(Un piccolo per)corso libero per aspiranti cittadini del cyberspazio

Immagine evocativa del cyberspazio pubblicata in Flickr con indirizzo URL http://tinyurl.com/6dhqvbc e Licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)
"the-arena" di Henry Swanson 420, Licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

Ha avuto vari titoli fra cui Corso di Informatica di base, Corso di Alfabetizzazione Informatica, Corso di Tecnologia di Comunicazione Online, Corso di Editing Multimediale e altri che non ricordo più. Titoli che non ho scelto io e che non avrei mai scelto, perché non potevano avere senso se non in un passato che non è mai stato presente.

Titoli per un corso che non poteva essere un corso, quindi tutti sbagliati se pensati come tali. Cosa è dunque ciò che mi accingo a fare, questo semestre agli studenti di medicina? Dopo dieci anni ho ancora difficoltà a trovare una risposta, una definizione.

Spesso un problema che sembra insolubile si rivela abbordabile in un altro mondo. In matematica è quasi la norma trovare il senso delle cose in mondi nuovi. Ebbene, qui è lo stesso.

Considerando l’evoluzione tecnologica, la socializzazione delle tecnologie, la sperequazione delle “competenze d’ingresso”, la varietà dei temi possibili, non ha senso fare un corso.

Ha senso invece esplorare un nuovo mondo nel quale sempre più persone vivono senza rendersene ben conto. A questo si può dare un nome abbastanza appropriato: si chiama Cyberspazio.

Io non so cosa ho fatto esattamente gli anni passati. Mi è abbastanza chiaro di avere girovagato nel cyberspazio facendo esperienze estremamente concrete e per nulla virtuali. Mi è anche chiaro che il corso non è stato un corso, che il docente non sono stato io, che i contenuti non so quali siano stati, esattamente. Diciamo che è un’esperienza assimilabile ad una visita guidata nel Cyberspazio. Gli studenti, giovani e assai meno giovani, dicono che funziona , in buona parte li vedo poi precedere da soli. A me questo basta.

Per gli studenti di medicina di Firenze inizia martedì prossimo con una lezione frontale. Il resto qui, nella categoria in cui è pubblicato questo post: corso primavera 2011.

Per chi ha necessità di qualche riferimento più preciso: qui una descrizione “formale” – appena, di più non mi riesce – e qui il punto di partenza per gli studenti di medicina.

Ma proprio per la sua natura, a questo (piccolo per)corso può partecipare chiunque. Dura un paio di mesi. Più o meno una volta la settimana sul mio blog appare un “assignment”, diciamo un suggerimento. Delle volte c’è da fare qualcosa, altre da leggere qualcosa e scriverne, il tutto sbirciando nei quaderni degli altri il più possibile, anzi, lasciandovi anche dei bigliettini.

Non ci sono limiti temporali particolari, io non distribuisco voti, si può arrivare in ritardo, si può smettere e ricominciare quanto si vuole, non si paga nulla, non c’è limite alle iscrizioni. Potrebbe anche finire col somigliare ad un Massive Open Online Course. Open lo è. Online anche. Massive lo potrebbe divenire, sarebbe interessante ma non è un mio obiettivo primario. Course, per i motivi che ho detto prima, secondo me non lo è, ma l’acronimo è noto così. Non è necessario essere nativi digitali.

Vedo che la questione dei “nativi digitali” riemerge di continuo, dice bene Maria Grazia Fiore: tracce del già detto. Esempi recenti che vale la pena di leggere: due post di Gianni Marconato, qui e qui,  e un post intitolato ‘Net Generation’ – A Myth? apparso in Educational Technology and Change. Condivido tutti questi dubbi. Per me la faccenda si è chiarita con una classe di insegnanti di scuola primaria e secondaria che si sono rivelati studenti tanto se non più “digitali” dei cosiddetti “nativi”. Quiqui è descritta l’esperienza. Niente paura quindi.

Mentre gli studenti di medicina seguiranno il riferimento succitato e che darò loro anche a lezione, tutti gli altri cyber-studenti per iniziare il (per)corso dovranno intraprendere i seguenti passi:

  • leggere questo
  • da lì (ci sono i link) creare un blog in wordpress o blogspot, se non se ne possiede già uno
  • iscriversi qui

11 thoughts on “(Un piccolo per)corso libero per aspiranti cittadini del cyberspazio

  1. roberta ranzani says:

    Sono una studentessa “di ritorno” (credo molto nella formazione permanente dell’individuo)di Tecnologie della Comunicazione audio-visivo-multimediale con un passato di studi pedagogici. Mi affascina questo per-corso libero e credo possa essermi utile per autoverificare le mie conoscenze e la mia “libertà di movimento” sul web, in un’ottica costruttivista e collaborazionista. Mi attrae parecchio anche il mind mapping (seguo il bel blog di Roberta Buzzacchino e da lì mi sono avvicinata a Tony Buzan). Posso condividere sul mio account Facebook la mappa sul web 2.0? Ho letto il post dedicato agli studenti “in presenza” e penso di ritrovarmi nella categoria smanettona volonterosa e curiosa suffragata da un pochino di esperienze e formazione didattica alle spalle. Penso, poi si vedrà 🙂

  2. Andreas says:

    Sì Claude, è un pensiero ricorrente codesto per me. Ho sempre immaginato che i grandi del passato sarebbero oggi in prima linea a esplorare le possibilità, scandalizzando tanti accademici o accademico-pensanti. L’esploratore del mondo si nutre abbondantemente del passato ma non si pone limiti quando scruta il futuro, anche quando trova modi che dispiacciono ai presenti. Credo che sia quasi sempre stato così. Poi, ogni volta che un esploratore del mondo viene sepolto, il potere si impadronisce prima a poi delle sue opere per viverci, non poche volte sfacciatamente presto. Ma non c’è da preoccuparsi. Le idee, se sono buone, ci pensano da sole a volare. I parassiti tornano nell’humus.

    Nessun limite Mariaserena, eccetto che bisogna essere vivi per partecipare …

  3. Claude Almansi says:

    In effetti: i 72 ebrei greci di Alessandria, dopo di loro il team intorno a Tyndale, si sarebbero buttati sui wiki per tradurre la Bibbia collettivamente, no? E immagina un po’ che tweetate tra d’Alembert, Rousseau, Voltaire ecc. intorno all’Encyclopédie, se Twitter ci fosse stato.

    A volte però ci sono docenti, che non riescono a capire che gli strumenti digitali sono solo strumenti come tutti gli altri ai quali possono ricorrere per far apprendere, perché sono stati tecnobloccati da corsi d’aggiornamento elargiti da sedicenti esperti che amano far pesare la loro superiorità.

    Spesso superano il blocco appena qualcuno mostra loro che in qualsiasi programma, c’è un menù d’aiuto e che interrogare un menù d’aiuto è semplice quanto cercare informazioni in biblioteca. Ma alcuni rimangono più durevolmente traumatizzati.

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