Questo post è stato scritto con software libero e energia solare

Qualche parola per spiegare come mai sono improvvisamente sparito dal blog, dopo averlo curato quotidinamente, anche più volte al giorno, specialmente durante gli ultimi tre o quattro mesi.

Negli ultimi anni ho esplorato la nuvola insieme ai miei studenti. È importante rendersi conto dei cambiamenti. Se ti cresce un’enormità accanto, non puoi far finta di niente. La nuvola è una realtà pervasiva e globale, planetaria. L’impatto su tutti gli aspetti della società è dirompente. E se ti capita di insegnare informatica, non ha senso ignorare la nuvola, occorre conoscerla.

Per conoscere qualcosa, studiare nei libri aiuta ma non basta. Bisogna di pari passo esplorare. Soprattutto quando l’oggetto di studio è qualcosa che ti sta esplodendo sotto gli occhi. Molti hanno scambiato la mia curiosità e l’entusiasmo con il quale ho condotto i miei studenti nella nuvola per entusiasmo per la nuvola. No, è entusiasmo per l’esplorazione.

Per esplorare ci vuole tempo e si corrono rischi. Ci si fanno idee precoci destinate a cambiare via via che l’esperienza si accumula. In questi ultimi anni ho provato la necessità di andare alla ventura, iscrivendomi un po’ a tutto quello che trovavo e intraprendendovi delle azioni concrete. Molto ignorando il tanto scritto e tanto detto perché in sostanza sono un animale sperimentale, giocherellone. Con le cose mi ci devo anche baloccare, sennò non imparo nulla.

Ora mi rendo conto che c’è un aspetto importante che deve essere approfondito. Lo chiamerei l’aspetto della consapevolezza di quello che si fa e che si è nel cyberspazio, e in ognuna delle sue nuvole quindi. Non è che fino ad ora non abbia lavorato su questo ma ora è necessario provare a mettere meglio a fuoco la faccenda. E come al solito non mi interessano le analisi più o meno sofisticate. Basta e avanza quello che pochi uomini visionari vedono e descrivono per primi. Si può fare tutti con quello. Le chiacchere successive servono solo ad alimentare il bulimico indotto accademico, e contorno.

Fino ad ora siamo andati alla ricerca del valore che può essere spremuto dal cyberspazio, e continueremo a farlo. Ora però cercheremo di divenire maggiormente consapevoli dei problmei e dei modi pratici per affrontarli adeguatamente – e non per evitarli!

Come dicevo all’inizio, ho interrotto la cura del blog e anche prossimamente ci starò poco dietro. Non si può fare tutto insieme. Ora sono impegnato a studiare e a sperimentare i modi per controllare più consapevolmente il discrimine fra il dentro e il fuori, fra il privato e il pubblico, senza limitare le proprie esperienze ma semplicemente attrezzandosi adeguatamente. I modi per rendersi conto dei limiti posti alla propria libertà dietro al furbesco paravento di una legalità di fatto volta alla protezione di interessi di parte, se non illeciti. I modi per percepire il nostro rinato status di autori e non più solo di consumatori. Status che comporta benefici ma anche problemi e prezzi.

Per fare questo ho dovuto fare alcuni passi indietro, rifacendomi a quell’impiego creativo e consapevole della macchina che è proprio dell’etica hacker, dove si cerca di conoscere gli strumenti che si stanno usando e di capire quello che sta succedendo, dopo ogni minima azione. Un mondo dove ogni singolo carattere battuto sulla tastiera ha un preciso significato che dipende da un preciso contesto, con precise conseguenze. Un mondo costruito pazientemente, un mattone dietro l’altro, ma dove non non si trascura alcun dono della serendipità.

La stella polare è la libertà individuale nel rispetto del contesto, umano e naturale. Per questo, per un certo tempo, i miei post e le mie email saranno seguite dalla seguente postilla:

Questo post è stato scritto con software libero e energia solare

8 thoughts on “Questo post è stato scritto con software libero e energia solare

  1. mariaserenapeterlin ha detto:

    Caro Andreas, anche la frase
    “il chiacchiericcio autoreferenziale disinnesca le potenzialità del web. Qualche sventagliata è proprio necessaria. Non cambia il conformismo, almeno così pare, ma per lo meno lo rende meno trionfante.” è stata incollata nel commento per caso.
    Mi scuso di nuovo; trattasi di una mia, per la verità polemica e un po’ innervosita considerazione che è nata da una lunga discussione su fB che non ho problemi a citare: si tratta di una lunga diatriba nata nel gruppo “Insegnanti” in cui si discuteva se sia giusto bocciare nella prima classe della scuola primaria, ossia impedire a un/a bambino/a di prima “elementare” di passare alla seconda; o se sia meglio… “fermarli” all’asilo. Ossia alla scuola d’infanzia (come si chiama oggi). Ovviamente con il post di Andreas, non c’è un collegamento diretto, ma mi è venuta in mente pensando a come si esterna diversamente il nostro pensiero (anche quello di insegnanti) quando si discute in un gruppo chiuso (che poi è una dilatazione della sala-docenti) rispetto a quando ci esponiamo in pubblico.
    Poi avevo pensato di non postare, per adesso, qui la frase, ma forse è stato meglio perché quello degli ambienti web che usano i social network , ma costituiscono gruppi riservati, è un argomento che probabilmente si lega alle questioni suscitate dal post. Del resto nei miei cassetti non ci sono carte segrete 🙂
    Perdonatemi, sto uscendo da un periodo faticoso.

  2. mariaserenapeterlin ha detto:

    Per conoscere qualcosa, studiare nei libri aiuta ma non basta. Bisogna di pari passo esplorare.
    Fino ad ora siamo andati alla ricerca del valore che può essere spremuto dal cyberspazio, e continueremo a farlo. Ora però cercheremo di divenire maggiormente consapevoli dei problemi e dei modi pratici per affrontarli adeguatamente – e non per evitarli!
    Ora sono impegnato a studiare e a sperimentare i modi per controllare più consapevolmente il discrimine fra il dentro e il fuori, fra il privato e il pubblico, senza limitare le proprie esperienze ma semplicemente attrezzandosi adeguatamente.
    I modi per rendersi conto dei limiti posti alla propria libertà dietro al furbesco paravento di una legalità di fatto volta alla protezione di interessi di parte, se non illeciti. . I modi per percepire il nostro rinato status di autori e non più solo di consumatori. Status che comporta benefici ma anche problemi e prezzi.
    il chiacchiericcio autoreferenziale disinnesca le potenzialità del web. Qualche sventagliata è proprio necessaria. Non cambia il conformismo, almeno così pare, ma per lo meno lo rende meno trionfante.

    Caro Andreas, inizio questo commento come avrei iniziato/come di solito inizierei una lettera personale. Ecco uno dei punti: nel web c’è spazio per ciò che è privato? In realtà la mia domanda non è particolarmente intelligente: il web non è privato in sé; se cerco una dimensione personale-privata dovrò usare il contatto personale, dovrò cercare la persona, dovrò/vorrò dire: ci vediamo? ti vengo a trovare?
    In realtà (e chiedo venia in anticipo per il mio solito andare fuori argomento) per noi umani è difficile scegliere tra la tentazione della intimità e quella dell’esibizione.
    Per intimità intendo in questo caso, ovviamente, la ricerca che un’anima che ascolta fa di un’anima che parla; e trasmette sensazioni oltre che ragionati pensieri. E per anima intendo ciò che di più interiore e distillato (ossia riflettuto, elaborato, autointerrogante ecc) riesco a immaginare negli umani.
    Allora: sospesi tra intimità e esibizione (posto che la mia ipotesi possa essere condivisa) cosa si sceglie? Il rischio di esibire se stessi e di esporlo alla manipolazione (in tutti i sensi) oppure la mistificazione esibita ad usum del contatto?
    Ecco, io sto scrivendo senza filtri, ma pensando che quello che ho letto nel tuo post, ed anche il commento della prima viandante siano altrettanto senza filtri. (Il commento della seconda fa riferimento a situazioni già formalizzate in un ambiente net, per cui, Antonella mi perdonerà, non lo cito solo perché di ordine e natura diversa e mi porterebbe lontano, e non perché non sia divertente).
    Dunque Caro Andreas, mi sono fermata pensare molto sul tuo scritto e ti scrivo quello che man mano ho pensato (non tutto, non vorrei dilagare troppo); ad esempio la tua frase “Per conoscere qualcosa, studiare nei libri aiuta ma non basta.” L’affermazione mi ha fatto prima sussultare un po’ 🙂 e poi felicemente o serendipinticamente ho pensato al solito Cristoforo Colombo che dai libri aveva dedotto , che nei suoi studi aveva ipotizzato, ma solo con l’esplorazione aveva trovato ed aveva raggiunto ciò che non esisteva né nelle ipotesi né nelle deduzioni.
    Un’altra tua frase che mi ha trattenuto a lungo è stata: “Ora sono impegnato a studiare e a sperimentare i modi per controllare più consapevolmente il discrimine fra il dentro e il fuori, fra il privato e il pubblico, senza limitare le proprie esperienze ma semplicemente attrezzandosi adeguatamente.”
    Su questa sono ferma a pensare. Il tema del “discrimine fra il dentro e il fuori” non riesco a considerarlo qualcosa cui si possa con una battutina o semplificandolo. Il tema è, direi, quasi leopardiano (se mi permetti una divagazione tutta mia, tutta legata al Canto Notturno del titanico Giacomo:
    Mille cose sai tu, mille discopri,
    Che son celate al semplice pastore.
    Forse s’avess’io l’ale
    Da volar su le nubi,
    E noverar le stelle ad una ad una,
    O come il tuono errar di giogo in giogo,
    Più felice sarei, dolce mia greggia,
    Più felice sarei, candida luna.

    Forse uscendo da proprio dentro e inoltrandosi nel fuori è possibile conoscere, esplorare, trovare? Forse, appunto.

    Ma chiudendo la divagazione aggiungo solo che condivido lo spirito di questa tua ricerca e la riflessione che se ne genera. Sappiamo tutti che non siamo nati formiche operaie; siamo nati liberi. Cosa ci spinge, dunque, ad varcare il discrimine che ci riporta verso uno schema costruito, verso un ambiente che ci detta regole e ci dice quali singoli tasti digitare?
    A volte, in ambiente social network si ha l’impressione che il limite si varchi con spensierata levità oppure con ragionata vanità e per accumulare granelli (commenti, piacimenti, emoticon) da consegnare con zelo a una formica regina. Ma questa è una semplificazione ormai datata e banale, la tensione verso l’altro merita un’attenzione più impegnativa.
    Un caro saluto
    Mariaserena

  3. Andreas ha detto:

    si sente il calore allucinatorio dell’estate in questa immagine
    di un(a) viandante incontrato per caso che ti propone una prospettiva affascinante
    perché diversa dalla tua ma della stessa cosa o di una cosa assai simile
    stare in ognuno di questi luoghi è faticoso
    se questo errare è ricerca di senso
    sono veri e propri luoghi e andare dall’uno all’altro è un ondeggiare la cui meta è la cresta dell’onda
    e non solo questo vorremmo che fosse
    ma cresta origine forma pressione livelli deformazioni sono visibili come linee e punti
    che vorremmo interpolare nell’immagine che cerchiamo
    grazie
    @tommasina_squadrito

    @M. Antonella
    grazie anche a te
    viandante già incontrata
    credo che tu abbia colto nel segno
    in fondo il ricercatore è colui che non è mai diventato adulto
    il bambino pare che dimentichi il balocco di ieri
    tutto preso da quello di oggi
    ma li ama sempre tutti
    se ci ha potuto giocare davvero
    e vedrai che un giorno riprenderà anche il balocco di ieri

    se avessi soffocato le offerte della serendipità sarei ora adulto

    e vorrei coltivare la capacità di vedere accettare e propagare l’offerta di abbondanza
    sfuggendo ai briganti costruttori di scarsità

    e mi pare di dissetarmi alla medesima sorgente
    usando delle idee liberamente diffuse dalla software-sfera
    come dell’energia liberamente diffusa dal sole

    di questi balocchi dirò via via

    e grazie viandanti

  4. M. Antonella ha detto:

    Ciao, Andreas!
    bentornato tra noi mortali!
    Mi verrebbe da dirti un po’ provocatoriamente: “Finalmente sei sceso dalle Nuvole!
    (dove probabilmente ti sarai beato in filosofici simposi insieme a Socrate e a Platone… 😉
    Ho cercato di seguire, (anche se non assiduamente soprattutto verso la fine dell’anno
    scolastico, momento nevralgico per noi insegnanti), il tuo Daily, perché ci trovo sempre cose interessanti,
    anche quando non condivido pienamente le tue prese di posizione.
    E comunque ti scrivo per informarti che oltre al tuo blog ci è mancato Andreas nella ScheF…
    Che succede???
    Il giocattolo non ti interessa più???
    Sono stata tentata di mettere te nel manifesto Wanted della newsletter di giugno…
    poi ho optato per Pino Monopoli, che è un altro illustre “desaparecido” del nw.

    Concludendo questo post un po’ sconclusionato a causa del caldo (35° all’ombra),
    ti confessp che sentir parlare un scienziato informatico come te di serendipità
    è molto rassicurante! C’è ancora speranza per l’humanità!! 😉

    M. Antonella
    __________________________________________________
    Una domanda: hai inventato un computer che va ad energia solare?
    Mi interesserebbe…

  5. tommasina squadrito ha detto:

    salve_ non sono una studentessa e non ricordo più da che parte ho incontrato questo blog_ ne ho uno in cui ci sono poche cose e dove non inserisco tutto quello che mi interessa_ ho un account you tube con pochi video_ uno facebook più casuale che altro predisposto da un amico per inserire la documentazione di una performance_ persino myspace_ anche twitter ma tutto questo va seguito e spesso non vorrei farlo perché stare in ognuno di questi luoghi è faticoso_ sono veri e propri luoghi e andare dall’uno all’altro è un ondeggiare la cui meta è la cresta dell’onda_ ma cresta origine forma pressione livelli deformazioni sono visibili come linee e punti_ quello che è scritto in questo post mi piace_ lo cerco anch’io_ e spero di poterlo fare con iamarf_ anche se non sono un’informatica e le mie pratiche sono da verificare azione per azione_ tommasina squadrito

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