosi.
«Questo è un orologio astrale», disse Mastro Hora. «Indica con precisione le rare ore astrali e giusto in questo momento ne è cominciata una».
«Un’ora astrale, che è?» domandò Momo.
«Devi sapere che nel corso dell’universo ci sono, a volte, dei momenti stupendi», spiegò Mastro Hora, «momenti speciali, ma non unici, in cui tutte le cose e gli esseri fino alle stelle più lontane operano insieme con una armonia eccezionale così che può avverarsi qualcosa che né prima né dopo sarebbe possibile. Purtroppo gli uomini, in generale, non sono capaci di farne uso e le ore astrali, ripetutamente, passano inosservate. Però, se qualcuno le ravvisa, allora accadono grandi cose nell’universo».
«Forse», disse Momo, «se a uno gli dai l’orologio giusto…».
Mastro Hora, sorridendo, scosse la testa: «L’orologio da solo non servirebbe. Occorre saperlo leggere».

Michael Ende, Momo (1993)

È grazie al mio orologio Kairos che, per un soffio, ho colto il momento astrale del 12 luglio 2023 in Palidoro, dove si sono intersecate le traiettorie di almeno sei persone, due che furono, due giovani e due un po’ meno giovani.

Eleonora, Teresa, Elio e Andreas, facilmente riconoscibili.
Irene Bernasconi, allieva di Maria Montessori, stava lassù, dove indica Teresa.

Anche se sono momenti dei quali è difficile rintracciare le tante cause è però facile dire che se non fosse stato per Elio Di Michele, che ha portato in superficie il passaggio di Irene Bernasconi nel 1915 a Palidoro, non saremmo stati lì.

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Ma si può individuare un altro motivo per cui quelle sei traiettorie si sono intersecate a Palidoro. Lo ha scoperto Teresa, rimuginando sulle tante cose discusse e immaginate quel giorno particolare:

Che fare? Buttare via il vecchio vestito e mettersi il nuovo. Io la maestra la immagino come una persona che continuamente si grulla, avendo sempre l’attitudine di liberarsi dai legami che la tengono imprigionata e stretta in qualche cosa che è più forte di ciò che pensa. Si richiede perciò una freschezza nuova, una liberazione che non è fatta d’un tratto ma cercando di non lasciarci trascinare dai legami vecchi e niente di meglio può aiutare se non guardare la via nuova.
Prima di tutto dovete imparare ad osservare. Direte che questo lo sapete fare o che non si può imparare. Ma pensate: guardare vuol dire fermarsi, osservare vuol dire permanere anche su ciò che non sembra interessante e non staccarsi appena si crede che guardando ci si sia fatta un’idea. Questo è uno dei legami antichi che bisogna spezzare perché l’attitudine all’osservazione non è fatta di intelligenze, ma di pazienza. Come il bambino si svolge intellettualmente guardando sempre più finemente le cose, così avverrà per le maestre che restano ad osservare perché da ciò nasca qualche altra cosa.
Gli scienziati e anche gli studenti che si vanno specializzando in determinate scienze hanno un po’ di questa preparazione; dico un poco perché tutti siamo come quelle vecchie rotaie sulle quali noi viaggiamo pensando che sia nostro il merito di andare avanti e arrivare ad un orario prestabilito. No, noi dobbiamo cambiare attitudine e dire che il tempo non importa come se fossimo entrati nell’eternità, che le cose non importano come se ci si fosse spogliati del loro corpo, che infine il progredire non importa come se fossimo fuori della società. L’essere così annichilito è però anche sublimato per poter penetrare in questa strada. Iniziamo allora a guardare sempre le medesime cose e così voi nella scuola cercherete di guardare sempre gli stessi due o tre bambini soffermandovi lungamente.
Nè dovete guardarvi intorno per ammirare e imitare, ma farci un concetto interiore di ciò che accade tra i bambini e di ciò che è fatto dalle maestre. Ciò che conta è il giudizio interiore in accordo con i principi. Così nei miei confronti non dovete idelizzarmi ritenendo che io sia la persona perfetta, né tanto meno imitarmi. Il vostro lavoro è quello di giudicare poiché siamo in una via di perfezionamento, la quale non può avere una forma assoluta né limiti assoluti.

Maria Montessori – Il metodo del bambino e la formazione dell’uomo, scritti e documenti inediti e rari – a cura di Augusto Scocchera (2001)

Ma, proprio per non rimanere subito intrappolati sulle usuali rotaie, tutto questo non vale solo per i bambini. Anche gli studenti adulti, invitati a soffermarsi in qualche particolare territorio del pensiero, scoprono il valore insito nel fermare il tempo.

Credo che queste sei persone, in modi e contesti differenti, condividano tutte l’attitudine a fermarsi e guardare meglio le medesime cose, il coraggio per dire che il tempo non importa come se fossimo entrati nell’eternità, che le cose non importano come se ci si fosse spogliati del loro corpo, che infine il progredire non importa come se fossimo fuori della società.

P.S.: Consiglio di imparare ad usare gli orologi di marca Kairos. I Chronos mostrano la fine, i Kairos svelano l’immenso.

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