Un passo indietro II #loptis

Clicca qui per scaricare una versione in pdf


 

La volta scorsa la casella degli indirizzi e ora quella del motore di ricerca

Dicevamo nella prima parte, dove avevamo fatto un passo indietro smontando e esaminando un indirizzo URL nelle sue parti, che

[t]utti [i browser] offrono nella parte superiore della finestra una o due piccole caselle per scrivere, più larghe che lunghe.

Avevamo anche mostrato degli esempi, sotto forma di screenshot.

Ecco, qui mi interrompo un attimo. Digressione.


Ma se scrivo “screenshot” capiscono tutti? Chi lo sa non si offenda. Ma quando mi capita di parlare vis-à-vis con qualcuno dei miei studenti virtuali – cosa sempre molto utile – mi rendo conto di quanto spesso dia erroneamente per scontati termini che invece per l’interlocutore sono oscuri.

Allora facciamo un esperimento con screenshot. Rispondete tranquillamente e onestamente a questo sondaggio.

Magari ne faremo altri del genere.

A proposito, fra i link nella colonna destra del blog, ci trovate il Glossario. L’idea di fare questa pagina è emersa proprio per via di questo problema. I termini che ci trovate sono stati richiesti da vari studenti. I prossimi che chiederete verranno aggiunti.

Diceva Don Milani: – Ogni parola che non capite e della quale non chiedete il significato si trasformerà prima o poi in un calcio nel c…

Quindi, mi raccomando: chiedete chiedete chiedete, qui in un commento, o dove vi pare.

Fine della digressione.


Dunque dicevamo che i browser possono offrire una o due caselle per scrivere ciò che vogliamo. Negli esempi riportati nel post un passo indietro, abbiamo visto che Firefox offre due caselle mentre Chrome (è la versione per Windows), Chromium (è la versione per Linux) e Internet Explorer offrono una sola casella. Poi abbiamo sorvolato su questa distinzione e siamo passati senz’altro a discutere il caso in cui la casella sia fatta per accettare indirizzi URL, quelli che servono  ad accedere direttamente ad una pagina o un servizio, dichiarando compiutamente il suo indirizzo, che designa la pagina univocamente.

Ma che succede quando il browser offre una sola casella? Ci prova. Prima tenta di interpretare ciò che abbiamo scritto come se fosse un indirizzo. Se dal punto di vista formale l’indirizzo è credibile, tenta di raggiungerlo in internet (vedremo in futuro come). In caso di insuccesso – vuoi perché palesemente non un indirizzo, vuoi perché irraggiungibile alla prova dei fatti – il browser passa tutto al motore di ricerca. È di questo secondo caso che ci occupiamo qui. Quindi di Google, penseranno tutti. No. E infatti questo non è un post su Google, anche se ci capiterà di menzionarlo. Ma passiamo all’azione.

Io cerco e lui che fa?

Andiamo nella casella degli indirizzi del browser, e scriviamo: http://duckduckgo.com. Non è uno scherzo: dovrebbe venire fuori una pagina con una papera strabica e una casella di ricerca, e poco più – alla Google vecchia maniera. È un motore di ricerca, si chiama DuckDuckGo. Assodiamo così un primo fatto: non c’è solo Google, ci sono anche altri motori di ricerca. Perché abbiamo scelto DuckDuckGo? Scopriamolo insieme.

Prima di iniziare, chi si trova in difficoltà con l’inglese può aggiustare il sistema nel seguente modo. Andate nell’angolo in basso a destra, cliccate su More, quindi, nel menu che si apre, sulla seconda voce, Settings. Nella pagina che si apre, ignorando tutto il resto, scegliete La lingua italiana in Italia, poi cliccate sul papero strabico a sinistra della casella di ricerca, in alto. Bene, ora avete il motore di ricerca aggiustato in italiano – un po’ approssimativo in verità e non sempre completo, ma meglio di niente.

Cliccando il link anonimamente, sotto la casella di ricerca a sinistra, si raggiunge una pagina che spiega in cosa consista il problema che DuckDuckGo si propone di risolvere. Il testo è un po’ sintetico, forse conviene riproporlo con parole nostre.

Vado in Google e scrivo “herpes”. Scorro i link proposti e trovo una pagina del Corriere della Sera dedicata alla dermatologia con un articolo che parla delle cause dell’herpes sulle labbra. Magari è proprio ciò che mi interessa. Ma nella medesima pagina ci sono molte altre cose: biscotti, yogurth, mobili, creme per la pelle, viaggi, automobili, farmaci, qualcosa per i capelli e altro. Insomma, un sacco di pubblicità, ma … – Che male c’è? Ciascuno di noi riceve quotidianamente centinaia di messaggi pubblicitari: alla radio al mattino, poi in auto, dai cartelloni pubblicitari lungo la strada, sulle pareti esterne e interne del bus, e via via fino alla sera, ormai assuefatti a farsi interrompere un film da decine di pubblicità – che male c’è quindi per due scrittine al lato di una pagina web? E poi le pubblicità manco le guardo io…

Il fatto è che in questo caso, pur dando per scontata questa poco confortante e pervasiva invasione pubblicitaria delle nostre vite, c’è dell’altro, molto altro. La questione infatti non si esaurisce con l’attenzione e il peso che decidiamo di attribuire ai messaggi pubblicitiari. Quando facendo una ricerca con Google clicchiamo sull’indirizzo di un sito, Google invia a quel sito i termini che abbiamo usato per la ricerca, insieme ad una serie di informazioni che ci identificano accuratamente: il numero IP del nostro computer – che vuol dire conoscere la nostra localizzazione geografica – i cookie presenti sul computer – ovvero le tracce delle precedenti navigazioni – le caratteristiche del sistema operativo e del browser che stiamo usando – oro colato per gli inserzionisti di quel sito. Merce che viene liberamente trattata sul mercato: un’azienda può vendere a terzi le informazioni relative a identità e comportamento di ogni utente e queste percolano liberamente nella rete, finendo col determinare ciò che ciascuno di noi vede di essa. Per esempio potrebbe succedere che, prenotando un albergo via rete con un Mac, vi vengano offerte soluzioni più costose perche è stato rilevato che gli utenti di computer Mac tendono a spendere di più. Oppure che una compagna di assicurazioni vi richieda premi maggiori perché secondo i profili che avete disseminato in rete pare che siate degli scavezzacolli (i link che ho proposto puntano a pagine in inglese, ma li ho messi per mostrare che gli esempi si riferiscono a notizie apparse su stampa seria).

Non è finita qui. Google memorizza tutte le vostre ricerche, garantendo di proteggere tutti i dati, ma fino a che punto? Un’indagine giudiziaria, un abuso di controllo da parte dell’autorità, un dipendente di Google disonesto, una penetrazione del sistema informatico di Google possono infrangere tale protezione. Non sono casi astratti, è roba che succede.

La questione della difesa della propria sfera privata in internet è complessa e può essere affrontata con una varietà di strumenti. Ci basta per ora averla introdotta in concreto, attraverso comportamenti che sono divenuti quotidiani, anche per coloro che si ritengono più estranei ai territori del cyberspazio. Abbiamo visto che, se il tema ci preme, tanto per iniziare possiamo utilizzare un motore di ricerca alternativo, che fra i propri principi di funzionamento annovera il rispetto della privacy degli utenti, non fornendo a nessuno i loro dati.

Procediamo dunque nella nostra esplorazione e scriviamo l’indirizzo di DuckDuckGo nell’apposita casella del browser: http://duckduckgo.com/. Nel post un passo indietro abbiamo analizzato la struttura di un URL: http:// designa il protocollo e dugckduckgo.com il server che offre quel servizio – possiamo pensare che si tratti un certo computer da qualche parte nel mondo; in realtà la cosa è un po’ più complessa ma qui ci basta questa nozione, almeno per ora. Scriviamo quindi questo indirizzo e premiamo il tasto di ritorno, ma senza perdere di vista la casella dove avete scritto l’indirizzo: qualcosa è cambiato: è apparso un lucchetto e http:// si è trasformato in https://: la connessione è crittografata, in armonia con la filosofia di protezione della privacy dichiarata da DuckDuckGo. Bene.

E ora balocchiamoci…

Usiamolo allora questo motore di ricerca. Supponiamo di voler vedere se c’è qualche novità interessante a proposito delle TIC (Tecnologie dell’Innovazione e della Comunicazione) nella scuola. Iniziamo a cercare semplicemente tic (minuscolo o maiuscolo non fa differenza). Naturalmente viene fuori di tutto ma per ora lasciamo perdere e andiamo subito a vedere cosa è comparso nella casella dell’indirizzo URL:

https://duckduckgo.com/?q=tic

Insomma, pare che l’indirizzo cambi quando chiediamo qualcosa! Cosa è dunque l’URL? Cos’è allora lo Uniform Resource Locator? Se questo deve definire univocamente l’indirizzo del servizio web, perché cambia mentre uso il servizio?

No, l’indirizzo non cambia, nel senso che è sempre lo stesso server che ci risponde, e questo è identificato univocamente sempre dalla stessa serie di caratteri: https://duckduckgo.com/. Il resto della serie, ?q=tic, è qualcosa che ha a che vedere con il protocollo HTML; precisamente, rappresenta uno dei modi forniti dal protocollo HTML per consentire al nostro browser (il client) di inviare informazioni al server che dà quel servizio: tutto quello che viene dopo il punto interrogativo, “? “, è informazione che noi inviamo al web, adeguatamente codificata. Insomma è codice, una particolare forma di codice, con il quale chiediamo al motore di ricerca di trovare pagine web che da qualche parte contengono la parola tic.

Allora fate subito un esperimento. Provate a cambiare la parola tic nella stringa di ricerca, ovvero nella casella degli indirizzi, non in quella delle ricerche – per esempio, proviamo con scuola, e scriviamo nella casella degli indirizzi:

https://duckduckgo.com/?q=scuola

Risultato? Avete fatto una ricerca della parola scuola ma non scrivendo nella solita casella di ricerca bensì manipolando il codice inscatolato nell’indirizzo URL! Un piccolo grande passo. Piccolo perché probabilmente non farete quasi mai le ricerche in questo modo in futuro – anche se niente lo vieta – grande perché un modo diverso di guardare la Macchina, almeno in germe.

Ora consideriamo il risultato. Sia quello con solo a tic che quello con solo scuola sono ovviamente insoddisfacenti perché noi siamo interessati al ruolo delle TIC, ma nella scuola. Una prima cosa che potrebbe venirci in mente potrebbe essere di interrogare il sistema con il frammento di testo tic nella scuola. Provate e vedete un po’ se c’è qualcosa di interessante.

Quando avete fatto tornate a vedere la casella dell’indirizzo: https://duckduckgo.com/?q=tic+nella+scuola. Allora, sappiamo già che il carattere ? inaugura una richiesta (query) che vogliamo fare al servizio web mentre q= ci dice che quel che segue è il codice della ricerca: tic+nella+scuola. Il sistema ha inserito il carattere + fra le tre parole. Di norma, quel + significa che è come se avessimo fatto la ricerca utilizzando l’operatore logico AND: tic AND nella AND scuola – che vuol dire avere chiesto di trovare le pagine che contengono simultaneamente i termini tic, nella e scuola. Il sistema tenderà a rendere le pagine in cui appare il frammento “TIC nella scuola” ma può includere anche altre combinazioni. Se si vuole essere sicuri di selezionare le pagine che contengono i termini esattamente in quella successione allora si deve porre il frammento fra virgolette: “tic nella scuola”

La domanda sorge spontanea: – Ma noi come facciamo a venire a sapere questo genere di cose? – effettivamente le opzioni avanzate di ricerca non sono proprio visibili, bisogna un po’ cercarsele. In questa nota trovate delle indicazioni.

Ora proviamo ad articolare un po’ il nostro esempio, calandoci nel flusso di coscienza di un ipotetico utente:

vediamo che si trova sulle tic
scriviamo...
tic
accidenti quanta roba che parla di tic
seguiamo questo link
e poi questo...
interessante
e qui che c'è...?
ah interessante! 
però non nomina le tic ma tecnologie in generale
mah
allora rischio di perdere roba
invece mi potrebbero interessare tutte
quelle con solo tic 
quelle con solo tecnologie 
e quelle con tutte e due
ok torno indietro e faccio...
tic OR tecnologie
uhm
già ma ci vuole anche scuola 
perché qui viene fuori di tutto e di più
allora...
tic OR tecnologie AND scuola
vediamo che salta fuori...
no non ci siamo ancora
così ottengo l'AND fra 
tecnologie e 
scuola ma trovo anche pagine in cui c'è solo tic
questo vuol dire che 
l'operatore AND ha precedenza sull'operatore OR... 
uff...
ho capito!
devo usare le parentesi
allora faccio
(tic OR tecnologie) AND scuola
vediamo
ok ora ci siamo :-)
oh quante cose...
stamani quella collega mi diceva dei tablet
tutti questi ipad nelle scuole... tutti ne parlano...
anche se quello di informatica la fa lunga
con i recinti chiusi le false libertà...
sarà mica un po' paranoico?
epperò tutti ne parlano
anche sul giornale ieri... dov'era...? non ricordo...
proviamo su internet...
magari con le ricerche avanzate
che ci ha detto ieri quello di informatica...
dunque mi va bene tutto quello che avevo cercato prima
(tic OR tecnologie) AND scuola
MA VOGLIO ANCHE tablet
faccio così...
(tic OR tecnologie) AND scuola AND tablet
ok...
e se invece voglio essere sicura che non ci siano tablet?
come si faceva...? ah ecco...
devo mettere il meno davanti alla parola che
NON VOGLIO
e deve essere attaccata a questo... vediamo...
(tic OR tecnologie) AND scuola -tablet
ok
...

Eccetera. Ora, riaccomodiamo un po’ le opzioni più usate (per DuckDuckGo).

Ragguppamento di termini
pippo AND topolino -> voglio che ci siano tutti e due
pippo OR topolino -> mi vanno bene tutti e due o uno solo dei due
“pippo fa impazzire topolino” -> trova questa frase esatta
Evitare un termine
pippo -topolino -> voglio pippo, ma se c’è anche topolino no
Cercare in siti precisi
pippo site:iamarf.org -> voglio trovare pippo in questo blog
pippo site:unifi.it -> … nel dominio dell’università di Firenze
pippo site:unifi.it, epfl.ch, -> … goofy nei domini dell’università di Firenze e dell’École Polytechnique Fédérale de Lausanne insieme
Cercare in altri motori di ricerca – forse meno utile ma curioso
pippo a! -> cerca pippo in Amazon
pippo g! -> cerca pippo in Google (!)
pippo yt! -> cerca pippo in Youtube
pippo wa! -> cerca pippo in Wolfram (motore di ricerca matematico)
Eccetera, qui una sterminata lista di abbreviazioni. Non so quanto utile ma è interessante: si scopre così che ci sono una miriade di motori di ricerca al mondo: si possono fare ricerche curiosamente specifiche. Che so, per esempio: qual era il codice per fare i caratteri bold (grassetto) in LaTeX (sistema di pubblicazione professionale – ne parleremo, spero)?
bold !latex -> … e giù una valanga di esempi di applicazione della codifica bold in LaTeX, non male non male…
Cercare in zone geografiche e linguistiche – nella pagina Parametri URL c’è una lista di possibili combinazioni regione-lingua
school r:it -> cerca school in siti italiani
school r:ch -> cerca school in siti svizzeri
school r:ch-de -> cerca school in siti svizzeri in tedesco… ops, questo a me non ha funzionato, mi viene roba in inglese… Non so perché… Ok, ricorro al metodo di costruire la domanda (query) direttamente nell’URL. Nella pagina Parametri URL, all’inizio, c’è un esempio di codifica di questo tipo di query. Ok uso questa, sostituendo ciò che mi interessa. Naturalmente la scrivo nella caselle degli indirizzi
https://duckduckgo.com/?q=school&kl=ch-fr -> très bien!
https://duckduckgo.com/?q=school&kl=ch-de -> sehr gut!

E così via.

Ma che succede se cambio motore di ricerca? Accadono cose simili. Proviamo. Vado in Google, cerco tic e guardo nella casella dell’indirizzo:

https://www.google.it/#q=tic

Interessante. La struttura è la stessa. Cambia solo il simbolo che segna l’inizio della nostra richiesta # invece di ?.

Eccetera. Anche Google ha le opzioni avanzate, anche di più. Nella nota vi indico la strada. Frugateci se volete.

Piuttosto che andare a fare le stesse cose in Google preferisco tornare sull’episodio precedente. Avete visto come ce la siamo cavata aggeggiando direttamente con il codice nell’URL? A qualcuno sarà venuto il mal di pancia. Ma perché insisto a farvi manipolare i codici piuttosto che mostrarvi dove cliccare e basta? Così fan tutti, no? No, insisto perché, afflitti come siamo da un’overdose di stimoli visivi, stiamo diventando tutti – me incluso – cliccatori compulsivi. Da innumerevoli riscontri, nella vita privata, nell’insegnamento convenzionale, in questi corsi, vedo che usiamo la Macchina in maniera estremamente superficiale. È naturale che la mente filtri: in pochi minuti quella magari vomita quantità di informazioni esagerate. Legittima difesa. Ma c’è difesa e difesa. L’alternativa allora? Provo a suggerire: sangue freddo. D’accordo, la quantità mette ansia, si teme di perdere qualcosa, si inizia a volare sulle icone e sulle scritte, si buca una pagina dietro l’altra – benedetti maledetti hyperlink, dove sono finito ora? ho perso il filo… Mi viene il mente il consiglio del nonno: – Andrea, quando hai fretta vai piano…

Sangue freddo quindi: leggere tutto per bene, cercando di capire il senso. Non sempre è possibile, ma almeno proviamoci. Delle volte manco le vediamo le scritte, anche se le abbiamo sotto il naso! Non è banale. Facendo delle prove pratiche di ricerche di letteratura scientifica, mi è capitato che uno studente di medicina non vedesse la scritta “Free Text”: – Prof lei mi dice che devo estrarre il testo libero ma “non me lo dà”…

Ah quanto detesto questo “non me lo dà”! L’ho udito infinite volte… Ebbene, la scritta “Free Text” campeggiava con caratteri di dimensione superiore al resto del testo, in un bel quadrato rosso! La mente dello studente filtrava ormai troppo e aveva forse deciso che quello era un banner pubblicitario, o qualcosa del genere. Non è un episodio isolato, anzi è piuttosto frequente.

Insomma, al diavolo la fretta! Sforziamoci di leggere la pagina. E se capita di vedere che forma ha preso l’indirizzo URL, beh non sempre, ma a volte si capisce qualcosa di più.

Rileggo tutto. Ci sarebbe un particolare da precisare, non banale. Ma il discorso è venuto già troppo lungo. Se ne parlerà se qualcuno se ne accorge…


[Nota] Nel caso di DuckDuckGo le regole per fare ricerche più sofisticate si trovano qui: https://dukgo.com/help/en_US/results/syntax…. Questo link si può raggiungere da https://duckduckgo.com/ attraverso questo percorso:

  • Altro – in basso a destra
  • Aiuto – voce del menu che si è aperto
  • Aiuto – link nella pagina che si è aperta
  • Results – qui l’italiano finisce 😦 – però chi sa l’inglese potrebbe collaborare per tradurre…
  • Syntax – se l’inglese non vi fa venire il mal di pancia potete esplorare anche le altre voci, per vedere quante informazioni ci sono…
  • – arrivati!

Nel caso di Google, la ricerca di frammenti di frase esatti è descritta qui ma poi ci sono ancora più informazioni che sono tuttavia articolate in maniera diversa. Partendo da https://www.google.it/:

  • Impostazioni – in basso a destra
  • Guida per la ricerca – voce del menu che si apre; qui potete già esplorare, in italiano…
  • Filtra e perfeziona i risultati di ricerca – anche qui c’è altro da esplorare…
  • Operatori di ricerca – arrivati!

49 thoughts on “Un passo indietro II #loptis

  1. Solidea ha detto:

    Bello sentirsi sempre tanto ignorante… e pensare che qualche decina di minuti prima ci si considerava non dico esperti ma smaliziati utenti… si va avanti… continuiamo così… facciamoci del bene! Grazie Prof!

  2. gabriellalivio61 ha detto:

    bello 🙂 qualcosa sapevo… virgolette e asterisco per esempio… ne ho fatto parecchio uso per cercare frasi inglesi quando ho fatto la formatrice per le maestre e avevo sempre paura di usare le preposizioni sbagliate 🙂 :), non avevo mai però aperto le impostazioni di goolge e tanto meno di duckduckgo…

  3. monicoli ha detto:

    Ho impostato DuckDuckGo come motore di ricerca circa 15 giorni fa e mi sono “sentita a casa”, finalmente una pagina pulita in cui mi sento libera di muovermi nel contesto delle ricerche che intendo – almeno nella fase iniziale delle intenzioni- seguire.
    Già con Google utilizzavo i connettivi logici, credo sia una vecchia reminescenza – o abitudine – rimastami dai tempi di dos…perché se penso alla mia storia di ricerche ci vedo un sacco di ” * and or…
    Mi sono presa del tempo per capire come funziona la ricerca per immagini…ho riscoperto l’importanza di “Preferiti2 per velocizzare le mie ricerche, mentre Google mi aveva indotto ad una pigrizia di pratica.
    Nonostante ci stia “smanettando” mi manca uno step…come posso introdurre una ricerca avanzata – solo per siti italiani – o eventualmente un traduttore di pagina?

    1. Andreas ha detto:

      L’ho scritto nel post, dove dico:

      Cercare in zone geografiche e linguistiche…

      In sintesi, se vuoi restringere la ricerca ad esempio all’Italia, dopo la stringa di ricerca aggiungi r:it. Per il traduttore ora sui due piedi non saprei per duckduckgo.

  4. Simpatico Silvio ha detto:

    Sulla questione: “molti non leggono…..” qualche tempo fa si cimentò non ricordo quale università italiana, a Bologna mi pare ( e non la solita stupefacente università statunitense….!!!)
    Bene, studiando questioni del tipo “intelligenza artificiale”, fecero un elenco degli elementi negativi che impediscono agli studenti di imparare a usare le tecnologie (ma poi la cosa si è estesa all’atto di imparare qualsiasi cosa, ovviamente).
    Al primo posto, come elemento negativo, e sicuramente con una influenza di gran lunga maggiore degli altri c’era la seguente questione: le persone NON leggono le istruzioni.
    Cioè, il tipico comportamento che un po’ tutti adottiamo quando comperiamo un nuovo smartphone, ad esempio; accendo, premo il tasto e quando questo mi dice “attenzione…. bla bla bla…” io penso; vado avanti e POI lo leggerò… E a quel punto, dopo aver sbagliato centinaia di volte, forse avrò scoperto che quello che cercavo stava proprio lì sotto il naso e non lo trovavo….
    L’alternativa? Leggersi prima le istruzioni, ma forse in pochi ricordiamo i traumi che dovevamo superare con il manuale del dos e di chissà quale programma..! Un vero incubo, che alla fine non serviva.
    Ordine e metodo, direbbe Poirot, ma qui… noi abbiamo fretta di risolvere il caso, e perciò… continuiamo a sbagliare chiedendo, di tanto in tanto, al.. compagno di banco!

    Silvio Urzì

  5. antonellacolombo2013 ha detto:

    Leggo nell’inserto del Corriere della Sera di oggi, domenica 23 febbraio, un trafiletto in cui si parla brevemente del libro “Dragnet Nation” di Julia Angwin. L’autrice ha deciso di sperimentare in prima persona alcune tecniche contro la nuova sorveglianza di Stato. Per eludere a questa sorveglianza e per cancellare tracce digitali che La riguardavano, la giornalista ha utilizzato molteplici mezzi come carte di credito e cellulari usa e getta, ha abbandonato piattaforme e servizi che conservano i dati personali in favore di siti più sicuri come …duckduckgo! Ha utilizzato riseup per la posta. L’articolo si chiude con una nota amara, perchè, nonostante tutta la cura, su internet esistono ancora tracce della giornalista.

    Scrivo questo commento per due motivi: il primo relativo a duckduckgo (sapere di cosa si tratta è stato un punto di forza per me ), il secondo è per non farsi prendere da facili entusiasmi: conosce, professore, il servizio di posta riseup di cui si parla nell’articolo?

    Grazie!

    1. Andreas ha detto:

      No, non sapevo di Riseup. Grazie.
      Sapevo di Tormail, Hushmail e di Neomailbox. Non conosco realmente questi servizi nel senso che non li ho mai usati. La critica che fanno i cultori della privacy è che comunque si tratta di terze parti, e che come tali, se sottoposti a pressione dall’alto possono rivelare i dati in loro possesso. È accaduto in effetti. Effettivamente, l’unico modo sicuro è usare il sistema a chiavi asimmetriche (privata-pubblica) PGP. Richiede però che anche il destinatario sia preparato a usare questo sistema.

      Insomma, il problema è sentito, specialmente negli USA dopo le recenti rivelazioni sulle pratiche elettroniche intrusive da parte degli organi governativi nei confronti dei cittadini.

  6. maria ha detto:

    Ho imparato un nuovo modo di navigare !!!!non pensavo ci fosse una varietà cosi vasta di modi e metodi di riocerca .Provando e riprovando posso dire di aver superato nuovi ostacoli. Grazie Prof. per essere fonte inesauribile di conoscenza , che mette a nostra disposizione .

  7. Luisella ha detto:

    Grazie per l’approfondimento, sempre interessante. Proprio oggi, girellando su Facebook, mi sono imbattuta in un articolo di un blog che mi interessava perché approfondiva alcuni phrasal verbs inglesi un po’ ostici, e volendo passare da Facebook all’articolo in questione, mi sono spedita il link tramite telefonino e ho fatto la bella scoperta che il link stesso “comunica” al blog in questione che io sono arrivata da Facebook (insomma in pratica ho fatto guadagnare dei soldini al nostro caro social network, comunicando al gestore del blog che ho cliccato sulla loro pubblicità. Infatti il link mi recita questa lungagnata: http://english-tonight.com/12-phrasal-verbs-with-off/?utm_content=buffer3cad3&utm_source=buffer&utm_medium=facebook&utm_campaign=Buffer
    Non so cosa significhi buffer, ma interpreto i termini source facebook campaign come un riferimento all’origine del mio click (deriva da una campagna pubblicitaria che loro stanno facendo sul social network). Giusto prof? Certo quante informazioni diamo spesso senza rendercene conto!

  8. MarinaA ha detto:

    Prof, chiedo venia se i miei interventi “si distaccano” da molti altri che descrivono invece abilità diverse dalle mie. Ho ripreso la lettura delle sue indicazioni e ho “rifatto il compito”. Bene, mi sono accorta che non solo le pagine web che appaiono sullo schermo dopo aver avviato la ricerca si escludono, (lo aveva di fatto già anticipato), ma anche le descrizioni delle stesse si modificano. Inserendo i codici o più semplicemente digitando: tic nella scuola, le stesse parole scritte in grassetto spesso sono fra di loro “distanti”, mentre digitandole tra le virgolette costituiscono nella descrizione una sola unità sintattica.
    Oggi ho raccontato ad alcuni colleghi di ciò che ho imparato e mi sento a mia volta “un maestro”.
    Ho pensato, se mi conferma, che per i più piccoli della primaria potrebbe essere utilizzato come un indizio di una ricerca avanzata.
    A presto

    1. Andreas ha detto:

      Non abbiamo paura dei “distacchi”, anzi 🙂

      Se i “più piccoli della primaria” già bazzicano i motori di ricerca allora penso proprio che sia un’ottima cosa far vedere loro come si possono fare queste cose. Effettivamente i piccoli sono estremamente rapidi nel capire queste cose – non lo dico per esperienza professionale ma personale; sono rimasto più volte stupito…

  9. simona ha detto:

    Non pensavo esistessero tutti questi modi per filtrare le parole nella ricerca! è da un quarto d’ora che sperimento e penso sia davvero interessante ma soprattutto utile.

      1. Gianluca S. ha detto:

        Oggi ho scorrazzato per un bel pò all’interno del laboratorio online e a volte mi perdevo… Se questo cMOOC è una sua creatura allora mi domando: noi studenti chi siamo? Forse il nutrimento…?

        1. soudaz ha detto:

          Se nella scuola si riuscisse ad avere insegnanti che si mettono in gioco e sollecitatori e allievi che rispondono e diventano propositivi allora……non ci sarebbero problemi.
          Il problema è che ogni tanto qualcuno pensa solo a scaldare i banchi… o a barcamenarsi senza mettersi mai in gioco.ma insegnando alla lettera il programma.
          Tra due miei colleghi:
          “Ho svolto il 17% del mio programma per cui ho un anticipo/ritardo del 2 %.””
          ” Scusa ma gli allievi cosa hanno fatto sino ad oggi”
          “Una verifica scritta e due orali, ma non sono in grado di seguire la mia materia (geo) non ne hanno le basi”.
          Dialogo sentito 10 giorni fa in una riunione tra colleghi.
          Quando hanno visto la mia faccia mi hanno chiesto:” Ma qualcuno ti ha fatto…..”
          Io ho risposto” Si quelli che vi hanno permesso diventare insegnanti senza amore, fiducia e stima verso gli allievi, Se non capite che devono sentirvi ,,,,come uomini e donne prima di sentire la vostra voce non ci siamo proprio”
          Continuano a non capire e probabilmente sono convinti che misurare la pagine fatte sia il metodo migliore.
          Ciao

        2. Andreas ha detto:

          Interessante, anche se il “sua” non so a cosa possa riferirsi.

          Certamente io vedo il laboratorio, o cMOOC, che dir si voglia, come un’entità viva e non come un congegno istruzionale nel quale gli studenti entrano come pezzi in una catena di montaggio. In questa visione gli studenti sono l’essenza: si potrebbe immaginare un organismo biologico senza cellule?

          1. Claude Almansi ha detto:

            Beh, sul “sua creatura” di Gianluca hai risposto oggi anche in Come seguire le fonti in internet – #loptis:

            “…Poi, quando, fra non molto, tutti avranno il loro blog, allora i web feed serviranno a formare comunità di persone che si seguiranno a vicenda e dialogheranno fra loro. Formare comunità – fondamentale. …”

            Cioè il cMOOC siamo e lo facciamo tutti noi, a mo’ degli animalucci che sono e creano i banchi di corallo. Tu ci offri la base dove ancorare il cMOOC/corallo.

              1. Andreas ha detto:

                Come tutti i curatori di cose vive – mamme, coltivatori d’orti, allevatori (non industriali), potatore (vecchio) d’ulivo, ecc. – l’obiettivo di un tal genere di insegnante sarebbe proprio esserci il minimo, ispirare, nutrire suggerire dimostrare se necessario, rallegrarsi tutte le volte che non c’è bisogno di lui.

          2. Gianluca S. ha detto:

            “Sua” nel senso di “tua”, ho sempre dato del Lei ai proff. della IUL… Dopo il suo articolo di oggi ho subito utilizzato l’aggregatore feed, lo trovo veramente utile e anche comodo ma ogni medaglia ha il suo rovescio… Ieri sera ho scorrazzato sul sito del laboratorio, quasi mi perdevo ma ho scoperto cose interessanti, se avessi avuto l’aggregatore forse mi sarei limitato a leggere i titoli dei post.

    1. Claude Almansi ha detto:

      Ciao Gianluca,

      Bello Scroogled di Doctorow! La cosa buffa che dopo lo scandalo NSA-PRISM, Microsoft ha lanciato una campagna intitolata appunto “Scroogled” – vedi http://www.scroogled.com/ – dove sfotte l’intrusività di Google. Visto quanto Microsoft spia i propri utenti da anni poi volentieri consegna i dati raccolti alla prima autorità che la fischia, “it’s the pot calling the kettle black” e non è che funzioni tanto, secondo http://blogs.computerworld.com/internet-search/22981/microsofts-nasty-anti-google-scroogled-ads-pay-offor-do-they .

      Quanto all’articolo del Messaggero: hum. Quello di CNET dal quale è tratto, http://news.cnet.com/8301-1023_3-57608585-93/is-google-building-a-hulking-floating-data-center-in-sf-bay/ ora dice: “Update (Sunday, 5:45 p.m. PT): This story now more accurately represents comments made by Stanford researcher Jonathan Koomey. ” e in effetti, l’articolo ora aggiunge che dopo aver visto foto della chiatta, Koomey ha detto che niente suggerisce che si tratti di un server. E la foto della porta dello Hangar 3 con gli avvertimenti incollati a casaccio fa pensare a uno scherzo di ragazzi. Che Google abbia deposto un brevetto per server raffreddati ad acqua di mare sembra vero: vedi http://cleantechnica.com/2011/05/26/google-data-center-in-finland-to-be-100-cooled-with-ocean-water-video/ , con un video di Google stesso. Ma farlo in Finlandia, che ha forse le migliori leggi di protezione degli utenti internet, ha senso. Perché farlo negli US, dove a un certo punto, i dati transiteranno in modo intercettabile dalla NSA?

      Per accorciare gli URL: ci sono, tra altri tinyurl.com o bitly.com (funziona anche bit.ly).

      1. gianlucasasso ha detto:

        Grazie Claude, vedo che ti piace andare addentro a le notizie ma toglimi una curiosità: era un argomento che già conoscevi o hai fatto appositamente delle ricerche per commentare il mio post?
        A proposito di Scroogled ho letto solo il brano iniziale indicato dal prof.

        1. Claude Almansi ha detto:

          Grazie, Andreas. Gianluca, è che l’articolo del Messaggero mi ha incuriosita ma qualcosa “mi puzzava” allora ho seguito il loro link al pezzo CNET, poi ho cercato qualcosa tipo “Google ocean server” senza virgolette e sono capitata su quello a proposito della Finlandia.
          Capisci, in tempi pre-internet ho fatto tanta ricerca in biblioteche di mattone e cemento, quando bisognava prepararsi con una lista di temi da portarvi poi guardare in fretta nei cataloghi per preparare i formulari di richiesta di libri in tempo per la prossima consegna di libri. Allora quando è arrivato l’internet, sta specie di Biblioteca di Babele borgesiana, sono andata a nozze…

  10. laura ha detto:

    Colpita dalla capacità che ha il Prof. di rendere semplice e comprensibile una grammatica per me difficile, ho provato a fare qualche ricerca usando il codice. Diciamo che ho provato e riprovato e riprovato perché dimentico sempre qualche segno o qualche lettera e quindi …
    Grazie per il suggerimento di DDG. In questi giorni ho frugato tra le impostazioni e ci ho trovato un sacco di cose interessanti: la non tracciabilità, le ricerche non viziate da interessi e navigazioni precedenti, la possibilità di salvare anonimamente le proprie impostazioni nel cloud. Mi piace, penso proprio di utilizzarlo.

  11. giusi po ha detto:

    Mi sono presa un po’ di tempo e dal mio tablet ho sperimentato DuckDuckGo, ci ho messo un po’, prova, riprova, la scelta della lingua, e guarda un po’ proprio tra le tic e la scuola, curiosa come sono vado a guardarmi qualche video, scelgo “usiamole bene” e trovo la conferenza a cui ho partecipato il 18 ottobre nella mia citta’ como sul ” NUove tecnologie e progetto educativo”
    Uhau! Come tutto torna nella vita, prof.! Il convegno Un interessantissimo confronto tra scuola, per lo piu’ insegnanti che costituiscono lo zoccolo duro, famiglie, poche, esperti di qualita’ e un bel clima…
    Bhe, questo motore di ricerca non poteva farmi accoglienza migliore….non nascondo una certa difficolta’ col memorizzare dati tecnici, ma l’intelligenza digitale va praticata , attraverso prove ed errori si puo’ giungere a buone competenze, e poi costruire consapevolezza e’ un grande obiettivo, ecco capire la diffrenza tra un motore di ricerca e un altro e’ davvero importante. Che bella opportunita’ . Sono soddisfatta di questo tempo speso . Ora corro a scuola. Grazie prof.
    Giusi

  12. Vincenzo Capasso ha detto:

    Per avere il motore di ricerca DuckDuckGo in italiano, ho seguito le indicazioni di Andreas, ma oltre a scegliere La lingua italiana in Italia come Language, ho dovuto scegliere anche Italy come Region.
    Ricapitolando, il percorso seguito è:
    More (o Altro), Settings (o Impostazioni), Region: Italy, Language: La lingua italiana in Italia.

  13. Gianluca S. ha detto:

    Interessante! Da domani inizierò a provare DuckDuckgo, ma mi chiedo cosa ci guadagnano i creatori di questo motore di ricerca senza pubblicità?

    1. Andreas ha detto:

      Qui c’è scritto come fanno i soldi. Essenzialmente in due modi.

      1. Pubblicità sulle pagine. Quando si fa una ricerca di solito arriva anche una voce in campo giallo: quella è pubblicità. DuckDuckGo si appoggia al gruppo Yahoo-Microsoft. In particolare ne utilizza il servizio che collega distributori a aziende. Quest’ultime sottoscrivono il servizio per sottoporgli i propri annunci pubblicitari, i quali vengono inviati a rotazione fra i vari distributori, fra cui DuckDuckGo, appunto. L’annuncio che questo piazza nelle pagine che noi leggiamo è attinente all’argomento delle ricerche. La differenza con gli altri, Google in particolare, è che DuckDuckGo non invia a nessuna azienda i dati dell’utente che fa le ricerche.
      2. Affiliate revenue. Profitti dal consorzio con siti di eCommerce, quali Amazon e eBay. Tutte le volte che un utente capita in Amazon o eBay passando da una ricerca fatta su DuckDuckGo e acquista qualcosa, a DuckDuckGo arriva una piccola provvigione.

      È comunque interessante la storia del sito. Scritto in linguaggio Perl nel 2008 da Daniel Weinberg, laureato in fisica al MIT. Il linguaggio Perl è uno degli attrezzi tipici con cui gli “smanettoni” – anche microbi come il sottoscritto – controllano la Macchina. Lo stesso linguaggio può servire a costruire un David che rischia di fare addirittura il pizzicorino al Golia Google. Fascino del codice. Weinberg s’è baloccato con la sua creazione per un paio d’anni, sviluppandola e finanziandosela da sola. L’idea ha poi attirato qualche capitale, sufficiente ad iniziare ad assumere qualcuno a partire dal 2011. Ora DuckDuckGo è un’azienda con una ventina di dipendenti. Il prodotto è un motore di ricerca che raccoglie più di tre milioni di ricerche al giorno, grazie ad una buona idea ma soprattutto all’intuizione della crescente consapevolezza degli utenti di internet.

    2. Claude Almansi ha detto:

      Ottima domanda, Gianluca. Risposta parziale se clicchi su “Sviluppatore? Dai un’occhiata a DuckDuckHack” (solo in inglese per ora) nella lista a tendina sotto “Altro” accanto alla finestra di ricerca. La pagina è intitolata:

      “Open-source DuckDuckGo
      Now you can hack your search engine.”

      Cioè sembra che DuckDuckGo venga sviluppato da una comunità DuckDuckHack di sviluppatori OpenSource volontari, poi i miglioramenti vengono integrati al motore di ricerca per tutti DuckDuckGo. Un po’ come per LibreOffice o le app (Firefox, Thunderbird…) di Mozilla.

      Solo che la tua domanda rimane, riformulata: cosa ci guadagnano gli organizzatori di questa operazione OpenSource? Mozilla, LibreOffice sono finanziati da fondazioni. Prima però di LibreOffice c’era OpenOffice, che invece veniva finanziato dalla ditta commerciale Sun Microsystems: OpenOffice c’è tuttora, ma da quando Sun è stato comperato da Oracle, un gruppo di militanti OpenSource e Software Libero hanno deciso invece di biforcarne (*) lo sviluppo come LibreOffice, creando una fondazione per finanziarlo.

      Qualche risposta nelle risorse “Stampa” di DuckDuckGo, ad es. nell’intervista The Search Engine that Vows Not to Track You di Deirdre Bolton a Gabriel Weinberg, ideatore e CEO di DuckDuckGo, per Bloomberg, si capisce che lui l’ha finanziato all’inizio, ma adesso ci sono altri investitori, tra i quali Union Square Ventures. E la pagina About del sito di Union Square Ventures dà qualche spiegazione in più.

      Sarebbe forse interessante un confronto con Amara, l’applicazione web opensource di sottotitolazione creata dalla Participatory Culture Foundation, che inizialmente aveva avuto un finanziamento della fondazione Mozilla, e adesso cerca di autofinanziarsi con servizi “impresa” a pagamento, ma mi mancano i dati.

      (*) cioè “fork” – non sono sicura come si dice in italiano.

  14. maupao ha detto:

    Grazie per le preziose informazioni e per la chiarezza di esposizione. E’ sempre molto semplice ma non banale, spiegato con un linguaggio immediato. Conoscevo i termini di ricerca ma, un po’ per pigrizia e un po’ perchè non li ricordo, non li uso praticamente mai. Sono d’accordo sul fatto che conoscere questi meccanismi ci porta ad avere una maggior consapevolezza nel momento in cui navighiamo nella rete in modo da non lasciarci prendere all’amo. Per non perdere il filo, quando faccio una ricerca, apro i collegamenti più interessanti in schede dietro a quella con riportati i risultati. E’ sufficiente fare clic con il terzo tasto del mouse (di solito la rotella, oppure in due tasti contemporaneamente). In questo modo tengo sempre il filo del ragionamento anche se il rischio di vagare perdendo di vista l’obiettivo iniziale è sempre dietro l’angolo.
    Sottolineo anche l’importanza di leggere tutto quello che si trova nella pagina. Tutti i giorni insistiamo con i nostri alunni perchè siano attenti ai particolari, perchè leggano e comprendano, e invece siamo noi i primi a non vedere, a non leggere quando navighiamo in mezzo alle informazioni disponibili nella rete.
    Bello il consiglio di suo nonno: quando hai fretta vai piano.
    Per ultimo: il latex mi incuriosisce ma fin’ora non ho mai trovato il tempo/l’occasione per approfondire. Che sia la volta buona?

  15. Antonella C ha detto:

    Caro professore, …niente mal di pancia! anzi! Che articolo interessante! Mi piacerebbe scoprire il particolare non banale da precisare, ma al momento non lo trovo. Comunque, questo a parte, mi sembra di intuire che se conosco, comprendo, visione, non mansione, o solo mansione. E’ un primo passo per imparare a dominare e non ad essere dominati? (anche se questo verbo non mi convince del tutto, ma è un po’ tardi e siamo alla fine di una lunga giornata..) Grazie!

    1. Andreas ha detto:

      Sì appunto. Più che dominare essere consapevoli del contesto, competenti nell’impiego di strumenti che danno autonomia, avere realmente il controllo delle proprie azioni – nei limiti del possibile.

      1. MarinaA ha detto:

        Alla vista dell’articolo, lungo e articolato … nessun mal di pancia, nessuna ansia. Oggi mi sono presa del tempo. D’un fiato ho letto tutto l’articolo e poi ho ripreso i paragrafi. All’inizio sono caduta nel tranello dei clic su icone e scritte, forse per chiudere quanto prima il cassetto di questo tema (non lo nego!). Così ho ripreso dall’inizio, ho ripreso le sue indicazioni con una attenzione diversa. Dovrei avere più tempo per approfondire, lo riprenderò… l’obiettivo è proprio quello di raggiungere il controllo delle proprie azioni… sugli strumenti. Grazie prof.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...