Daily: Orari aula e tracce incontro valutazione 5

Sociogramma 15 aprile 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.

Sociogramma 15 aprile 2011. I nodi rossi sono studenti di medicina, i nodi blu cyberstudenti, il nodo celeste è il docente. Una linea che congiunge due nodi significa che almeno uno dei due ha fatto almeno un commento ad un post dell’altro.

Nuovi orari aula
Nella pagina Per contattarmi tutte le info. Qui aggiungo solamente che

  • Lunedì 18 alle 13 ho una riunione in Presidenza
  • Martedì 19 alle 14:30 devo essere alla proiezione CIN@MED (il prossimo anno toccherà a voi)

Se qualcuno avesse necessità potremmo fissare nei locali del Plesso prima delle 13:00 lunedì e prima delle 14:30 martedì. Gli eventuali interessati mi devono però scrivere una email per mettersi d’accordo.

Tracce incontro valutazione
Ho trovato un paio di tracce relative all’incontro di ieri sulla valutazione.

Dice Ela: NO AI RACCOMANDATI, SI AL MERITO. Sì, mille volte sì. Dobbiamo liberarci da questo scellerato retaggio del passato. Il post di Ela è centrato sulla valorizzazione delle capacità reali delle persone e prende le mosse da una osservazione che ho fatto ieri.

Effettivamente ho sostenuto che il nesso fra i voti conseguiti a scuola e le reali capacità mostrate sul campo è molto più labile di quello che si crede comunemente. Non è affatto detto che un medico laureato con 102  divenga un peggior medico di uno laureato con il massimo. Il cimento scolastico ha luogo in una palestrina che è assai ingenuo paragonare al mondo reale. Pensando alla mia passata attività di reclutatore di giovani ricercatori, direi che i voti alti garantiscono una certa diligenza ma non quel qualcosa che avrei voluto trovare in un collaboratore: intuito, coraggio, follia. Roba più rara della diligenza e che si misura male con i voti.

Poi Ela utilizza questo spunto per focalizzare l’attenzione sulla capacità e  la piaga, tanto italiana, dei raccomandati. Bene essere consapevoli di questa piaga. Nei paesi più vivaci si assume chi conclude. Un medico italiano può ritrovarsi primario di un ospedale inglese a 37 anni. Una delle missioni fondamentali per “chi resta” è lavorare con tutte le forze per rovesciare questo stato di cose.

Lula invece scrive della sensazione sul web, rammentando quando ho sostenuto che da quello che vedo che avete fatto con il corso, ottengo una sensazione e così poi vi posso dare una valutazione che mi possa sembrare adeguata..

Dice poi Lula

Bene, cos’altro c’era da aspettarsi da un corso che si svolge sul web? Ovvio. Tuttavia all’inizio ho pensato: il momento dell’esame e della valutazione, in ogni corso e in ogni momento della vita, è un punto in cui confrontarsi con un’altra persona più grande, per valutare e per imparare. L’esame, nel mio immaginario, comprende la vicinanza con l’esaminatore, il guardarsi negli occhi, il confrontarsi lì, l’uno davanti all’altro (cosa che ha i suoi pro e i suoi contro, sicuramente). Quindi la parola “sensazione” mi ha suscitato un po’ di perplessità: si può avere la sensazione di un voto, di un esame tramite internet?

Lula ha perfettamente ragione. Quando avevo una didattica da 30 persone l’anno, i miei esami erano delle lunghe conversazioni e non degli interrogatori. Il clima della conversazione mi serviva a “perturbare meno possibile il sistema”, ovvero lo studente. Ero molto convinto di questo metodo e cercavo di diffonderlo come potevo.

Poi arriva la didattica di massa. Come ho accennato altrove, negli ultimi anni il mio standard era costituito da 700 studenti l’anno in più di venti corsi di laurea sparpagliati nel territorio provinciale. Da solo. Come fare a stabilire quel contatto umano con questi numeri? Chiaramente una chimera, o un pacco.

Ecco cosa mi ha spinto ad esplorare nuovi spazi: non sarà mica che in quei nuovi mondi possano succedere cose un po’ diverse e che magari, in certi casi, l’impossibile divenga possibile? A questo servono gli esploratori, e i ricercatori che, se genuini, sono un sottoinsieme degli esploratori. Incidentalmente, la ricerca dei possibili vantaggi offerti da mondo apparentemente astrusi se non ostili, è l’essenza del pensiero matematico.

E, naturalmente, l’esploratore chiacchera poco, si butta il sacco sulle spalle con gli attrezzi che ha e va. Prova lui medesimo a vivere in quei territori, imparando da imprevisti e incidenti.

Ecco, io sono andato a visitare il cyberspazio proprio così, inizialmente remando in un sito web che avevo messo insieme con i miei metodi di hacker stazzonato, sono andato scoprendo, cadendo e di nuovo scoprendo. Sono andato anche a scuola, in due diversi corsi universitari. Ho visto cosa stavano facendo gli esploratori più lontani e ho subito cercato di imitarli, trovando poi le mie vie.

E, cosa più interessante di tutte le altre, ho fatto un mucchio di amicizie. Amicizie che poi si sono trasformate in amicizie vere, dove capita di trovarsi, scambiarsi una bottiglia di vino, mangiare insieme la ribollita.

Sono contento che Lula abbia percepito chiaramente proprio ciò che mi sforzo di comunicare. Devo dire che la potenza dei luoghi comuni mi atterrisce. Quando leggo della freddezza dei rapporti virtuali mi viene la claustrofobia. E’ una cosa tanto vera quanto banale, è una cosa così vera che non c’è nemmen bisogno di dirla. Ma dietro all’apparenza banale ci può essere dell’altro.

Come faccio io a ricevere una sensazione da quello che vedo nell’apparentemente freddo mondo virtuale? Quello che vedo è soprattutto quello che leggo! La potenza del testo! Com’è che i lettori si innamorano di uno scrittore che non hanno mai visto e che magari è vissuto un secolo prima? Perché io non dovrei conoscere i miei studenti attraverso ciò che scrivono?

Poiché il sistema non consente di fare una conversazione di un’ora (che non è nemmeno poi tanto), ho deciso di manovrare nel cyberspazio in modo da leggere i vostri testi, perturbando il sistema al minimo.

Occorre quindi che le persone si sentano a loro agio, se possible si divertano, addirittura si dimentichino di dove sono, cioè a scuola. Quello è il momento nel quale le cose iniziano a succedere, quello che deve succedere per davvero: scoprire, provarci, imparare qualcosa per davvero.

Ecco il motivo per cui cerco di trascinare le persone all’aria aperta.

5 comments

  1. Questo corso di informatica mi sta permettendo di rivalutare la possibilità di educare, imparare e confrontarsi in modi alternativi. Mi si dirà. “Ma come? Internet un modo alternativo? Ma non lo usiamo tutti i giorni con social network, blog, eccetera?” Verissimo, ma in quelle occasioni si rischia troppo spesso di cadere nel banale, non essendo adeguatamente GUIDATI ad una discussione… Ed è qui che riconosco il merito al nostro docente di aver indicato una nuova via, di averci indotto a riflettere su come utilizzare saggiamente la rete e saperla sfruttare in modo intelligente per le necessità più disparate, non necessariamente legate al solo ambito universitario e lavorativo! Grazie…

  2. Quanto sono d’accordo quando scrive:

    Quando leggo della freddezza dei rapporti virtuali mi viene la claustrofobia. E’ una cosa tanto vera quanto banale, è una cosa così vera che non c’è nemmen bisogno di dirla. Ma dietro all’apparenza banale ci può essere dell’altro.

    Come faccio io a ricevere una sensazione da quello che vedo nell’apparentemente freddo mondo virtuale? Quello che vedo è soprattutto quello che leggo! La potenza del testo! Com’è che i lettori si innamorano di uno scrittore che non hanno mai visto e che magari è vissuto un secolo prima? Perché io non dovrei conoscere i miei studenti attraverso ciò che scrivono?

    Mi ricordo di questo primo esame che ho dato due mesi fa… quando mi sono trovato davanti questo prof in età ampiamente pensionabile che mi ha tenuto davanti a sé per i venti minuti previsti… per carità, meglio dimenticare, eppure era li davanti a me a stabilire quello che si chiama contatto umano, per lui.

    Davanti a questo computer ci andrei avanti per tutta la carriera universitaria che mi aspetta, se davvero potessero continuare, come non dubito, le suggestioni che ho ricevuto in questo corso da quando è iniziato ad ora.

  3. Pingback: Daily: ancora sulla sensazione del cyberspazio « Insegnare Apprendere Mutare

  4. Leggere e scrivere: alla fine non facciamo altro che riscoprire vecchi (e bellissimi) strumenti del passato, solo su uno schermo invece che su carta :D

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