Assignment 7: Open Educational Resources, iniziamo con qualche storia

Con questo e forse con un eventuale prossimo post vorrei farvi conoscere le Open Educational Resources. Per iniziare vi racconto alcune storie che ho tradotto dall’articolo Students Find free Online Lectures Better Then What They’re Paying For apparso l’11 ottobre scorso in The Chronicle of Higher Education, la più importante pubblicazione dedicata all’università negli Stati Uniti. In queste storie troverete dei riferimenti ad alcuni corsi online e con questa espressione, nel seguito, intenderò corsi online che siano liberamente fruibili da chiunque. Avrei potuto esplicitare i link di tali risorse ma preferisco lasciarveli cercare con Google affinché, cercando, ciascuno di voi possa eventualmente scoprire quel che per lui, ma non necessariamente per altri o per me medesimo, potrebbe essere una perla.

Prima storia

Sharon Malaguit racconta che il suo professore di anatomia, nel corso di infermieristica che seguiva presso il San Bernardino Valley College, era diventato un incubo. Il professore spiegava in modo complicato e facilmente partiva per la tangente ma allo stesso tempo era severo e inflessibile.

Fu così che Sharon scoprì un’alternativa nelle lezioni online di Marian C. Diamond, una professoressa di anatomia e neuroscienze presso l’università di California a Berkeley, lezioni che presto divennero la sua ancora di salvezza tutte le volte che si trovava in difficoltà perché non riusciva a tenere il passo delle lezioni in presenza.

“Lei era molto più chiara e riusciva a rimanere focalizzata sull’argomento trovando esempi pertinenti con l’oggetto delle lezioni”

racconta Sharon a proposito della professoressa di Berkeley.

Era tornata al college dopo un’interruzione di 18 anni dovuta al fatto che si era dedicata all’educazione dei suoi quattro figli. Inoltre era cresciuta nelle Filippine e perciò l’inglese era la sua seconda lingua. Per queste ragioni, Sharon paventava delle difficoltà e già immaginava di dover cercare qualche forma di ausilio per riprendere ed andare avanti con gli studi.

All’inizio cercò di farsi aiutare da un tutor del campus ma per lei era troppo difficile trovare il tempo per incontrarlo. Successivamente Sharon provò con le lezioni video acquistate dalla Rapid Learning Center, azienda specializzata nella vendita di supporti didattici, ma i 200$ necessari si rivelarono spesi male perché il livello dei corsi si rivelò essere troppo elementare.

Poi accadde che il marito, facendo delle ricerche in YouTube, scoprì le lezioni online che una nota insegnante di Berkeley, la professoressa Diamond, aveva reso disponibili in Internet. Sharon rimase ammaliata dalla chiarezza delle lezioni del prof.ssa Diamond e si organizzò per seguirle la sera dopo avere messo a letto i bambini. In seguito raccomandò le lezioni a molti compagni di classe e amici.

Sharon, prima di trovare queste lezioni online, era così frustrata che stava per demordere dal proposito di terminare la scuola. Successivamente scrisse un’email alla prof.ssa Diamond per ringraziarla e rimase stupita quando un giorno la professoressa la chiamò al telefono per incoraggiarla a continuare gli studi.

“Mi sentivo come una scolaretta ed ero felice e commossa”

racconta Sharon.

Da parte sua, la prof.ssa Diamond, commentando l’episodio, spiegò che aveva l’abitudine di rispondere a tutti coloro che le scrivevano e che ciò le procurava molte soddisfazioni.

Un primo fatto interessante è l’enorme vantaggio che le risorse didattiche online asincrone danno a coloro che frequentano un corso universitario contemporaneamente allo svolgimento di un lavoro ed alla conduzione di una famiglia. Evidente il nesso con il tema del lifelong learning. Il secondo fatto degno di nota è la relazione umana significativa che si può stabilire in una forma di insegnamento online, anche se ridotta ad un singolo episodio. L’effetto che può produrre una relazione del genere non dipende infatti necessariamente solo da aspetti quantitativi ma è sostanzialmente un fatto di qualità. L’entusiasmo prodotto da un episodio come quello raccontato da Sharon può letteralmente fare miracoli.

Seconda storia

Nicholas Presnell ha due professori di algebra lineare: uno ufficiale e uno virtuale. Il primo è un professore dell’Arizona State University, dove Nicholas è uno studente part-time in ingegneria elettrotecnica. L’altro è un insegnante del Massachusetts Institute of Technology (MIT) che ha inserito le proprie lezioni di algebra lineare fra i materiali didattici online offerti dal progetto OpenCourseWare del MIT.

In un certo senso, il professore di matematica Gilbert Strang del MIT è il primo ad essere apparso nella vita di Nicholas Presnell che ne trovò per caso le lezioni video mentre stava cercando di risolvere un problema incontrato nel proprio lavoro di ingegnere elettrotecnico presso la Honeywell Aerospace. Quelle lezioni online non servirono solo a risolvere il problema immediato di Nicholas ma si rivelarono anche uno stimolo per iscriversi ad un corso di laurea offerto da un istituto nelle vicinanze, la Arizona State University. Ora Nicholas, pur seguendo le lezioni di sistemi lineari presso la Arizona University utilizza frequentemente i video del MIT come una fonte di studio aggiuntiva.

“È come se il MIT fungesse da controllo di qualità dei corsi che sto seguendo”

sostiene Nicholas.

Questo episodio illustra, in un contesto molto specifico, una delle conseguenze più importanti di Internet che è la mutata concezione di autorevolezza. Abbiamo infatti uno studente universitario che confronta corsi diversi attingendo da questi nellamisura delle rispettive offerte. Si tratta di un vero e proprio rovesciamento di paradigma, dove non abbiamo lo studente che si rivolge ad un’istituzione perché le attribuisce autorevolezza a priori, bensì abbiamo uno studente consapevole che conduce in prima persona il processo di apprendimento, recependo le proposte degli insegnamenti ma svolgendo nel contempo un ruolo critico, talvolta operando selezioni e integrazioni.


Terza storia

Tradizionalmente nelle high school americane esistono le Advanced Placement classes, corsi facoltativi che gli studenti più intraprendenti possono seguire per avvantaggiarsi nel futuro inserimento all’università. Recentemente sono stati introdotti anche i cosiddetti Independent Study, mediante i quali si possono anche acquisire crediti validi ai fini del completamento del liceo, seguendo dei corsi universitari che si attaglino ai propri interessi.

Ebbene, il giovane Aditya Rajagopalan era uno studente presso la Choate Rosemary Hall (un liceo) che nell’ambito di un programma di Independent Study stava seguendo un ciclo di lezioni online sulla teoria matematica dei giochi di Benjamin Polak, un professore di economia della Yale University (la teoria matematica dei giochi è molto importante nelle scienze economiche oggi).

Aditya ogni settimana seguiva una o due lezioni in internet dal computer di casa sua e poi, insieme agli altri studenti del gruppo che avevano aderito al programma di Independent Study, presentava in classe quello che aveva imparato, discutendo insieme agli altri ed al professore le difficoltà incontrate.

Le discussioni erano condotte da un professore di matematica del liceo, Fred Djang, con la collaborazione saltuaria di un esperto di economia. Aditja ed un suo compagno si rivelarono molto interessati all’argomento ed avrebbero voluto approfondire per farne il tema principale del corso di matematica ma il professore disse loro che non avrebbe avuto il tempo di ristrutturare il corso così profondamente. Quando tuttavia, il professor Djang ebbe modo di vedere i video delle lezioni, si rese conto che questi stessi avrebbero potuto formare la maggior parte di un intero corso.

“Oddio! Quando vidi questi video mi resi conto che non ci sarebbe stata alcuna possibilità di fare qualcosa di paragonabile …”

disse il prof. Djang

“… questo professore è troppo bravo e l’interesse mostrato dalla classe è palpabile”.

Aditja spiegò anche che a liceo c’erano altri professori che suggerivano agli studenti di seguire lezioni online fatte da altri:

“Per esempio il professore di algebra lineare ci dà il link delle lezioni online del MIT per risolvere eventuali dubbi”.

Successivamente Aditja ebbe anche modo di conoscere personalmente il professor Polak durante una visita organizzata al college di Yale e in quell’occasione emerse che molti altri studenti avevano seguito le lezioni online di Pollak, il quale si meravigliò della propria popolarità.

A parte l’interesse di un approccio che prevede l’accesso degli studenti di liceo a delle lezioni universitarie, voglio mettere in luce l’atteggiamento aperto dei professori che riconoscono il valore di altri e, invece di chiudersi e chiudere gli studenti nel proprio recinto, propongono addirittura loro di integrare i propri materiali con quelli degli altri. Questa visione aperta e collegiale è fondamentale e, purtroppo, molto poco diffusa nei nostri luoghi. Una volta un mio collega, al quale stavo descrivendo le opportunità di un atteggiamento più aperto reso possibile dalle nuove tecnologie, mi disse:

“Ma io sono geloso delle mie cose!”

Ecco, in che misura possono essere “proprie” le cose che insegnamo? Che vuol dire che sono proprie? Su questo è opportuno riflettere.

Quarta storia

La maggior parte degli insegnanti utilizzano libri di testo come materiali di studio. Bene, anche qui si racconta la storia di un professore che assegna la visione delle lezioni di un altro professore.

Per Heather Green-Smith, in procinto di laurearsi presso il Wisconsin Indianhead Technical College, questo suggerimento rappresentò la salvezza.

“Delle volte, tornata casa, avevo le lacrime agli occhi dalla frustrazione perché non venivo a capo dei problemi di programmazione del software”

raccontava Heather.

Furono le lezioni online di Mehram Sahami, professore associato presso la Stanford University, a chiarire le idee a Heather, grazie anche all’empatia ed al senso dell’humor che il professor Sahami vi profondeva. Heather era venuta a conoscenza delle sue lezioni online grazie ad un altro professore del proprio college che aveva chiesto agli studenti di vederle e di scriverci una relazione.

Heather non era una studentessa convenzionale, trovandosi all’età di 49 anni al primo anno di college. Aveva dovuto compiere questa scelta difficile dopo aver perso il proprio lavoro di tecnico presso un’azienda di produzione di materiali plastici per equipaggiamenti sanitari.

Heather finì col seguire una dozzina di lezioni fra quelle offerte online dalla Stanford University, collegandosi la sera tardi mentre il marito si attardava ai propri lavori di bricolage (costruendo per l’appunto una scrivania alla moglie …). Anche Heather scrisse al proprio “professore virtuale” per mostrare la propria gratitudine.

Non è che l’insegnante ufficiale del corso non le piacesse, anzi, gli riconosceva doti di pazienza e brillantezza. Il fatto è che aveva poca esperienza di insegnamento avendo lavorato vari anni nell’industria: parlava molto veloce e mostrava passione ingegnandosi a mostrare modi diversi di affrontare i problemi; tuttavia dimenticava di attenersi al ritmo di apprendimento degli studenti e di utilizzare un linguaggio comprensibile per loro. Gli studenti lo seguivano con grande difficoltà.

Al contrario, il prof. Sahami, procedeva rifacendosi da un punto dove gli studenti lo avrebbero sicuramente capito e preoccupandosi di mostrare che la programmazione del computer “non è poi quella cosa così spaventosa”. Con il suo metodo si formava spontaneamente una comunità grazie al fatto che gli errori più comuni venivano ripresi pazientemente e discussi insieme, cosicché era improbabile che uno studente si trovasse isolato di fronte ad un problema apparentemente insormontabile.

Heather ci teneva anche a specificare che l’insegnante “Parlava in inglese!”, tutta contenta perché in un corso che all’inizio pareva insormontabile aveva finito col prendere un “A”.

Giunti a questo punto, non commento oltre. Preferisco abbandonarvi alle vostre riflessioni e lasciarvi girovagare al di là di queste piccole porticine che vi ho aperto, sperando sì che scopriate qualcosa che vi interessi.

L’assignment, se vogliamo, consiste nel cercare e, al ritorno dalla ricerca, narrare le proprie impressioni, magari descrivendo qualche
scoperta interessante.

4 thoughts on “Assignment 7: Open Educational Resources, iniziamo con qualche storia

  1. Diego Calderini ha detto:

    Prof. Andreas navigo su internet da circa 8 anni ma solo ultimamente sto capendo le vere potenzialità di questo strumento. Con vere potenzialità non intendo solo la ricerca delle informazioni complementari allo studio a cui tutti siamo ormai abituati ma la capacità di decidere la formazione di cui io sento il bisogno. L’università la sento lontana e scoraggiante per la mia creatività: sono stanco di manuali e manuali pieni di informazioni che mi relegano nella passività. Addirittura le posso dire che se ho passato una profonda crisi interiore è grazie all’università e il suo approccio alla vita metodico e limitante che mi stavano allontanando semplicemente dagli obiettivi della mia vita. Ultimamente sto incontrando sul web delle persone interessanti che magari non hanno titoli di studi accademici ma ne sanno molto di più grazie alla loro passione, e soprattutto mi stanno insegnando ad agire. Queste storie in un certo senso rispecchiano la mia stessa situazione. Diego

  2. Bianca Scognamiglio ha detto:

    Credo che attualmente quasi tutti gli universitari( ma anche studenti di licei e istuti secondari superiori) facciano uso di internet per tentare di ricavare qualcosa da noiose lezioni poco comprese(o affatto anche) seguite, per ore, da molti di noi.
    Quindi può essere interessante leggere queste storie , ma non mi sembra si tratti di qualcosa di cui davvero stupirsi o meravigliarsi.
    Io stessa spesso,dopo essermi più volte persa nei meandri di fogli e appunti di lezioni incomprensibili , fotocopie, immagini, libri,ecc ho trovato conforto e risposte tramite la rete.
    Ad esempio, per studiare Istologia e cercare di comprendere come descrivere i famosi ‘vetrini istologici’ da analizzare nel corso dell’esame, molte volte ho navigato su internet.
    Tanti sono stati i siti utili che ho trovato come :
    http://people.unipmn.it/capri/vetrini/frame.html;
    http://www.futurimedici.com
    e soprattutto Medwiki.it

  3. Elena ha detto:

    Io non ho ben capito un dettaglio dell’assignement:
    ma le cose che dobbiamo cercare devono essere le storie che lei ci ha raccontato o possiamo documentarci su altri argomenti presenti sulla rete come Open Resources???
    grazie

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