Parola #ltis13

Locandina del connectivist Massive Open Online Course: Laboratorio di Tecnologie Internet per la Scuola - #LTIS13

Scrive Cristina (@criszac68 #14):


E si è attivato quello che diceva M.Antonella
[@map85 #13] cioè si è messa in moto la comunicazione tra noi “discenti”, c’è stato un conoscerci attraverso i contenuti espressi e questo per chi è completamente nuovo – come me – a questo linguaggio, è stato parecchio significativo. Nel senso che mi ha permesso di percepire tutta la sensibilità, la passione, la profondità delle persone con cui ho intessuto rapporti, che per quanto virtuali, si danno appunto tra persone, e l’umanità non può essere offuscata da una macchina.

[il grassetto è mio]

Umanità. Sensibilità, passione, profondità comunicate attraverso una macchina, che quindi non offusca.

Vero, non offusca, perché mero substrato. Può sembrare un paradosso ma noi qui nell’incitare all’uso della macchina ne vogliamo al tempo stesso sminuire il ruolo. Non offusca perché la forza è nella parola, che è antica. La macchina ci consente di azzerare spazi e tempi, magicamente ma meramente. È la parola che è potente, scritta, ritmata o rimata.

La carta stampata non è diversa dalla macchina: mirabile substrato che ha consentito la diffusione di massa della parola. La sintonia e il trasporto per l’altro, conosciuto qui solo attraverso alla macchina, è poi così diverso da quello che avete certamente provato per qualche autore del passato, irraggiungibile nella profondità del tempo? Chi non ha provato affetto profondo e senso di fratellanza per un autore magari vissuto secoli prima? È la sua parola che ci rapisce, il libro ce l’ha magistralmente ma banalmente portata a casa.

La parola è preziosa e proprio per questo va incorniciata con adeguati silenzi e soprattutto va rispettata.

Penso che viviamo in un’epoca che inventa continuamente nuove parole per evitare la fatica di trovare significati.

Questo pensiero ce l’ha regalato Francesco a proposito Dei criteri per dirlo. Vero è che poi sottotitola

le parole sono importanti ma non bastano

ma si riferisce a parole abusate, diluite, acronimi cafoni, come insegne abbaglianti di locali nati ieri sull’onda della moda, senza nessun passato.

Noi non vogliamo che i banali ma portentosi miracoli della tecnologia vadano sprecati, o peggio volti a bassi fini. Noi li vogliamo usare all’antica: li vogliamo descrivere con le nostre parole, li vogliamo sperimentare con le nostre mani, ci vogliamo riflettere con la nostra testa; noi vogliamo scoprire cosa ci possiamo fare, vogliamo inventare cosa ci potremmo fare perché vogliamo farci molto.

57 thoughts on “Parola #ltis13

  1. nadiamoretti says:

    Non mi dilungo in molte parole.
    Ne avete già dette voi a sufficienza.
    Bellissime.
    La magia di questo per-corso risiede nel fatto che ci si sente davvero dentro ad un villaggio e ci si dispiace quando non si può partecipare attivamente alla vita quotidiana di questa brulicante comunità.
    Grazie a tutti.
    Vedo di rimettermi in pari con il lavoro, perché qui in “montagna” ho avuto un po’ da fare e mi sono un po’ isolata… ma recupero, eh… ce la devo fare! 😉

  2. Gianni says:

    Rientro in questo post dopo alcuni giorni
    Mi viene voglia di continuare. leggendo altri commenti dopo il mio e rispondo in particolare a Claude#15, criszac68#31 e Laura# (oltre che a me stesso…)
    Se è giusto dire che nn si deve buttare niente, neanche della didattica tradizionale/erogativa e se è altrettanto giusto definire le nuove metodologie nn più “focused” ma “enhanched” dalle Tecnologie, allora occorre essere più prudenti nel “consigliarne” l’uso
    Sperimentare è già un buon modo per acquisire conoscenza, ma “semplificare” a volte può risultare riduttivo.
    Ricordo una frase che denotava un “errore “ideologico” degli anni ’80, quando ci mobilitavamo per un un uso “antistituzionale” delle istituzioni
    Era un ossimoro
    Le Istituzioni, come le licenze d’uso, sviluppano attività e percorsi destinati al raggiungimento del fine per cui son state originati (senza voler dare giudizi di merito)
    Tali sono anche quelli di Internet, che nascono per “controllare”, spiare e rendicontare attività di terzi perlopiù giocando sull’iconsapevolezza dei tanti meccanismi, più o meno subdoli, che si nascondo dietro e che NON sono comprensibili alla stragrande maggioranza degli utenti
    Le rotative erano (e sono) strumenti che rendevano posssibile la diffusione di un pensiero dominante
    Nn vi è molta differenza di comportamento con altri Media più attuali, che si chiamino Radio o Tv, che hanno obiettivi più specificatamente economici, magari di profitto
    Essi funzionano bene quando la Globalizzazione nn subisce rallentamenti dovuti a cause contingenti (ad es la riduzione dei consumi dovuta a crisi economiche), ma spesso e volentieri ne sono loro stessi anche la causa determinante, in base a meccanismi di marketing eticamente condannabile
    La Rete deroga “apparentemente” a questi presupposti
    Come giustamente diceva Claude, ogni sviluppatore di SW nn fa di mestiere il benefattore, come nn lo fa la Monsanto con i suoi brevetti, affamando centinaia di milioni di individui, ma ricava profitto, direttamente o meno, fra costi per licenze d’uso o redemption su prodotti editati con applicativi opensource (ben diversi dai freeware)
    Le mie parole nn sono presupponenti
    Io “invito” semplicemente a nn banalizzare e a nn creare nuovi “simulacri”, che con i poteri attribuiti dalle tecnologie, son ben più potenti di altri Media quando improntiamo su essi ogni nostra attività
    Diversificare è meglio che omologare
    E spengere, anche un Pc, magari per passeggiare in un prato con fiori veri da poter annusare, alberi cortecciosi da poter incidere, sassi dotati di massa e peso da poter gettare in stagni rumorosi…..forse nn fa male, neanche a quei bimbi (che nn sono nativi digitali, ma “destinati”) che conoscono le più le scorciatoie da tastiera che quelle nel bosco
    Beh….qualcuno mi darà di “antico”, ma nn importa
    So che apprendo ed imparo, viaggio, risiedo e conosco solo se nn classifico, se lascio aperta ogni porta, se nn giudico, se ascolto
    E cerco di farlo anche verso le critiche

  3. sandramtt says:

    Non mollare. Vivo nella periferia del villaggio e mi chiedo continuamente qual é la mia distanza dalle tecnologie che il prof. Andreas ci propone. Mi sono accorta che non si puó guidare una ferrari come fosse una bicicletta, bisogna comprendere le nuove modalitá di lettura, i linguaggi, la grammatica.
    Anzi me ne sono “inventata” una “La grammatica della fantasia” per affrontare i numeri proibitivi dei blog. Nulla di nuovo, anche i Greci e i grandi della letteratura se ne servivano per affrontare l’immenso. Ancora nomi di fantasia abitano il cielo e le galassie dello spazio siderale per orientare gli uomini, ma non gli analfabeti che sono destinati a deturpare il mondo di internet in modo, a mio avviso, pericoloso.
    Per questo continuo questa esperienza pur con molti inciampi.

    ps. Professore, ho svolto l’esercizio in htlm finalmente senza difficoltá, ora devo inserire un link in questo spazio?

  4. Paola Canepari says:

    Ecco, volevo solo dirvi che ci sono anche io. La mia è una prova, non ho ancora ben capito il meccanismo di questa grande macchina che si muove troooooppo velocemente per me, ma non mollo, tranquilli!!

  5. antonella says:

    Mi dispiace parlare di problemi tecnici in questo post così interessante e profondo,ma non so dove appoggiarmi….il mio aggregatore segnala un nuovo post di Andreas intitolato ‘Costruire un link’,Ho provato diverse volte ad aprirlo ma senza successo…qualcuno mi può aiutare?

  6. cate55 says:

    @Andreas provo a scirvere qui….sono attenta un po’ silenziosa, seguo, forse incapace di commentare, le mie orecchie sono pelose, ma ammiro e non critico. Ne approfitto per far presente che il link del nuovo articolo Costruire un link -non è funzionante…;-) buona domenica cate

  7. map85 says:

    Penso che questo cMooc, attivato e animato dal prof Andreas, sia molto utile non solo
    per la didattica connessa all’informatica, ma per la didattica “tout court”.
    Ad esempio oggi, leggendo il bell’intervento di Elena (ele 1957), ho scoperto Kengi il pensatore,
    bambino sumero di grandi ambizioni, (vuole diventare, lui figlio di poveri contadini, nientemeno che scriba del re!),
    ma grazie alla sua generosità e buona volontà riesce a superare tutti gli ostacoli e a realizzare il suo sogno.
    Edificante lettura da proporre agli alunni di oggi che troppo spesso vogliono raggiungere il massimo risultato
    con il minimo sforzo, anzi senza alcuno sforzo e impegno da parte loro.
    Ebbene lo proporrò ai miei alunni che, pur essendo più grandi del target a cui il libro si rivolge, hanno proprio quest’anno
    studiato la storia e la civiltà dei Sumeri e l’epica sumerica basata sull’epopea di Gilgamesh.
    In questo nostro villaggio le idee, gli spunti, le buone pratiche vengono messe in comune e diventano patrimonio di tutti/e!
    Grazie, Elena!

  8. marina.p says:

    @criszac68 #31 Lungi da me l’idea di buttar via il vecchio solo perchè…vecchio! Al contrario: volevo far emergere proprio le due anime dell’approccio al sapere. Io stessa sono “vecchia”, nel senso che ho svolto il mio lavoro quando tutto questo non c’era e ho imparato molto da colleghi ancor più vecchi di me che non avevano mai acceso un computer!
    Il dialogo improbabile è avvenuto dentro di me, tra la mia esigenza di aver davanti una pagina scritta su cui tornare se non capisco subito, una prof in carne ed ossa che mi dica le cose, una scaletta ordinata degli argomenti da studiare,…. (perchè tutto ciò mi tranquillizza e mi fa apprendere meglio) e lo stupore di fronte ad una esperienza per me completamente nuova, al punto che se mi avessero spiegato prima in cosa sarebbe consistito il corso, non avrei aderito.
    Io non ho imparato tutto (meno male che non devo fare l’esame!), nè probabilmente imparerò tutto (per mille motivi che non starò qui a spiegare) ma è la prima volta che sperimento un modo diverso di accostarmi al sapere. E non mi sembra male! Sto meditando su come alcune pratiche si potrebbero applicare a dei ragazzi più piccoli, ho comprato il testo su blog e didattica, cerco disperatamente il sentiero per arrivare al mulino,…Forse, questo entusiasmo deriva dal fatto che a scuola non riesco a condividere con nessuno la gioia del “nuovo” (laddove “nuovo” può significare anche “nuovo modo di usare il vecchio”) e nei corsi di aggiornamento “tradizionali” (che ho fatto e ancora farò) spesso finisce tutto con l’ultima lezione.
    E io questa volta non voglio che finisca tutto lì! Vorrei che insieme riuscissimo a trattare tutte queste novità …esattamente come andrebbero trattate. Diamoci una mano!

  9. criszac68 says:

    Che toccanti riflessioni ci hai donato, Elena…grazie davvero. Avrai capito che la periferia del villaggio, abitata dagli imbranati, è piuttosto popolosa…però, ha voglia di imparare e farsi conoscere avvalendosi al meglio della
    parola scritta che restituisce molto di noi, dei nostri pensieri, delle nostre preoccupazioni, delle nostre anime inquiete, con orecchi pelosi ed occhi cespugliosi, per riprendere le tue simpatiche definizioni….
    Piacere di cominciare a fare la tua conoscenza.

  10. ele1957 says:

    I commenti che ho letto sono molto interessanti e mi hanno fatto pensare. Bella l’idea del “traghettatore”, ma l’insegnante di oggi oltre a traghettare deve insegnare anche come condurre il traghetto, deve dare sufficienti nozioni sul “fiume” da attraversare in modo tale di controllare le correnti, utilizzandone alcune ed evitandone altre, inoltre deve fare in modo che i futuri traghettatori abbiano delle sufficienti conoscenze delle due “rive”.. Molto coinvolgente il discorso sul silenzio. Oggi si parla tanto, ma si ascolta poco ed ancor meno si riflette. Per riflettere occorre “ascoltare il silenzio” in questo modo si arriva a parlare con se stessi, in questo modo si potrà ascoltere gli altri. Sembrerà strano ma mi sono accorta che molte persone non riescono a parlare con se stessi.Molti anni fa ho fatto un’esperienza interessante, mi sono trovate in un corso d’inglese all’estero, con un gruppo di studenti di diversi paesi ed un professore di origine scozzese che parlava alla velocità della luce ( quindi per me incomprensibile). Un giorno questo professore è arrivato in classe, ha messo un fiammifero su un tavolo e si è rinchiuso in un profondo mutismo. Il gruppo ha cominciato letteralmente a sudare, lanciava occhiate interrogative al prof., ma questi era impassibile e muto.Finalmente qualcuno prese coraggio e disse:” A match”. Il professore assentì e rispose : “Again”. Non ci crederete, ma da quel fiammifero scaturì una vera e propria storia molto complessa, Alla fine tutti ci trovammo a discutere sulle piogge acide che avevano distrutto intere foreste in Svizzera.Anche gli interventi sulle “parole orali e scritte” mi hanno fatto riflettere. Ho letto in classe ai miei alunni di quarta un libro :”Le parole magiche di Kengi il pensieroso”. Avevo trovato il titolo su internet ( sono un orecchio peloso, oltre che un occhio cespuglioso) quando cercavo qualcosa sui Sumeri.Molti di voi lo conosceranno sicuramente, è la storia di un giovane contadino sumero che voleva diventare scriba.Leggendo il commento di Luigi 1957, ho ritrovato molti concetti presenti in questo libro. Torniamo ora al corso, professore, mi sento una completa imbranata, sono riuscita ad aprire il blog, ma non riesco a vedere i blog degli altri tranne se vado sul suo e clicco su quelli che lei ha messo, non so nemmeno se lei riesce a vedere il mio. Sono riuscita a riportare i feed nell’aggregatore, ma non i fle OPLM. Per ora ho messo solo un post nel mio blog perchè sto facendo l’orecchio peloso( sono sempre stata una buona ascoltatrice), sto cercando disperatamente di capire tutte le parole strane che lei dice, andando ad approfondire su internet, ma è dura. Mi sono permessa di curiosare ciò che lei sostiene, bello il decalogo dell’insegnante, penso ne stamperò una copia e la farò vedere ai colleghi.Grazie per l’aiuto. Elena

  11. laura says:

    @crisza68 #31: sono d’accordo, teniamo insieme le opportunità che l’una e l’altra modalità offrono. Il ciarpame, così come il buono, si possono trovare in tutti gli ambiti e in tutte le modalità di aggiornamento; a noi resta, non sempre a dire la verità, la possibilità di scegliere. La tecnologia amplifica solo le possibilità.
    Non aggiungo altro sulla parola, avete già detto un sacco di cose intelligenti e già il post iniziale era perfetto. Allora, essendo una lettrice e poco una che scrive medito su questo: “La parola è preziosa e proprio per questo va incorniciata con adeguati silenzi e soprattutto va rispettata”.

  12. criszac68 says:

    Ho avuto difficoltà a inviare il mio commento al bigliettino di Marina…e questo perché, riprendendo la sua metafora, anch’io son tra quelli che il mulino non lo hanno ancora visto,
    ma che si adoperano per poter cominciare presto a scorgerlo…Le avevo scritto i miei apprezzamenti per la creatività che nel “dialogo improbabile” emerge, nei contenuti e nella simpatica veste grafica…
    Ma, con tutta la discrezione possibile, nell’intento di poterci conoscere tutte/i anche con le nostre differenze, uscivo dal coro esprimendo una considerazione per me importante, per niente scontata.
    Sono andata a letto con questo pensiero e poi ho deciso stamani di sbottonarmi: sì, è vero nelle forme tradizionali di aggiornamento, c’è tanto ciarpame di cui se ne fa volentieri a meno, perché spreco
    di tempo ed energie…però, ognuno di noi può annoverare tanti corsi di formazione da cui è uscito cresciuto/a, arricchito/a, è esperienza del passato come del presente. Per cui, senza mettere in bocca
    parole non dette a nessuno, giù le mani da quegli ambiti professionali di confronto diretto tra persone che si guardano negli occhi, che nel linguaggio non verbale leggono i sentimenti e i pensieri
    che i partecipanti provano in quel momento e in quella situazione…che dialogano con finalità comuni, individuando contestualmente affinità e divergenze. Facciamo convivere tutto questo con le nuove opportunità
    che le tecnologie ci offrono, specialmente quando sono di qualità come il cMOOC che ci appassiona. Nel “vecchio” si può continuare a pescare fruttuosamente.

  13. mariantonietta says:

    Andreas ci fa sognare, ci fa entrare in una nuova dimensione. Con lui , noi di linf 12, abbiamo capito che le parole hanno un forte significato e le interazioni e le emozioni che scaturiscono da esse…vanno valorizzate con l’impegno. Buon lavoro…a tutti noi!

  14. edda says:

    La difficoltà della professione di noi insegnanti (mi pare che siamo una parte considerevole di questo corso) è di essere traghettatori da una sponda all’altra. Oggi come nella prima fase dell’era gutenberg il trapasso da un sistema culturale all’altro è radicale, violento, irreversibile, e ci porterà ad un cambiamento rivoluzionario della trasmissione intergenerazionale. In sè gli strumenti sono neutrali, ma le forze in campo che li governano (economiche, politiche, sociali…) sono talmente forti che le conseguenze ultime non sono ancora immaginabili. Non è detto che riescano a trionfare gli amanti della parola e del pensiero libero, non è detto che gli studiosi e i virtuosi riescano ad emergere in un contesto dove i nuovi mezzi tecnologici sono oggetto di accaparramento venale, di business. E’ almeno dal 2000 (congresso di Lisbona) che si parla di società della conoscenza, ma chi la vuole veramente?
    Ho appena visto la telecronaca della nomina dei ministri del governo Letta , tra i quali Maria Chiara Carrozza, ex-rettore dell’Università Sant’Anna di Pisa, all’Istruzione e Università: questa scelta mi pare vada nel senso dello sviluppo tecnologico ed è giusto che sia così perché il nostro paese deve colmare dei ritardi mostruosi. Mi auguro che il necessario progresso dell’informatica nelle scuole vada di pari passo con il riconoscimento della cultura vera (oggi sempre più conculcata), che risiede nella parola che si fa pensiero e vita spirituale. Temo le derive tecnocratiche, le falsificazioni dell’intelligenza artificiale,…
    Sono stata a lungo in silenzio (un lutto familiare) ma vi ho seguiti sempre e mi avete fatto compagnia. Grazie a tutti per i molti stimoli ricevuti, ora cerco di recuperare.
    Edda

  15. Daniele says:

    Posso mettere un fili OPML in un aggrgatore (li ho tolti) ma rimane l’effetto “polli negli allevamenti in batteria”, come ha detto Claude. Il criterio migliore per esplorare i blog di questo gigantesco villaggio è seguire i commenti sui blog che già conosciamo (come si fà, in generale nella rete). Ma se vi mettete degli improbabili pseudonimi, non c’è OPML che tenga: rimanete introvabili. Inizialmente bastava cliccare sui vostri nickname, ma, ultimamente, si finisce nel vicolo cieco di un inutile profilo gravatar (che ve ne fate? Inutile adottare in modo acritico tutto quello che viene suggerito).

  16. Claude Almansi says:

    @Andreas #19: grazie!

    @luigi1957 #20: con queste macchine, ad es., pagando CHF 1.- (presumo € 1) per l’app Live Captioning per il telefonino, i sordi possono partecipare agli scambi di parola, in tempo quasi reale. Senza pagare nessun supplemento, i ciechi possono accedere all mondo dello scritto, cioè a informazioni necessarie alla partecipazione sociale, alla formazione, o semplicemente leggere per diletto gli stessi libri che i non ciechi leggono su carta – idem d’altronde, per chi, prima di queste macchine, ne era escluso perché non aveva potuto andare a scuola e imparare a leggere.

    Altro vantaggio: questo sgretolamento della differenza tra parlato e scritto ci fa riflettere – come dimostrano egregiamente i commenti a questo post, e il tuo in particolare: grazie a tutti.

  17. luigi1957 says:

    la parola… la parola nata come un suono; fatta per raggiungere chi ti è vicino: uno strumneto per comunicare (mettere in comune ) il pensiero… la parola che rende davvero tutti uguali, piccoli e grandi, giovani e vecchi, ricchi e poveri … rende uguali perchè è la via per uscire da te, se vuoi…
    la parola è la fonte di una tecnologia che ha quasi 200000 anni, tecnologia collaudata, che solo 5000 anni fa s’è fatta scrittura e quasi per “sbaglio”, o meglio, secondo “la legge del cubo di Necker” (così sostiene Antinucci nel suo testo …)
    il linguaggio fatto per durare poco, appena hai sentito le parole, già non sono più ed è rimasto però un senso di quello che hai ascoltato e quel senso si fa tuo ed il tuo ritorna all’altro.
    il linguaggio è molto più consono al nostro comunicare della scrittura, perchè la scrittura lo linearizza, lo ingessa su un foglio, lo rende difficile da capire, lo svuota della presenza viva, umana, di calore dell’altro che ti sta di fronte o a fianco…
    forse in un blog la scrittura si fa più linguaggio perchè fluisce, va e viene, chiede ed ottiene anche se scritta nero su bianco (volendo anche bianco su nero …)
    forse una video chat ci avvicina ancora di più al linguaggio … forse un giorno ci si potrà incontrare faccia a faccia, odore a odore, pelle a pelle, occhi a occhi, umano a umano …
    forse … c’è anche l’immagine (15000 anni di tecnologia ..): nata per “prendere” in un “cerchio” magico le cose, s’è fatta oggetto per comunicare e… a volte più, a volte meno della scrittura … il massimo della comunicazione s’è raggiunta quando si sono sustanziate l’una – l’altra e non oggi … tanto tempo fa …
    in tal senso, certo, come dice Cristina, possiamo comunicare l’umanità anche con la macchina… forse uno spicchio dell’umanità mia e dell’altro, perchè poi io umanizzo quel blog e quelle parole e inevitabilmente immagino (ne ho bisogno) Cristina come persona, come ho sempre immaginato Manzoni o Platone quando leggevo le loro parole …
    ma che meraviglia poter sentire la loro voce, sedersi in un posto e parlare con loro … allora la scrittura di un libro mi esternalizza la “memoria” di un altro che così mi ha lsciato traccia di sè …
    comunico con loro o soliloquio leggendo di loro?
    mi ha sempre colpito l’idea che Dio quando ha deciso di comunicare con gli uomini s’è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi: al di là della fede e del discorso religioso che ognuno vive, quel verbo che ha la forza di creare le cose (E … Dio disse: … – la parola crea dal nulla … ) si fa carne per amare e comunicare con gli uomini … se lo vedo dal punto di vista filogentico è la forza della relazione e del linguaggio nella situazione condivisa …
    le cose fisiche abitano sempre uno spazio (anche la voce … la scrittura … i nostri corpi …); le cose psichiche abitano un tempo sempre (l’amore, l’affetto, la compassione … )
    con queste macchine ? …
    grazie del vostro “comunicare”
    facciamoci coraggio
    Luigi1957

  18. fedesargo says:

    Vero. Verissimo. La forza è nelle parole. Il resto è solo strumento. Tutto sta non confondere lo strumento con lo scopo. Ci si può servire di strumenti semplici, diretti, immediati, semplici, oppure di strumenti più sofisticati, che accorciano le distanze e i tempi. Ma la sostanza non cambia, sono d’accordissimo. Vorrei riuscire a comunicarlo a coloro che pensano, a scuola ma non solo a scuola, che il digitale uccida il contatto umano.

  19. Claude Almansi says:

    @Gianni #5 (e in parte, @sabinaminuto #11 – sono andata a far la spesa a commento iniziato ;-))

    Aspetta! Di per sé, gli strumenti sono neutrali: le macchine Linotype, le rotative che servivano a produrre i giornali in tempi predigitali erano neutrali. E così, di per sé, sono neutrali tutti gli strumenti digitali, ivi compresi quelli interattivi che stiamo esplorando in questo laboratorio.

    Quel che rende non neutrale la cultura prodotta con uno strumento è cosa ne fanno – o piuttosto cosa ne fanno fare a chi ci lavora – le persone che lo possiedono: una volta i proprietari e/o gli azionisti delle case editrici, adesso i produttori di software proprietari che non te li vendono, ma ti concedono solo dietro pagamento il permesso di usarli: cioè se il tuo computer gira con Windows o Mac OS, anche se hai pagato per quel sistema operativo, non è tuo ma della Microsoft o della Apple. E quindi la Microsoft o la Apple si possono impicciare di ciò che fai col “tuo” computer: vedi la storia vera (nella copia blog del “diario fuori blog” per questo laboratorio) della signora a cui un’amica aveva regalato una chiavetta USB con delle canzoni.

    Da qui l’importanza dei software liberi e dei software aperti (vedi i commenti in merito al post “Una domanda, un compito e un’esplorazione” di Andreas). Anche per quelli devi accettare una licenza, ma è una licenza ad esserne padroni di farne ciò che vuoi tu, a patto – in certi casi – che tu conceda la stessa licenza ad altri sulle cose che ne hai fatto.

    E nel Cloud? Beh chiamarlo “Cloud” è proprio buffo, considerando ciò che vi avviene, avviene in realtà in enormi server in tanti edifici che costituiscono delle piccole città. E lì subentrano paradossi curiosi: ad es. il servizio di sottotitolazione collaborativa Amara è fatto sì di software liberi e open source, come dice la pagina About, però a lungo il servizio e le cose che gli utenti producevano con esso risiedevano nei server di Amazon. Cioè la stessa Amazon, per intenderci, che ha tolto ad un tratto da tutti i Kindle le copie di “1984” e di “Animal Farm” di Orwell che molti utenti credevano di aver “comprato”, e bloccato, su richiesta del governo US, l’accesso al sito Wikileaks quando risiedeva sui suoi server.

    Però ecco, i servizi “cloud” possono cambiare server: Amara sembra adesso adoperarne uno di proprietà della Participatory Culture Foundation. E quanto a Wikileaks, dopo il blocco da parte di Amazon, è stato trasferito su un server del Partito dei Pirati svizzero.

    Allora in fin dei conti, anche nel Cloud le cose importanti rimangono ciò che il proprietario del servizio ti consente di – e ti obbliga a – fare: tecnicamente e via la licenza che devi accettare per adoperarlo.
    Ad es. a me, già nel 2007, Ning non mi piaceva perché non consentiva il download in un colpo di quanto si produceva con esso Quindi quando, nel 2009, i proprietari di Ning decisero di diventare un servizio unicamente a pagamento, la cosa non mi sorprese più di tanto: una decisione maleducata nonché cretina (dovettero svendere la piattaforma a Glam Media nel 2011), ma una possibilità prevista nella licenza di uso. Però quella licenza diceva pure che i contenuti prodotti dagli utenti rimanevano della loro proprietà, quindi finalmente ne autorizzarono il download – sotto forma di un file .json, illeggibile certo ai comuni mortali, ma ciononostante basato su una norma aperta, quindi riutilizzabile.

    Perciò rispetto a:

    La Rete è un sistema complesso, nn va banalizzato solo ad una “libertà di accesso” democratica, perchè al suo interno nn si nascondono soloo bug e malware, ma anche furti di identità e dati, vere truffe di cui i più sono inconsapevoli, utilizzate per la manipolazione di idee e persone.

    nel tuo commento, questa libertà di accesso democratica esiste senza virgolette: nessuno ci costringe ad usare un dato servizio se non ci va ciò che possiamo farci tecnicamente e secondo le condizioni d’uso. Poi le cose che elenchi come “nascoste dentro la rete” sono parecchio diverse fra loro:

    I bug sono inevitabili: nel mondo dell’editoria si dice che non esiste un solo libro senza refuso, persino se le bozze sono state lette e rilette da tante persone attente. Allora vuoi che non ce ne siano nei software che sono fatti di tantissime righe di testo? Il vantaggio è che ci sono molti più utenti per segnalarli, e siccome si tratta di testo digitale, correggere i bug costa meno che non mandare un’intera edizione stampata al macero.

    “Malware” è un termine vago e generico; di solito però, se ce ne ritroviamo sul computer, è perché ce li siamo cercati con le nostre azioni – ad es. un tempo c’erano siti che offrivano gratuitamente “faccine buffe” da usare con MSN Messenger, e se non toglievi la crocetta nella casella “Accetto le componenti aggiuntive”, ti ritrovavi col browser dirottato su un dato sito. Comunque, in genere, sono più facili da evitare che le contraffazioni alimentari o di banconote.

    Stessa cosa per il furto di identità: di solito avviene perché facciamo il login su una pagina falsa che assomiglia a quella di un servizio vero. Certo, a tutti accadono momenti di distrazione, però vedere che l’URL di una pagina non è quella che dovrebbe essere è più facile che reperire una minuscola camera nascosta al di sopra di un bancomat che ti carpisce idem i dati del tuo account mentre li immetti.

    Certo, sono vere truffe anche quelle online. Ma come per quelle nella vita, lo scopo finale tende ad essere il lucro, non la manipolazione ideologica. Per quella, le dittature e i governi autoritari si avvalgono di filtri in teoria/partenza mirati a proteggere i bambini da contenuti web “inappropriati”, modificandone la lista di parole proibite/sensibili.

    Cioè per non farci sfruttare dagli strumenti digitali, e in particolare di quelli in rete, dobbiamo valutare quel che ciascuno implica prima di decidere di adoperarlo. Quanto a educare i bambini/ragazzi in questo senso, probabilmente è più efficace fargliene discutere su esempi concreti che non dar loro un decalogo o miriadologo di cose da fare e non fare.

    Molti sono già parecchio informati, quanto a sicurezza e protezioni. Una volta, stavo cercando qualcosa sul computer di un bambino di nove anni. Clicco un risultato e mi arriva un avvertimento strano. Lui:
    – Oh non è niente, è il controllo parentale del mio antivirus. Aspetta che te lo tolgo.
    – Euh, ma i tuoi genitori sanno che lo sai togliere?
    – Certo. Papà mi ha anche chiesto perché non lo rimuovevo del tutto, ma gli ho detto che preferivo tenerlo come avvertimento, poi decido di caso in caso.

    1. valottof says:

      Certo. Papà mi ha anche chiesto perché non lo rimuovevo del tutto, ma gli ho detto che preferivo tenerlo come avvertimento, poi decido di caso in caso
      E c’è ancora qualcuno che pensa che non sia il caso di smazzarsi notti di studio per potersi poi confrontare con menti così?! 😉

  20. ivemara55 says:

    Come dice Lewis Carroll in Alice nel paese delle meraviglie: “badate al senso, e le parole andranno a posto per conto proprio”. Anche perché (questo lo dico io, non Carroll) le parole singole non sono nulla…acquistano significato all’interno di un linguaggio…di linguaggi ce ne sono molti…verbali, scritti, di corpo, dei fiori, degli animali…che si esprimono attraverso la voce, la scrittura, la gestualità, il profumo e i colori, ritualità di movimenti e atteggiamenti…la macchina? è solo un (potente, affascinante, comodo…) mezzo che ci consente (come scrive Andreas) di “azzerare spazi e tempi, magicamente ma meramente”…tutto qui!

  21. sabrina says:

    Quante cose mi sto perdendo… Riuscirò a districarmi dai mille intoppi che incontro in questo periodo x riuscire a dedicarmi come vorrei a questo percorso ? E soprattutto riuscirò poi ad integrarmi in quest’altro magnifico gruppo che si è creato così come è stato (ed è a tutt’oggi) x #linf12? Boh! Speriamo..

  22. sabinaminuto says:

    # 5 Gianni. E’ proprio vero, non è la tecnologia che innova la didattica ma la metodologia. Nesuno strumento è neutrale.
    Tocca a noi sperimentare e dare significato. Tanta volte ho provato strade che ho abbandonato perchè non ne vedevo la ricaduta sugli studenti.
    Ma mi fanno paura i colleghi che si vantano di non aver mai usato un computer, come se quella fosse la salvezza da un presente e un futuro di cui si sentono vittime incomprese.

    “la parola è antica, la macchina azzera spazi e tempi” Proprio per questo non mi voglio perdere nulla, nè la parola nè il substrato che non offusca ma sostiene.

    grazie Prof.

  23. vbordin says:

    L’uso della parola, per chi insegna Lettere come me, è fondamentale. Ho molto apprezzato la tua riflessione, professore, e trasportare questa competenza nell’uso dei “verba” della lingua alla didattica digitale è segno di grande consapevolezza. E’ la strada giusta…

  24. Flavia says:

    Non ho parole, non perchè mi manchino, ma perchè mi piace risentire nella mente, come un’eco piacevole, le riflessioni sopra riportate. Questo per-corso e anche l’altro a cui ho partecipato si caratterizza proprio per la sua umanizzazione. Ed è questo il valore aggiunto, ciò che secondo me ci fa crescere. Imparare ad utilizzare uno strumento in modo asettico lo possiamo fare quando e come vogliamo, ma i rapporti che nascono in una comunità aggiungono il senso dello strumento. Sto leggendo un testo di pedagogia e la parola “animazione” mi sembra quella che più si adatta alla rete che si è andata formando in questo mese. Le mie colleghe #linf12 sanno di cosa sto parlando! Buon fine settimana a tutti 🙂

  25. Emanuela Pulvirenti says:

    Non avrei saputo dirlo meglio! E vorrei dirlo a tutti quei colleghi che temono di essere contaminati da chissà quale maleficio solo accendendo un computer… e non sanno cosa e CHI si perdono!
    Grazie infinite, @Andreas

  26. marina.p says:

    Ieri pomeriggio mi sono trovata con alcune amiche, anche loro insegnanti. Una mi ha chiesto: “E il tuo corso di aggiornamento?’. E in quel momento la diga si é rotta: perchè ho liquidato in trenta secondi aggregatori, feed, link e blog, e poi ho cominciato a raccontare di un villaggio, dell’essermi trovata per la prima volta in tante situazioni per me impensabili, e abbiamo cominciato a parlare di tutti questi argomenti che il Prof e molti di voi riescono a mettere cosí bene sulla carta (!).
    Non ho trasmesso conoscenze nuove, ma quando prima di lasciarci mi sono sentita dire ” Questo è il vero aggiornamento! Dovremmo confrontarci piú spesso su queste cose…. Facciamo insieme un blog di classe l’hanno prossimo…” , sono tornata a casa piú contenta.
    Grazie a tutti!

  27. Gianni says:

    Le parole sono anche magia
    Quella che emerge dalla lettura, perchè ogni autore scrive di sè, ma ogni lettore legge per sè
    Trovando nel significato della scrittura riscontro ad immagini, emozioni, ricordi o speranze che sono solo sue
    Come nn esiste un’interpretazione unica di uno strumento formidabile come il testo scritto, ugualmente ogni strumento digitale porta con sè significati individuali, così come nn sono le Tecnologie ad innovare la Didattica ma le metodologie
    Nessuno strumento è neutrale
    Nè lo è alcuna cultura, così come quella Gutemberghiana serviva al mantenimento della conoscenza ristretto solo a chi sapeva leggere e far di conto, altrettanto “di parte” è quella digitale, che usa la globalizzazione ai fini del raggiungimento di un controllo sociale che può divenire anche molto pericoloso
    La Rete è un sistema complesso, nn va banalizzato solo ad una “libertà di accesso” democratica, perchè al suo interno nn si nascondono soloo bug e malware, ma anche furti di identità e dati, vere truffe di cui i più sono inconsapevoli, utilizzate per la manipolazione di idee e persone
    Mi piacerebbe condividere questo pensiero con i miei concittadini….

  28. criszac68 says:

    Che dire, se non esprimere gratitudine verso il prof che così prontamente, ha preso spunto dalle mie riflessioni, per dipanare una lezione filosofica sull’importanza di ciò che più ci caratterizza come esseri umani: la parola, attraverso la quale diamo corpo e socializziamo le nostre rappresentazioni mentali….E’ un articolo che merita di essere riletto più volte, perché intriso di concetti – una rete, direi- che ad una lettura superficiale possono sfuggire. Una cosa penso di aver colto: il fatto che il prof abbia utilizzato la “macchina” per dare enfasi al volore insostituibile della parola, che indipendentemente dal “mero mezzo”, mantiene tutto il suo potere evocativo, suggestivo, immaginifico…ergo, umano. E quel passaggio in cui il prof dice che vogliamo usare i mezzi all’antica, mi emoziona, perché ci leggo tra le righe, non una nostalgia del “tempo che fu” – ovviamente – , ma una volontà di avvalersi del nuovo non smettendo mai di tener deste le peculiarità che più ci contraddistinguono come specie umana: dalla sensorialità tutta alla rielaborazione mediante la ragione sentimentale. Non aggiungo altro, se non che la domanda con cui chiude il suo post map85, mi intriga e mi avvince: “Un nuovo umanesimo prossimo venturo???”, perché no…non potremmo che trarne beneficio tutte/i, perché sarebbe un buon deterrente a tutta quella spazzatura che sempre map85 citava. Già insegnare ed apprendere in modo umanista mi sembra molto più soddisfacente ed arricchente.

  29. map85 says:

    Mi piace, fino alle lacrime, quello che scrive Cristina…
    quello che scrivi tu, Andreas…
    quello che ho la ventura di leggere in tanti post, in tanti blog fino a pochi giorni fa per me sconosciuti…
    Che sarà mai??? Il trionfo dell’humanitas sulla ferinità e la volgarità e l’insulsaggine di tanto parlare, e scrivere, oggi,
    nel talk show, nei forum, sui vari mass-media???
    Un nuovo umanesimo prossimo venturo???

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