Una peregrinazione didattica imprevista

Due cari amici hanno appena adottato una bambina ungherese di 11 anni, che qui chiamo Alice. Fra poco inizia la scuola e io mi sono offerto, forse un po’ incoscientemente, di dare loro una mano nel poco tempo rimasto prima dell’inizio della scuola. Proverò a descrivere il percorso che proveremo a fare con Alice. Magari qualcuno che passa da queste parti ci potrà dare delle idee.

La situazione da cui Alice ed io partiamo è che lei conosce alcune manciate di parole apprese in un mese e mezzo, più o meno: uno passato con i suoi due nuovi genitori in Ungheria e mezzo passato qui in Italia. Io non so l’ungherese, ovviamente.

Oggi abbiamo lavorato per la prima volta insieme. Ecco che cosa abbiamo provato a fare.

Per iniziare siamo andati a dare un’occhiata all’Ungheria e all’Italia dall’alto, con Google Earth. Alice mi ha mostrato i luoghi dove lei ha vissuto e lo ha fatto in modo completamente autonomo, mostrando di sapere “manipolare” la terra, muovendola e manovrando lo zoom, e andando a scrivere a colpo sicuro gli indirizzi dei luoghi che conosceva. Questo significa che potremo usare subito il computer come uno strumento di lavoro.

Prima però ci siamo messi a scrivere gli alfabeti delle due lingue su un pezzo di carta, ciascuno la sua. Io ho così appreso che l’alfabeto ungherese ha 44 lettere e ci siamo divertiti a raggruppare le lettere ungheresi che corrispondevano, in qualche maniera, alle nostre. Ci rendiamo conto, seppur in questo modo elementare, che la distanza che ci separa è grande, non solo in senso geografico, e che quindi ci sarà molto da lavorare.

Cerchiamo tuttavia di affrontare il difficile percorso in modo divertente, oggi gli strumenti non mancano. Iniziamo con dei cruciverba che abbiamo trovato in un sito che si chiama baby-flash. Il sito è costruito mediante un massiccio uso di Flash – come vari altri del genere che ho visto – e questo è un aspetto che non mi piace per i problemi di accessibilità che può porre. Tuttavia è ricco di simpatici e, mi pare, utili giochi-esercizi.

Il cruciverba così fatto, con le definizioni costituite da disegni, è proprio quello che ci vuole a noi. Certo, quando Alice non conosce il vocabolo italiano il disegno non basta. Potrei dirglielo io, naturalmente, ma preferisco approfittare di questo ostacolo per imparare ad usare uno strumento utile, che è Google Translate. Alice ci mette pochi istanti ad utilizzarlo, capendo immediatamente come rovesciare l’ordine della traduzione quando serve. Quindi il compito diviene: riconoscere il vocabolo da scrivere con il disegno e, se non sa la parola, tentare di vedere la traduzione con Google Translate.

La cosa funziona e io posso limitarmi a interventi minimi. Abbiamo comunque deciso che quando Alice incontra un vocabolo nuovo, allora lo scrive su di un quaderno nelle due lingue, affiancandolo con un disegnino in miniatura per essere proprio sicuri che ci stiamo riferendo alla stessa cosa.

La cosa funziona, ma non sempre. Impariamo che Google Translate è sì uno strumento portentoso ma non perfetto. Infatti a volte ci propone una traduzione italiana del tutto sbagliata. Mentre fra me e me rifletto sui molteplici motivi che possono causare questi errori, Alice individua rapidamente uno di questi, spiegandomi che a causa della tastiera italiana che stiamo usando, lei è costretta ad approssimare le lettere ungheresi, variamente composte e accentate. Mi dà anche una dimostrazione di questa sua tesi, prendendo la versione in italiano di uno dei vocaboli che Google Translate aveva sbagliato, trovando che invece la traduzione contraria in ungherese era corretta, e verificando che quest’ultima, con le lettere correttamente accentate veniva invece tradotta correttamente in italiano. Molto bene, abbiamo preso le misure ad uno strumento tecnologico, che pur ci serve.

Quando i cruciverba sono finiti, Alice, che ha intravisto molti altri giochi, mi dice che vorrebbe provarne alcuni anche a casa sua. Io dico che, certo, li può fare anche a casa. Allora lei copia immediatamente l’indirizzo web in fondo alla pagina dove abbiamo scritto i vocaboli.

È molto interessante come lei abbia capito perfettamente che ciò che abbiamo utilizzato è disponibile da tutte le case. In altre parole lei ha una chiara percezione di uno spazio parallelo, il cyberspazio, che può essere accessibile ovunque. Tanti miei coetanei, in un caso simile, mi avrebbero magari chiesto se potevano avere il “programma” in qualche maniera. Altro fatto interessante è l’immediatezza con la quale è andata a copiarsi esattamente ciò che serve per raggiungere quella risorsa, fra le tante informazioni disponibili sul video, ossia le lettere http://www.baby-flash.com/home.html, e solo quelle, omettendo anche il prefisso http://.

Mi vengono in mente i tanti, tantissimi, anche troppi, discorsi che ho letto sul tema dei nativi digitali. I nativi digitali esistono, eccome, ed hanno effettivamente delle competenze aggiunte, che naturalmente non vanno assolutamente confuse con la conoscenza degli strumenti che stanno usando. Sono tuttavia competenze che non ha alcun senso relegare nel novero delle cattive abitudini ma che invece conviene mettere a frutto nell’esplorazione del mondo e nello studio.

Vediamo cosa ci succederà la prossima volta.

6 thoughts on “Una peregrinazione didattica imprevista

  1. romaguido says:

    Non ho specificato che la mia “allieva” è italiana ed è stata educata alle tecnologie, l’ultima moda, le feste nei locali, nonostante la posizione sociale dei genitori sembrerebbe non permetterlo. Credo che la “bambina” risenta dell’idiosincrasia che i i genitori provavano, ai loro tempi, per la scuola; così ora l mammma giustifica ogni inadempienza della figlia, che pare venga portata in giro nell’orario in cui dovrebbe svolgere i compiti a casa o nei giorni in cui dovrebbe presentarsi per la lezione. Difficile, in poco tempo, educare tutta la famiglia.

  2. Andreas says:

    @Romaguido
    Sì, Come sarebbe bello se, nel tempo libero, la smettesse di digitare chissà che cosa e chissà a quale scopo e incominciasse finalmente ad appassionarsi allo studio!. Ma credo che gli educatori dovrebbero tentare di mettere insieme le due cose: intercettare il loro interesse, intrufolarvisi e lì poi condurre e soprattutto suggerire. Ho saputo che Alice, se forzata a leggere una o due pagine, può dare in escandescenze. Ebbene quelle escandescenze non mi sono affatto nuove, mi rammentano le tante mie – pur perfettamente integrato e cresciuto in Italia – quando ero costretto a fare cose senza poterle effettivamente capire, cosa che stimo essere accaduta nell’80% del mio percorso scolastico. Trovo quindi naturale che ciò accada quando lo strumento linguistico è ridotto ai minimi termini.

    @Cristina Galizia
    Grazie, grazie per questo tesoro di preziose idee.

  3. Cristina Galizia says:

    Quest’anno a scuola ho avuto le tue stesse difficoltà, avendo avuto fin da settembre un ragazzo (15 anni) rumeno, arrivato in Italia solo una settimana prima. A scuola noi, però, non avevamo connessione, né lui l’aveva a casa. Ho così dovuto cancellare fin da subito la possibilità di ricorrere all’ausilio del computer.

    D’accordo con te che la cosa principale sia il LESSICO (cosa non ovvia, siti e grammatiche per stranieri partono con tanta di quella grammatica che neanche noi madrelingua conosciamo).
    Ti posso raccontare come ho fatto io, ripeto, senza pc: aula completamente ricoperta da cartellini colorati, col nome dell’oggetto (lavagna, cattedra, banco, diario…). Metodo semplice e rapido: con pochissimo imparano il lessico di un ambiente e lo relazionano col reale, nel quale cominciano a muoversi. Ovviamente disegni a go go (ho la fortuna di saperlo fare) e quindi disegni di tantissimi altri ambienti con relativo lessico. E non potendo usare Google Traslate, la traduzione la scriveva sotto lui e io facevo l’esercizio opposto: mentre lui imparava il lessico italiano, io imparavo, con strafalcioni, quello rumeno.
    Poi lo portavo in giro nell’ora buca (certo, non mi potevo allontanare più di tanto in un’ora, ma tu, a quanto ho capito, di tempo ne hai): a passeggio, provando una conversazione nel tragitto (magari prima un po’ di lessico di oggetti che trova lungo la strada): così le parole che sta imparando non rimangono un mero e noioso esercizio mnemonico, ma vengono legate in conversazione e senza quasi rendersene conto impara preposizioni, articoli e qualche verbo (a proposito, l’ungherese come il rumeno, ha le declinazioni? In questo caso articoli e preposizioni sono le cose più difficili da usare per questi ragazzi). I dialoghi sono importantissimi: legare il lessico a una situazione è fondamentale se si vuole che il ragazzo abbia una certa autonomia fin da subito e non molli e si deprima, chiudendosi in se stesso, non solo linguisticamente. Quindi andate spesso nello STESSO bar a prendere lo STESSO succo, facendoglielo ordinare, poi si passerà al caffé, alle patatine etc. La ripetitività e la metodicità aiutano. Tanti esercizi così, che costruiscono parallelamente una relazione umana, fondamentale.
    Poi tantissimi giochi, stile “campana”: puoi disegnare con un gessetto (o un rossetto come ho fatto io 🙂 ) per terra diversi tipi di risposta, dal VERO/FALSO (facendo due cerchi a terra) o vari tipi di verbi o tempi verbali (AVERE/ESSERE, PRESENTE/PASSATO) etc…Tu fai una certa domanda e lei salta nel cerchio della risposta giusta: divertentissimo quando le farai le domande a raffica! 😀
    La tua Alice mi sembra già abbastanza abile col pc e mi pare di capire che ha connessione da casa: bene, allora una normalissima chat aiuterà nella memorizzazione dei fonemi e nell’ortografia. A furia di leggere HAI MANGIATO? e AI GIARDINETTI interiorizzerà anche regole grammaticali. I tanti giochi on line, poi, non potranno che farle bene (se hai bisogno di segnalazioni di siti – ma non penso-, scrivi)

    Va da sé che più di tutto conta ovviamente la VOGLIA di restare in Italia, il desiderio di avere nuovi genitori, il desiderio di integrarsi: se questo non c’è, se si vive nel passato (cosa che mi pare non sia il vostro caso), nulla serve: il loro cuore e quindi la loro testa è nel paese di origine. E’ quello che è accaduto al mio ragazzo: dopo un quadrimestre e dopo che lo avevo portato ad essere sufficientemente autonomo e a seguire le lezioni del resto della classe in modo semplificato, la mamma, che non si è integrata minimamente, lo ha riportato in Romania, dove lui aveva lasciato controvoglia i suoi migliori amici….Ma i genitori di Alice sono italiani (e parlano italiano a casa) e Alice sa che resterà qui: la motivazione ce l’ha e le resterà.

    Insomma, largo spazio alla fantasia, Andreas, che a te non manca, e, grazie a Dio, non manca neanche ad Alice

    Se racconterai il seguito, seguirò con piacere
    Cristina

  4. romaguido says:

    Molto interessante.
    In questi giorni ho anch’io un’allieva di quella età che, a differenza di Alice, mi ha messa in crisi.
    Avevo pensato di ricercarle qualche sito che andasse bene per l’acquisizione o il consolidamento dei prerequisiti per la scuola media, ma, visto il poco tempo a disposizione, ho optato per la lezione frontale con esercitazioni e compiti a casa (che lei non ha mai fatti 😦 ).
    Domani sarà il nostro ultimo giorno di lezione; le suggerirò “i giochi” del tuo sito.
    Come sarebbe bello se, nel tempo libero, la smettesse di digitare chissà che cosa e chissà a quale scopo e incominciasse finalmente ad appassionarsi allo studio!

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