Come propongo di usare Twitter in #linf12 – IV

Nelle edizioni precedenti di percorsi IUL simili a questo – Editing Multimediale, che seguirete al III anno – avevamo fatto un sacco di riunioni online, di “sincroni” per dirla in orrido didattichese. Proprio da qui prendo le mosse in questo breve post, ovvero dal lessico fuorviante. Perché il lessico del didattichese rivela facilmente una mentalità strumento-centrica. Non solo il didattichese, spesso anche l’accademichese, l’aziendalese eccetera. E invece il paradigma non va nemmeno “spostato”, va proprio rovesciato. Bisogna ripartire dall’uomo, che alla fine della fiera al centro non ce lo troviamo mai. L’uomo che riflette, che si esprime, che comunica, che crea comunità, comunità di pratica, che costruisce il mondo. Che genera senso, poco importa se parlando, scrivendo, scrivendo breve o lungo, dipingendo, poetando o cantando; importa l’anelito genuino a facilitare la generazione di senso condiviso.

Vale più una comunità viva in Twitter o un’arida esposizione “sincrona”?

È un po’ anche questa una delle domande che mi sto ponendo nell’attuale percorso, nella continua ricerca del miglioramento. Attenzione, non voglio dicotomizzare la questione: sincrono-asincrono. Orrore, non è questo il punto.

In tutte quelle riunioni online ci divertimmo molto, senza dubbio. Ma ho sempre avuto il dubbio che fossero anche estremamente dispendiose: quanto “prodotto utile” è stato effettivamente spremuto, a fronte del tempo speso e delle ansie “da diretta”?

A dirla tutta, le comunicazioni sincrone soffrono ancora troppo per le carenze infrastrutturali. L’Italia è molto indietro negli investimenti in banda larga. Come dire, al governo fino ad ora ha importato poco che i cittadini italiani fossero anche cittadini digitali. Ecco il numero di abbonamenti in banda larga per centinaio di abitanti, aggiornato a dicembre 2011 (OECD):

Grafico OECD dal quale si vede come L'italia si trovi in coda per abbonamenti in banda larga ogni 100 abitanti: Prima Svizzera con 40 abbonamenti, Italia 24-esima con 22, media OECD  su 34 paesi 26 abbonamenti.
Grafico OECD dal quale si vede come L’italia si trovi in coda per abbonamenti in banda larga ogni 100 abitanti: Prima Svizzera con 40 abbonamenti, Italia 24-esima con 22, media OECD su 34 paesi 26 abbonamenti.

È sempre dura fare le nozze coi fichi secchi. Ed è sempre bene domandarsi se per il momento non si possa fare meglio in altri modi, più economici, meno appariscenti. E magari provarci.

In una sessione online con persone disperse in tutto il territorio nazionale, che si trovano nelle condizioni più disparate, si soffrono tempi morti che specialmente le prime volte possono monopolizzare il tempo utile: – Mi sentite? – Ci sono? – C’è nessuno? – Madonna che ronzii – Non capisco nulla, ho un’eco terribile! – Aspetta ricomincio… – Fatemi uscire e ritorno subito, aspettatemi – Troppo piano… – Troppo forte… – Come faccio il setting dell’audio? – Spengi la condivisione video, si blocca tutto! – Non ho capito quasi nulla, esco… – Mi si è spento tutto…

Onestamente talvolta è un tormento. Alla fine, specie ripetendo ci si fa, ma sempre con molto spreco.

Certo, se si gioca al ribasso allora funziona meglio: il docente fa lezione e tutti ascoltano. Ma un professore che parla per un’ora in un francobollo può avere effetti narcolettici devastanti, specialmente dopo cena.

Il problema della carenza infrastrutturale genera anche un effetto di digital divide. Molto spesso nelle classi capita che qualcuno si trovi in una condizione svantaggiata, magari straordinaria per altri versi ma tecnologicamente svantaggiata. Le sessioni online praticamente tagliano fuori queste persone. Un difetto inaccettabile.

Mi ha sempre colpito invece la ricchezza dei dialoghi che si intrecciano caoticamente nella chat che correda i sistemi di conferenza online. Avendone gestite un discreto numero, mi sono reso conto che si tende a sviluppare un sensibilità particolare per la chat. All’inizio è faticoso ascoltare e allo stesso tempo seguire la chat, magari partecipando. Oppure parlare con un occhio sulla chat, accettando la possibilità di deviare al volo dal filo del discorso in base agli stimoli ricevuti. Un buon esercizio per migliorare le proprie capacità multitasking!

Proprio pensando alla ricchezza delle chat che si sviluppano nei “sincroni” mi è venuto in mente di utilizzare Twitter come alternativa. Sì, non è la stessa cosa, ma offre delle compensazioni interessanti. È uno strumento leggero, quindi buona accessibilità da condizioni svantaggiate, grande varietà di canali di accesso, praticamente tutto dal cellulare di base in su, fruizione temporale liquida: posso twittare in treno, nel bus, in sala d’aspetto…

Beninteso, se volete possiamo organizzare delle sessioni online. Ma il laboratorio informatico avrà il suo seguito naturale nel percorso di editing multimediale, al terzo anno, dove sarà naturale approfondire gli strumenti di conferenza online, e lo faremo con strumenti specifici disponibili in rete. Anzi, faremo i conduttori a turno, in modo che impariate a far vivere una sessione, oltre che ad affrontare un minimo i vari problemi tecnici che si presentano in tali circostanze.

Qui, se siamo bravi a usare Twitter + blog + feed + scrittura-condivisa (ci arriviamo), forse facciamo più e meglio.

Ma ditemi voi.

20 thoughts on “Come propongo di usare Twitter in #linf12 – IV

  1. Pingback: esperienze77
  2. Francesco Mastriani (@framastriani) says:

    Prof ho letto ora il suo post sull’uso di twitter … sto cercando di tuffarmi in questi vari modi di stare allacciati cercando di cominciare a orientarmi …
    oggi ho scoperto che twitter ti dà la possibilità di mandare in tempo reali messaggini alle persone che si seguono … 🙂 diciamo che anche se sono appena entrato in questo sistema di reti intrecciate e sono ancora vicino alla soglia della porta di entrat/uscita è molto affascinante … 🙂
    in effetti il non potere usufruire della banda larga lungo tutto il territorio della penisola è penalizzante oltre al non poter esserci ovunque la rete wireless libera … che potrebbe ancora di più velocizzare le comunicazioni e l’interazione .

  3. sandradov says:

    I problemi tecnici del sincro li abbiamo verificati con altre lezioni. Non dipende dai prof e noi non possiamo farci niente. Qui c’è un altro linguaggio da imparare che è talmente connesso con la materia, che non si capisce più dov’è il confine tra fine e mezzo… Mi piace! Faticoso, più che altro per i tempi e gli impegni che si accavallano. Però mi piace, e, come tutto quello che si impara facendo (una di noi lo ha messo come sottotitolo del blog) saranno sicuramente degli insegnamenti difficili da dimenticare.

  4. Roberta says:

    @Laura3 ma guarda che qualcuno qualche giorno fa mi ha parlato della pedagogia della lumaca. Non credo sia un problema.Io mi faccio sempre prendere dall’ansia di stare dietro a tutto..voglio fare tutto e subito ed è la prima volta in vita mia che non ce la faccio. Così ci sto mettendo l’anima per cambiare!Pensa che se non mi fossi imbarcata in questa avventura…avre utlizzato in maniera diversa il mio tempo…non avrei scoperto questo mondo.Come i pezzi di un puzzle tutto poi si incatrerà alla perfezione:abbiate fede che qualcosa germoglierà è stato uno dei primi post del prof.

  5. laural3 says:

    @prof
    lei così mi fa sentire in colpa, io nn sto twittando molto e me ne scuso, devo ancora prenderci confidenza, ma lei deve aver pazienza, l’elasticità mentale che lei Claude e altri avete acquisto è vastissima, io cerco e voglio starvi dietro e nn mollerò stia sicuro, perchè lo squarcio “montaliano” che ci avete fatto intravedere è grande e io, e da quello che leggo, anche tutte le altre colleghe non ci accontentiamo delle briciole, Sull’esperienza del sincrono sono d’accordo, c’è l’utilità che si possono risentire le lezioni quando si vuole, ma questo dà anche una scusa a chi si crea sempre 1000 cose da fare (vedi la sottoscritta) a pensare che può risentirle con calma, perdendosi il meglio delle lezioni, cioè il famoso “sapere collaborativo” che ci ha insegnato ad apprezzare.
    Il sistema che lei ha usato invece ha permesso a tutti noi di conoscerci anche se virtualmente, abbiamo cominciato a condividere esperienze, materiali, Lisa sul blog di Errica scrive
    …. ogni mattina mi alzo con la curiosità bambina di andare ad aprire il pc e scoprire nuovi messaggi da compagni tanto lontani eppure così vicini; è come se ogni mattina fosse Natale e scoprissi qualche nuovo regalo sotto l’albero.
    mi ha fatto sorridere perchè … quanto è vero! e questo credo per un insegnante sia un grande successo, risvegliare la “curiositas” (scusate i latinismi, ma sono un po’ vetusta come sapete!) quella voglia di mettersi in gioco, di provare, di riuscire… scusi prof… ma che vuole di più?
    Lei faccia quello che vuole, ha conquistato la ns fiducia..nn si scrollerà tanto facilmente @#linf12

  6. Flavia says:

    @Lisa: innanzitutto grazie, io vorrei però seguire i twitt indirizzati al nostro gruppo, non so se mi sono spiegata altrimenti il telefono cinguetta troppo 🙂
    @ Roberta: non devi contattare il tuo gestore telefonico, ma vai sul tuo profilo twitter nel pc , clicca sulla rotellina in alto a dx, impostazioni, cellulare e … poi tutto diventerà immediato, io ho fatto così^

  7. Lisa says:

    @Flavia: se non ho capito male, tu dovresti seguire tutti noi individualmente x twittare con noi…quello che noi mettiamo@#linf12 è un codice per far capire a chi segue i twit che è rivolto alla nostra cerchia (niente toglie che lo possano leggere ma magari non sono interessati) Infatti io lo ocmpongo quando può essere interessante o rivolto all’intero gruppo (come la buonanotte piuttosto che un pensiero o un’informazione)…almeno così ho capito e riporto;)

  8. Roberta says:

    @ Flavia.Anche a casa mia l’atmosfera è quella! Non sono ancora riuscita ( per mancanza di tempo, non di energia) a contattare il mio gestore telefonico per provare a twittare dal cell …conto di farlo tra qualche giorno così intanto approfitto del problema di Flavia e della consulenza del prof perchè sicuramente anche a me accadrà la stessa cosa!!! @Prof : il mio cellulare è vecchio ,ma io devo fare l’accesso a internet per twitter?

  9. Flavia says:

    Premetto che non conoscevo twitter, l’ho scoperto con lei prof e con tutti i miei colleghi di corso, pensi un po’ le mie figlie mi danno della pazza (bonariamente), mi hanno detto se non è ora di smettere di fare l’innovativa” 🙂
    Personalmente mi dispiacerebbe lasciare questa crociera a metà, ora che ci siamo imbarcati il viaggio è molto bello e ricco, pieno di mille baie dove soffermarsi a pensare, a fare, pronti per ripartire quando uno ne ha desiderio.
    Non mi dica che con l’esame finirà tutto questo!
    vorrei ora sottoporre a chiunque un problema che non riesco a risolvere: il telefonino ora funziona a meraviglia, twitto, twitto…
    però non sono riuscita a impostare #linf12 , mi spiego meglio: seguendo le indicazioni ho mandato un messaggio SEGUI @iamarf e così posso leggere e ricevere tutti i suoi twitt, volevo però anche fare SEGUI #linf12, ma il sistema mi risponde che non l’ha trovato. ho cambiato anche la grafia SEGUI @#linf12, SEGUI @linf12…. niente da fare!
    Cosa sbaglio?
    Grazie

  10. Claude Almansi says:

    Premetto: le aule virtuali per comunicazione audio/video sincrona mi fanno venire l’angoscia respiratoria. Poi posso anche razionalizzarla, indicando pressappoco gli stessi motivi descritti da Andreas nel post. E ci partecipo anche: di solito, però, squattando la chat scritta per prendervi appunti dai quali trarre un verbale. Perché ué, queste applicazioni – WiziQ ad es. – consentono anche di registrare la seduta per futura consultazione, ma chi è che va a riascoltarsela tutta, per un’ora o a volte più, con i “Ci sei?” “Non mi parte il video.” “Non ti sentiamo” ecc.?

    Eppure ci avevo creduto tanto negli anni 90, quando ne traducevo descrizioni per un progetto svizzero di formazione con le “ICT”: sembravano stupende. E in effetti, la mia prima esperienza, nel 2005 mi pare, lo è stata: eravamo in oltre 400 da tutto il mondo, radunati per informarci e discutere di accessibilità alle cose digitali per le persone con disabilità. Chat scritta vivacissima e seguita accuratamente dai gestori dell’incontro. Ordine del giorno chiaro, con, per l’orale, momenti di presentazione seguiti da tempi di discussione (dove il software ti indicava l’ordine delle richieste di parola). Materiali presentati (slide ecc) già condivisi prima dell’incontro. Magnifico.

    Invece la 2a volta è andata in boia per un minimo errore. Era una presentazione dei wiki wikispaces.com. Dopo averne benissimo illustrato il funzionamento, la presentatrice ci ha detto di andare a provare su una pagina che aveva preparato, poi di tornare a riferire le nostre impressioni. Chi tra noi conosceva già quei wiki abbiamo creato pagine separate, però centinaia di altri si sono buttati sulla modifica della pagina indicata, creandovi un caos totale, poi tornando nella chat dell’aula virtuale a protestare, sommergendovi i messaggi ripetuti della presentatrice che ci chiedeva di lasciar perdere per ora e provare dopo. Persino quando lei ha finalmente messo il messaggio sulla lavagna bianca, non è servita. Era come stare in mezzo a una mandria impazzita in un western di serie B.

    Detto ciò, siamo in meno e se gli altri vogliono provarci, sormonterò l’angoscia respiratoria 😀

    Però:

    @Lisa: possiamo anche esplorare le aule virtuali da soli: sono come le altre applicazioni web già presentate: ti fai un login, leggi la documentazione, ci provi con 2-3 altri, osservate, poi ne discutete sui vostri blog. <a href="http://www.wiziq.com/"WiZiq ha un’offerta gratuita e una buona documentazione, però mi pare, solo in inglese. Una volta fatto il login, potete anche consultare le registrazioni delle sedute del corso IUL Editing Multimediale 2011, linkate in wiziq.com/iamarf.
    Poi ci sono gli “hangout” o “videoritrovi” di Google +: limitati a 9 persone per la comunicazione video, ma con possibilità di trasmetterli in diretta su YouTube, dove i commenti possono essere impostati su “In tempo reale”, creando una chat scritta. Per gli hangout, le istruzioni sono anche in italiano: Hangout: Guida di Google+.

    @sabribod: le lezioni generiche su applicazioni date, come twitter, ci sono già a bizzeffe online, anche video tutorial, anche in italiano. Ciò non ci impedisce di incasinarci lo stesso, verissimo: ho una lunga e vasta esperienza in merito 😀
    Però quando ci incasiniamo, ci incasiniamo in modo personalizzato. Quindi più della lezione online, ci serve un dialogo 1×1, in tempo reale ma anche asincrono, addirittura via il vecchio e-mail. L’importante è notare cosa facciamo prima dell’incasinamento – anche con catture di schermo che sono più veloci – per poterlo condividere con chi ci aiuta.

  11. Mariantonietta says:

    Prof.,personalmente non avevo mai avuto l’esperienza di incontri sincroni. Le confesso che inizialmente questo “tipo” di interazione/confronto mi ha creato qualche “fastidio” e anche qualche dubbio cocente. Ma ero stata io a scegliere l’Università Telematica, sono stata io ad accettarne le possibili conseguenze (positive e negative). Dopo un pò ho capito l’ingranaggio…accettandolo e vivendolo. Chiaramente la sua analisi parte dall’esperienza ricca che lei ha vissuto fino a ora. Come capita a me nell’attività didattica, credo anche a lei, noi siamo soggetti a continue “verifiche” del nostro modo di progettare e mettere nel piatto l’offerta formativa. Ciò che non ha funzionato prima (tempi, modalità, strategie…) va sempre rivisto e corretto. Mi spiego: non ho mai guardato le mie “esigenze” di comodo, ho sempre cercato di adattare l’iter all’utenza, al capitale umano che mi trovo in aula. Soggetti diversi, a volte problematici, intuitivi ma ribelli, amanti degli schemi logici e mentali, menti fresche già stanche del sistema scuola..di tutto e di più. Capire dove e quando cambiare rotta, è sempre possibile. Certo, constato anche io, la stanchezza o il metodo non più in linea con i tempi e le menti di oggi, constato colleghi stanchi, direi io “superati…che fanno sempre le stesse cose nello stesso modo. Ma arrivati li, procedo verso un’altra direzione e dico a me stessa “meno male che io non sono fatta così”…ciò non significa che il mio modus operandi è quello “universalmente” giusto, non significa che la “verità” sta solo su ciò che io dico e faccio…sicuramente anche chi opera in “maniera stanca” criticherà anche me!!! Ma io, nel mio “fare” trovo imput e stimoli…per andare sempre avanti, per riprovare…ma con gusto e il piacere di mettere le mani in pasta.
    Come si può insegnare qualcosa se poi non credo a ciò che dico e faccio? Se non riesco a trasmettere la mia “ansia” del capire e conoscere? Come potranno vedermi i miei alunni? Da un insegnante “stanco” trarranno stanchezza…sicuramente.
    Forse mi sono dilungata un po’.
    Sul discorso della “banda larga” ha centrato l’obiettivo e sappia, che lei vive sicuramente in una zona più avantaggiata della mia, io abito in Sicilia…qui le cose hanno tempi molto piu’ “diluiti” ..arriviamo…ma sempre dopo!
    Per quanto concerne la domanda sulla possibile organizzazione on line, Le rispondo che la cosa mi entusiasma e non poco…ma rimango frenata dalla sua frase “.. il laboratorio informatico avrà il suo seguito naturale nel percorso di editing multimediale al terzo anno”, cioè forse dobbiamo un pò tutti consolidare e appropriarci (in modo lento e graduale ) di Twitter,feed, blog,…e poi Prof.non dimentichi le marmellate e tutto ciò che sta dietro alle marmellate!!!la svolta , che lei ha operato nelle nostre “piccole” menti…nel farci vedere cose che prima non avevamo mai voluto vedere con i nostri stessi occhi.
    Mi scuso,ho detto tutto quello che vivo e penso…ora mi sento bene. Sono me stessa. Grazie sempre per la disponibilità.

  12. lisia says:

    Salve prof. ho letto il suo articolo dal quale traspare chiaramente il contenuto della sua “valigia” culturale.Come docente la sua preoccupazione e sensibilità verso gli eventuali svantaggiati dal punto di vista tecnologico, (io mi sento un po’ così…) rivela la sensibilità verso un reale processo di educazione, quello che lei ogni giorno , in ogni post, è proteso a fare con i suoi studenti, educare inteso come condurre…condurre fuori dall’isolamento informatico in cui per un motivo o per un altro possiamo venire a trovarci.L’attività che ha prospettato di realizzare nel 3° anno di corso mi sembra fantascienza ma leggendola ho imparato che di fronte al nuovo siamo tutti un po’ “nudi” e cerchiamo di coprirci con frasi tipo…..sono un po’ lenta.. non ho capito…questo lavoro non è per me, ecc…Lei prof, in questi mesi, ci ha restituito la voglia di misurarci con il nuovo..e non mi sembra poco, davvero non mi sembra poco…..

  13. sabribod says:

    Curiosa sono curiosa …. Direi che si può provare, al limite se vediamo che qualcuno, e sto pensando alla sottoscritta, si incasina con Twitter od altro possiamo sempre fare qualche lezione on line! Vero? 😉

  14. Roberta says:

    Salve prof. la proposta mi sembra attiva,innovativa e chi più ne ha più ne metta se…
    abbiamo ancora tempo per ragionare e consolidarci su twitter, feed, blog & company!

  15. Lisa says:

    Che fa ci lascia a metà strada? Ci ha insegnato a fidarci e proprio ora che abbiamo iniziato a divertirci non può smettere di indicarci nuovi modi. Io dire di continuare a sperimentare, sa quanti percorsi “tradizionali avremo” modo di continuare a vivere… 😉

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