4 commenti

  1. Inviato febbraio 12, 2011 alle 9:55 pm | Permalink

    Informazioni preziose, ho letto e dovrò rileggere e studiare punto per punto. Ma è un aiuto insperato.
    Grazie!

  2. M. Antonella
    Inviato febbraio 13, 2011 alle 12:36 pm | Permalink

    Ciao, Andreas!

    Approfittando di una pausa nella mia attività didattica,
    (fine I quadrimestre) e di conseguenza dell’assenza di
    compiti da correggere, mi concedo il lusso e il piacere di
    leggere i tuoi post, sempre interessanti e…logorroici ;) ,
    e che esigono quindi tempo e impegno per essere compresi,
    assimilati ed eventualmente… approvati e/o confutati! ;)

    Veniamo al dunque:
    tu scrivi:
    “Oggi l’idea di riutilizzare materiali didattici va molto in voga. Si materializzano così nuovi “oggetti” e proliferano gli acronimi, come Learning Objects, Shareable Courseware Objects, Learning Object Metadata, Instructional Management Systems. Probabilmente, sono oggetti utili, se usati appropriatamente e posti nel contesto giusto.

    “Tuttavia, spesso mi sembra che questo specie di ossessiva reificazione abbia a che vedere, in qualche modo, col vender l’anima al diavolo: tu ottieni degli oggetti che ti sembrano quelli giusti per fare il tuo lavoro ma poi, in pratica, salta fuori che questi si rivelano inappropriati se non addirittura fasulli.[...]
    Forse, quello che temo è questa idea della cosa preassemblata, che è in contrasto stridente con l’attitudine che ritengo debba esser propria dell’insegnare, vale a dire perenne adattamento.

    Mi piace pensare che l’insegnante del (prossimo) futuro sarà un maestro della caccia alle idee nel cyberspazio, rimanendo allo stesso tempo capace di adattare tali idee alla realtà dei propri studenti. Nessuna necessità di oggetti.”

    A proposito di learning object, devi sapere, Andreas, che
    ho lanciato sul forum della ScheF una discussione proprio
    su questo argomento:
    “Learninf Object: quell’oscuro oggetto del desiderio”

    http://www.lascuolachefunziona.it/forum/topics/lo-learning-object

    In effetti il LO a cui faccio riferimento non è,
    e non deve essere, a mio avviso, un “cibo precotto e poi riscaldato”, uno strumento preconfezionato, scovato nella rete e rigidamente adottato e imposto ai propri alunni…
    Secondo me, e qui siamo d’accordo, un oggetto didattico,
    inteso come segmento, o granulo, (o mattoncino Lego ;) )
    di un percorso di studio sarà non adottato, e neppure
    adattato alla propria realtà scolastica, ma creato,
    “hic et nunc”, ad immagine e somiglianza* ;) degli alunni
    ai quali è indirizzato e dedicato…

    Se riuscirai ad aprire il LO che ho inserito nella discussione ti renderai conto di quello che intendo dire…
    _________________________
    * nel senso di tener conto dell’età dei discenti,
    dei loro interessi, tipo di studi ecc.

  3. Inviato febbraio 15, 2011 alle 10:24 am | Permalink

    @Mariaserena, se vi sono aspetti che desideri approfondire, fammi sapere. Nel mio piccolo provo a dare una mano.

    @M. Antonella, ho scaricato il software eXe, dopo avere constatato trattarsi di open source multipiattaforma. Un requisito fondamentale, perché significa accessibilità e trasparenza universali. Credo che questi siano requisiti irrinunciabili per qualsiasi strumento destinato all’apprendimento.

    È un po’ il concetto della letteratura scientifica (o almeno era): qualsiasi derivazione teorica, qualsiasi esperimento deve essere proposto in maniera che chiunque, ragionevolmente attrezzato dal punto di vista culturale e strumentale, possa comprendere, ripetere, poi eventualmente variare la derivazione teorica o l’esperimento in questione. Un tempo l’Accademia era questo, ora non proprio così …

    Così, qualsiasi attività didattica, dovrebbe poter essere proposta in modo che chiunque, ragionevolmente attrezzato dal punto di vista culturale e strumentale, possa comprendere, ripetere, poi eventualmente variare per e con i propri studenti, l’attività in questione.

    Vogliamo chiamare tutto ciò LO? Va bene ma mai dimenticando proprio la giornata di Socrate, che mi sono goduto assai :-)

    La faccenda diventerebbe veramente interessante se si formasse un ecosistema di produzione, scambio e remix di LO, liberamente accessibili in rete, adeguatamente etichettati (tagged). Un ecosistema sostenuto in vita dalla comunità degli insegnanti e degli studenti.

  4. M. Antonella
    Inviato febbraio 15, 2011 alle 4:49 pm | Permalink

    “Vogliamo chiamare tutto ciò LO? Va bene ma mai dimenticando proprio la giornata di Socrate,

    che mi sono goduto assai :-)

    Mi fa piacere, Andreas, sapere che sei andato a passeggio con il mio Socrate…

    A distanza di quasi un anno il caso di studio del mio LO mi sembra ancora attuale, anzi,

    addirittura profetico! ;)

    “La faccenda diventerebbe veramente interessante se si formasse un ecosistema di produzione, scambio e remix di LO, liberamente accessibili in rete, adeguatamente etichettati (tagged).

    Un ecosistema sostenuto in vita dalla comunità degli insegnanti e degli studenti.”

    Dipende da tutti noi far sì che “la faccenda diventi veramente interessante”! ;)

3 Trackback

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  2. [...] modello di business del soffione [1] Da: “Think Like a Dandelion” di C. Doctorow. BoingBoing. Licenza BY-NC Creative [...]

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