Cari amici professori …

Mah, sentite, qui sul blog mi esprimo in modo diretto e non paludato …

Ho appena verbalizzato un esame ad uno studente. Era avvilito perché costretto a fare un mucchio di giri a vuoto.

“Come mai?” gli ho chiesto.

“Lei è il primo prof che trovo negli orari dichiarati di ricevimento”

Ora, il fatto che abbia trovato me e non altri è casuale. Io sono un noto pasticcione e questa volta ho solo avuto fortuna ad essere trovato. Non è questo il punto.

La questione è generale. Carissimi amici colleghi professori, non va bene che gli studenti non ci trovino. Io sento questi ragazzi come rassegnati al fatto che i prof appartengano ad una categoria difficilmente raggiungibile.

A me questo non sembra giusto e quando vengo colto in fallo, perché succede, eccome se succede, provo un grande disagio. Loro sono cittadini che hanno pagato le tasse e non solo per accedere al sapere (speriamo …) ma anche per avere un servizio che funziona. Se io non sono puntuale con gli studenti, loro sono abituati a subire, ed io sono cosciente che tanto non succede nulla. Non mi sembra una cosa normale. Anzi, non mi sembra una cosa civile, a prescindere dalla scienza che elargiamo loro, nel mio caso certamente poca.

Concordo molto con le tesi esposte in Lettera a una studentessa di Renato Stella. Un libro dedicato al rapporto fra studenti e professori. Un libro, mi pare poco noto, la cui lettura farebbe bene sia ai professori che agli studenti …

12 thoughts on “Cari amici professori …

  1. Priscilla ha detto:

    Buongiorno! Ho segiuto le indicazioni del Professore per scrivere il mio nome.
    Per superato intendevo che ne avevamo già parlato…se ne vogliamo parlare ancora, sono disponibile, per carità! Questi problemi sono e saranno sempre di attualità! mi sembrava solo che il cagamobile avesse fatto accenno ai valori che gli studenti hanno o non hanno…forse è per questo che gli studenti vivono bene o no in questa giungla che è l’università! (questa è una mia espressione, penso che indentifichi bene l’organizzazione dell’università… una continua gara per la sopravvivenza…!).
    Poi, professore, perchè è perplesso su così tanti concetti che ho espresso?!?! Io penso veramente questo…forse è perplesso perchè sono una delle poche che esprime questi concetti e che ci crede veramente!!! Per quanto ho visto dell’univerità, molti studenti non portano così tanto rispetto per i professori, per persone che insegnano loro… e questo mi dispiace molto! Perchè sicuramene, quando sono a lezione, il professore spiega, mi vuole passare qualcosa… che ci riesca o non, questo è un altro discorso, però da parte dello studente ci deve essere per forza la voglia di cercare quello che il professore ti vuole lasciare, passare come informazioni!!! Non penso che alcune lezioni possano non lasciare qualcosa… penso che anche se poco, riescano sempre a lasciarti, un minimo!!! Si impara sempre qualcosa!!!

    A il cagamobile vorrei dire: grazie! Hai capito molti dei concetti da me espressi nel precedente commento! Sono quasi commossa…
    C’è solo una piccola precisazione: il rispetto lo attribuisco alla persona, non al ruolo o alla categoria di appartenenza! …sennò le persone che non hanno nè sapere, perchè non hanno potuto avere un’educazione, nè esperienze, perchè hanno vissuto sempre segregati nella loro casa senza possiblità di uscire, per mancanza di disponibilità economica, allora loro non dovrebbero avere il mio rispetto?!??!?! ASSOLUTAMENTE NO!!! Ne hanno quanto quello che posso dare ai professori, perchè penso che tutti gli esseri umani meritino rispetto, se non hanno fatto niente di male, se non hanno trattato male altri esseri umani… anche se per i professori, sappiamo benissimo non potersi sempre verificare, perchè quanti studenti vengono trattati male all’esame…!!! Ehhhhhh… ma anche quello ci vuole…sennò perdono la nomina…hihi!
    Il rispetto però rimane, anche se ti trattano male all’esame…almeno per me è stato così in più di un’occasione! Se a lezione si sono dimostrati disponibili e hanno meritato il mo rispetto incondizionato!
    Beh…vado a studiare anche io…che il tempo passa e starei sempre quì a scrivere…ma i libri chiamano!!
    Buona giornata!!! Ciao!

  2. il cagamobile ha detto:

    sono completamente d’accordo con molto di quello che dici, Priscilla! non con il “minimo senso di inferiorità” (anche se questa frase non va presa alla lettera, lo so! 😉 ): sono assolutamente d’accordo sul fatto che io studente sia qui per imparare dal prof., anzi ribadisco che il prof. ha tutti i diritti (e doveri) di giudicare la preparazione dello studente, di bocciarlo (grrrrr!), passarlo (yeh!), richedere attenzione e partecipazione a lezione e chi più ne ha più ne metta… di fare il professore insomma,
    questo non ha nulla a che vedere con il rispetto che quell’uomo “merita”.
    o almeno non va di pari passo.
    personalmente non nutro assolutamente un “grande rispetto verso i professori, indipendentemente da come insegnino o come si comportino” in quanto professori: ce l’ho in quanto esseri umani.
    stop.

    ripeto che il rispetto non lo do al ruolo ma all’essere umano,
    conosco professori parecchio inetti o – anche se preparati – parecchio inumani: a queste persone sento di non dovere un rispetto particolare oltre quello che sento di dovere a tutti quanti (anche a quelli meno “umani”)!

    ripeto che 1) apprezzo e mostro ammirazione per ogni competenza tecnica che un profe ha, 2) che questo per me non vale il rispetto (che peraltro gli sarà gratuitamente dato)
    3) ammirerò e rispetterò il professore (o chiunque altro) tanto più questo mi si mostrerà vicino e libero da pomposità di ruolo di sorta.

    pensandola in questa maniera ho avuto già numerosi grattacapi ma soprattutto l’opportunità di intessere relazioni di amicizia con alcuni professori e di confidenza con molti, molti altri

    non sapete quanto questo mi abbia insegnato
    e quante possibilità siano nate
    e quanto liberi la mente e le possibilità il considerare l’altro
    prima di tutto
    semplicemente un altro meraviglioso essere umano:
    solitamente fa piacere anche e soprattutto a lui…
    (su questo vorrei parlare ancora: ARGH!)

    ci sono numerose cose da dire e da precisare ma ho da studiare sennò poi mi bocciano!!
    maledetti prof!!!! 😀

    aggiungo:
    ad un anziano allora non bisognerebbe portare più rispetto che ad un giovane, dato che l’anziano ne ha passate di più e non ha la stessa prestanza fisica?
    dico:
    no! secondo me vanno dati al massimo a tutti e 2!
    a ciascuno però in modo diverso e personale: che tenga conto delle diversità fisiche eccetera eccetera eccetera ho fretta ciao

    !

  3. Andreas Formiconi ha detto:

    Per quanto riguarda il proprio nome, non è necessario iscriversi per esplicitarlo: basta scegliere, nella pagina Lascia il tuo commento, sotto a Scegli un’identità, la voce Altro; così facendo appare uno spazio dove si può mettere il proprio nome ed uno, volendo, dove si può mettere la propria pagina web.

    Non sono affatto sicuro che il non farsi trovare sia superato. Non capisco bene cosa significhi dire cose ben più serie. Il professore è una persona che ha rapporto con il pubblico, costituito da una popolazione di studenti. La serietà parte proprio dalle piccole cose. Nelle più serie istituzioni nel mondo è così.

    Sono molto perplesso sul rispetto incondizionato basato sull’appartenenza ad una categoria.

    Sono perplesso sulla visione del depositario delle nozioni che rappresentano il sapere.

    Sono perplesso sulla possibilità di comportarmi un po’ come voglio e di poter poi dare nozioni importanti umanamente …

    Ho avuto rispetto di tutti i miei professori, avuti da 10 anni in poi? Sarei ipocrita a dire di sì. Alcuni, pochissimi, due o tre, li ho amati e li avrò sempre nel cuore. Di un certo numero non ho avuto alcun rispetto, fatto salvo il rispetto civile che ognuno deve all’altro. Sentivo chiaramente che non avevano voglio di fare quello che facevano, mi annoiavo mortalmente, subivo il tempo che dovevo passare con loro, tempo nel quale in me non accedeva niente di positivo, nessuan trasformazione significativa.

  4. Anonymous ha detto:

    Buongiorno! Bene, la discussione sta andando su un argomento interessante… a questo punto svelo anche la mia identità, anche se troverete comunque “anonimo” perchè non registrata…
    Sono Priscilla! …così si pesa che un approccio amichevole faccia bene al rapporto professore-studente … sì, è vero, però penso che ci siano dei limiti. Il non farsi trovare ormai penso sia superato, perchè si sta parlando, giustamente, di cose ben più serie.
    Per quanto mi riguarda, le gerarchie citate da il cagamobile sono dovute ad un grande rispetto verso i professori, indipendentemente da come insegnino o come si comportino, perchè sono persone che hanno più sapere di me, sono persone che mi possono insegnare molte importanti nozioni, sia umanamente che professionalmente!! E’ il rispetto che porta a questi livelli… loro hanno il nostro rispetto, perchè sono professori e noi studenti che impariamo da loro! Perchè loro hanno il diritto di giudicarci nelle nostre capacità universitarie!!! Certamente si può anche instaurare un rapporto amichevole, ma ci sarà da parte dello studente, finchè è tale, un certo sentimento di inferiorità, seppur ridotto al minimo dal tipo di rapporto! Spero di aver spiegato abbastanza bene il mio pensiero… certe volte non sono molto chiara e mi scuso! Comunque pronta per chiarimenti e discussioni!
    Grazie ancora di questo blog!
    Priscilla

  5. il cagamobile ha detto:

    vecchi miei!

    ma certo che si posson risolvere questi problemi!

    certo con l’ottimismo, che non è un bendarsi gli occhi negandoci il realismo bensì un processo di creazione della realtà, e quindi anche di superamento delle difficoltà come può essere questa del riuscire a beccare i professori!

    sono sicuro, conoscendolo, che andreas non scrive quaggiù con pessimismo, come a vedere tutto male, ma con il gran fervore ottimista di non limitarsi a quello che ora non va!

    certo mica è una tragedia che un prof. manchi a 1 o anche a 100 ricevimenti! non scherziamo! ci sono cose davvero gravi nel mondo e queste non sono il non farsi trovare a un ricevimento…
    ciononostante
    ciononostante pur non essendo di per sé grave questa cosa nasce da un meccanismo che sì, in sé e per sé è molto grave!
    Ed è quello che porta le persone ad allontanarsi le une dalle altre, a creare gerarchie che si possano permettere di avere il “coltello dalla parte del manico” ed esercitare forme più o meno gravi di violenza…: è esattamente l’opposto dell'”andare verso gli altri”, del “prendersi a cuore”…

    … non si capisce perché mai un professore, dovrebbe poter esercitare un “potere” sullo studente che vada oltre a quello del mantenimento di una sana armonia durante l’insegnamento e del giudicare il livello di preparazione dello studente…
    personalmente ho constatato che il professore più rispettato, e che maggiormente gode di quella autorevolezza che permette di destare interesse e ammirazione fra le persone e dunque gli allievi è quello che ti diventa amico, ma non per modo di dire: per davvero!
    Certo è che per far questo anche lo studente deve uscire dallo stereotipo del proprio ruolo e vedere il professore COME UN PARI: sì avete capito bene come un pari,
    perché è questo che è: un essere umano né più né meno di chiunque altro.
    … sono arcisicuro che i ruoli, le etichette, vengono creati o perlomeno mantenuti da tutte e 2 le parti in causa: da un professore rigido e formale quanto da uno studente remissivo e iperdisciplinato, o anche semplicemente svogliato o quello che vi pare!
    sono gli stereotipi! non rappresentano la realtà ma questa – quando manca di personalità e della sublime Qualità che permette di vedere oltre gli schemi rigidi – vi va incontro, e in qualche modo li realizza!
    che tristezza! (si fa per dire: sono allegro come una jena!)

    di questo si potrebbe parlare un po’ per tutti gli gli ambienti.

    … certo è che effettivamente, se il rapporto dovesse degenerare, divenire viziato – cosa che succede molto frequentemente anche nelle piccole cose come questa del non farsi trovare a un ricevimento – sono gli studenti che verrebbero più limitati… almeno apparentemente! perché in fondo un docente che vive destando terrore e/o distanza fra e con gli studenti, mi pare ancora più subdolamente limitato di questi…

    sandro puggelli

    CIAO!
    WIWA L’OTTIMISSIMO OTTIMISMO!

  6. Anonymous ha detto:

    Buongiorno! Sono la prima studentessa che ha scritto. Vorrei dire alcune precisazioni. Riguardo al fatto che non sono tutti pieni di iniziativa come me, penso che siamo esseri umani in grado di adattarsi; come diceva Darwin, chi meglio si adatta, meglio vive nell’ambiente. E’ altresì ver che non tutti hanno le possibilità anche materiali di attuare questo… Sicuramente non tutti i Professori usano così assiduamente la mail, però penso anche che ci siano tanti modi per rintracciarli… basta adattarsi ai loro ritmi!
    Con questo voglio dire che sono pienamente cosciente di tutti i problemi che ci possono essere dietro e che lei ha enunciato, ma sono anche fiduciosa nello spirito di sopravvivenza che uno studente è un po’ “costretto” ad attuare per vivere in questa “giungla” che è l’università!
    Come vede so benissimo che non è tutto rose e fiori, però penso sempre che ci si possa “cavare le gambe” da tutto questo pessimismo solo con l’ottimismo! …fors anche per carattere!
    Ancora grazie dell’opportunità di poter parlare dei professorie della situazione universitaria così liberamente! Buona giornata!

  7. Andreas Formiconi ha detto:

    Riguardo al primo degli ultimi due commenti:

    Grazie a te per il commento. Uno studente che prende le difese dei professori … ben vengano le posizioni diverse nelle discussioni.

    Sono molto contento di quello che dici, spero che sia rappresentativo di una tendenza positiva. I segni positivi rallegrano. Temo tuttavia che la circostanza che hai narrato sia particolarmente fortunata. Fortunata perché tu hai forse più spirito di iniziativa della media, perché sei abbastanza disinvolta nell’uso della posta elettronica, perché hai trovato professori che usano la posta elettronica e rispondono ai messaggi.

    Non sono cose scontate queste. È una gran bella cosa che tu abbia spirito di iniziativa e più sono gli studenti che ce l’hanno e meglio è. Ma non tutti sono nelle stesse condizioni. Ci sono i pigri, ci sono i viziati ma ci sono anche i timidi. Un servizio deve essere aggiustato quanto meno sulla media della popolazione cui viene offerto. I servizi che funzionano sono così. È questo che determina la qualità di un servizio. Vecchio vizio italiano quello di organizzare servizi che confidano nell’arte di arrangiarsi.

    Non tutti gli studenti sono nella condizione di usare la posta elettronica con la medesima disinvoltura e non si può chiudere il discorso attribuendo loro la responsabilità. Ci sono studenti che provengono da realtà molto diverse. Abbiamo tanti studenti albanesi, tanto per fare un esempio che non è certamente l’unico. So per certo che per molti di loro, forse tutti, Internet non era a portata di mano nel loro paese. Là in molte città si può contare su uno o pochi Internet Point. Uno degli obiettivi del nostro corso di informatica è proprio quello di cercare di attenuare queste differenze, proprio perché ci sono.

    E mi dispiace, ancora non tutti i professori usano la posta elettronica sistematicamente anche se, penso che in tempi relativamente rapidi questo aspetto dovrebbe normalizzarsi. Invece, mi duole dirlo, permane una tendenza a rispondere alla posta elettronica solo quando fa comodo. È un bruttissimo costume che la quantità eccessiva di messaggi inutili ha peggiorato ulteriormente. Riguarda tutte le categorie, anche quella cui io appartengo.

    È una questione di educazione, anzi, di civiltà: ad una domanda si risponde, ad una lettera si risponde, ad un messaggio si risponde. La rilevanza del proprio ruolo non esime nessuno dall’osservanza di questa elementare norma di civiltà. Anzi, quanto più importante è il ruolo che si ricopre e tanto più si deve essere scrupolosi nelle risposte.

    Cara mia, tu hai avuto una discreta fortuna, perché io medesimo in non poche occasioni ho avuto difficoltà a ricevere risposta da miei colleghi professori. Quella di non rispondere è una sgradevolissima abitudine che non accenna a diminuire, anzi mi pare che si diffonda sempre più.

    Non è quindi sempre possibile usare la posta elettronica. Lo dico io che faccio di tutto per diffondere un uso consapevole delle nuove tecnologie. Quindi, in talune circostanze, è necessario stabilire un orario di ricevimento. Ebbene, l’abitudine di disattendere gli appuntamenti con gli studenti non è affatto una novità nell’università. Un tempo, vi erano anche professori che esercitavano sistematicamente questa pratica come un modo di rafforzare la propria autorità. Un modo decisamente primitivo e poco consono a qualsiasi scienza insegnassero. Spero che non ve ne siano più.

    Continuo ad essere molto contento della tua testimonianza e ancor più contento sarei se venissi rapidamente smentito dai fatti.

    Riguardo al secondo commento:

    Purtroppo casi estremi di codesto tipo si verificano. Non so quantificare, spero che siano pochi, forse lo sono, ma rappresentano gli estremi di un atteggiamento che non credo essere tanto minoritario e in passato forse era anche la norma.

    Sono episodi odiosi che gettano grande discredito sull’istituzione universitaria. Penso che rappresentino una forma di arbitrio e che debbano essere stigmatizzati, anche se sono casi isolati. Chi li subisce dovrebbe avere la possibilità di renderli noti, come per tutte le altre forme di violenza.

  8. Anonymous ha detto:

    passavo epr caso. e non posso non lasciare un caso personale.

    sono una studentessa non dell’università di Firenze. sono al III anno e un minimo mi sembrava di aver capito come girava il mondo dell’università. questo fino a quando una professoressa mi ha risposto via mail ad una mia richiesta di incontro [in orario di ricevimento] in modo molto sgarbato. citandola “gli studenti non sono una mia priorità”. tralascio ogni commento [di parole per questo tipo di “insegnanti” ne ho sprecate fin troppe].

    forse è vero che a volte gli studenti si sentono in diritto di ricevere alcuni “servizi”…

    ringrazio solo che non tutti i professori da me incontrati sono come quella sopra citata.

  9. Anonymous ha detto:

    Penso che i professori si facciano trovare se lo studente vuole trovare… mi spiego: sono una studentessa e ho ricevuto il libretto ora dopo più di sei mesi che mi dovevano fare il passaggio. Gli esami che ho dato non erano stati scritti sul libretto, quindi ora che dovevo completare la verbalizzazione sono andata alla ricerca dei professori. Per fare questo ho mandato una mail a tutti i professori dai quali dovevo andare, chiedendo un appuntamento. Senza problemi mi hanno ricevuta e in meno di una settimana ho scritto sul libretto 4 esami… ceramente ci deve essere la voglia…!
    Con questo voglio dire che ora la maggior parte dei professori è abituata a guardare la posta tutti i giorni e con questa “scusa” (fra l’altro valida, dato che anche se uno studente non è di Firenze, comunque controlla la posta ad un Internet point!), con questa, dicevo, non hanno più bisogno di stare in ufficio o nel loro posto di lavoro tutto il giorno o al massimo anche ai ricevimenti, si sono adeguati molto volentieri a questa nuova tecnologia e possibilità!
    Grazie di offrire uno spazio per poter parlar di queste cose!

  10. Andreas Formiconi ha detto:

    Certo, è chiaro che nel grande mondo dell’università si realizza tutto un continuum di possibilità e vi saranno certamente tante situazioni dove il professore è puntuale e dove, per qualche ragione, gli studenti non hanno poi questo bisogno di trovare i docenti.

    Per inciso, quest’ultima può essere anche la mia situazione per via del fatto che offrendo tutto il materiale in una piattaforma con numerosi strumenti di comunicazione e cercando di anticipare le necessità degli studenti, ricevo una pressione assai modesta in rapporto alla popolazione: 700 studenti l’anno in una ventina di corsi di laurea. Il mio numero di cellulare circola liberamente fra gli studenti e nessuno ne abusa: riceverò 5 o 6 telefonate l’anno, forse meno.

    Tuttavia, nel contesto in cui vivo, il disagio degli studenti è palpabile. Mi diverto ad intervistarli tutte le volte che posso. In media non sono affatto soddisfatti del servizio. Di questo sono sicuro.

    Sono dei lamentoni? Pretendono troppo? Può anche essere ma non mi pare che si facciano grandi sforzi per capire se questo sia vero o falso.

    È tipico delle classi con il coltello dalla parte del manico in Italia, non solo nell’università: l’appartenenza ad una di queste classi dà diritti spropositati e esime da critiche …

  11. Vincenzo Della Mea ha detto:

    Io veramente studenti ne vedo pochissimi a ricevimento… tanto che se mi chiedono, gli dico di fermarsi ogni volta che vedono che ci sono (si può: ho una finestra sul corridoio…).

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